Santuario Madonna della Costa                                                   Cappellina dell'Apparizione


 

A COLORO CHE NON TROVANO PACE  tratto da un testo di Mons. Tonino Bello 

Carissimi,

l'idea di rivolgermi a voi mi è venuta stasera quando, recitando i vespri, ho trovato questa invocazione: «Metti, Signore, una salutare inquietudine in coloro che si sono allontanati da te, per colpa propria o per gli scandali altrui».

Per prima cosa mi son chiesto se, nel numero delle mie conoscenze, ci fosse qualcuno che poteva essere raggiunto da questa preghiera.

E mi sono ricordato di te, Giampiero, che, dopo essere passato per tutta la trafila dei gruppi giovanili della parrocchia, un giorno te ne sei andato e non ti sei fatto più vedere. L'altra sera ti ho incontrato per caso. Pioveva. Eri fermo sul marciapiede e ti ho dato un passaggio. In macchina mi hai chiesto con sufficienza se durante la quaresima continuavo a predicare le «solite chiacchiere» ai giovani, riuniti in cattedrale. Ci son rimasto male, perché mi hai detto chiaro e tondo che tu ormai a quelle cose non ci credevi più da un pezzo, e che al politecnico stavi trovando risposte più utili di quelle che ti davano i preti. Mi hai raccontato che a Torino hai conosciuto Gigi, ex seminarista e mio alunno di ginnasio, il quale ti parla spesso di me. Ho notato che avevi una punta d'ironia e sembrava che ti divertissi quando hai aggiunto che ora sta con una ragazza, bestemmia, e fuma lo spinello. Quando all'improvviso ti ho chiesto se eri felice, mi hai risposto che ne avremmo parlato un'altra volta, perché dovevi scendere e poi era troppo tardi. Addio, Giampiero! L'invocazione del breviario stasera la rivolgo al Signore per te. E per Gigi. E la rivolgo anche per te, Maria, che ti sei allontanata senza una plausibile ragione. Facevi parte del coro. Ora a messa non ci vai nemmeno a Pasqua. Tu dici che hai visto troppe cose storte anche in chiesa, e che non ti aspettavi certe pugnalate alle spalle proprio da coloro che credono in Dio. Non so che cosa ti sia successo di preciso. Ma l'altro giorno, quando sei venuta da me per implorare un ricovero urgente al Gemelli a favore del tuo bambino che sta male, e io ti ho esortata ad aver fiducia in Dio, e tu sei scoppiata a piangere dicendomi che in Dio non ci credi più... mi è parso di leggere in quelle lacrime, oltre alla paura di poter perdere il figlio, anche l'amarezza di aver perduto il Padre. Non temere, Maria. Pregherò io per il tuo bambino, perché guarisca presto. Ma anche per te, perché il Signore ti metta nel cuore una salutare inquietudine. Vedo che non afferri il senso di una preghiera del genere. Di inquietudini nei hai già tante e non è proprio il caso che mi metta anch'io ad aumentartene la dose. Tu sai bene, però, che in fondo io imploro la tua pace. Ecco, infatti, come il breviario prolunga l'invocazione su coloro che si sono allontanati da Dio: «Fa' che ritornino a te e rimangano sempre nel tuo amore». E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po' per tutti, vorrei rivolgermi anche a voi che, pur non essendovi mai allontanati da Dio, non riuscite ugualmente a trovar riposo nella vostra vita. Per sè parrebbe un controsenso. Perché Dio è la fontana della pace, e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell'inquietudine. Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà, o per eccesso di calcolo sulle proprie forze, o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza, o chi sa per quale misterioso disegno, è tutt'altro che rara la coesistenza di Dio con l'insoddisfazione cronica dello spirito. Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell'irrequietezza, per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l'avrei anch'io da confidarvelo. A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c'è bicchiere d'acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.

A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.

Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno. Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri. O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità. Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire, abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola: «O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». 

