
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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Domenica 14 marzo
IV di Quaresima anno B – in Laetare
Ore 09.30 CAVENAGO: S. Messa per i ragazzi della catechesi al termine preghiera a San Giuseppe
Int. Pro populo.
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa al termine preghiera a San Giuseppe
Int. Galletta Angelo.
Ore 16.45 CAVENAGO: Esposizione del Santissimo Sacramento
Ore 17.00 CAVENAGO: Canto del Vespro e Benedizione Eucaristica
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa al termine preghiera a San Giuseppe
Int. Ambrogia Zighetti; Branca Nella; Bonizzoni Agostino (f. c. dalla classe 1942); Corrù Luigi (Giot) e Fam. Bravi; Zighetti Tina (f.c. dal gruppo carnevale); De Angeli Felice; Severina Bracchi
Lunedì 15 marzo
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa al termine preghiera a San Giuseppe
Int. Maffoni Renato; Tinelli Carlo e Luigia
Martedì 16 marzo
Ore 15.15 CAVIAGA: Via Crucis
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Messa al termine preghiera a San Giuseppe
Int……………………
Mercoledì 17 marzo
Ore 15 – 15.45 CAVENAGO: Adorazione Eucaristica
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa al termine preghiera a San Giuseppe
Int. Giupponi Giuseppe (anniv.); Donati Teresa in Fortini, Forti Angelo (anniv.); Marazzi Luigi; Barigelli Emma.
Giovedì 18 marzo
Ore 9 - 9.45 SANTUARIO: Lodi e Adorazione Eucaristica per le vocazioni
Dalle 10 Ritiro Spirituale del clero del Vicariato di San Martino
Ore 16.00 CAVIAGA: apertura della chiesa, preghiera del Rosario e affidamento a San Giuseppe
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa alla Frazione della Persia, nei Primi Vespri di San Giuseppe
Int. Pro vivis; Per le vocazioni sacerdotali (f. c. dalla Pro Sacerdotio); Ad onore di San Giuseppe; Grossi Giovanna, Malusardi Rosa; Franco Perini, Grossi Gianpaolo e Cerri Luigia, Def. Fam. D’Arpino, Tacconi, Quaranta, Scartabellati, Longari, Don Alessandro.
Ore 20.30 – 21.30 CAVENAGO: Primi Vespri e Adorazione Eucaristica per le vocazioni
Venerdì 19 marzo
Solennità di San Giuseppe
Dal Martirologio Romano: Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.
Ore 10.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Pino e Luigi; Sambusida Giuseppe; Strepponi Renato; Corrù Antonio;Pancotti Francesco e Maggi Giuseppe; Caobianco Giuseppe.
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Messa
Int:……………………………
Ore 20.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Lazzari Nino, Zighetti Angelo; Corrù Pino; Cabrini Francesco; Forti Angelo, Crispini Mario, Cagni Giuseppa; Doldi Paolo, Alfredo, Cosimo; Bossi Angelo; Pino Lanzani.
Sabato 20 marzo
Ore 9.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Foletti Pasquale, Rosa e Famiglia; Vistarini Antonia (anniv.); Cardinali Piero, Piera e Gabriele; Cabrini Giuseppina; Peccenati Pinuccia, Lanzani Lino, Leggeri Domenico.
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa (prefestiva)
Int. Cernuschi Pietro e Giuseppina; Polenghi Maria Grazia, Boriani Luigi e Mastroni Giulia; Giupponi Giuseppe, Maria, Angela; Def. Fam. Vistarini e Fontana.
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa (prefestiva)
Int. Defunti Famiglia Maraboli Giovanni, Rosa; Angelo Bossi (f. c. da Simone Zighetti); Cavenaghi Valter (f.c. dalle amiche di Paola); Grandi Giuseppe e Bonvini Maria.
Domenica 21 marzo
V di Quaresima anno B
Ore 9.30 CAVENAGO: S. Messa per i ragazzi della catechesi
Int. Pro populo.
