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16 Marzo, Lunedì  
Terza settimana di quaresima
Gesù, passando in mezzo a loro,  si mise in cammino (Lc 4,30) 

Niente e nessuno è capace di fermare il cammino di Gesù. Da qualche altra parte del Vangelo apprendiamo che il Maestro di Nazareth era risoluto nel suo cammino. Ero deciso a proseguire sulla via che lo avrebbe condotto all'apice della montagna della crocifissione.  In tutti modi si tenta di fermare Gesù, quasi per intimidirlo e farlo desistere dal suo percorso.  Lo si vuole persuadere con ragionamenti umani, con logiche ristrette. Ma lui è capace di passare in mezzo a questi ragionamenti, di andare oltre, di non lasciarsi fermare dalla loro finitezza. Vogliono fermare Gesù, impedirgli di raggiungere la vetta della santa montagna dell'amore. Quante volte, anche noi, cerchiamo di impedire il cammino di Gesù, costringendolo quasi ad accettare le nostre logiche, spesso meschine, di parte, egoistiche. La fede non è tirarsi Gesù dalla propria parte, non è immischiarlo nei nostri ragionamenti, non è convincerlo ad accettare e ad consentire ai nostri sistemi matematici. La fede è essere al attirati dall'amore di Dio. Non è, dunque tirare, ma essere attirati, essere coinvolti, lasciarsi affascinare. La fede si nutre di fascino, del fascino del Signore. Smettiamola, allora, di tirarci Dio dalla parte dei nostri ragionamenti, e lasciamoci attirare dal suo amore senza se e senza ma.

Compi una piccola rinuncia

PREGHIERA

Venite, applaudiamo al signore,  acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.

Accostiamoci a lui per rendergli grazie,  a lui acclamiamo con canti di gioia.

Poiché grande Dio è il Signore, grande re sopra tutti gli dei.

Nella sua mano sono gli abissi della terra,  sono sue le vette dei monti.

Suo è il mare, egli l'ha fatto, le sue mani hanno plasmato la terra.

Venite, prostrati adoriamo,  in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.

Egli è il nostro Dio, e noi  il popolo del suo pascolo,  il gregge che egli custodisce

Salmo 99  

17 Marzo, Martedì
Terza settimana di quaresima 

Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?  Sino a sette volte?  (Mt 18,21)

Dalla misericordia di Dio alla misericordia del fratello. È questo il passaggio che Gesù ci aiuta a compiere con il racconto evangelico odierno: non si può pretendere di ricevere gratuitamente il perdono di Dio, senza nostra volta concederlo al nostro prossimo. Se non saremo mai in grado di concedere il perdono ai fratelli che ce lo chiedono, verso cui c'è stato qualche normale screzio, allora non riusciremo mai a percepire la grazia del perdono di Dio. Anzi, il perdono di Dio potremmo averlo e avvertirlo se saremo capaci di offrirlo agli altri: ogni volta che si perdona ad un fratello si riceve il perdono di Dio, si fa l'esperienza della misericordia del Padre. Certamente, il perdono da concedere al fratello non condiziona il perdono che è sempre gratuito e volontario che Dio concede a noi.

Nel perdono, però, il perdono del padre sarà più efficace, lo percepiremo in modo più consistente. L'atto del perdono da parte di Dio non può lasciarci indifferenti di fronte al perdono da concedere al prossimo. Ciò che noi sperimentiamo con il Sacramento della riconciliazione, -un Sacramento meraviglioso, unico, bellissimo- deve trovare nella logica conseguenza dell'abbraccio verso il prossimo la sua maturazione, i suoi frutti, la sua concreta traduzione. Diversamente, avremo ricevuto il perdono sì, ma senza effetti desiderati. Educhiamoci a vivere maggiormente il Sacramento della confessione, perché dal momento in cui faremo frequentemente esperienza dell'abbraccio misericordioso di Dio, a furia di sentirci abbracciati, non riusciremo a non contagiare gli altri con lo stesso braccio e di perdono e di amore. 

PREGHIERA

Se consideri le colpe, Signore,  Signore, chi potrà sussistere?

Ma presso di te è il perdono:  e avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore,  l'anima mia spero nella sua parola.

