
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 58ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
San Giuseppe: il sogno della vocazione
Cari fratelli e sorelle!
Lo scorso 8 dicembre, in occasione del 150° anniversario della dichiarazione di San Giuseppe quale Patrono della Chiesa universale, è iniziato lo speciale Anno a lui dedicato (cfr Decreto della Penitenzieria Apostolica, 8 dicembre 2020). Da parte mia, ho scritto la Lettera apostolica Patris corde, allo scopo di «accrescere l’amore verso questo grande Santo». Si tratta infatti di una figura straordinaria, al tempo stesso «tanto vicina alla condizione umana di ciascuno di noi». San Giuseppe non strabiliava, non era dotato di carismi particolari, non appariva speciale agli occhi di chi lo incontrava. Non era famoso e nemmeno si faceva notare: i Vangeli non riportano nemmeno una sua parola. Eppure, attraverso la sua vita ordinaria, ha realizzato qualcosa di straordinario agli occhi di Dio.
Dio vede il cuore (cfr 1 Sam 16,7) e in San Giuseppe ha riconosciuto un cuore di padre, capace di dare e generare vita nella quotidianità. A questo tendono le vocazioni: a generare e rigenerare vite ogni giorno. Il Signore desidera plasmare cuori di padri, cuori di madri: cuori aperti, capaci di grandi slanci, generosi nel donarsi, compassionevoli nel consolare le angosce e saldi per rafforzare le speranze. Di questo hanno bisogno il sacerdozio e la vita consacrata, oggi in modo particolare, in tempi segnati da fragilità e sofferenze dovute anche alla pandemia, che ha originato incertezze e paure circa il futuro e il senso stesso della vita. San Giuseppe ci viene incontro con la sua mitezza, da Santo della porta accanto; al contempo la sua forte testimonianza può orientarci nel cammino.
San Giuseppe ci suggerisce tre parole-chiave per la vocazione di ciascuno. La prima è sogno. Tutti nella vita sognano di realizzarsi. Ed è giusto nutrire grandi attese, aspettative alte che traguardi effimeri – come il successo, il denaro e il divertimento – non riescono ad appagare. In effetti, se chiedessimo alle persone di esprimere in una sola parola il sogno della vita, non sarebbe difficile immaginare la risposta: “amore”. È l’amore a dare senso alla vita, perché ne rivela il mistero. La vita, infatti, si ha solo se si dà, si possiede davvero solo se si dona pienamente. San Giuseppe ha molto da dirci in proposito, perché, attraverso i sogni che Dio gli ha ispirato, ha fatto della sua esistenza un dono.
I Vangeli narrano quattro sogni (cfr Mt 1,20; 2,13.19.22). Erano chiamate divine, ma non furono facili da accogliere. Dopo ciascun sogno Giuseppe dovette cambiare i suoi piani e mettersi in gioco, sacrificando i propri progetti per assecondare quelli misteriosi di Dio. Egli si fidò fino in fondo. Possiamo però chiederci: “Che cos’era un sogno notturno per riporvi tanta fiducia?”. Per quanto anticamente vi si prestasse parecchia attenzione, era pur sempre poca cosa di fronte alla realtà concreta della vita. Eppure San Giuseppe si lasciò guidare dai sogni senza esitare. Perché? Perché il suo cuore era orientato a Dio, era già disposto verso di Lui. Al suo vigile “orecchio interiore” bastava un piccolo cenno per riconoscerne la voce. Ciò vale anche per le nostre chiamate: Dio non ama rivelarsi in modo spettacolare, forzando la nostra libertà. Egli ci trasmette i suoi progetti con mitezza; non ci folgora con visioni splendenti, ma si rivolge con delicatezza alla nostra interiorità, facendosi intimo a noi e parlandoci attraverso i nostri pensieri e i nostri sentimenti. E così, come fece con San Giuseppe, ci propone traguardi alti e sorprendenti.
