23 Marzo, Lunedì
Quarta settimana di quaresima
“Va’, tuo figlio vive” Quell’uomo credette alla parola di Gesù e si mise in cammino (Gv 4,50)
Fiducia. Possiamo individuare questa parola chiave per la meditazione odierna. La fede si fonda principalmente sulla fiducia, una fiducia che si esprime non certamente con la garanzia della presenza del Signore, ma sulla garanzia della sua parola. La parola del Signore è già presenza; se comprendessimo questo principio architettonico, la nostra fede si farebbe più matura. Quando Gesù rimanda indietro il funzionario, assicurandogli il suo “intervento”, quindi dandogli la parola che il figlio avrebbe riacquistato il dono della vita, quell’uomo non obietta, si rimette in cammino, fiducioso nella parola data da Gesù. Quel notabile del re, insieme a tutta la sua famiglia, non ha creduto per essere riuscito a portare personalmente Gesù a casa sua perché toccasse il figlio ormai moribondo, ma per la parola data. Gesù è uno di parola, ma è, soprattutto, la Parola. Ci facciamo caso, quando durante l’Eucaristia, il sacerdote ci presenta “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”? Come rispondiamo dall’assemblea? “O Signore, non son degno di partecipare alla tua mensa: ma dì soltanto una parola ed io sarò salvato.” “Dì soltanto una parola”. È un immenso atto di fede che noi esprimiamo in quel momento. L’evangelista precisa che fiducioso della parola di Gesù, il funzionario si mise in cammino. La Parola non solo sostiene i nostri passi, ma li orienta nella giusta direzione, dà un nuovo impulso e una nuova forza al nostro peregrinare quotidiano, immette nella giusta corsia. Fidarci della parola di Dio, è questo l’esercizio che vorremo attivare oggi, per imparare a percepire una presenza, quella di Dio, non fatta di mille e assordanti parole, ma di una sola parola, ma un di una sola parola vitale, creativa.
PREGHIERA
Sei tu, Signore, la mia speranza, la mia fiducia fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno, dal seno di mia madre tu sei il mio sostegno;
a te la mia lode senza fine.
Sono parso a molti quasi un prodigio: eri tu il mio rifugio sicuro.
Della tua lode è piena la mia bocca, della tua gloria, tutto il giorno.
Salmo 70
24 Marzo, Martedì
Quarta settimana di quaresima
Vuoi guarire? (Gv 5,6)
Gesù è diretto al tempio di Gerusalemme ma qualcuno cattura la sua attenzione: è un povero paralitico che non ha nessuno che lo aiuti, che si prenda cura di lui, che gli mostri un po’ attenzione e gli trasmetta un po’ di calore affettivo. Quell’uomo è vittima dell’indifferenza, eppure, è alle porte del grande tempio di Gerusalemme, un luogo di preghiera, ma tutti son troppo impegnati e presi dalla preghiera e dall’importanza della festa, dimenticando il calore del cuore: entrano nel tempio con un cuore raffreddato. Il Maestro di Nazareth guarisce il paralitico dall’indifferenza della gente, dall’isolamento affettivo, dal perbenismo religioso. L’atteggiamento di Gesù oggi ci sprona ad una seria riflessione. Quante volte incontriamo qualcuno dietro la porta della nostre chiese, mentre con la mano tesa chiedono l’elemosina. Come ci comportiamo? Non ci chiedono soltanto qualche spicciolo di troppo che ingombrano le nostre tasche, ma ci chiedono di parlare, si aspettano con piacere un nostro saluto, magari si aspettano che chiediamo: “Come stai? Come ti chiami? Di cosa hai realmente bisogno? Da dove vieni?” il primo gesto d’amore è l’attenzione, il calore umano, la vicinanza, uno sguardo rassicurante, un saluto, una stretta di mano. Se i poveri stanno fuori la porta della chiesa, non devono restare fuori il portone del nostro cuore.
PREGHIERA
Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore, ascoltino gli umili e si rallegrino.
Celebrate con me il Signore, esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore e mi ha risposto e da ogni timore mi ha liberato.
Guardate a lui e sarete raggianti, non saranno confusi i vostri volti.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo libera da tutte le sue angosce.
