
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Domenica 17 Febbraio
VI del Tempo Ordinario, anno C
Ore 7:30 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Nichetti Battista; Maietti Giuseppina.
Ore 9.20 CAVENAGO: preghiera dei ragazzi della catechesi e suddivisione in gruppi
Ore 10.30 CAVENAGO: S. Messa pro-populo
Ore 15:30 CAVENAGO: canto del Vespro
Ore 18:30 CAVENAGO: Catechesi adolescenti
Lunedì 18 Febbraio
Ore 16.00 CAVENAGO: Santa Messa.
Int. Barbati Antonio, Paola e Maddalena; Grossato Battista e Segato Clorinda;
Cavallanti Teresa e Sarina Paolo.
Ore 21.00 CAVENAGO: PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO presso la famiglia Clerici - Bignamini, via Verdi, 6
Martedì 19 Febbraio
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa.
Int. Antonio e Vita Marchesini.
Mercoledì 20 Febbraio
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Cremonesi Carlino, Emilia e def. Fam.
Giovedì 21 Febbraio
Ore 8.30 – 9.30 CAVENAGO: Lodi e Adorazione Eucaristica
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Pro vivis: per una famiglia; Def. Cabrini Francesca; Caobianco Piera e Fam.
Venerdì 22 Febbraio
Festa della Cattedra di San Pietro
Ore 16.00 CAVENAGO: S.Messa
Int. Buratto Enni e Giuseppe.
Ore 21.00 CAVENAGO: in Sala San Luigi Incontro di catechesi per giovani e adulti sul Sacramento della Cresima
Sabato 23 Febbraio
San Policarpo, Vescovo e martire
Ore 9.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Corrù Bassano e Gelmi Margherita; Rossi Margherita e Cattaneo Aldo; Cabrini Francesca
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva
Int. Giupponi Giuseppe, Maria e Angela; Foletti Pietro, Mariuccia, Maddalena, Balbi Francesco;
Gazzola Giacomo, Giuseppina, Alberto e Luisa.
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa prefestiva
Int. Santina Colossi vedova Zuccari (fatta celebrare dai vicini di cortile di Giuliano); Def. Classe 1948;
Delfina Creati; Zighetti Angelo, Cipolla Pierina, Forti Marco (angioletto); Moretti Emilio; Bernasconi
Angelo; Pastori Luigi, Minoia Rosa, Maria, Giovanna, Antonio, Luigi e Giovanni; Sacco Giuseppina
in Boriani; Corrù Agnese, Lazzari Mario, Maria e figli; Bossi Adriano (anniv.); Soffientini Giuseppe e
Giuseppina, Cavenaghi Angelo e Giuditta, Capra Agostino e Giovanna.
Domenica 24 febbraio
VII del Tempo Ordinario, anno C
Ore 7:30 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Cabrini Annamaria e Scartabellati Giovanni.
Ore 9.20 CAVENAGO: preghiera dei ragazzi della catechesi e suddivisione in gruppi
Ore 10.30 CAVENAGO: S. Messa pro-populo
Ore 15:30 CAVENAGO: canto del Vespro
Ore 18:30 CAVENAGO: Catechesi adolescenti
TESTIMONI……. Fino all'ultimo respiro
Padre Modesto Paris - Panorama, num. 23/2017 
SECONDA PARTE
Di Sant'Agostino cito spesso una frase: "È meglio aver meno desideri che avere più cose". E mentre scrivo queste righe capisco quanto sia vera. Non so spiegarlo, ma mi sento fortunato. Vado avanti e dico sì anche al rubinetto. Prima l'una poi l'altra, si sono fermate le gambe. E poi il braccio sinistro. Da bravo trentino, come un montanaro su un sentiero, ho continuato a salire in vetta. Questa volta sono spinto da una carrozzina elettrica ultratecnologica che io chiamo Bcs come il mio primo trattore. Penso e ripenso all'ok che ho scritto sulla lavagnetta ai medici e il sì diventa sempre più mio: ho sempre osato nella vita. Mi sono sempre spinto oltre. Per questo per me il sì è venuto spontaneo. Lo dico e lo ripeto più volte a me stesso, chi mi conosce condivide. Chi mi vuole bene sorride orgoglioso di questo sì. Un infermiere mi ha sorpreso: ha detto che il dolore va sempre prevenuto con medicine ad hoc. Ma senza dolore e sacrificio, la vita è noia. Non mi sento un grande, ma un piccolo Modesto che ha sempre sognato oltre le stelle. Questa nuova macchina mi aiuterà a respirare e a mantenere il mio sorriso anche quando non potrò nemmeno fare ok con il pollice: con il cuore e con gli occhi sarà facile farmi capire da chi mi vuol bene. Sant'Agostino scrive: "Ama, e fa' quello che vuoi". Si ama con il cuore e con gli occhi. Quindi non cambierà nulla nemmeno questa volta. Tante sono le cime che ho scalato insieme ai ragazzi e agli adulti dei gruppi che in questi anni ho fondato.