L'anima mia attende il Signore  più che le sentinelle l'aurora

Salmo 129 

18 Marzo, Mercoledì
Terza settimana di quaresima
Non sono venuto ad abolire,  ma a dare pieno compimento  (Mt 5,17)

Solo Gesù, con la sua Parola, può dare compimento alla tua vita; solo lui, cioè, puoi dare senso e pienezza la tua esistenza. Per questo, oggi ci chiediamo: cosa è o chi è che da veramente senso alla mia vita? Cosa o chi rende felice la mia vita? Con tutto ciò che ho mi sento realmente felice e realizzato? Cosa o chi mi mancherebbe perché fossi davvero  felice ogni giorno? Cosa vuol dire, allora, Gesù quando afferma che è venuto per dare compimento alla Legge e ai profeti? Vuol dire proprio questo: è lui che dà senso a tutta la Legge e a tutta la tradizione dei profeti. È lui che da complimento e valore a tutta la tradizione passata. Ancora, dunque, non una vita nostra  di fede senza Gesù, è Lui che può dare senso alla nostra fede; d'altronde siamo cristiani, cioè Cristo al centro della nostra fede. Scontato ciò che stiamo dicendo? Non mi sembra. Spesso mettiamo noi stessi al centro della nostra fede, e troppo impregnata dei nostri eroismi, dimentichiamo che la forza viene da Dio. Ma la fede deve essere "cristica", deve attingere e mettere al centro il Figlio di Dio, Gesù di Nazareth. Ecco perché spesso ci sentiamo vuoti, incompleti, scontenti, delusi, siamo sofferenti, depressi. Perché non abbiamo messo Cristo al centro. Siamo rimasti legati alla semplice tradizione. La fede non è una ritualità, ma è vita d'amore. E solo l'amore, ossia Gesù Cristo, può dare compimento e pienezza alla nostra esistenza, alla nostra fede; solo lui può rendermi felice e dare senso a tutto ciò che faccio e vivo, a ciò che sono; solo lui può farmi sentire realizzato, perché mi propone una vita intrisa di speranze e di amore.

PREGHIERA

Ascolta, Signore, la mia voce.  Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi.

Di te ha detto il mio cuore: "Cercate il suo volto";  il tuo volto, Signore, io cerco.

Non nascondermi il tuo volto,  non respingere con ira il tuo servo.

Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,  non abbandonarmi, Dio della mia salvezza

Salmo 26 

19 Marzo, Giovedì – solennità di San Giuseppe
Terza settimana di quaresima
Giuseppe, figlio di Davide,  non temere di prendere con te Maria, tua sposa(...)
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore. (Mt 1, 20-24) 

Oggi, nel bel mezzo del cammino quaresimale, la liturgia ci offre la gioia di guardare l'esempio di San Giuseppe. È bello, che proprio in pieno tempo quaresimale, noi guardiamo a chi può stimolarci maggiormente in un cammino di fede che tende alla maturità. Giuseppe di Nazareth è l'icona del cristiano che vive una vita protesa, del credente che si lascia lavorare dallo Spirito Santo, del battezzato che adempie la sua vocazione con fedeltà e nel silenzio di una vita impegnata all'obbedienza attiva verso Dio. Non è stato facile il cammino di fede di San Giuseppe. Giuseppe è uno che avuto la testa sulle spalle e i piedi per terra. Ma il cuore immerso nell'infinito di Dio. Proprio perché ha avuto la testa sulle spalle e i piedi per terra, lo sposo di Maria ha avuto qualche attimo di titubanza circa il progetto di Dio: è come se avesse avuto la tentazione di desistere, di rifiutare, di non sottoscrivere quel progetto. Ma proprio perché il suo cuore era immerso nell'infinito di Dio, Giuseppe ha saputo fare discernimento: alla fine, ha fatto spazio a Dio e alla sua volontà prendendo con sé Maria. Ecco, Giuseppe ci insegna a saper fare discernimento, a saper scegliere bene, a saper soppesare in modo equilibrato tra i nostri progetti e il progetto di Dio. Il falegname di Nazareth ci dice che non è facile accettare subito il volere del Padre, ma ci dice anche, che se lo accetti, la tua vita è condotta da lui, non hai nulla da temere, sei in mani sicure.

Una preghiera per il tuo papà, una visita in chiesa davanti alla statua di San Giuseppe 

PREGHIERA

Ho sperato: ho sperato nel Signore  ed egli su di me si è chinato,

ha dato ascolto al mio grido.

Mi ha tratto dalla fossa della morte,  dal fango della palude;

i miei piedi ha stabilito sulla roccia,  ha reso sicuri i miei passi.

Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,  lode al nostro Dio.