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Cisari Mario, Luigi, Cattaneo Angela; Lattuada Angelo (f.c. da 3 amici classe 1941)
Ore 16.45 CAVENAGO: Esposizione del Santissimo Sacramento
Ore 17.00 CAVENAGO: Canto del Vespro e Benedizione Eucaristica
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Bonazzi Francesco, Maria, Giovanni, Antoniazzi Carolina; Branca Nella (f. c. dai nipoti di Milano); Agostino Bonizzoni; Severina Bracchi.
ESEQUIE
Nei giorni scorsi abbiamo celebrato le esequie di Anna Marisa Ciccarelli e di Carmela Stracuzzi, porgiamo alle famiglie le nostre condoglianze e assicuriamo la preghiera di suffragio.
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia di Cavenago: N.N. 50 €; dalla visita agli ammalati 60 €; N.N. 10€; N.N. 10€
Dalla vendita delle arance e dei fiori: 125 € + 413 €
per i vetri alla cappella del Crocifisso: 50 €
Per il tetto: N.N. 5.000 €; in ricordo di Santa Corrù il fratello, i cognati e i nipoti offrono 220 €; N.N. 200 €; in memoria di Angelo Lattuada, alcuni amici offrono 20 €;
Pro Parrocchia di Caviaga: Francesco Boriani offre alla Parrocchia il corrispettivo Iva dei lavori che ha eseguito pari a 2.500 €; dalla cassettina presso la Panetteria 40 €; per i candelieri di San Giuseppe: dalla cassetta 1 € + una famiglia offre per un candeliere 140 €;
Dalla vendita delle arance e dei fiori: 70 € + 92 €
Pro bollettino: 5 €
SPESE SOSTENUTE
Parrocchia di Caviaga: pagati lavori al protiro della chiesa 1.220 €;
CARITAS PARROCCHIALE
Abbiamo bisogno di: PASTA. Grazie a chi potrà e vorrà aiutare! I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago.
Grazie ad una ricamatrice che ha confezionato alcuni lini per il tabernacolo della Parrocchia di Cavenago; grazie ai fedeli della Persia per aver preparato la chiesa in occasione del mese di San Giuseppe; grazie ad una famiglia che ha donato del materiale igienizzante per le chiese e ad un’altra che ha donato i detersivi per le pulizie;
José Sánchez del Río un ragazzo martire di 90 anni fa
Tratto da: Note di Pastorale Giovanile 2020-07-77
Quando pensiamo ai santi martiri, il nostro pensiero corre solitamente alle persecuzioni dei cristiani da parte degli imperatori romani, ma i santi martiri ci sono sempre stati e ci sono tuttora. E anche fra i giovani, anzi fra i giovanissimi, come per esempio il quattordicenne messicano José Sánchez del Río. Dio chiama alla santità a tutte le età, ieri come oggi, in tutte le parti del mondo.
La persecuzione
Dal 1926 al 1929 in Messico scoppiò la cosiddetta "persecuzione religiosa". Il presidente della Repubblica, Plutarco Elías Calles, volle applicare gli articoli anticlericali della Costituzione del 1917, che si riferivano in particolare al controllo sui sacerdoti e chiese cattolici. L'episcopato messicano rispose ordinando che tutte le chiese fossero chiuse e pochi giorni prima della loro chiusura milioni di persone ne approfittarono per confessarsi, comunicarsi, battezzare i bambini, celebrare i matrimoni. Alcuni messicani più impegnati socialmente organizzarono boicottaggi e altri mezzi pacifici per costringere il governo a ritirare la legge "Calles". I più determinati invece si organizzarono in forma di guerriglie: vennero chiamati ‘cristeros’ perché combattevano per la causa di Cristo. Benché la maggior parte dei vescovi e dei sacerdoti non approvasse i loro metodi violenti, molti vescovi furono esiliati e molti preti e laici innocenti subirono il martirio, accusati ingiustamente di aver sostenuto i “cristeros”.
