
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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PER SORRIDERE E RIFLETTERE…
LA CONCORDIA
Apoftegmi o detti dei Padri del deserto
Vivevano in una stessa cella due fratelli assai celebrati per la loro umiltà e pazienza. Un po' alla volta, passando gli anni, si erano accomodati il loro nido eremitico in modo perfetto. La cella l'avevano fatta di vinchi e tutta intonacata; attorno poi avevano piantato un bell'orto con rigagnoli d'acqua derivati da una sorgente vicina, che lo mantenevano fresco tutto l'anno e così ricco di erbaggi e di frutti da averne anche da regalare agli altri eremiti. Non mancavano neppure piccole aiuole di fiori e di erbe odorifere che servivano ad adornare il piccolo altare dell'oratorio.
Un giorno un vecchio monaco che aveva sentito parlare delle grandi virtù di questi due fratelli, volle accertarsene di persona: «Andrò a vedere», disse, «se sarà tutto oro o se vi sarà anche del piombo».
Accolto con molta riverenza e fatta orazione, chiese di vedere il giardino. «Venite venite», dissero i due, e vo lo accompagnarono. «Bello bello!», faceva il vecchio arricciando il naso: «anche troppo bello per degli eremiti...» E, preso un bastone, si mise a menarlo con gran furia a destra e a manca, sbattendolo sui cavoli, l'insalata, i cetrioli, i fiori. Pareva impazzito. I due stavano lì a mani giunte a guardarlo, ed ebbero appena il fiato di dire: «O Dio!», ma non aggiunsero altro.
Più tardi, prostratisi ai piedi di quel santo Padre che nel frattempo s'era seduto all'ombra a tergersi il sudore, gli dissero: «Padre, se ti piace, vorremmo andare a cogliere un poco di quel cavolo che c'è rimasto, e così lo cuoceremo e lo mangeremo tutti e tre insieme». Il vecchio non credeva ai propri orecchi: tutto stupefatto, li abbracciò e disse: «Rendo grazie a Dio, perché veramente lo Spirito Santo abita in voi».
Quando ti senti ferito nel profondo e sei capace di perdonare, quando ti senti escluso e sei capace di sorridere guardando avanti, quando sei umiliato e cerchi comunque il bene dei fratelli, questo significa che il Vangelo sta fiorendo in te. Il cristiano è chiamato a fare la differenza e a non agire come agisce un uomo qualunque; la Parrocchia, la famiglia sono luoghi dove quotidianamente dobbiamo volgere il cuore verso l’altro, anche quando siamo feriti e soli…la grazia di Cristo ci accompagna.
Persone perfette
Aristotele
Le persone perfette
non combattono,
non mentono,
non commettono errori,
e non esistono.
Domenica 29 Settembre
XXVI del Tempo Ordinario anno C
Ore 8.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. ad onore dei Santi Arcangeli.
Ore 10.30 CAVENAGO: S. Messa pro-populo
Ore 17.30 SANTUARIO: Secondi Vespri
Ore 18.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Def. Emilia Tria; Brugnoli Emiliana (f.c. dai nipoti Brugnoli)
Ore 18.45 SANTUARIO: Benedizione dei veicoli
Lunedì 30 Settembre
San Girolamo
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Soffientini Pietro, Mario, Settimia; Vailati Rosa, Redo, Marino; Ray Lara Maria; Prati Cecilia e Corrù Giovanni; Serra Salvatore, fratelli e genitori; Grossato Giovanna in Ferrari.
Martedì 1 Ottobre
Santa Teresa di Gesù Bambino, patrona delle Missioni
Ore 7.15 al Carmelo di LODI: Santa Messa e apertura diocesana del mese missionario straordinario
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa
Int. Maresciallo Amerigo Iannuccillo.