Molti vedranno e avranno timore e confideranno nel Signore.

Beato l'uomo che spera nel Signore e non si mette dalla parte dei superbi

Salmo 39 

20 Marzo, Venerdì
Terza settimana di quaresima – GIORNO DI MAGRO
Qual è il primo di tutti i comandamenti?  (Mc 12,28)

La proposta evangelica non è mai a senso unico, unidirezionale. La fede cristiana non contempla i paraocchi spirituali, anzi, non li concepisce: si cadrebbe nel tranello di una rigidità religiosa che porterebbe all'estremismo, fondamentalismo, all'unilateralismo. Spieghiamoci meglio: la parola di Dio, la Legge, contempla due binari che conducono alla stessa meta: l'amore per Dio e quello per il prossimo. Non è affatto possibile dire di amare il Signore senza amare il prossimo, come non è altrettanto possibile amare il prossimo senza orientare l'amore per Dio. L'amore, o è amore totale, oppure non è per nulla amore. L'amore per Dio, che mai chiude all'intimismo o allo spiritualismo, porta naturalmente ad avere una visione universale, tanto da sentirsi spinti all'amore verso tutti. Spesso, anche nell'esperienza dell'amore umano (quale coniugale, tra amici, tra parenti, e via dicendo) si cade nella trappola tremenda di un amore esclusivo; è da questo genere di amore che sgorgano gelosia, possessione, rapporti burrascosi, litigi. Nella fedeltà all'amore, bisogna aprirsi agli altri. Una coppia cristiana, per esempio, può rafforzare la sua fedeltà coniugale, quando è capace di aprirsi al prossimo, soprattutto gli ammalati, i poveri, i bisognosi. Due "amici per la pelle" possono volersi davvero bene, quando sono capaci di vivere il loro legame nello spirito del servizio condiviso verso il prossimo più bisognoso. Tra i parenti si può vivere un vero rapporto di amore quando si è capaci di venirsi incontro gli uni verso gli altri. Dio ci chiede di esprimergli amore fedele nel servizio amorevole verso il prossimo.

PREGHIERA

Il Rosario (Corona Prayer) in famiglia alle 20.45 

21 Marzo, Sabato
Terza settimana di quaresima
Chiunque si esalta sarà umiliato, invece chi si umilia sarà esaltato  (Lc 18,14) 

Si prega così come si vive. Ma si vive come si prega. La preghiera è lo specchio di se stessi, del proprio modo di vivere: se si vive egoisticamente, è chiaro che la preghiera, per quanto uno sia zelante, è una preghiera incentrata su di sé e non su Dio e, lo stesso essere zelante, non è altro che un modo per rassicurarsi, per chiudersi nel proprio guscio, nel proprio intimismo. Spesso si prega per stare bene, per trovare garanzie, con la presunzione di trovare un rifugio per la propria vita. Ma rischio è restare delusi e poi abbandonare tutto. La preghiera non è un rifugio per nessuno. Anzi, la preghiera devi metterti di fronte a te stesso, alle tue fragilità, alle tue miserie e porti mille interrogativi che stimolano la tua ricerca, il tuo approfondimento di Dio, la tua sequela dietro Gesù. Preghiera non è, dunque, il posto delle risposte ma delle domande. Semplicità, ascolto, umiltà, riconoscenza, sono gli ingredienti per fare della preghiera il luogo dell'incontro, della trascendenza, del dialogo. Oggi ci chiederemo: come prego? Come vivo il tempo della preghiera? Perché prego? Sono capace di vivere una preghiera trascendentale, ovvero che mi fa uscire da me stesso per incontrare Dio? Sono capace di vivere di interrogarmi durante il tempo della preghiera? Riesco a vivere lo spirito dell'umiltà e della semplicità mentre prego? 

Compi un gesto di carità verso qualcuno

PREGHIERA 

Giunga il mio grido fino a te, Signore,  fammi comprendere secondo la tua parola.

Venga il tuo volto la mia supplica,  salvami secondo la tua promessa.

Scaturisca dalle mie labbra la tua lode,  poiché mi insegni i tuoi voleri.

La mia lingua canti le tue parole,  perché sono giusti tutti i tuoi comandamenti.

Mi venga in aiuto la tua mano,  poiché ho scelto i tuoi precetti.

Desidero la tua salvezza, Signore,  e la tua legge tutta la mia gioia.

Posso io vivere e darti lode,  mi aiutino i tuoi giudizi.

Salmo 118