Una decisione eroica
In questo contesto si comprende la storia di José Sánchez del Río, detto “Joselito” nato il 28 marzo 1913 a Sahuayo, cittadina dello stato di Michoacán. Quando fu decretata la sospensione del culto pubblico, Joselito aveva 13 anni e mezzo. Come tanti altri, suo fratello Miguel decise di imbracciare le armi per difendere la causa di Cristo e della sua Chiesa. Joselito, vedendo la scelta coraggiosa di suo fratello, chiese ai suoi genitori il permesso di arruolarsi negli stessi ranghi dei “cristeros”. Alla mamma che si opponeva rispose: "Mamma, non è mai stato così facile guadagnare il paradiso come adesso, e non voglio perdere l'occasione". La madre gli concesse il permesso a condizione che il capo del “cristeros” di Michoacán lo accettasse. José allora gli scrisse, ma ovviamente la risposta fu negativa. Il ragazzo insistette chiedendogli di ammetterlo almeno come assistente.
Un pellegrinaggio e la grazia di morire martire
In occasione del pellegrinaggio a Guadalajara da parte della sua famiglia, José visitò la tomba dell'avvocato Anacleto González Flores, un coraggioso cattolico combattente pacifico per la libertà della Chiesa e martirizzato nel 1927. Su quella tomba il ragazzo chiese a Dio la grazia di morire come Anacleto in difesa della fede cattolica. Durante il pellegrinaggio rinnovò la decisione di unirsi ai “cristeros”, implorando nuovamente il consenso dei genitori. Dopo tanti rifiuti, cedettero alle insistenze del ragazzo. Lo lasciarono partire non prima di averlo benedetto.
Offerta della vita per un “cristero”
Joselito servì i “cristeros” - che inizialmente si erano rifiutatati di accettarlo per la giovane età - come portabandiera dell'immagine della Vergine di Guadalupe, senza prendere mai parte attiva agli scontri armati. Nell’accampamento Joselito conquistò l'affetto e stima dei suoi compagni che lo soprannominarono "Tarcisio" (il famoso piccolo martire di Roma ucciso per difendere la santa eucaristia). La sua gioia rendeva allegri i momenti tristi dei “cristeros” e tutti ammiravano la sua bontà, generosità, coraggio. Di notte dirigeva il Santo Rosario e incoraggiava le truppe a difendere la loro fede. Il 5 febbraio 1928, durante uno scontro, vicino a Cotija, tra le truppe governative e i “cristeros”, uccisero il cavallo del capo cristero Luis Guízar Morfín. Joselito scese dal proprio cavallo e in un gesto eroico per evitare che il capo fosse fatto prigioniero, glielo offrì dicendo: "mio generale, prenda il mio cavallo e si metta in salvo; lei è più necessario di me per la causa della nostra fede.” In questo modo Guízar Morfín riuscì a fuggire, ma il giovane fu catturato insieme al suo amico Lazaro. Portato davanti al generale callista venne redarguito per aver combattuto contro il governo, ma visto il suo coraggio gli si propose di arruolarsi con loro: “Mai, mai! Piuttosto morto! – rispose al generale – Non voglio unirmi ai nemici di Cristo Re! Io sono vostro nemico! Uccidetemi!”. Il generale lo fece rinchiudere in una gabbia buia e puzzolente della prigione di Cotija. Da là Joselito scrisse a sua madre in questi termini: “Cotija, 6 febbraio 1928. Mia cara madre: sono stato fatto prigioniero in combattimento in questo giorno. Penso che morirò, ma non importa, mamma. Rassegnati alla volontà di Dio. Non preoccuparti della mia morte... fai la volontà di Dio, abbi coraggio e inviami la benedizione insieme a quella di mio padre...”.