Mercoledì 2 Ottobre
Santi Angeli
Ore 9.30 Alla Scuola dell’Infanzia il Parroco saluta i bimbi e i loro nonni
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa PER TUTTI I NONNI
Int. Corrù Antonio, Maria, Pietro, Alfredo e Marescotti Emilia; Ad onore dei Santi Arcangeli; Sartori Guerrina (trigesimo); Zacchetti Aldo.
Ore 20.45 CAVENAGO: Incontro del Gruppo Missionario
Giovedì 3 Ottobre
Ore 8.30 CAVENAGO: S. Messa e Adorazione Eucaristica sino alle 9.30 (in preparazione alla Sagra)
Int. Bruno, Isa, Netta.
Ore 17.00 CAVIAGA: preghiera del Rosario
Ore 20.30 CAVENAGO: Adorazione sino alle 21.15 (in preparazione alla Sagra)
A seguire incontro del Consiglio Pastorale Parrocchiale
Venerdì 4 Ottobre
San Francesco d’Assisi patrono d’Italia
Ore 8.30 CAVENAGO: Adorazione Eucaristica sino alle 9.30 (in preparazione alla Sagra)
Il parroco sarà a disposizione per le Confessioni
Ore 17.00 CAVENAGO: Sante Confessioni per i ragazzi della catechesi
È importante che dopo l’estate, i ragazzi/e possano accostarsi al Sacramento della Confessione.
Ore 20.30 CASCINA DELLE DONNE: S. Messa
Int. Defunti Famiglia Barbieri; Perini Franco, Quaranta Angelo, Scartabellati Teresa; Defunti Terziarie Francescane; Geroni Sante e Giampietro; Belloni Luigi; Francesco Maggi, Giovanna Biffi.
Sabato 5 Ottobre
Ore 9.00 SANTUARIO: S.Messa in latino (in preparazione alla Sagra)
Int. Soffientini Mario.
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva
Int. Gazzola Giacomo, Giuseppina, Alberto e Luisa; Mastroni Giulia, Boriani Luigi e Polenghi Maria Grazia.
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa prefestiva
Int. Bossi Adriano, genitori, fratelli e nipoti; Foletti Luigi, Zighetti Giuseppa; Doldi Paolo, Alfredo, Silvio, Nino; Emiliana Brugnoli (fatta celebrare dai vicini); Cernuschi Gianmario; Corrù Alessandro.
Domenica 6 Ottobre
Sagra della Madonna del Rosario
Ore 7.30 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Grossi Mario, Giovanna e Pierluigi.
Ore 10.30 CAVENAGO: S. Messa solenne per tutta la Comunità
Ore 15.30 CAVENAGO: preghiera del Rosario e alle 16.00 canto solenne del Vespro
Lunedì 7 Ottobre
Ore 10.00 CAVENAGO: S. Messa con lodi mattutine
Int. Doldi Luigi e Fam.
Ore 20.30 CAVENAGO: S.Messa solenne
- Int. Ufficio Generale per tutti i defunti.
A seguire incontro dei catechisti
Agisci e confida
Sant'Ignazio di Loyola
Agisci con la migliore competenza e diligenza, come se tutto dipendesse da te.
Ma insieme confida nella forza e nell'aiuto di Dio, sapendo che tutto ti è donato da lui.
INIZIO DELLA CATECHESI
VENERDI’ 4 OTTOBRE dalle 17.00 Sante Confessioni per i ragazzi (5ͣ elem. – 3ͣ media)
da MERCOLEDI’ 2 OTTOBRE 2019 in Oratorio, dalle 16.30 alle 18.30 raccolta delle iscrizioni alla catechesi
DOMENICA 13 OTTOBRE 2019 a Cavenago d’Adda
Ore 9.30 Incontro di preghiera per i genitori e per i ragazzi (poi i ragazzi si suddivideranno in gruppi e i genitori resteranno in chiesa con don Roberto)
Ore 10.30 Santa Messa di apertura dell’Anno Pastorale
Ore 15.00 in Oratorio giochi organizzati: tiro alla fune, corsa coi sacchi, giochi di squadra tra genitori e figli.
in più una sorpresa……
Ore 16.30 Merenda insieme e conclusione della giornata.