I sogni portarono infatti Giuseppe dentro avventure che mai avrebbe immaginato. Il primo ne destabilizzò il fidanzamento, ma lo rese padre del Messia; il secondo lo fece fuggire in Egitto, ma salvò la vita della sua famiglia. Dopo il terzo, che preannunciava il ritorno in patria, il quarto gli fece ancora cambiare i piani, riportandolo a Nazaret, proprio lì dove Gesù avrebbe iniziato l’annuncio del Regno di Dio. In tutti questi stravolgimenti il coraggio di seguire la volontà di Dio si rivelò dunque vincente. Così accade nella vocazione: la chiamata divina spinge sempre a uscire, a donarsi, ad andare oltre. Non c’è fede senza rischio. Solo abbandonandosi fiduciosamente alla grazia, mettendo da parte i propri programmi e le proprie comodità, si dice davvero “sì” a Dio. E ogni “sì” porta frutto, perché aderisce a un disegno più grande, di cui scorgiamo solo dei particolari, ma che l’Artista divino conosce e porta avanti, per fare di ogni vita un capolavoro. In questo senso San Giuseppe rappresenta un’icona esemplare dell’accoglienza dei progetti di Dio. La sua è però un’accoglienza attiva: mai rinunciatario o arrendevole, egli «non è un uomo rassegnato passivamente. Il suo è un coraggioso e forte protagonismo» (Lett. ap. Patris corde, 4). Possa egli aiutare tutti, soprattutto i giovani in discernimento, a realizzare i sogni di Dio per loro; possa egli ispirare l’intraprendenza coraggiosa di dire “sì” al Signore, che sempre sorprende e mai delude!
Una seconda parola segna l’itinerario di San Giuseppe e della vocazione: servizio. Dai Vangeli emerge come egli visse in tutto per gli altri e mai per sé stesso. Il Popolo santo di Dio lo chiama castissimo sposo, svelando con ciò la sua capacità di amare senza trattenere nulla per sé. Liberando l’amore da ogni possesso, si aprì infatti a un servizio ancora più fecondo: la sua cura amorevole ha attraversato le generazioni, la sua custodia premurosa lo ha reso patrono della Chiesa. È anche patrono della buona morte, lui che ha saputo incarnare il senso oblativo della vita. Il suo servizio e i suoi sacrifici sono stati possibili, però, solo perché sostenuti da un amore più grande: «Ogni vera vocazione nasce dal dono di sé, che è la maturazione del semplice sacrificio. Anche nel sacerdozio e nella vita consacrata viene chiesto questo tipo di maturità. Lì dove una vocazione, matrimoniale, celibataria o verginale, non giunge alla maturazione del dono di sé fermandosi solo alla logica del sacrificio, allora invece di farsi segno della bellezza e della gioia dell’amore rischia di esprimere infelicità, tristezza e frustrazione» (ibid., 7).