Salmo 33
25 Marzo, Mercoledì
Quarta settimana di quaresima
Solennità dell’annunciazione del signore alla donna di Nazareth
Rallegrati, piena di grazia: il signore è con te(Lc 1,28)
La fede di Maria è attiva, generativa, dialogante, fatto di discernimento alla luce di una Parola che cerca sempre più di interiorizzare. Maria genera Gesù perché ha fede: è la fede che fa generare il cristiano. La generazione di una nuova creatura avviene se c’è una relazione d’amore, un dialogo, un rapporto di intimità profonda. La fede è il frutto di un rapporto costante e dialogico con Dio. Ecco perché Maria dirà: “Avvenga di me secondo la tua parola”. Maria si ascia fecondare dalla profondità della Parola. La festa dell’Annunciazione si sposa perfettamente con il lungo tempo quaresimale. Infatti, la Quaresima ci abilita a riscoprire una preghiera che è frutto della Parola di Dio (“Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”). Non si può pretendere di avere fede procurandosela da soli, ma soltanto attingendo dalla Parola di Dio, che orienta,illumina, guida, genera. Il cristiano deve ogni giorno attingere dalla Parola del Signore, ogni giorno deve trovare il tempo di riservare qualche minuto di dialogo con Dio, mettendosi in ascolto della Parola contenuta nella Sacra Scrittura. Solo se vivremo questo rapporto intimo di amore con la Parola, la nostra fede sarà robusta, costruttiva, generativa, fondata. Altrimenti, ad ogni piccola tempesta, vacilliamo come niente.
Al mattino sarà portato per le vie del paese il quadro della Madonna della Costa
Alla sera il parroco celebrerà la Santa Messa alle 19 al Santuario con l’atto di affidamento alla Vergine
26 Marzo, Giovedì
Quarta settimana di quaresima
Gesù disse ai Giudei: “se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera” (Gv 5, 31-34)
La testimonianza è la parola d’ordine per la riflessione di oggi. Non c’è fede senza testimonianza. Anzi, la testimonianza è la prova del nove della fede, perché la concretizza, la rende visibile, la traduce nella realtà della vita. La vita di Gesù è la testimonianza vera e concreta della presenza di Dio ma Gesù associa il termine “testimonianza” alla Scrittura, ovvero alla Parola. Dunque, la Parola di Dio, contenuta nelle Sacre Scritture, è la testimonianza concreta della sua presenza. Spesso noi pensiamo di dover cercare Dio in chissà quali prodigi artificiosi, senza accorgerci che è accanto a noi nella Parola. È necessario ricordare che dobbiamo imparare di più a familiarizzare con la Parola di Dio, che ci porta, gradualmente, a scoprire il vero volto di Dio. Familiarizzare con la Parola, vuol dire per noi, conoscere Dio, familiarizzare con Lui, stabilire, di volta in volta, di giorno in giorno, un contatto sempre più intimo con lui, percepirlo Padre. Dio non è nei miracoli, non è nelle visioni mistiche, non è nell’astrazione dei nostri concetti, ma è nella sua Parola. Non è mai abbastanza, allora, chiedersi quale tipo di rapporto abbiamo con la Parola: quante volte ci accostiamo alle Scritture? Quanto impegno ci mettiamo per approfondire la Parola di Dio? Quanto tempo dedichiamo ogni giorno all’ascolto orate della Parola? Che posto occupa nella vita di ciascuno di noi la Parola del Signore?
PREGHIERA
Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Custodendo le tue parole.
Con tutto il cuore ti cerco: non farmi deviare dai tuoi precetti.
Conservo nel cuore le tue parole per non offenderti con il peccato.
Benedetto sei tu, Signore; mostrami il tuo volere.