NOTE, AVVISI E ALTRO….
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia Cavenago: lotteria presso la Cartolibreria Maietti 100 €;
Pro Parrocchia Caviaga: N.N. 30 €;
Pro organo: N.N. 50 €; N.N. 40 €;
Pro vetrate: N.N. 200 €; N.N. 50 €;
Grazie a tutti coloro che offrono la loro preghiera e il loro aiuto per le due Parrocchie.
CARITAS PARROCCHIALE
Gli alimenti di cui abbiamo bisogno in questo mese sono: tonno, sgombri, sardine, ecc…. Grazie a chi potrà e vorrà aiutare!
PESCA DI BENEFICENZA
Ringraziamo tutti coloro che, disinteressatamente offrono premi per la prossima edizione e grazie a coloro che con tanta pazienza sistemano, ordinano e allestiscono quanto serve; dobbiamo però ricordare che la Pesca non è una discarica, e nemmeno l’occasione per disfarsi di oggetti rotti, stra-usati, mancanti di alcune parti o sporchi, è gesto di rispetto e di civiltà pensare: “Se io vincessi un premio in queste condizioni, come mi sentirei?”
PILLOLE DI CATECHESI
Un giovane, appena tornato alla fede cristiana, si pone alcune domande….
Padre volevo chiedere un consiglio, io mi sento smarrito.. Sono molto confuso e non riesco a trovare delle risposte. In particolare la mia domanda è: Se prego i Santi e la Madonna, Il Signore non è geloso? Visto che su un passo delle bibbia c’è scritto che il Signore è geloso e le preghiere devono essere rivolte esclusivamente a lui. La seconda è ancora più complicata. Se il Signore non vuole scultura delle cose che sono in cielo in acqua e in terra, io servo di Cristo come faccio a entrare in una chiesa.. Sapendo che è piena di statue e dipinti senza vita.. Che se prego non parlano non odono e non rispondono.. Padre mi aiuti… Mi sento uno dei primi cristiani, prego solo con il Padre Nostro…
Carissimo, grazie per le tue domande, per rispondere posso dirti che:
1. è il Signore che vuole che noi passiamo dai Santi. Vuole questo perché cresca la nostra umiltà e perché ci impegniamo ad imitarli per diventare degni di ricevere le grazie che ha stabilito di darci.
Ecco che cosa il Signore comanda di fare agli amici di Giobbe perché vengano ascoltati e perché la sua ira sia distolta da loro: “Andate dal mio servo Giobbe…, il mio servo Giobbe pregherà per voi, affinché io, per riguardo a lui, non punisca la vostra stoltezza” (Gb 42,8).
2. San Paolo afferma che col Battesimo “siamo concittadini dei santi e familiari di Dio”. Ebbene, perché non farci aiutare dai nostri fratelli più graditi al Signore di noi? Tanto più che la nostra preghiera non viene fatta ai Santi nel medesimo modo in cui si fa a Dio. Ai Santi si chiede di pregare per noi.
A Dio si chiede che abbia pietà di noi. È lui la sorgente di ogni grazia. Questo cambio di registro lo si può notare molto bene nelle litanie lauretane. Finché ci si rivolge a Dio si dice: abbi pietà di noi. Appena si invoca Maria, si dice: prega per noi.
3. Inoltre Gesù dalla croce non ci ha forse affidati a Maria? È una grande risorsa la Madonna per noi! Quello che noi non possiamo ottenere con le nostre preghiere, lo può ottenere Lei. Pertanto non lasciarti distrarre da chi ti vuole soltanto impoverire e privarti dell’aiuto di Maria che è onnipotente nella sua supplica. Chi può essere geloso di una preghiera così forte se non il demonio?
