Stampa
Visite: 443

CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  



PER SORRIDERE E RIFLETTERE…
I due palloni 

Due palloni erano usciti dalla fabbrica lo stesso giorno, erano finiti nello stesso sacco e portati nello stesso grande magazzino. Uno era rosso e uno era blu. Avevano fatto amicizia e così furono felicissimi di essere comprati dalla stessa persona. Finirono in un oratorio, dove sembrava che un orda di ragazzi non stesse aspettando altro che prenderli a calci. Lo facevano tutto il giorno, con un entusiasmo incredibile. I due palloni volavano, rimbalzavano, sbattevano, facevano gol, venivano parati, sbucciati, infilati nell'angolino alto e basso, crossati e colpiti di testa... Una vera battaglia quotidiana. Alla sera si ritrovavano nello stesso armadio, pesti e ammaccati; la loro bella vernice brillante, le inserzioni bianche e nere, la scritta rossa, si stavano rapidamente screpolando.

"Non ne posso più!" si lamentava il pallone blu: "Non è vita questa! Presi a calci dalla mattina alla sera...Basta!" "Che vuoi farci? Siamo nati palloni" ribatteva il pallone rosso. "Siamo stati creati per portare gioia e divertimento". "Bel divertimento! Io non mi diverto proprio... E ho già cominciato a vendicarmi: oggi sono finito appositamente sul naso di un ragazzo e l'ho fatto sanguinare. Domani farò un occhio blu a quel tipo che mi sbatte sempre contro il muro!", incalzava il pallone blu.

"Eppure siamo sempre al centro dell'interesse. Basta che compariamo noi e il cortile si anima come per incanto. Credimi: siamo un dono dall'alto alla gioia degli uomini", rispondeva ancora il pallone rosso. Passarono i giorni, e i pallone brontolone era sempre più scontento. "Se continuo così, scoppio!" disse una sera. "Ho deciso: domani sparirò. Ho adocchiato un tetto malandato, sul quale nessuno potrà salire a cercarmi. Mi basta un calcione un po' deciso...". E il pallone blu così fece. Riuscì a finire tra i piedi di Adriano, detto Bombarda, per i suoi rinvii alla "Viva il parroco!", e un poderoso calcione lo scagliò sul tetto proibito del caseggiato prospiciente il cortile dell'oratorio. Mentre volava in cielo, il pallone blu rideva felice: ce l'aveva fatta! I primi tempi sul tetto furono una vera pacchia. Il pallone blu si sistemò confortevolmente nella grondaia e si preparò a una interminabile vacanza. "Ho chiuso con i calci e le botte", pensava con profondo compiacimento, "nel mio futuro non ci saranno che aria buona e riposo. Aaaah, questa è vita!". Ogni tanto, dal tetto, sbirciava in giù e guardava il suo compagno scalciato a più non posso dai ragazzi del cortile. "Poverino", bofonchiava, "lui prende calci e io me ne sto qui a prendere il sole, pancia all'aria dal mattino alla sera". Un giorno, un calcio possente glielo mandò vicino. "Resta qui!", gli gridò il pallone blu. Ma il pallone rosso rimbalzò sull'orlo della grondaia e tornò nel cortile. "Preferisco i calci!", rispose.

Passò il tempo. Nella grondaia il pallone blu si accorse che sole e pioggia lo avevano rapidamente fatto screpolare e ora si stava gradatamente sgonfiando. Divenne sempre più debole, tanto che non riusciva più nemmeno a lamentarsi. Del resto, non gliene importava molto: sempre solo, lassù, era diventato triste e depresso. Così una sera esalò un ultimo soffio. Proprio in quel momento, il pallone rosso veniva riportato nell'armadio da due piccole mani. Prima di finire nel cassetto buio, sentì una voce che gli diceva "Ciao, pallone ci vediamo domani".

E due labbra sporche di Nutella gli stamparono un bacione sulla pelle ormai rugosa. Nel suo cuore leggero come l'aria, il pallone si sentì morire di felicità. E si addormentò sognando il paradiso dei palloni, dove gli angioletti hanno piedini leggeri come nuvole. 

Il racconto contiene una riflessione sulla responsabilità della vita e, in fondo, sulla inevitabile «fatica» che accompagna sempre il cammino dell'uomo. Chi rifiuta la fatica di questo compito, rischia il fallimento e l'infelicità radicale. Non è affatto un invito a piegare la testa davanti a un ipotetico e ineluttabile destino di sofferenza, bensì un invito a scoprire le gioie profonde, nascoste nel «dovere» di vivere con responsabilità la missione umana.