PER APPROFONDIRE: “Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza 

Nella Nota Pastorale dei Vescovi Italiani, troviamo alcune disposizioni normative, ispirate al canone 1249 del Codice di diritto canonico che recita: «Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza».

1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate».

2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.

3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale .

4) L’astinenza, o “magro”, deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.

5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.

6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie…».

L’insieme di queste riflessioni, destinate a rimotivare e a rinvigorire la prassi penitenziale del digiuno e dell’astinenza all’interno della comunità cristiana, non può concludersi senza un appello particolare alle famiglie e a quanti hanno responsabilità educative.

I genitori e gli educatori avvertano l’importanza e la bellezza di formare i fanciulli, i ragazzi e i giovani al senso dell’adorazione di Dio e all’atteggiamento della gratitudine per i suoi doni: da questa radice religiosa scaturirà la forza per l’autocontrollo, la sobrietà, la libertà critica di fronte ai bisogni superflui indotti dalla cultura consumista, il dono sincero di sé attraverso il volontariato, l’impegno a costruire rapporti solidali e fraterni.

I genitori, per primi, sentano la responsabilità di essere testimoni con la loro stessa vita, segnata da sobrietà, apertura e attenzione operosa agli altri. Non indulgano alla diffusa tendenza di assecondare in tutto i figli, ma propongano loro coraggiosamente forti ideali e valori di vita, e li accompagnino a conseguirli con convinzione e generosità e senza temere l’inevitabile fatica connessa. Spingano verso uno stile di vita contrassegnato dalla gratuità e da uno spirito di servizio che sa vincere l’egoismo e l’indolenza. 

Quest’opera educativa ha motivazioni evangeliche e risorse originali: è parte integrante di quella formazione alla fede, alla preghiera personale e liturgica e al coinvolgimento attivo e responsabile nella vita e missione della Chiesa che i genitori cristiani sono chiamati ad assicurare ai loro figli in forza del ministero ricevuto con il sacramento del Matrimonio.

I giovani siano istruiti anche circa l’obbligo morale e canonico del digiuno, che ha inizio con i 18 anni. Ai fanciulli e ai ragazzi si propongano forme semplici e concrete di astinenza e di carità, aiutandoli a vincere la mentalità non poco diffusa per la quale il cibo e i beni materiali sarebbero fonte unica e sicura di felicità e a sperimentare la gioia di dedicare il frutto di una rinuncia a colmare la necessità del fratello: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). 

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PER LA PREGHIERA DI QUESTI PRIMI GIORNI DI QUARESIMA
26 Febbraio -  Mercoledì delle Ceneri

Profumati la testa e lavati il volto.  (Mt 6,17) 

Non vi è augurio più significativo e più incoraggiante di quello che ascolteremo oggi tra le righe della pagina evangelica di Matteo. Un auspicio che sa di un profumo particolare. Nella Scrittura tante sono le pagine che ci parlano di profumi, di vasi contenenti particolari e pregiati unguenti, di crisma, di balsamo, di nardo. La Parola emana il profumo di Dio e cosparge il suo delicato aroma coinvolgendo chi l’ascolta l’assimila e  la fa propria. La Quaresima è un tempo profumato. E’ il tempo dei profumi di primavera: i profumi del pesco in fiore; del mandorlo rosaceo; del fiore di magnolia; della camelia in germoglio. Non passi inosservata una “Dio-incidenza”: la Quaresima corrisponde con una stagione primaverile. Sbocciano nuovi fiori r nuovi frutti. Sboccia Dio nel cuore dell’uomo che a lui si apre per accogliere il dono della sua misericordia. Il Signore il Padre che perdona, infonde nel tuo cuore il profumo della sua misericordia. Lasciati avvolgere dalla delicatezza del profumo dell’amore di Dio. Aprigli le finestre del tuo cuore e fa entrare un’aia nuova. E’ l’inizio di una nuova stagione per la tua vita. La Quaresima segna questo inizio per te. 

Parteciperò alla celebrazione con il rito di imposizione delle Ceneri. 