4. Come vedi, i Santi sono un grande dono dell’amore del Signore per noi. Non ci lascia soli con le nostre miserie e con le nostre indegnità.
5. A proposito delle immagini: anche il Signore ha comandato di fare immagini. L’ha comandato a Mosé quando gli ha ordinato di fare l’immagine di un serpente di rame: (Nm 21,8).
Nel Libro della Sapienza si dice chiaramente che la salvezza non veniva dal serpente, ma da colui che in esso era simboleggiato: “Infatti chi si volgeva a guardarlo era salvato non da quel che vedeva, ma solo da te, salvatore di tutti” (Sap 16,7). A questo fatto si richiamerà Gesù (Gv 3,14-15). E così implicitamente approva che si facciano immagini.
6. È vero che nel decalogo c’era il divieto di fare immagini. Ma dal momento che poco dopo Dio stesso comanda di fare immagini, si comprende bene che quel divieto era motivato dal pericolo di idolatria in cui versava il popolo d’Israele che in quel tempo si era costruito perfino un vitello d’oro. E non solo in quell’occasione Dio ordina a Mosé di fare immagini, ma anche quando dice di collocare dei cherubini, che sono angeli e pertanto purissimi spiriti, sulla Dimora, che era la tenda che conteneva l’arca dell’alleanza (cfr. Es 36,8 ed Es 36,35). Anche Salomone fece mettere nella cella del tempio due cherubini di legno di ulivo (1 Re 6,23-28). Nella sua reggia inoltre vi erano immagini, come le statue di 12 buoi in metallo fuso (1 Re 7,23-26).
7. Dici:”io servo di Cristo come faccio a entrare in una chiesa.. Sapendo che è piena di statue e dipinti senza vita… Che se prego non parlano non odono e non rispondono”. Ti chiedo una cosa: domanda ai bambini se pregando davanti ad una statua parlano al gesso o al legno oppure alla persona rappresentata dalla statua. Quando tu vedi una mamma che bacia la fotografia del figlio morto, pensi proprio che voglia baciare della carta?
8. Scrivi ancora: “Padre mi aiuti. Mi sento uno dei primi cristiani, prego solo con il Padre Nostro”.
Ebbene proprio i primi cristiani nelle catacombe rappresentavano Cristo sotto la forma del buon pastore con la pecorella smarrita sulle spalle oppure attraverso la figura del pesce che in greco si dice ictùs, le cui lettere iniziali, come nell’anagramma, volevano dire: Gesù figlio di Dio salvatore.
9. Inoltre i primi cristiani dicevano solo il Padre nostro? San Paolo non dice anche: “intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore” (Ef 5,19)?
E: “La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori” (Col 3,16)?
10. Pertanto vivi in pienezza la tua vita cristiana e la tua vita di preghiera. Vivi la tua fede come ti è stata insegnata e come da sempre è stata trasmessa. È passata al vaglio della Santa Madre Chiesa, dei Santi Padri (Santi Padri sono i santi dei primi secoli esimi per sapienza e santità di vita), dei Santi Dottori, dei Santi piccoli e grandi che sono stati veri servi di Cristo trasmettendo l’autentica fede senza alterazioni.
Jacques Fesch: la drammatica storia di un giovane moderno – di Paolo Risso
Un libro che è una perla preziosa, l’ha scritto A. M. Lemmonier, Luce sul patibolo. Lettere dal carcere di Jacques Fesch. L’abbiamo letto quando uscì in Italia e non l’abbiamo più dimenticato. La misericordia di Dio non è buonismo né accondiscendenza al male, ma conversione a Dio, che di un delinquente fa un mistico. Non è giacere nei vizi né legalizzarli, ma essere redenti dal Crocifisso.