Domenica 24 ottobre
XXX del Tempo Ordinario anno B – GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 

CAVENAGO: nel salone cinema dell’Oratorio “Mercatino Missionario”
                    dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 16 alle 19 
                    Quanto raccolto sarà utilizzato per sostenere i progetti missionari 

Ore 9.15      CAVENAGO: accoglienza sul sagrato, dei ragazzi della catechesi 

Ore 9.30   CAVENAGO: S. Messa dei ragazzi della catechesi e famiglie- a seguire incontro

Int.      Pro populo     

Ore 10.45   CAVENAGO:  S. Messa

Int. Per le anime del Purgatorio più sofferenti; Lattuada Angelo e Grossi Gabriele

Ore 17.30  CAVENAGO: S. Messa  e Anniversari di Matrimonio ( del 2021)

Int.      Grossi Gabriele (f.c. dalla classe 1941) 

Ore 18.45  CAVENAGO: incontro di catechesi superiori

 

Lunedì 25 ottobre
Inizia la Novena dei Defunti 

Ore 15.00   CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo si celebra in chiesa)

Int.      Sacco Giuseppina in Boriani; Gelmi Rita e Corrù Bassano; Francesco Maggi, Giovanna Biffi; Prati Giovanna (anniv.); Amici di Diano: Guido, Mario, Salvatore, Franca, Augusto, Umbellina, Ettore, Gabriella;

 

Martedì 26 ottobre 

Ore 10.00   CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo si celebra in chiesa)

Int.      Sacco Giuseppina in Boriani; Leggeri Domenico e defunti a causa del Covid; 

Ore 14.30   CAVENAGO: in Oratorio Corso di Ricamo 

Ore 15.30   CAVENAGO:  Incontro di catechesi ragazzi/e di seconda media 

Ore 16.00   CIMITERO DI CAVIAGA: S. Messa  (in caso di maltempo si celebra in chiesa)

Int.      Invernizzi Mario e Rosa; Milanesi Giovanna e Savoia Giovanni; 

 

Mercoledì 27 ottobre 

Ore 15.00   CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo si celebra in chiesa)

Int.      Sacco Giuseppina in Boriani, Amici della montagna: Don Franco, Salvatore, Gianmario, Angelo, Mario, Pino, Angelino, Mario Pisati, Ettore; Montoldi Francesca e Zacchetti Aldo; Zacchetti Giacomo, Rosa e figli;

 

Giovedì 28 ottobre
Festa dei Santi Simone e Giuda apostoli

Ore 20.30  CAVENAGO: S. Messa e Adorazione Eucaristica sino alle 21.30

                  PRESENZA DI UN SACERDOTE CONFESSORE dalle 20.30 in avanti

Int.      Egidia, Giovanni Maggi, Bergamaschi Eugenio; Malusardi Piera; Ferrari Angelo e Fam.

 

Venerdì 29 ottobre 

Ore 9 – 10 CAVENAGO: Lodi, Adorazione Eucaristica
                                     Il parroco sarà a disposizione per le Confessioni 

Ore 15.00   CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo si celebra in chiesa)

Int.      Sacco Giuseppina in Boriani; Pizzamiglio Maria, def. Fam. Colombo; Miragoli Antonio; Sciascia Clara in Rossetti;

 

Sabato 30 ottobre 

Ore 9.00   SANTUARIO: S. Messa

Int.      Pro vivis: per una famiglia; def. Prati Piero, Giovanna e Teresa; Malacarne Angela, Rocco, Baruffini Bruna e figli; 

Ore 15-16 CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI 

Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva

Int.      Emilia Cipolla, Roberto Rovida, Alma Uggetti, Dina Raggi. 

N.B. è sospesa la Messa delle 20.30 

Ore 21.00 LODI: Veglia diocesana di preghiera per la Giornata Missionaria Mondiale

 

Domenica 31 ottobre
XXX del Tempo Ordinario anno B

Ore 9.15      CAVENAGO: accoglienza sul sagrato, dei ragazzi della catechesi 

Ore 9.30   CAVENAGO: S. Messa dei ragazzi della catechesi e famiglie- a seguire incontro

Int.      Pro populo    

Ore 10.45   CAVENAGO:  S. Messa

Int…………………. 