Imprigionato nel luogo del battesimo
Fu poi rinchiuso nel battistero della chiesa di Santiago Apostolo a Sahuayo, convertita in prigione e stalle delle truppe governative. Joselito mai avrebbe immaginato di essere imprigionato nel luogo dove era stato battezzato e fatto figlio di Dio! Il tabernacolo e il presbiterio erano trasformati in un pollaio dove venivano addestrati i galli da combattimento del governatore. Dinanzi a questa profanazione Joselito “reagì fortemente uccidendo i galli senza paura delle minacce di morte”. Al carceriere disse: “La casa di Dio è per la preghiera, non per essere utilizzata come stalla per gli animali. Sono disposto a tutto. Puoi spararmi. In questo modo mi troverò subito alla presenza di Dio e potrò chiedergli di convertirti.”
Una fede senza paura
Chi disobbediva alle leggi rimesse in vigore e professava la propria fede era imprigionato e poi giustiziato. Ci può lasciare perplessi il fatto che un ragazzino come Joselito avesse tanta chiarezza di ciò che accadeva e tanto coraggio per fare scelte così pericolose; ma bisogna sapere che pur in un contesto così ostile Joselito andava al catechismo, si distingueva per il suo impegno nelle varie attività parrocchiali, si accostava ai sacramenti quando poteva, giacché il culto pubblico era proibito, mettendo a rischio la vita. Era cresciuto in un ambiente religioso e ogni giorno recitava il rosario in famiglia. Cercava, come tutti i ragazzi, un modello in cui identificarsi e un ideale che desse orizzonte e fondamento alla vita. Lo trovò in Cristo. Il suo maggior desiderio fu di darsi totalmente a favore della Chiesa oltraggiata e perseguitata.
Il padrino di prima comunione lo fa assassinare
Il padrino di prima comunione di Joselito era Rafael Picazo Sánchez, parente e amico di famiglia. Chi avrebbe detto che sarebbe stato proprio lui ad ordinare di uccidere il suo figlioccio? All'inizio invero Picazo non voleva ucciderlo e gli fece diverse allettanti proposte per fargli rinnegare la fede. Gli offrì di iscriverlo alla prestigiosa scuola militare del regime e persino di inviarlo negli Stati Uniti. Joselito rifiutò. Allora Picazo chiese alla famiglia la somma di 5 mila pesos d'oro per il riscatto. Il padre accettò e raccolse la grande quantità di denaro, ma Joselito gli chiese di non pagare perché aveva già offerto la sua vita a Dio.
Il martirio
Il 10 febbraio 1928, verso le ore 18, i soldati lo condussero fuori della chiesa e lo portarono al quartier generale del Rifugio. Gli spellarono i piedi con un coltello e mentre lo percuotevano lo fecero camminare fino al cimitero, pensando di farlo apostatare con tali sevizie. Non ci riuscirono. Mentre camminava gridava “Osanna a Cristo Re e a Santa Maria di Guadalupe”. Giunto al cimitero, chiese quale fosse la sua tomba, e con un tratto ammirevole di eroismo si fermò sul bordo della fossa stessa, per risparmiare ai suoi carnefici la fatica di trasportare il corpo. Il capo dei soldati ordinò di ucciderlo a pugnalate per evitare il secco rumore degli spari. Ad ogni pugnalata, José gridava: "Viva Cristo Rey!", "Viva Santa María de Guadalupe!". Alla richiesta di mandare un ultimo saluto ai genitori, rispose: "Dite loro che ci vedremo in paradiso. Viva Cristo Rey! Viva Santa María de Guadalupe!". Colpito due volte alla testa da pallottole, il ragazzo cadde riverso nella tomba, inondato di sangue. Erano le 23,30 del 10 febbraio 1928. Erano passati solo cinque giorni della sua cattura sul campo di battaglia in difesa della fede. Senza una bara e senza un lenzuolo, il suo corpo venne coperto da palate di terra, fino a quando, anni dopo, i suoi resti furono esumati e sepolti nelle catacombe del tempio espiatorio del Sacro Cuore di Gesù. Attualmente riposano nel tempio parrocchiale di Santiago Apostolo, a Sahuayo (Michoacán). Fu beatificato il 20 novembre 2005. Canonizzato dal papa Francesco il 16 ottobre 2016. José Sánchez del Río: un ragazzo santo, un ragazzo martire che ha ancora molto da dire ai ragazzi e ai giovani di oggi.