Il servizio, espressione concreta del dono di sé, non fu per San Giuseppe solo un alto ideale, ma divenne regola di vita quotidiana. Egli si diede da fare per trovare e adeguare un alloggio dove far nascere Gesù; si prodigò per difenderlo dalla furia di Erode organizzando un tempestivo viaggio in Egitto; fu lesto nel tornare a Gerusalemme alla ricerca di Gesù smarrito; mantenne la famiglia lavorando, anche in terra straniera. Si adattò, insomma, alle varie circostanze con l’atteggiamento di chi non si perde d’animo se la vita non va come vuole: con la disponibilità di chi vive per servire. Con questo spirito Giuseppe accolse i numerosi e spesso imprevisti viaggi della vita: da Nazaret a Betlemme per il censimento, poi in Egitto e ancora a Nazaret, e ogni anno a Gerusalemme, ben disposto ogni volta a venire incontro a circostanze nuove, senza lamentarsi di quel che capitava, pronto a dare una mano per aggiustare le situazioni. Si può dire che sia stato la mano protesa del Padre celeste verso il suo Figlio in terra. Non può dunque che essere modello per tutte le vocazioni, che a questo sono chiamate: a essere le mani operose del Padre per i suoi figli e le sue figlie. Mi piace pensare allora a San Giuseppe, custode di Gesù e della Chiesa, come custode delle vocazioni. Dalla sua disponibilità a servire deriva infatti la sua cura nel custodire. «Si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre» (Mt 2,14), dice il Vangelo, segnalandone la prontezza e la dedizione per la famiglia. Non perse tempo ad arrovellarsi su ciò che non andava, per non sottrarne a chi gli era affidato. Questa cura attenta e premurosa è il segno di una vocazione riuscita. È la testimonianza di una vita toccata dall’amore di Dio. Che bell’esempio di vita cristiana offriamo quando non inseguiamo ostinatamente le nostre ambizioni e non ci lasciamo paralizzare dalle nostre nostalgie, ma ci prendiamo cura di quello che il Signore, mediante la Chiesa, ci affida! Allora Dio riversa il suo Spirito, la sua creatività, su di noi; e opera meraviglie, come in Giuseppe. Oltre alla chiamata di Dio – che realizza i nostri sogni più grandi – e alla nostra risposta – che si attua nel servizio disponibile e nella cura premurosa –, c’è un terzo aspetto che attraversa la vita di San Giuseppe e la vocazione cristiana, scandendone la quotidianità: la fedeltà. Giuseppe è l’«uomo giusto» (Mt 1,19), che nel silenzio operoso di ogni giorno persevera nell’adesione a Dio e ai suoi piani. In un momento particolarmente difficile si mette a “considerare tutte le cose” (cfr v. 20). Medita, pondera: non si lascia dominare dalla fretta, non cede alla tentazione di prendere decisioni avventate, non asseconda l’istinto e non vive all’istante. Tutto coltiva nella pazienza. Sa che l’esistenza si edifica solo su una continua adesione alle grandi scelte. Ciò corrisponde alla laboriosità mansueta e costante con cui svolse l’umile mestiere di falegname (cfr Mt 13,55), per il quale non ispirò le cronache del tempo, ma la quotidianità di ogni padre, di ogni lavoratore, di ogni cristiano nei secoli. Perché la vocazione, come la vita, matura solo attraverso la fedeltà di ogni giorno.
Come si alimenta questa fedeltà? Alla luce della fedeltà di Dio. Le prime parole che San Giuseppe si sentì rivolgere in sogno furono l’invito a non avere paura, perché Dio è fedele alle sue promesse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere» (Mt 1,20). Non temere: sono le parole che il Signore rivolge anche a te, cara sorella, e a te, caro fratello, quando, pur tra incertezze e titubanze, avverti come non più rimandabile il desiderio di donare la vita a Lui. Sono le parole che ti ripete quando, lì dove ti trovi, magari in mezzo a prove e incomprensioni, lotti per seguire ogni giorno la sua volontà. Sono le parole che riscopri quando, lungo il cammino della chiamata, ritorni al primo amore. Sono le parole che, come un ritornello, accompagnano chi dice sì a Dio con la vita come San Giuseppe: nella fedeltà di ogni giorno.
Questa fedeltà è il segreto della gioia. Nella casa di Nazaret, dice un inno liturgico, c’era «una limpida gioia». Era la gioia quotidiana e trasparente della semplicità, la gioia che prova chi custodisce ciò che conta: la vicinanza fedele a Dio e al prossimo. Come sarebbe bello se la stessa atmosfera semplice e radiosa, sobria e speranzosa, permeasse i nostri seminari, i nostri istituti religiosi, le nostre case parrocchiali! È la gioia che auguro a voi, fratelli e sorelle che con generosità avete fatto di Dio il sogno della vita, per servirlo nei fratelli e nelle sorelle che vi sono affidati, attraverso una fedeltà che è già di per sé testimonianza, in un’epoca segnata da scelte passeggere ed emozioni che svaniscono senza lasciare la gioia. San Giuseppe, custode delle vocazioni, vi accompagni con cuore di padre!