Rapina a “Rue Vivienne”
Il 25 febbraio 1954 a Parigi, in Rue Vivienne, verso le sei di sera, è stato aggredito a colpi di martello un cambiavalute, Alexandre Silberstein. Perde sangue, mentre il suo aggressore fugge con una cospicua somma di denaro. Il criminale, Jacques Fesch, rivoltella in pugno, si copre la fuga ferendo un passante. Il poliziotto Georges Vergnes, cui è stato dato l’allarme gli dà la caccia fino al Boulevard des italiens. Il bandito, sul punto di essere preso, spara all’agente e lo uccide. Qualche ora dopo, l’autore della rapina e dell’omicidio è catturato e assicurato al carcere. Ma chi è costui? Jacques Fesch ha 24 anni, essendo nato a Parigi nel 1930, figlio di un belga autoritario e insopportabile. Questo belga, che è direttore di banca, si occupa poco del figlio e presto si separa dalla moglie, lasciandole il giovanissimo Jacques. Cresce molto attaccato alla mamma, che però è una donna incapace di educarlo e di prepararlo alla vita. Non sa distinguere il bene dal male, desideroso di affetto e di sicurezza. A 20 anni, il servizio militare. Poi subito sposa Pierette, una ragazza di Saint-Germain, di origine ebrea. Presto nasce Veronique, ma Jacques abbandona la ditta del suocero dove lavora, la moglie, la figlioletta e se ne va dalla mamma, con il progetto di aprire una ditta in concorrenza al suocero. Ma quasi subito si trova nei guai e decide di partire per la Polinesia. Ha assolutamente bisogno di soldi ed è disposto a tutto.
La mattina del 26 febbraio 1954, Pierette apprende dai giornali che suo marito, Jacques Fesch, era diventato un assassino e deve presentarsi in questura a essere interrogata su di lui. Nel carcere della “Santé”, a Parigi il cappellano va a far visita al nuovo arrivato Il detenuto Fesch Jacques gli dichiara di essere un senza-Dio e lo manda via.
Gesù mi ha visitato
Nella cella, Jacques è solo con se stesso. Lunghe giornate di solitudine e di silenzio. Alla porta le sbarre. Alla finestrella le inferriate. Il sole, quando c’è, lo si vede a “quadretti”. Il regolamento carcerario cui sottostare con le sue umiliazioni. Il cappellano è un sacerdote cattolico e che crede a Gesù Redentore. Un giorno, dopo alcune settimane, il giovane lo vede passare e lo chiama: «Padre ho fatto un gran male». All’inizio lo cerca perché è l’unico con il quale si possa parlare. Il “don” gli propone di scrivere un rapporto su se stesso e sulla sua tristissima vicenda. Acconsente. E lo fa con assoluta sincerità, spietato con se stesso, ma narra anche della sua famiglia di origine, di genitori separati che non hanno saputo amarlo né tanto meno guidarlo alla vita: «Mio padre era ateo all’estremo e io mi sono nutrito dei suoi pensieri di senza-Dio». Così travolto da un sogno utopistico, si era trovato a compiere una rapina e un omicidio senza alcun sussulto di coscienza. Spera, anzi è quasi certo che non sarebbe stato condannato a morte. Il cappellano lo ascolta, senza stupirsi di nulla e gli porta libri scelti bene: il Vangelo, le Confessioni di sant’Agostino, tra i più grandi convertiti della storia, la Vita di santa Teresa d’Avila e Storia di un’anima di santa Teresa di Gesù Bambino, che ancora ragazza, convertì con la sua preghiera ardente il criminale Pranzini, poche ore prima della ghigliottina. Jacques legge e medita. Presto la figura di Gesù lo avvince: davanti a Lui, può solo mettersi e stare in ginocchio, ma non si sente umiliato: ha dato, sì o no il Paradiso, al brigante Crocifisso al suo fianco, che lo invocava: “Gesù, ricordati di me, quando sarai nel tuo regno”? Sì, che l’ha dato!