QUARTA SETTIMANA DI QUARESIMA
TRATTO DA: IN CAMMINO VERSO GERUSALEMME. VIVERE LA QUARESIME CON PAPA FRANCESCO
Davanti al Crocifisso di casa, accendete un cero e raccoglietevi in preghiera. (si può fare prima di cena oppure in un momento in cui tutti siano presenti; se qualcuno manca o non vuole esserci, tu rendilo presente nel cuore e prega per lui).
Lunedì, 15 Marzo 2021
Il Signore ci può cambiare. A questo punto viene spontaneo chiedersi: che cosa devo fare? La risposta è chiara: «Credere, credere che il Signore può cambiarmi, che lui può». Esattamente ciò che ha fatto quel funzionario del re che aveva un figlio malato a Cafàrnao, come racconta Giovanni nel suo Vangelo (4, 43-54). Quell’uomo, si legge, a Gesù «chiedeva di scendere a guarire suo figlio, perché stava per morire». E Gesù gli risponde: «Va’, tuo figlio vive!». Dunque quel padre «credette alla parola che Gesù gli aveva detto e si mise in cammino: credette, credette che Gesù aveva il potere di guarire il suo bambino. E ha avuto ragione». La fede è dare spazio a questo amore di Dio; è fare spazio alla potenza, al potere di Dio, al potere di uno che mi ama, che è innamorato di me e che desidera la gioia con me. Questa è la fede. Questo è credere: è fare spazio al Signore perché venga e mi cambi. È curioso: questo è stato il secondo miracolo che Gesù ha fatto. E lo ha fatto nello stesso posto nel quale aveva fatto il primo, a Cana di Galilea. Il Signore può cambiarci, vuole cambiarci, ama cambiarci. E questo, per amore. A noi chiede soltanto la nostra fede: cioè, dare spazio al suo amore perché possa agire e fare un cambiamento di vita in noi.
Meditazione mattutina, 16 marzo 2015
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…
Impegno
In questa giornata recita il Santo Rosario, o almeno una decina e affidando alla Vergine quanti abbiamo nel cuore.
Martedì, 16 Marzo 2021
L’acqua torna nel vangelo di Giovanni (5, 1-16) dove si narra di una piscina — «in ebraico si chiamava betzaetà» — caratterizzata da cinque portici, sotto i quali giaceva un gran numero di infermi: ciechi, zoppi e paralitici. In quel luogo, infatti, c’era una tradizione secondo la quale di volta in volta, scendeva dal cielo un angelo a muovere le acque, e gli infermi che si buttavano lì in quel momento venivano risanati. Questa storia avviene tante volte nella vita: un uomo — una donna — che si sente malato nell’anima, triste, che ha fatto tanti sbagli nella vita, a un certo momento sente che le acque si muovono, c’è lo Spirito Santo che muove qualcosa; o sente una parola. E reagisce: «Io vorrei andare!». Così prende coraggio e va. Ma quell’uomo quante volte oggi nelle comunità cristiane trova le porte chiuse. Forse si sente dire: «Tu non puoi, no, tu non puoi; tu hai sbagliato qui e non puoi. Se vuoi venire, vieni alla messa domenica, ma rimani lì, ma non fare di più». Succede così che quello che fa lo Spirito Santo nel cuore delle persone, i cristiani con psicologia di dottori della legge distruggono.
Meditazione mattutina, 17 marzo 2015
Angelo di Dio…
PREGHIERA A SAN MICHELE
San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo dòmini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen.
Impegno
Oggi a pranzo o a cena in famiglia, lascia da parte il cellulare e tieni spenta le tv, così puoi dialogare coi tuoi cari.