Ci sono vette che vedi sempre mentre stai salendo, scorgi i sentieri, sai benissimo dove si trova la meta perché l'hai raggiunta tante volte. Altre vette non le vedi, le immagini, le sogni. Alcune hanno bisogno di gambe buone, altre di un cuore grande, altre di grinta, altre di tanta fede. Gli infermieri mi chiudono il computer. Ho scritto tutta la notte. Sono esausto. È ora di andare sotto i ferri. E tutto quello che ho digitato forse non potrò leggerlo sfogliando Panorama. Porto con me in sala operatoria il fazzoletto promessa simbolo di appartenenza ai gruppi e una piccola croce di legno. È venerdì, sono le 9 di mattino. Proprio il giorno e l'ora in cui Gesù è stato crocifisso. Ho paura, ma cerco di non farlo vedere. L'anestesia sta svanendo. Mi sono svegliato, respiro bene. Quelli che vedo sono i miei amici di sempre. Sono angeli, ma non hanno le ali. Sono ancora vivo. Chiedo il computer. Voglio finire di scrivere le ragioni del mio sì alla vita. Mi viene in mente un racconto che mi ha fatto un giorno la caposala, trentina di nascita, genovese d'adozione, come me. Mi parla di una ragazza che ha assistito 30 anni fa. Si chiama Paola: a 19 anni, presenta disturbi motori e neurologici. Non si cita la Sla perché non la si conosceva ancora. Soltanto nove anni dopo le comunicano di avere proprio quella malattia. Paola conosce Alessandro, mentre riesce ancora a camminare e gli rivela sin da subito di essere malata. Paola e Alessandro si sposano e poco tempo dopo decidono di avere un figlio. Nel frattempo la malattia di Paola va avanti e non le permette più di camminare. I medici non sono favorevoli alla gravidanza perché pensano che possa essere troppo rischiosa. E invece nasce Luca un bimbo bellissimo e sano. Paola, poco per volta, perde tutte le sue funzionalità motorie e respiratorie, si deve sottoporre a vari interventi come quelli che ho affrontato io. Alimentazione assistita e tracheotomia.
Oggi la sua è una bellissima famiglia. Luca ha 18 anni, Paola muove solo gli occhi e Alessandro sa usare con molta abilità tutte le macchine che tengono in vita la moglie. Tantissimi sono gli amici che a turno vanno ad aiutare la sua famiglia e a chi le chiede come possa vivere così lei risponde: "Io sono felice così". Anche io sono felice così. Perché finché vivo mi posso nutrire della vita degli altri. Della grande famiglia che in questi anni è cresciuta con me. Vivo per sapere come vanno le attività dei miei ragazzi, dei gruppi di adulti, dei miei fratelli (e confratelli agostiniani), di mia mamma. Sapere che un giovane che conosco si è sposato o ha avuto un figlio mi riempie di gioia. Vedere un video e le foto di un campo o un bivacco, oppure sapere che una festa del volontariato è riuscita nell'intento di aiutare un orfanotrofio, mi fa sorridere. Mi fa sentire bene. Mi fa sentire vivo. Quanto è vera la frase "la vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare". L'ho ripetuta centinaia di volte per motivare i ragazzi ad arrivare in cima a una montagna. Ora è il mio bastone. La mia fede è rimasta la stessa. Quella fede del montanaro con gli scarponi. Quella del bambino cresciuto in segheria. Primo di sei fratelli ho iniziato a lavorare quando non avevo ancora compiuto 4 anni. Il mio compito era stare accanto alla " bindella a zapar stece", vicino alla sega a nastro per raccogliere le assicelle tagliate che servivano a costruire cassette per le mele. Il mio mondo era quello, lo stesso di mio padre. A 12 anni la chiamata.
Ho lasciato quel mondo per entrare in convento. E non l'ho abbandonato nemmeno quando morì, giovanissimo, mio padre. Lo avevo promesso a mia mamma che, in quell'occasione mi disse: "No nir fora parché se vene fora le come moris en auter". Voleva dire: "Non uscirai mica dal seminario, perché se lo fai è come se morisse un altro". Una frase che mi ha dato la carica per diventare sacerdote e che continua a spronarmi ancora oggi che sono bloccato a letto. È per mia mamma che ho detto sì.
Ma non solo. Chiudo con un segreto, che non ho mai rivelato a nessuno. Nel 1985 sono stato ordinato sacerdote da Papa Giovanni Paolo II. Avevo 26 anni.
C'è stato un momento, prima che mi ponesse le mani sulla testa, in cui abbiamo scambiato alcune parole. Davanti alla Pietà del Michelangelo, in San Pietro, a Roma, gli ho confidato il mio sogno: fare da guida ai ragazzi e agli adulti nella cordata della vita. Nella frase che ho detto c'era la parola "per sempre". E così è stato. E così sia.
Mercoledì 31 maggio 2017, pochi giorni dopo aver scritto questa lettera, il sottile spago che teneva legato alla terra il fragile aquilone si è spezzato, cosi padre Modesto ha potuto proseguire il volo, verso il cielo.
UNA PROPOSTA PER FAMIGLIE, GIOVANI E ADULTI
delle Parrocchie del Vicariato di San Martino in Strada

Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 17 al 24 febbraio 2019