Ore 15.30   CAVENAGO:  S. Battesimo di Delia Maria Corrù 

Ore 17.00  CAVENAGO: canto dei Primi Vespri della solennità di Tutti i Santi 

Ore 17.30  CAVENAGO: S. Messa

Int.      Oriele Cattaneo e Giampietro e Sante Geroni; Zancarli Iolanda; Massè Abele, Lino e Fam.; Soffientini Giuseppe e Giuseppina, Cavenaghi Angelo, Valter, Giuditta, Capra Agostino, Giovanna, Domenica; Famiglia Maraboli Giovanna, Francesca; Moretti Emilio; Folletti Vittorio e Mezza Maria; De Angeli Felice; Malacarne Angela e Grecchi.

 

Lunedì 1 novembre
Solennità di Tutti i Santi 

Ore 9.30      CAVIAGA: S. Messa

Int.  ……………………….. 

Ore 10.45      CAVENAGO: S. Messa

Int.  Per tutta la Comunità 

Ore 15.00    CIMITERO DI CAVENAGO: S. Rosario (in caso di maltempo in chiesa) 

Ore 15.30    CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo in chiesa)

Int.   Monsignor Luigi Vaccari, don Felice Esposti, don Bruno Negretto, don Franco Bertolotti; Moretti Emilio, Primo e Caterina; Zaninelli Piera e Carlo; Grossi Giovanni e Tullio; Camia Pietro e Famiglia; Cisari Mario, Luigi, Cattaneo Angela, monsignor Attilio e monsignor Virginio Fogliazza, Giuseppe Fogliazza, Anelli Natalina; Foletti Francesca (Nina, anniversario), Cappellini Battista e Angela, Facchi Alberto, Barbati Andrea e Cagni Francesca; Defunti Famiglie Doldi, Roboli e Figli; Corrù Antonio; Coniugi Doldi e Figli; Pino Lanzani, Facchi Natale; Bertazzoli Celestina, Montoldi Santino, Francesco, Giacomina; Cassinelli Rosa, Canevari Ernesto; Bernasconi Angelo e Assunta Fiollini; Rita Taloni; 

iniziativa parrocchiale: ACCENDI UN CERO ALLA TUA FINESTRA

Per celebrare Cristo luce del mondo, per ricordare i nostri defunti…. (alle 20.30) 

N.B. Per chi visita una chiesa dal mezzogiorno dell’1 novembre a tutto il 2 novembre, e per chi visita devotamente un cimitero dall’1 all’8 novembre è possibile ottenere, una volta al giorno, l’indulgenza plenaria (applicabile a modo di suffragio ai nostri defunti) alle consuete condizioni: Confessione e Comunione Sacramentale (entro 8 giorni), recita del Padre Nostro e del Credo; preghiera secondo le intenzioni del Papa e per i fedeli defunti, distacco dal peccato. 

 

Martedì 2 novembre
Commemorazione di Tutti i Fedeli  Defunti 

Ore 10.00     CIMITERO DI CAVENAGO: S. Messa (in caso di maltempo in chiesa)

Int.    Zuccari Irene; 

Ore 15.00      CAVIAGA: S. Messa e processione al Cimitero

Int.    Per tutti i defunti 

Ore 20.45          CAVENAGO:  S. Messa

Int.    Folletti Pietro, Mariuccia, Maddalena, Francesco, Defunti Famiglia Miragoli; Donati Teresa in Fortini; Grecchi Emilio, Lucia e Giovanni; Pancotti Francesco e Codecà Francesca; Maggi Giuseppe e Cabrini Margherita.


OFFERTE RICEVUTE

Pro Parrocchia di Cavenago: N.N. 10 €; N.N. per la Caritas parrocchiale 20 €; N.N. 50 €; dalla visita agli ammalati 100 €; 

Per il tetto: N.N. 50 €; 

ad onore della Madonna della Costa: N.N. 100 €; N.N. 60 €; 

ceri al Sacro Cuore e al Crocifisso: per una persona che ha subito un intervento  N.N. 10 €; 

Pro Parrocchia di Caviaga: N.N. 100 €; dalla cassettina presso la panetteria: 20 €;   

per le spese di stampa del Bollettino:  N.N. 5 €; N.N. 5 €; 

Grazie al “Gruppo pulizie” di Cavenago per aver offerto l’acquisto dei nuovi zerbini e dei portaombrelli per la chiesa parrocchiale; grazie a chi ha donato delle mascherine chirurgiche per l’Oratorio; grazie a chi ha sistemato i paracarri del sagrato di Caviaga; 

CARITAS PARROCCHIALE

Abbiamo bisogno di: PASTA Grazie a chi potrà e vorrà aiutare! I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago. 