Mercoledì, 17 Marzo 2021
Quando noi non ci fermiamo per ascoltare la voce del Signore finiamo per allontanarci, ci allontaniamo da lui, voltiamo le spalle. Un atteggiamento che porta delle conseguenze: se non si ascolta la voce del Signore, si ascoltano altre voci. E di tanto chiuderci le orecchie, diventiamo sordi: sordi alla parola di Dio. Nessuno può chiamarsi fuori da questa situazione: tutti noi, se oggi ci fermiamo un po’ e guardiamo il nostro cuore, vedremo quante volte — quante volte! — abbiamo chiuso le orecchie e quante volte siamo diventati sordi. Cosa comporta tale sordità? Quando un popolo, una comunità, ma diciamo anche una comunità cristiana, una parrocchia, una diocesi chiude le orecchie e diventa sorda alla parola del Signore, cerca altre voci, altri signori e va a finire con gli idoli, gli idoli che il mondo, la mondanità, la società gli offrono. Ci si allontana, cioè, dal Dio vivo. Ognuno di noi oggi può chiedersi: “Mi fermo per ascoltare la parola di Dio, prendo la Bibbia in mano, e mi sta parlando?”; e ancora: “Il mio cuore si è indurito? Mi sono allontanato dal Signore? Ho perso la fedeltà al Signore e vivo con gli idoli che mi offre la mondanità di ogni giorno? Ho perso la gioia dello stupore del primo incontro con Gesù?”.
Meditazione mattutina, 23 marzo 2017
Preghiera a san Giuseppe
Ave o Giuseppe uomo giusto, Sposo verginale di Maria e padre davidico del Messia; Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il Figlio di Dio che a Te fu affidato: Gesù. San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, e soccorrici nell'ora della nostra morte. Amen.
Impegno
Se puoi aiuta chi è in difficoltà, offri qualche alimento per il cesto della Caritas, fai digiuno degli occhi dalle cose superflue e dalle immagini inutili.
Giovedì, 18 Marzo 2021
Gesù ha detto che Giovanni era la lampada. Però lui era la lampada ma non la luce, la fiaccola che indicava dov’era la luce, lampada che indica dov’è la luce, dà testimonianza della luce. Allo stesso modo, Giovanni era la voce, tant’è che egli stesso dice di sé: “Io sono la voce che grida nel deserto”. Però non era la Parola, infatti lui era la voce ma che dà testimonianza della Parola, indica la Parola, il Verbo di Dio. Lui è soltanto voce. E così il Battista che era il predicatore della penitenza dice chiaramente: «Dopo di me viene un altro che è più forte di me, è più grande di me, al quale non sono degno di allacciare i calzari. E questo vi battezzerà in fuoco e Spirito Santo. Riassumendo: Lampada che indica la luce, voce che indica la Parola, predicatore di penitenza e battezzatore che indica il vero battezzatore in Spirito Santo. Giovanni è il provvisorio e Gesù è il definitivo. Giovanni è il provvisorio che indica il definitivo. Perciò Giovanni è grande, perché sempre si lascia da parte. Lui è grande perché è umile e prende la strada di abbassarsi, di annientarsi, la stessa che prenderà Gesù dopo. E anche in questo offre una grande testimonianza: apre quella strada dell’annientamento, dello svuotarsi di sé stesso che fu poi anche di Gesù. Un ruolo che il Battista incarnò, si potrebbe dire, anche fisicamente: ai discepoli, ai propri discepoli, una volta che passava Gesù indicava con il dito: «Quello è l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo. Quello, non io, quello». E, di fronte all’insistenza dei capi, del popolo, dei dottori Giovanni ribadiva sempre: «È necessario che Lui cresca, a Lui tocca crescere, a me diminuire». Nell’umiltà è la grandezza di Giovanni. Tant’è che egli diminuisce, si annienta, fino alla fine: nell’oscuro di una cella, in carcere, decapitato, per il capriccio di una ballerina, l’invidia di un’adultera e la debolezza di un ubriaco.
Meditazione mattutina, 16 dicembre 2016
Preghiera a san Giuseppe
Ave o Giuseppe uomo giusto, Sposo verginale di Maria e padre davidico del Messia; Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il Figlio di Dio che a Te fu affidato: Gesù. San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, e soccorrici nell'ora della nostra morte. Amen.