Roma, San Giovanni in Laterano, 19 marzo 2021, Solennità di San Giuseppe
Francesco
Domenica 25 aprile
IV di Pasqua
Giornata mondiale di preghiera per le Vocazioni
Ore 09.30 CAVENAGO: S. Messa per i ragazzi della catechesi, a seguire incontro
Int. pro populo
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Caduti di tutte le guerre (f.c. dalla locale sezione Combattenti, Reduci e Simpatizzanti), Zighetti Ambrogia (f. c. da Gianna); Don Franco Bertolotti e Don Gigi Sabbioni; Peri Giovanni
Ore 16.45 SANTUARIO: esposizione del Santissimo Sacramento.
Ore 17.00 SANTUARIO: celebrazione dei Secondi Vespri e Benedizione Eucaristica.
Ore 17.30 SANTUARIO: S. Messa.
Int. Def. Fam. Maraboli Giovanni e Francesca; Corsini Giovanna, De Gregori Bruno; Geroni Aida e Famiglia; Corrù Santa; Agostino Bonizzoni; Guarneri Emilia; Lattuada Angelo; Zago Marisa
Lunedì 26 aprile
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Gelmi Rita e Corrù Bassano.
Martedì 27 aprile
Ore 10.00 CAVENAGO: Santa Messa alla frazione Persia in onore di san Giuseppe.
Int. Per le anime più dimenticate del Purgatorio
Ore 15.15 CAVIAGA: Adorazione Eucaristica per le Vocazioni sacerdotali
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Messa.
Int. Milanesi Giovanna ved. Savoia (trigesimo)
Mercoledì 28 aprile
Ore 15 – 15.45 CAVENAGO: Adorazione Eucaristica
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa.
Int. Dossena Gina; Vailati Margherita.
Giovedì 29 aprile
Santa Caterina da Siena, Dottore della Chiesa e patrona d’Italia e d’Europa
Ore 9 – 10 CAVENAGO: Lodi mattutine e Adorazione Eucaristica per le vocazioni sacerdotali
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Rosario
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa e Adorazione Eucaristica sino alle 21.30
Int. Per le vocazioni sacerdotali (f. c. dagli iscritti alla Pro Sacerdotio).
Venerdì 30 aprile
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Pro vivis per un papà
Sabato 1 maggio
San Giuseppe lavoratore
Ore 10.00 ALLA PERSIA: S. Messa solenne
Alle 9.50 arriverà S. E. Mons. Vescovo per la benedizione con annessa indulgenza plenaria
Int. Lazzari Mario, Corrù Agnese e figli; Corrù Carlo, Baslini Caterina e figli; Defunti Famiglie D’Arpino, Quaranta, Scartabellati, Longari, Grossi Gianpaolo e Cerri Luigia, Franco Perini, don Alessandro.
Ore 15.30 CAVENAGO: Santo Battesimo di Giacomo Borsotti
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva
Int. Carniti Maria, Pietro e Oreste.
N.B. Ore 20.30 SANTUARIO : S. Messa prefestiva e apertura del mese mariano
Int. Sacco Giuseppina in Boriani.
Domenica 2 maggio
V di Pasqua anno B
Ore 9.30 CAVENAGO: S. Messa S. Messa per i ragazzi della catechesi e incontro
Int. Pro Populo
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Agnelli Mario, Giovanna e Agostina
Ore 16.45 SANTUARIO: esposizione del Santissimo Sacramento.
Ore 17.00 SANTUARIO: celebrazione dei Secondi Vespri e Benedizione Eucaristica.
Ore 17.30 SANTUARIO: S. Messa.