C’è un suo coetaneo, già compagno di collegio, che ora è diventato religioso, e che appena sa della vicenda di Jacques, gli scrive e tiene con lui un carteggio cordiale e luminoso. Anime belle e sante, cui è stato segnalato dal cappellano, pregano e offrono per lui. In una parola, Gesù, il Re divino, con la sua tattica sempre vincente, ha posto l’assedio alla sua anima. Al fondo di se stesso, comincia a sentire una Voce che lo chiama per nome: “Jacques, sei un delinquente, ma Io, il tuo Dio, sono morto per te sulla croce”. La sua esistenza, in realtà, dalla sua nascita aveva imboccato un tunnel oscuro, ma ora in fondo vede una Luce. Vuole credere, affidarsi a Gesù, ma non può: è troppo ciò che gli chiede il Nazareno. Tiene un diario, e scrive in risposta alle lettere che riceve dal religioso e da altri buoni amici. Così racconta: «Alla fine di un anno di detenzione, mi ha percosso un intenso dolore dell’anima che mi fatto molto soffrire; bruscamente in poche ore, ho posseduto la fede, una certezza assoluta. Ho creduto e non capivo più come facevo prima a non credere. Gesù mi ha visitato e una grande gioia si è impossessata di me, soprattutto una grande pace. Tutto è diventato luce in pochi istanti. Era una gioia fortissima». All’amico religioso, si apre senza riserve e gli narra la più bella storia d’amore che possa capitare nell’esistenza, anche oltre le sbarre di un carcere: un’anima con il suo Dio. «Sì, è Gesù che mi ha amato per primo, quando nulla avevo fatto per meritare il suo amore. Gesù mi ha colmato di grazie, e in te mi ha dato un fratello da amare. Ogni giorno, rileggo le tue lettere e vi attingo luce e forza».
«Com’è dolce Gesù!» Ora tutto il suo impegno, la sua unica preoccupazione è rendersi conforme a Gesù. La Confessione frequente, frequentissima per purificarsi, per rafforzarsi nella grazia di Dio, per prepararsi in modo sempre più degno alla Comunione eucaristica con Gesù.
Jacques è affamato, letteralmente affamato del Pane di vita e Gesù, nella cella del carcere, lo assimila a sé. Le lettere a padre Tommaso, il religioso amico, che intanto è diventato sacerdote, sono come la storia della sua anima che viene via via redimendosi: «Una mano possente – la mano di Dio – mi ha trasformato. Dov’è? Che cosa mi ha fato? È mano divina, incomprensibile a solo occhi umani, ma efficace, trasforma il mio essere in Lui. La lotta contro il male in me spesso è tragica, ma ormai sono creatura nuova innestata a Gesù Cristo, la vera vite». «Occorre che io abbatta, adatti, ricostruisca le mie strutture interiori non posso essere in pace. Il mio è tempo di lotta. Ma non mi fermo: se mi fermo, retrocedo. Devo crescere in Cristo». Intanto il processo va per le lunghe e Jacques si illude che possa essere condannato almeno solo per l’ergastolo. Ma il cambiamento di scena avviene il 3 aprile 1957, quando al processo crolla ogni illusione: Fesch sarà condannato a morte. A nulla serve la difesa dell’avvocato Sudaka: non ci sono attenuanti che tengano: sul suo collo scenderà la lama della ghigliottina. Può essere la disperazione. Invece ora comincia l’ultimo atto della sua offerta – un’offerta sacrificale – della sua piena configurazione a Gesù Crocifisso. Nei mesi precedenti, Jacques aveva riflettuto, quindi pregato a lungo e sempre più intensamente nella sua cella, non tanto per evitare la condanna a morte, ma per rendersi fedele a Gesù, per riparare il male compiuto, per diventare un altro.
