
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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Preghiera di San Bernardo alla Beata Vergine Maria
Ricordati, o piissima Vergine Maria,
che non si è mai udito
che alcuno sia ricorso alla tua protezione,
abbia implorato il tuo aiuto,
abbia chiesto il tuo soccorso,
e sia stato abbandonato.
Animato da tale fiducia,
a te ricorro, o Madre Vergine delle vergini;
a te vengo, dinanzi a te mi prostro, peccatore pentito.
Non volere, o Madre del Verbo,
disprezzare le mie preghiere,
ma ascoltami benevola ed esaudiscimi. Amen.
Avvento significa saper attendere
D. Bonhoeffer, Voglio vivere questi giorni con voi, a cura di M. Weber, Editrice Queriniana, Brescia 2007, p. 37
Festeggiare l'Avvento significa saper attendere: attendere è un'arte che il nostro tempo impaziente ha dimenticato. Esso vuole staccare il frutto maturo non appena germoglia; ma gli occhi ingordi vengono soltanto illusi, perché un frutto apparentemente così prezioso è dentro ancora verde, e mani prive di rispetto gettano via senza gratitudine ciò che li ha delusi. Chi non conosce la beatitudine acerba dell'attendere, cioè il mancare di qualcosa nella speranza, non potrà mai gustare la benedizione intera dell'adempimento.
Chi non conosce la necessità di lottare con le domande più profonde della vita, della sua vita e nell'attesa non tiene aperti gli occhi con desiderio finché la verità non gli si rivela, costui non può figurarsi nulla della magnificenza di questo momento in cui risplenderà la chiarezza; e chi vuole ambire all'amicizia e all'amore di altro, senza attendere che la sua anima si apra all'altra fino ad averne accesso, a costui rimarrà eternamente nascosta la profonda benedizione di una vita che si svolge tra due anime.
Nel mondo dobbiamo attendere le cose più grandi, più profonde, più delicate, e questo non avviene in modo tempestoso, ma secondo la legge divina della germinazione, della crescita e dello sviluppo.
Domenica 5 dicembre
II di Avvento anno C
Ore 9.15 CAVENAGO: accoglienza sul sagrato, dei ragazzi della catechesi
Ore 9.30 CAVENAGO: S. Messa dei ragazzi della catechesi e famiglie- a seguire incontro
Int. Pro Populo
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Grossi Gabriele; Maurizio Buccarelli, Gianni Tagliaferri; Carlo Domenico e Giulia.
Ore 17.00 CAVENAGO: canto dei Vespri
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. Barigelli Emma; Rondina Luigia (f. c. dalla classe 1935); Foletti Pasquale; Zighetti Tina; Corrù Alessandro; Gozzi Natale; Zuccari Antonio, Santina, Giuliano; Bonetti Alessio e Luisa.
Ore 18.30 CAVENAGO: Catechesi (3 ͣ media – e tutte le superiori) con don Aniello
Lunedì 6 dicembre
San Nicola Vescovo
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Per le anime del Purgatorio e per i sofferenti.
Ore 19.00 PRAY TOGETHER /PREGARE INSIEME
Nelle case i ragazzi/e della catechesi, insieme alle loro famiglie sono invitati a fare un momento di preghiera attorno “all’angolo della preghiera” in casa, e a recitare l’Angelus (preghiera che trovi sul bollettino o sul sito del Santuario).
Martedì 7 dicembre
Festa di Sant’Ambrogio, Vescovo e Dottore della Chiesa
Ore 6.30 CAVENAGO: S. Messa d’Avvento
Int. …………..
Ore 14.30 CAVENAGO: corso di cucito in Oratorio (aperto a tutti coloro che vogliono imparare e che vogliono passare un pomeriggio insieme)
Ore 15.30 CAVENAGO: Incontro di catechesi ragazzi/e di seconda media
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva.
Int. Cabrini Francesca, Forti Angelo, Cagni Giuseppa, Crispini Mario; Invernizzi Lino (f. c. dagli amici di Brescia).
Ore 21.15 in chiesa a Cavenago: presentazione del volume di Ferruccio Pallavera su padre Pozzoli.