NASCITA

Il 20 ottobre è nata Camilla Gelmi, ai genitori e familiari le nostre felicitazioni col ricordo nella preghiera. 

ESEQUIE

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato le esequie di Clara Sciascia in Rossetti, mentre affidiamo al Signore la sua anima, porgiamo alla famiglia le nostre condoglianze. 

VISITA AGLI AMMALATI

Il parroco in queste settimane sta compiendo la visita agli ammalati e anziani; chi fosse a conoscenza di persone che desiderano incontrarlo, è pregato di avvisare in Parrocchia. 

BISCOTTI….PER LE PARROCCHIE…..

Il 30 e 31 ottobre, sui sagrati delle chiese, ci sarà la vendita di biscotti “meini” e “oss da mort” il cui ricavato andrà per le opere parrocchiali. 

SISTEMAZIONE STATUE DI CAVIAGA

Forse non tutti sanno che a Caviaga sono custodite, tra le altre, due statue in gesso, una raffigurante la Beata Vergine Maria Immacolata e una di Gesù Bambino; non sono antiche ma realizzate molto bene, e hanno gli occhi di vetro; purtroppo portano i segni del tempo, soprattutto di diverse sbrecciature e della polvere depositata che le hanno alquanto annerite. In vista della festa dell’Immacolata dell’8 dicembre e del Santo Natale p.v., si è deciso di farle ripulire e aggiustare, per poi ricollocarle in chiesa per la devozione dei fedeli. A questo proposito è stato ideato un cartellone che sarà collocato in chiesa. Su di esso saranno disegnate delle tessere, corrispondenti ciascuna ad una quota della sistemazione. I fedeli possono quindi devolvere una offerta corrispondente (o anche maggiore o minore) per sostenere il recupero di queste immagini sacre.


MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2021
 

«Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20) 

Cari fratelli e sorelle,

quando sperimentiamo la forza dell’amore di Dio, quando riconosciamo la sua presenza di Padre nella nostra vita personale e comunitaria, non possiamo fare a meno di annunciare e condividere ciò che abbiamo visto e ascoltato. La relazione di Gesù con i suoi discepoli, la sua umanità che ci si rivela nel mistero dell’Incarnazione, nel suo Vangelo e nella sua Pasqua ci mostrano fino a che punto Dio ama la nostra umanità e fa proprie le nostre gioie e le nostre sofferenze, i nostri desideri e le nostre angosce (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 22). Tutto in Cristo ci ricorda che il mondo in cui viviamo e il suo bisogno di redenzione non gli sono estranei e ci chiama anche a sentirci parte attiva di questa missione: «Andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli» (Mt 22,9). Nessuno è estraneo, nessuno può sentirsi estraneo o lontano rispetto a questo amore di compassione.

L’esperienza degli Apostoli

La storia dell’evangelizzazione comincia con una ricerca appassionata del Signore che chiama e vuole stabilire con ogni persona, lì dove si trova, un dialogo di amicizia (cfr Gv 15,12-17). Gli Apostoli sono i primi a riferirci questo, ricordando perfino il giorno e l’ora in cui lo incontrarono: «Erano circa le quattro del pomeriggio» (Gv 1,39). L’amicizia con il Signore, vederlo curare i malati, mangiare con i peccatori, nutrire gli affamati, avvicinarsi agli esclusi, toccare gli impuri, identificarsi con i bisognosi, invitare alle beatitudini, insegnare in maniera nuova e piena di autorità, lascia un’impronta indelebile, capace di suscitare stupore e una gioia espansiva e gratuita che non si può contenere. Come diceva il profeta Geremia, questa esperienza è il fuoco ardente della sua presenza attiva nel nostro cuore che ci spinge alla missione, benché a volte comporti sacrifici e incomprensioni (cfr 20,7-9). L’amore è sempre in movimento e ci pone in movimento per condividere l’annuncio più bello e fonte di speranza: «Abbiamo trovato il Messia» (Gv 1,41). Con Gesù abbiamo visto, ascoltato e toccato che le cose possono essere diverse. Lui ha inaugurato, già oggi, i tempi futuri ricordandoci una caratteristica essenziale del nostro essere umani, tante volte dimenticata: «siamo stati fatti per la pienezza che si raggiunge solo nell’amore» (Enc. Fratelli tutti, 68). Tempi nuovi che suscitano una fede in grado di dare impulso a iniziative e plasmare comunità, a partire da uomini e donne che imparano a farsi carico della fragilità propria e degli altri, promuovendo la fraternità e l’amicizia sociale (cfr ibid., 67). La comunità ecclesiale mostra la sua bellezza ogni volta che ricorda con gratitudine che il Signore ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,19). La «predilezione amorosa del Signore ci sorprende, e lo stupore, per sua natura, non può essere posseduto né imposto da noi. […] Solo così può fiorire il miracolo della gratuità, del dono gratuito di sé. Anche il fervore missionario non si può mai ottenere in conseguenza di un ragionamento o un calcolo. Il mettersi “in stato di missione” è un riflesso della gratitudine» (Messaggio alle Pontificie Opere Missionarie, 21 maggio 2020).