Venerdì, 19 Marzo 2021, solennità di San Giuseppe
Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa (...)
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore. (Mt 1, 20-24)
Oggi, nel bel mezzo del cammino quaresimale, la liturgia ci offre la gioia di guardare l'esempio di San Giuseppe. È bello, che proprio in pieno tempo quaresimale, noi guardiamo a chi può stimolarci maggiormente in un cammino di fede che tende alla maturità. Giuseppe di Nazareth è l'icona del cristiano che vive una vita protesa, del credente che si lascia lavorare dallo Spirito Santo, del battezzato che adempie la sua vocazione con fedeltà e nel silenzio di una vita impegnata all'obbedienza attiva verso Dio. Non è stato facile il cammino di fede di San Giuseppe. Giuseppe è uno che avuto la testa sulle spalle e i piedi per terra. Ma il cuore immerso nell'infinito di Dio. Proprio perché ha avuto la testa sulle spalle e i piedi per terra, lo sposo di Maria ha avuto qualche attimo di titubanza circa il progetto di Dio: è come se avesse avuto la tentazione di desistere, di rifiutare, di non sottoscrivere quel progetto. Ma proprio perché il suo cuore era immerso nell'infinito di Dio, Giuseppe ha saputo fare discernimento: alla fine, ha fatto spazio a Dio e alla sua volontà prendendo con sé Maria. Ecco, Giuseppe ci insegna a saper fare discernimento, a saper scegliere bene, a saper soppesare in modo equilibrato tra i nostri progetti e il progetto di Dio. Il falegname di Nazareth ci dice che non è facile accettare subito il volere del Padre, ma ci dice anche, che se lo accetti, la tua vita è condotta da lui, non hai nulla da temere, sei in mani sicure.
Una preghiera per il tuo papà, una visita in chiesa davanti alla statua di San Giuseppe
Sabato, 20 Marzo 2021
Alcuni sono entusiasti e dicono che è davvero il profeta (v. 40). Qualcuno addirittura afferma: «Costui è il Cristo!» (v. 41). Ma altri si oppongono perché – dicono – il Messia non viene dalla Galilea, ma dalla stirpe di Davide, da Betlemme; e così, senza saperlo, confermano proprio l’identità di Gesù. I capi dei sacerdoti avevano mandato delle guardie per arrestarlo, come si fa nelle dittature, ma queste ritornano a mani vuote e dicono: «Mai un uomo ha parlato così!» (v. 45). Ecco la voce della verità, che risuona in quegli uomini semplici. La parola del Signore, ieri come oggi, provoca sempre una divisione: la parola di Dio divide, sempre! Provoca una divisione tra chi la accoglie e chi la rifiuta. A volte un contrasto interiore si accende anche nel nostro cuore; questo accade quando avvertiamo il fascino, la bellezza e la verità delle parole di Gesù, ma nello stesso tempo le respingiamo perché ci mettono in discussione, ci mettono in difficoltà e ci costa troppo osservarle. La parola di Cristo è potente: non ha la potenza del mondo, ma quella di Dio, che è forte nell’umiltà, anche nella debolezza. La sua potenza è quella dell’amore: questa è la potenza della parola di Dio! Un amore che non conosce confini, un amore che ci fa amare gli altri prima di noi stessi. La parola di Gesù, il santo Vangelo, insegna che i veri beati sono i poveri in spirito, i non violenti, i miti, gli operatori di pace e di giustizia. Questa è la forza che cambia il mondo! Questa è la parola che dà forza ed è capace di cambiare il mondo. Non c’è un’altra strada per cambiare il mondo.
Omelia, Piazza del plebiscito, Napoli, 21 marzo 2015
Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…
Impegno
La vista al Santuario della Madonna della Costa, oppure raccogliersi in preghiera e affidarsi all’intercessione di Maria.
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 14 al 21 marzo 2021