Int. Ambrogia Zighetti (f. c. dall’amica Iride); Agostino Bonizzoni (f. c. dalla classe 1942); Def. Fam. Montoldi, Giazzi, Lattuada; Pisati Mario, Luigi (Nino), Forti Pietro, Maietti Giuseppe, Bonazza Antonio, Zighetti Giuseppe (bastè); Maresta Estilde, Giuseppe Zighetti;
NASCITA
Il aprile è nata Delia Corrù di Fausto e Ana Maria Manolache, auguri alla piccola, ai suoi genitori ed ai familiari.
ACQUA BENEDETTA
Chi desiderasse avere delle boccette di acqua benedetta per la propria casa, da usare per la preghiera personale o familiare, può dare trovarle presso i “Ricordi” del Santuario oppure presso la cartolibreria Maietti. L’acqua benedetta è un sacramentale, cioè un “segno sacro” che dona conforto e sostegno spirituale; non è magia, ma va utilizzata con fede e devozione.
PER RESTARE INFORMATI
Ricordiamo che il Bollettino delle due Parrocchie di Caviaga e di Cavenago, viene stampato ogni settimana e si può ritirare nelle chiese parrocchiali, al Santuario e presso la Panetteria Fratelli Bassini di Caviaga, è affisso nelle bacheche della Parrocchia a Cavenago e del Santuario, e si può trovare pubblicato anche sul sito www.santuariomadonnadellacosta.it dove vengono postati anche gli appuntamenti più importanti e le foto degli eventi; per rimanere aggiornati vi sono poi la pagina Facebook ufficiale del Santuario, e la pagina Facebook dell’Azione Cattolica di Cavenago.
“RICORDI” DEL SANTUARIO DELLA COSTA
In occasione delle funzioni domenicali al Santuario, nel rispetto della normativa sanitaria vigente, sono aperti il “Bar Santuario” e i “Ricordi”; presso quest’ultimo si possono trovare alcuni oggetti di devozione della Beata Vergine della Costa e anche di San Giuseppe.
SANTUARIO DI SAN GIUSEPPE ALLA PERSIA
Dopo una verifica alle campane della chiesa, si è vista la necessità di intervenire (sistemazione degli ingranaggi di una campana, verniciatura di tutto il castello e dei bronzi, sostituzione delle corde, ecc…); il costo preventivato è di circa 1.000 €
CASSETTINE DELLA QUARESIMA
I ragazzi/e della catechesi, insieme alle loro famiglie, sono stati invitati, nel corso della Quaresima a realizzare una cassettina, per raccogliere i loro risparmi/rinunce.
Ad oggi ne hanno riportate n° 16 (su un totale di circa 80 ragazzi) per 202,41 €
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia di Cavenago: dalla cassettina presso la Cartolibreria “Maietti” 50 €; N.N. 50 €; premio dalla Ditta che fornisce i gelati per gli acquisti fatti dalla Parrocchia (Oratorio e Santuario) nel 2020: 70 €; una famiglia 50 €;
Per il tetto: 100 €;
Pro Santuario: ad onore della Madonna della Costa: N.N. 100 €; N.N. 20 €
Pro Parrocchia di Caviaga: N.N. 50 €; dalla cassettina presso la Panetteria 20 €; per i candelieri di San Giuseppe: dalla cassetta 0,50 €;
VENDITA DEI FIORI
Grazie!!! per la generosa risposta in occasione della vendita dei gerani a favore delle Parrocchie; il ricavato dalla vendita dei fiori è stato per Caviaga di 125 € e per Cavenago di 714 €;
SPESE SOSTENUTE
Cavenago: bolletta chiesa parrocchiale per il metano: bimestre 13-01/8-03 pari a 1.132 €;
Perché i lavoratori devono guardare a san Giuseppe
di Ermes Dovico, tratto dal sito La Nuova Bussola Quotidiana
Diversamente dalle ideologie (marxismo in primis) che hanno strumentalizzato i lavoratori, il magistero della Chiesa insegna che il lavoro va fatto secondo la volontà di Dio. Cristianamente inteso, esso rende l’uomo partecipe all’opera del Creatore e al disegno di salvezza. Perciò Pio XII indicò a modello san Giuseppe.