Tuttavia, i tempi non erano facili; i primi cristiani incominciarono la loro vita di fede in un ambiente ostile e arduo. Storie di emarginazione e di prigionia si intrecciavano con resistenze interne ed esterne, che sembravano contraddire e perfino negare ciò che avevano visto e ascoltato; ma questo, anziché essere una difficoltà o un ostacolo che li avrebbe potuti portare a ripiegarsi o chiudersi in sé stessi, li spinse a trasformare ogni inconveniente, contrarietà e difficoltà in opportunità per la missione. I limiti e gli impedimenti diventarono anch’essi luogo privilegiato per ungere tutto e tutti con lo Spirito del Signore. Niente e nessuno poteva rimanere estraneo all’annuncio liberatore.

Abbiamo la testimonianza viva di tutto questo negli Atti degli Apostoli, libro che i discepoli missionari tengono sempre a portata di mano. È il libro che narra come il profumo del Vangelo si diffuse al suo passaggio suscitando la gioia che solo lo Spirito ci può donare. Il libro degli Atti degli Apostoli ci insegna a vivere le prove stringendoci a Cristo, per maturare la «convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti» e la certezza che «chi si offre e si dona a Dio per amore, sicuramente sarà fecondo (cfr Gv 15,5)» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 279).

Così anche noi: nemmeno l’attuale momento storico è facile. La situazione della pandemia ha evidenziato e amplificato il dolore, la solitudine, la povertà e le ingiustizie di cui già tanti soffrivano e ha smascherato le nostre false sicurezze e le frammentazioni e polarizzazioni che silenziosamente ci lacerano. I più fragili e vulnerabili hanno sperimentato ancora di più la propria vulnerabilità e fragilità. Abbiamo vissuto lo scoraggiamento, il disincanto, la fatica; e perfino l’amarezza conformista, che toglie la speranza, ha potuto impossessarsi dei nostri sguardi. Noi, però, «non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore: quanto a noi, siamo i vostri servitori a causa di Gesù» (2 Cor 4,5). Per questo sentiamo risuonare nelle nostre comunità e nelle nostre famiglie la Parola di vita che riecheggia nei nostri cuori e ci dice: «Non è qui, è risorto» (Lc 24,6); Parola di speranza che rompe ogni determinismo e, a coloro che si lasciano toccare, dona la libertà e l’audacia necessarie per alzarsi in piedi e cercare con creatività tutti i modi possibili di vivere la compassione, “sacramentale” della vicinanza di Dio a noi che non abbandona nessuno ai bordi della strada. In questo tempo di pandemia, davanti alla tentazione di mascherare e giustificare l’indifferenza e l’apatia in nome del sano distanziamento sociale, è urgente la missione della compassione capace di fare della necessaria distanza un luogo di incontro, di cura e di promozione. «Quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20), la misericordia che ci è stata usata, si trasforma nel punto di riferimento e di credibilità che ci permette di recuperare la passione condivisa per creare «una comunità di appartenenza e di solidarietà, alla quale destinare tempo, impegno e beni» (Enc. Fratelli tutti, 36). È la sua Parola che quotidianamente ci redime e ci salva dalle scuse che portano a chiuderci nel più vile degli scetticismi: “tanto è lo stesso, nulla cambierà”. E di fronte alla domanda: “a che scopo mi devo privare delle mie sicurezze, comodità e piaceri se non posso vedere nessun risultato importante?”, la risposta resta sempre la stessa: «Gesù Cristo ha trionfato sul peccato e sulla morte ed è ricolmo di potenza. Gesù Cristo vive veramente» (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 275) e vuole anche noi vivi, fraterni e capaci di ospitare e condividere questa speranza. Nel contesto attuale c’è bisogno urgente di missionari di speranza che, unti dal Signore, siano capaci di ricordare profeticamente che nessuno si salva da solo.