27 Febbraio - Giovedì dopo le Ceneri 

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. (Lc 9,23) 

L’invito di Gesù è chiaro: “prendere la nostra croce ogni giorno”. Ovvero metterci alla scuola dell’amore senza se e senza ma: o si ama sul serio e per sempre, oppure non è amore. La Quaresima, in realtà, è un tempo scolastico, nel senso che è una scuola, o se vuoi, diciamo pure la palestra, dove, giorno dopo giorno, guardando al mistero della sofferenza e della morte in croce di Gesù, impariamo a vivere una vita intrisa di amore, una vita le cui trame s’innervano in un vortice di carità pure e genuina. “amare, voce del verbo infinito morire” diceva don Tonino Bello. Dunque, non c’è amore che non contempli la croce, che non viva di movimento di allargare le braccia, di stenderle sulla via del prossimo in segno di abbraccio e di generosa accoglienza. Come ha fatto Gesù sulla croce, per manifestarci un amore senza limiti, che si lascia inchiodare sulla vita di chi ne ha bisogno. Così come è stato per Maria di Nazareth, la quale stava sotto la croce, non a guardare, ma a lasciarsi inchiodare dall’Amore.

PREGHIERA 

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria;

perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.       (Salmo 116) 

28 Febbraio - Venerdì dopo le Ceneri 

Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?   (Mt 9, 15) 

C’è una domanda che riecheggia dalla Parola del Vangelo di oggi: perché in Quaresima dobbiamo digiunare? Che senso ha digiunare? Chiediamocelo pure, perché quello che noi chiamiamo “tradizione”, possa divenire una stile di vita. Il digiuno quaresimale è un “digiuno prossimo”, che come obiettivo l’altro, il mio fratello o la mia sorella di fede. Digiunare dunque è un “digiuno estatico”, che ti trasporta verso il prossimo. Non c’è prossimità senza digiuno da sé stessi, dai propri calcoli, dai propri limitati interessi, dalle proprie comodità. Per questo anche il profeta Isaia nella prima lettura ci esorta: “non digiunate più come fate oggi […] non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare il giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?”. 

PREGHIERA 

Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso.

Tu non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.   (Salmo 50) 

29 Febbraio - Sabato dopo le Ceneri 

Gesù vide un pubblicani di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi!”.  Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi li preparò un grande banchetto nella sua casa.  (Lc 5, 27-29) 

La sequela delle orme di Gesù, non mortifica la vira di chi accoglie l’invito a seguirlo, ma la rende diversa, la rinnova, la trasforma, la rigenera. Ce lo insegna Levi con il racconto del Vangelo proposto per oggi: Gesù lo chiama a mettersi dietro di lui, a ricalcare le sue stesse orme, gli fa una proposta di vita, lo invita a liberarsi di tutti quegli spiccioli che fanno rumore sul banco di legno e che snerva tutta la povera gente i coda per versare le loro tasse, con tutti gli interessi possibili ed immaginabili. La chiamata di Gesù è sempre una chiamata di libertà e di liberazione. È la chiamata alla festa della vita. Ecco perché si spiega la festa che successivamente all’accoglienza, Levi organizza in casa sua. Alla presenza di Gesù. Chissà quante volte Levi aveva festeggiato fino a quel momento, con tutti i suoi amici, dopo aver usurpato, magari, le tasche dei poveri cittadini. Ora continua a festeggiare, ma con la presenza di Gesù. È tutt’altra cosa! La presenza del maestro dà un senso nuovo alla festa, alla vita di ogni giorno di Levi. Gesù chiama ciascuno di noi anche oggi, chiama me, chiama te…ci chiama a seguirlo. Quale la risposta? Soprattutto come rispondiamo, con gioia e con festa, oppure con noia e indifferenza? Sappiamo fare festa perché siamo cristiani? O siamo cristiani tristi e depressi, criticoni ed egoisti, ingiusti e corrotti? 

PREGHIERA 

Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia.
Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia.

Nell'angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.  (Salmo 117)