I Vangeli, pur con cenni rapidi, ci restituiscono un’informazione spesso sottovalutata: una parte rilevante della vita terrena di Gesù si svolse al lavoro. Per esprimere lo stupore (misto a scandalo) di fronte alla sapienza che Gesù manifestò fin dall’inizio della sua vita pubblica, i suoi concittadini lo chiamavano infatti «carpentiere» (Mc 6,3) o «figlio del carpentiere» (Mt 13,55). Chi gli aveva insegnato il mestiere? Naturalmente, san Giuseppe.
Questa scuola presso il proprio padre verginale ebbe quindi un peso notevole nella crescita di Gesù in sapienza, età e grazia (avvenuta nella generale sottomissione ai genitori). Di qui si intuisce la portata salvifica di questa realtà, ben riassunta nell’esortazione apostolica Redemptoris Custos: «Il lavoro umano e in particolare il lavoro manuale trovano nel Vangelo un accento speciale. Insieme all’umanità del Figlio di Dio esso è stato accolto nel mistero dell’Incarnazione, come anche è stato in particolare modo redento. Grazie al banco di lavoro presso il quale esercitava il suo mestiere insieme con Gesù, Giuseppe avvicinò il lavoro umano al mistero della Redenzione» (RC, 22).
Il Redentore, accostandosi al lavoro, lo ha perciò purificato e santificato, come ricordava anche padre Tarcisio Stramare, josefologo che collaborò alla RC. «L’attività umana non è stata da Lui esclusa dalla salvezza, perché la sua solidarietà con l’uomo è stata totale: in tutto simile a noi fuorché nel peccato». E sul ruolo del capo della Santa Famiglia, aggiungeva: «Ebbene, nessuno tra gli uomini, dopo Maria, è stato tanto vicino alle mani, alla mente, alla volontà, al cuore di Gesù, quanto san Giuseppe. Riproponendo l’esempio di san Giuseppe ai lavoratori, Pio XII sottolineava appunto che egli era stato il santo nella cui vita era penetrato maggiormente lo spirito del Vangelo»[1].
È a motivo di questa vicinanza a Gesù che papa Pacelli volle istituire la festa liturgica di «San Giuseppe artigiano» (oggi memoria di «San Giuseppe lavoratore»), dandone l’annuncio nel discorso dell’1 maggio 1955. Il contesto storico in cui ciò avvenne era negativamente influenzato dall’ideologia marxista, che guardava ai lavoratori (soprattutto operai) con le lenti della lotta di classe, secondo una prospettiva atea che escludeva qualsiasi riferimento al Padre celeste. Essa faceva quindi il gioco del diavolo, che «semina zizzania» e «fa di tutto per diffondere false idee sull’uomo e il mondo, sulla storia, sulla struttura della società e dell’economia». È vero che il marxismo, nel frattempo, è diventato più liquido ma le ideologie continuano a proliferare. E il lavoro è tuttora, insieme alla famiglia, uno degli ambiti più sotto attacco.
Ieri come oggi, la soluzione è - come indicava lo stesso Pio XII - riconoscere la regalità di Cristo sulla storia e aprire a Lui «le realtà sociali», unica via per la vera pace e la vera giustizia. Per evitare la contaminazione dell’errore tra gli anelli più deboli della catena, il pontefice segnalava questa precisa urgenza: «La formazione religiosa del cristiano, e specialmente del lavoratore, è uno degli offici principali dell’azione pastorale moderna». Tale formazione non può limitarsi, nelle intenzioni di Pacelli, a soddisfare gli obblighi religiosi, ma deve condurre il lavoratore ad approfondire la dottrina della fede e capire l’ordine morale del mondo, divinamente stabilito. E che va riconosciuto in primis da governanti e datori di lavoro.
Pio XII esortava in definitiva a recuperare il senso cristiano del lavoro, che deve essere orientato a «estendere il regno di Dio». E quale miglior protettore di san Giuseppe che con il suo lavoro, e la sua intera vita, ha operato unicamente per questo fine?