Come gli Apostoli e i primi cristiani, anche noi diciamo con tutte le nostre forze: «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Tutto ciò che abbiamo ricevuto, tutto ciò che il Signore ci ha via via elargito, ce lo ha donato perché lo mettiamo in gioco e lo doniamo gratuitamente agli altri. Come gli Apostoli che hanno visto, ascoltato e toccato la salvezza di Gesù (cfr 1 Gv 1,1-4), così noi oggi possiamo toccare la carne sofferente e gloriosa di Cristo nella storia di ogni giorno e trovare il coraggio di condividere con tutti un destino di speranza, quella nota indubitabile che nasce dal saperci accompagnati dal Signore. Come cristiani non possiamo tenere il Signore per noi stessi: la missione evangelizzatrice della Chiesa esprime la sua valenza integrale e pubblica nella trasformazione del mondo e nella custodia del creato. 

Un invito a ciascuno di noi

Il tema della Giornata Missionaria Mondiale di quest’anno, «Non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20), è un invito a ciascuno di noi a “farci carico” e a far conoscere ciò che portiamo nel cuore. Questa missione è ed è sempre stata l’identità della Chiesa: «essa esiste per evangelizzare» (S. Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14). La nostra vita di fede si indebolisce, perde profezia e capacità di stupore e gratitudine nell’isolamento personale o chiudendosi in piccoli gruppi; per sua stessa dinamica esige una crescente apertura capace di raggiungere e abbracciare tutti. I primi cristiani, lungi dal cedere alla tentazione di chiudersi in un’élite, furono attratti dal Signore e dalla vita nuova che Egli offriva ad andare tra le genti e testimoniare quello che avevano visto e ascoltato: il Regno di Dio è vicino. Lo fecero con la generosità, la gratitudine e la nobiltà proprie di coloro che seminano sapendo che altri mangeranno il frutto del loro impegno e del loro sacrificio. Perciò mi piace pensare che «anche i più deboli, limitati e feriti possono essere [missionari] a modo loro, perché bisogna sempre permettere che il bene venga comunicato, anche se coesiste con molte fragilità» (Esort. ap. postsin. Christus vivit, 239).

Nella Giornata Missionaria Mondiale, che si celebra ogni anno nella penultima domenica di ottobre, ricordiamo con gratitudine tutte le persone che, con la loro testimonianza di vita, ci aiutano a rinnovare il nostro impegno battesimale di essere apostoli generosi e gioiosi del Vangelo. Ricordiamo specialmente quanti sono stati capaci di mettersi in cammino, lasciare terra e famiglia affinché il Vangelo possa raggiungere senza indugi e senza paure gli angoli di popoli e città dove tante vite si trovano assetate di benedizione.

Contemplare la loro testimonianza missionaria ci sprona ad essere coraggiosi e a pregare con insistenza «il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe» (Lc 10,2); infatti siamo consapevoli che la vocazione alla missione non è una cosa del passato o un ricordo romantico di altri tempi. Oggi, Gesù ha bisogno di cuori che siano capaci di vivere la vocazione come una vera storia d’amore, che li faccia andare alle periferie del mondo e diventare messaggeri e strumenti di compassione. Ed è una chiamata che Egli rivolge a tutti, seppure non nello stesso modo. Ricordiamo che ci sono periferie che si trovano vicino a noi, nel centro di una città, o nella propria famiglia. C’è anche un aspetto dell’apertura universale dell’amore che non è geografico bensì esistenziale. Sempre, ma specialmente in questi tempi di pandemia, è importante aumentare la capacità quotidiana di allargare la nostra cerchia, di arrivare a quelli che spontaneamente non li sentiremmo parte del “mio mondo di interessi”, benché siano vicino a noi (cfr Enc.Fratelli tutti, 97). Vivere la missione è avventurarsi a coltivare gli stessi sentimenti di Cristo Gesù e credere con Lui che chi mi sta accanto è pure mio fratello e mia sorella. Che il suo amore di compassione risvegli anche il nostro cuore e ci renda tutti discepoli missionari.

Maria, la prima discepola missionaria, faccia crescere in tutti i battezzati il desiderio di essere sale e luce nelle nostre terre (cfr Mt5,13-14). 

Roma, San Giovanni in Laterano, 6 gennaio 2021, Solennità dell’Epifania del Signore.


Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 24 ottobre al 2 novembre 2021