Ora, che sa quale sarà il suo destino ormai prossimo, passa tante ore della sua detenzione in ginocchio, nella sua cella, solo con Dio, a pregare e offrire per sé e per tutte le anime, deciso ad entrare subito in Paradiso dopo la sua morte, come il buon ladrone pentito sulla croce, accanto a Gesù Crocifisso. Sente che la giustizia umana, l’opinione pubblica, i più lo odiano, ma lui scrive: «Non resta che una cosa da fare, ignorare tutto quest’odio, poi cercare in fondo Gesù, Colui che instancabilmente attende l’anima percossa per darle il tesoro che il mondo rifiuta: Lui Stesso. Ecco, io ritrovo il Cristo, che qui, in questa cella, anticamera della morte vicina, mi dice: “E io non ho forse sopportato i chiodi per te?”». Jacques attende ancora l’esito della Cassazione... che però conferma la condanna a morte. L’avvocato chiede la grazia al capo dello Stato, ma Jacques gli scrive: «Io non sarò graziato. Ma è meglio così, perché se lo fossi, non so se vivendo potrò rimanere sulle vette dove Gesù mi ha condotto. È meglio che io muoia e che io vada da Lui».
Da mesi ha regolarizzato il Matrimonio con Pierette che aveva sposata a 20 anni solo civilmente e gli resta un sogno: che ella ritrovi la Fede, che educhi Veronique, la loro piccina, all’amore di Gesù. In primo piano nella sua offerta, ci sono loro due, le creature che più ama e che assisterà dal Paradiso: «Ora so che tutto è grazia e che non verso la morte io vado ma verso la vita. Non c’è pace all’infuori di Gesù, non c’è salvezza senza di Lui. Ogni volta che ricevo l’Ostia santa, ho il cuore che trabocca d’amore e un inno di grazie sale dalle mie labbra. Offrirò la mia morte come un sacrificio, per coloro che amo... e per coloro che mi odiano». Negli ultimi mesi della vita, Jacques scopre e approfondisce l’amore e la presenza della Madonna accanto a lui: «Voglio tenere la Santa Vergine per mano e non più lasciarla fin che mi conduca al Figlio suo. Io vivo delle ore meravigliose. La Santa Vergine mi protegge, mi indica la via e quel che Gesù vuole da me. Sì, vivo delle ore meravigliose: com’è dolce Gesù con un peccatore convertito come me!».
Non è più un assassino, Jacques, neppure un buon cristiano, è diventato un piccolo mistico: «Gesù – scrive ancora – mi colma di doni... Gesù fa tutto e io mi rimetto a Lui, anche se mi fa un po’soffrire. Attendo che l’opera sia compiuta». Alla fine di settembre l’avvocato lo avverte che l’ultima ora si avvicina. Jacques scrive all’avvocato, alla mamma, all’amico sacerdote, il suo addio, il suo «arrivederci»: «Ancora qualche ora di lotta prima di vedere l’Amore. Attendo l’Amore, attendo di essere inebriato da torrenti di gioia e di cantare eterne lodi a Cristo Risorto».
Notte tra il 30 settembre e il 1° ottobre 1957, vigilia della sua esecuzione: «Fra cinque ore vedrò Gesù». Recita il Rosario e le preci dei moribondi per se stesso. Il cuore gli si riempie di pace, «perché Gesù mi ha promesso di portarmi subito in Paradiso». Un’ultima offerta: «Il mio sangue sia accetto a Dio come sacrificio totale».
Ha vegliato e pregato tutta la notte, recitando un Rosario dopo l’altro, prima i misteri dolorosi, quindi i misteri gloriosi, cui sta per andare incontro. Riceve dal cappellano l’ultima assoluzione, riceve Gesù Eucaristico come Viatico per la Vita eterna. Quando vengono a prelevarlo dalla cella, è ancora buio. Avanza verso il patibolo con passo fermo, pallido ma sereno in volto, quasi sorridente, in una pace incredibile. Prima di inginocchiarsi sul ceppo e di mettervi la testa, si volge al cappellano: «Padre, Padre mio, il Crocifisso, il Crocifisso» e lo bacia intensamente.
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 29 settembre al 7 ottobre 2019