Il lavoro, cristianamente inteso, rende infatti l’uomo partecipe all’opera creatrice di Dio. Richiamando il racconto biblico sui giorni della Creazione, san Giovanni Paolo II scrisse che nella Genesi si può rintracciare il primo «Vangelo del lavoro». Quella descrizione (che ci dice che Dio al termine di ogni giorno vedeva la bontà della Sua opera) dimostra la dignità del lavoro e «insegna che l’uomo lavorando deve imitare Dio, suo Creatore, perché porta in sé - egli solo - il singolare elemento della somiglianza con Lui. L’uomo deve imitare Dio sia lavorando come pure riposando, dato che Dio stesso ha voluto presentargli la propria opera sotto la forma del lavoro e del riposo» (Laborem Exercens, 25). Il lavoratore è allora chiamato a osservare il riposo domenicale, che non riguarda solo l’aspetto fisico ma investe tutta la sua dimensione interiore. Si tratta del riposo in Dio, che l’uomo deve cercare nel «settimo giorno» ma pure in ciascuna giornata lavorativa, trovando degli spazi di tempo da dedicare alla preghiera.
Anche in questo san Giuseppe è maestro, poiché il falegname di Nazaret non solo usava il suo lavoro per nutrire e servire Gesù e Maria, ma trovava le più grandi gioie della giornata nell’adorare il Figlio divino e rendere lode al Padre. Il glorioso patriarca incarnò dunque perfettamente il principio dell’ora et labora e, per tale ragione, anche i contemplativi hanno in lui un modello.
Da quanto detto, è evidente che il lavoro - sia manuale che intellettuale (vedi la lode allo scriba che si fa discepolo del Regno dei cieli, in Mt 13,52) - deve essere svolto in accordo alla volontà di Dio e aiutare l’uomo a guadagnare la gioia eterna. Questo ci ricorda pure che una sua dimensione essenziale, come sottolineava Wojtyla, è la fatica, che lo collega mirabilmente all’opera redentrice. «Nel lavoro umano il cristiano ritrova una piccola parte della croce di Cristo e l’accetta nello stesso spirito di redenzione, nel quale il Cristo ha accettato per noi la sua croce. Nel lavoro, grazie alla luce che dalla risurrezione di Cristo penetra dentro di noi, troviamo sempre un barlumedella vita nuova…» (LE, 27). Come cambia la prospettiva delle nostre giornate se guardiamo al lavoro - con tutte le sue fatiche e magari piccole contrarietà quotidiane - così? Allora esso diventa davvero espressione dell’amore, come fu per Giuseppe, e mezzo per il Paradiso.
1 MAGGIO
Festa di San Giuseppe lavoratore
Alle ore 10.00 alla frazione “Persia” celebreremo la santa Messa in onore di San Giuseppe, pregando per le famiglie, i lavoratori e coloro che sono in cerca di occupazione. Sarà tra noi S. E. Mons. Vescovo che arriverà alle 9.50 per la preghiera e impartirà la benedizione. Non potrà fermarsi di più perché dovrà amministrare la Santa Cresima in una Parrocchia della Diocesi. Per questo l’inaugurazione dei lavori a Cavenago viene annullata.
Preghiera di Paolo VI
O S. Giuseppe, Patrono della Chiesa, Tu che accanto al Verbo incarnato lavorasti ogni giorno per guadagnare il pane, traendo da Lui la forza di vivere e faticare. Tu che hai provato l'ansia del domani, l'amarezza della povertà, la precarietà del lavoro. Tu che irradi oggi l'esempio della tua figura, umile davanti agli uomini, ma grandissima davanti a Dio; guarda alla immensa famiglia che Ti è affidata. Benedici la Chiesa, sospingendola sempre più sulle vie della fedeltà evangelica; proteggi i lavoratori nella loro dura esistenza quotidiana, difendendoli dallo scoraggiamento, dalla rivolta negatrice, come dalle tentazioni dell'edonismo; prega per i poveri, che continuano in terra la povertà di Cristo, suscitando per essi le continue provvidenze dei loro fratelli più dotati; e custodisci la pace nel mondo, quella pace che sola può garantire lo sviluppo dei popoli e il pieno compimento delle umane speranze: per il bene dell'umanità, per la missione della Chiesa, per la gloria della Trinità Santissima. Amen.