Salmo 55
27 Marzo, Venerdì
Quarta settimana di quaresima
Nessuno riuscì a mettergli le mani su di lui (Gb 7, 30)
Se oggi nessuno riesce a mettergli le mani addosso, perché sfugge, tra non molto assisteremo alla tragica scena dei soldati che lo arresteranno, lo spoglieranno e lo crocifiggeranno. Mettere le mani su Gesù, per catturarlo, farlo rientrare nei nostri schemi, tirarlo per la tunica, perché assecondi i nostri capricci, imprigionarlo nei nostri ragionamenti “terra terra”, incastrarlo nelle nostre logiche meschine e ambigue. Ma Gesù ci sfugge, non si lascia catturare dalle nostre logiche, non si fa prendere e trascinare dai nostri ragionamenti, non si immischia negli affari inutili e di complotto, non ci sta al gioco della complicità pur di stare dalla nostra parte. Ci sfugge. Lui si lascia prendere solo per amore. Gesù si immischia solo per amore e nella libertà. Per questo, si lascerà inchiodare sul legno della croce. Quando si consegnerà ai soldati lo farà di sua spontanea volontà, sapendo di dover raggiungere la vetta della croce per fare un “salto d’amore” e raggiungerci nella nostra debolezza. Solo allora si farà prendere.
PREGHIERA
Io t'invoco, mio Dio: dammi risposta;
porgi l'orecchio, ascolta la mia voce, mostrami i prodigi del tuo amore:
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.
Custodiscimi come pupilla degli occhi, proteggimi all'ombra delle tue ali,
di fronte agli empi che mi opprimono, ai nemici che mi accerchiano.
Essi hanno chiuso il loro cuore, le loro bocche parlano con arroganza.
Salmo 16
28 Marzo, Sabato
Quarta settimana di quaresima
Tra la gente nacque un dissenso Riguardo a Gesù (Gv 7, 43)
Il dibattito si fa serio e coinvolgente: tutti parlano di Gesù, i notabili si radunano per capire come fare per fermarlo, la gente è divisa, c’è chi lo segue echi lo calunnia facendo la spia. Intorno alla persona di Gesù si crea un dissenso generale: ciò che Gesù dice non può essere accettato perché parla di un Dio troppo vicino all’uomo. Gesù si allontana, preferisce stare con i suoi discepoli in luoghi di pace e di silenzio. I ragionamenti dei Giudei non gli appartengono e, se proprio deve lasciarsi catturare, deve essere una sua scelta, perché il tutto non deve essere dettato dal bisogno di farlo fuori per le sue teorie su Dio, quanto di lasciarsi inchiodare sulla croce per un bisogno d’amore. Questo atteggiamento di mitezza e di libertà interiore, ci fa venire in mente la testimonianza di tanti missionari martiri: questi uomini e donne che hanno donato la vita per il Vangelo, seguendo le orme della mitezza e della oblatività espressa da Gesù. Charles de Foucauld, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Oscar Arnulfo Romero, Michal Tomaszek, Zbigniew Strzalkowski, Pino Puglisi, Peppe Diana, Andrea Santoro, Helena Kmie, suor Leonella Sgorbati…soltanto per fare dei nomi tra i più contemporanei. “Non esiste l’amore a puntate, l’amore a porzioni. L’amore è totale e quando si ama, si ama fino all’estremo”, ripete Papa Francesco. Gesù ci insegna l’arte della mitezza: solo la mitezza conduce a saper donare la propria vita per lui, per la causa del Vangelo, di un Vangelo che parla di un Dio che è Padre, di un Padre che ama, di un amore che non conosce confini umani, di un’umanità redenta. Avere il coraggio di essere cristiani, di proclamare la paternità dell’Onnipotente, senza la paura di essere incompresi. Se la nostra testimonianza di fede è vera e audace, anche a costo del “martirio bianco”, quello quotidiano, noi stiamo soltanto amando, stiamo donando tutta la nostra vita. Non può esistere una fede senza vita donata. Come hanno saputo fare i tanti martiri.
PREGHIERA
ALLA MADONNA DELLA COSTA
O Madre di Gesù e Madre nostra, Maria,
Tu hai scelto anche la terra di Cavenago
per manifestare
– col prodigio in favore di un’umile fanciulla e con i doni celesti elargiti lungo i secoli –
la tua premurosa tenerezza
verso le sofferenze umane.
Con il tuo dolce sguardo,
dalla cara immagine,
incoraggi chi t’invoca:
ti prego, ottienimi anzitutto un fervido amore
per il tuo Figlio divino
e costante volontà di vivere
secondo il suo Vangelo;
poi impetrami la grazia che ora fiducioso ti domando…
(si affida alla Vergine la grazia che sta’ a cuore)