MESE DI MAGGIO
Il mese di maggio è per tradizione dedicato alla venerazione della Beata Vergine Maria. In tanti si ricordano quando, fin da piccoli, veniva loro insegnato a pregare la Madre del Signore, a offrire qualche piccolo sacrificio e a fare qualche fioretto, e poi come l’appuntamento del mese mariano fosse importante….tanti, o alla mattina presto, oppure dopo la scuola o il lavoro, accorrevano al Santuario per la preghiera. Raccomando ai genitori e ai nonni di aiutare i ragazzi a crescere nella devozione a Maria Santissima. Il dono che è stato fatto a questo paese, e cioè l’apparizione della Beata Vergine, trovi una risposta fervente e generosa. Ognuno si senta invitato ed atteso. Il programma è il seguente:
Per CAVENAGO:
SABATO 1 MAGGIO al Santuario alle 20.30 santa Messa prefestiva e apertura del mese
LUNEDI’-MERCOLEDI’-GIOVEDI’-VENERDI’
al Santuario ore 20.15 Santo Rosario - ore 20.45 Santa Messa
tutti i MARTEDI’ al Santuario ore 6.30 Santa Messa
al Santuario ore 20.45 Santo Rosario
Per CAVIAGA:
Tutti i MARTEDI’ in chiesa ore 15.30 Santo Rosario e alle 16.00 Santa Messa
Tutti i GIOVEDI’ in chiesa ore 16.00 Santo Rosario
Cos’è un fioretto religioso?
Un segno d’amore, dunque, un sacrificio, una rinuncia a qualcosa a cui teniamo, ma elargito con la stessa leggerezza con cui si dona un fiore. Come qualcosa che non pesa, qualcosa che possiamo sostenere con coraggio e grazia. Ma ciò che conta davvero è lo spirito con cui scegliamo di fare a meno di qualcosa che ci piace, o a cui teniamo. Se fin dall’inizio il nostro pensiero è solo quello di fare uno scambio con la Madonna o Gesù, non siamo sulla buona strada. Il Fioretto non è un do ut des, un fare qualcosa aspettandosi in cambio qualcos’altro. Non è una merce di scambio. La sola cosa che deve muoverci nel fare un Fioretto è l’Amore.
Siamo noi a scegliere a cosa rinunciare, cercando nel nostro cuore qualcosa a cui teniamo veramente. Non si tratterà di una rinuncia infinita, di solito i Fioretti hanno una durata, ma anche questo sta a noi stabilirlo. Nessuna imposizione, nessun obbligo. Solo, una volta che abbiamo deciso, dobbiamo essere fermi, costanti, altrimenti il nostro Fioretto perde valore.
Un gesto spontaneo, dunque, non mosso da un fine ulteriore, altrimenti sarebbe un ricatto. Il veicolo con cui dobbiamo rivolgerlo è la preghiera, e della preghiera il Fioretto deve avere la solennità, la piena consapevolezza di quanto stiamo pronunciando e come la preghiera non è fatta solo di parole messe una in fila all’altra, ma di cuore, di anima e di azione, così il fioretto deve essere un gesto di Amore verso il Signore per le mani di Maria.
Santa Teresa di Gesù Bambino, aveva una stima immensa dei fioretti e sul finire della vita diceva che avrebbe voluto: "insegnare a tutte le anime questi piccoli mezzi che con me si sono rivelati tanto utili..."
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 25 aprile al 2 maggio 2021