Mercoledì 8 dicembre
Solennità della Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria
Ore 9.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Def. Coniugi Morelli - Tirelli
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Per gli iscritti vivi e defunti di Azione Cattolica.
Ore 15.00 SANTUARIO: S. Rosario e Vespro.
Ore 16.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Daghetti Sergio, Giovanni e Maddalena; Barbati Silvio e Doldi Pasqua; Dalcerri Romolo, Angela e Antonietta; Donati Lorenzo; Famiglia Cabrini; Agnelli Mario e Grecchi Luigia; Codecà Francesca e Pancotti Francesco; Malacarne Angela, Grecchi Emilio, Lucia e Figli; Zighetti Felice, Gaetana, Tina; Lanzani Michelino.
Ore 19.00 PRAY TOGETHER /PREGARE INSIEME
Nelle case i ragazzi/e della catechesi, insieme alle loro famiglie sono invitati a fare un momento di preghiera attorno “all’angolo della preghiera” in casa, e a recitare l’Angelus (preghiera che trovi sul bollettino o sul sito del Santuario).
Giovedì 9 dicembre
Ore 9 - 10 CAVENAGO: Lodi e ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali
(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria)
Ore 10.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Per le anime del Purgatorio e per i sofferenti.
Venerdì 10 dicembre
Beata Vergine Maria di Loreto
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Montoldi Francesca, Francesco, Bernasconi Settimo.
Ore 19.00 PRAY TOGETHER /PREGARE INSIEME
Nelle case i ragazzi/e della catechesi, insieme alle loro famiglie sono invitati a fare un momento di preghiera attorno “all’angolo della preghiera” in casa, e a recitare l’Angelus (preghiera che trovi sul bollettino o sul sito del Santuario).
Sabato 11 dicembre
Ore 9.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. …………………………
Ore 15-16 CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa prefestiva
Int. Luigi e Mastroni Giulia, Polenghi Maria Grazia; Gazzola Giacomo, Giuseppina, Antonia, Alberto e Luisa; Cernuschi Ernesto.
Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa prefestiva
Int. Giupponi Giuseppe, Maria, Angela; Corrù Paolo e Famiglia; Baini Maria, De Stefani Camillo, Gaetano e Giuseppe, Giupponi Emilio e Aldo.
Domenica 12 dicembre
III di Avvento anno C – domenica in Gaudete o della gioia
Ore 9.15 CAVENAGO: accoglienza sul sagrato, dei ragazzi della catechesi
Ore 9.30 CAVENAGO: S. Messa dei ragazzi della catechesi e famiglie- a seguire incontro
Int. Pro Populo
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Carlo Giuseppe
Ore 16.00 CAVENAGO: INCONTRO PER TUTTI I GENITORI dei ragazzi della catechesi
Ore 17.00 CAVENAGO: canto dei Vespri
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. Lazzari Mario e Corrù Agnese; Zuccari Alfredo; Gozzi Virginia, Bonazzi Francesco; Corrù Santa; Maria Forti De Pieri in Bonazzi; Branca Nella; Grossi Gabriele; Lattuada Angelo; Bonetti Giuseppe e Maddalena.
Ore 17.30 CAVENAGO: al suono della campana partenza del “carretto di santa Lucia”
UN ALTRO PASSO…….
Con intima gioia e profonda riconoscenza al Signore, diamo notizia del fatto che il nostro Marco Valcarenghi, alunno del Seminario diocesano, nei giorni scorsi è stato ammesso a ricevere il “ministero del Lettorato”. Dopo l’ingresso in Seminario, e i primi anni di studio, l’anno scorso aveva compiuto il primo passo ufficiale con il rito di Ammissione tra i candidati agli Ordini Sacri. Ora la seconda tappa, sarà lui stesso a spiegarci cosa significa in un articolo che pubblicheremo nelle prossime settimane. Ora appuntiamo la data di questo avvenimento: 6 gennaio 2022 alle 18 in Cattedrale a Lodi, durante la Celebrazione Eucaristica presieduta dal nostro Vescovo Maurizio.
Fin da ora accompagniamo Marco con la preghiera e incessantemente chiediamo al Signore il dono di vocazioni sacerdotali e religiose.
“ARRIVA SANTA LUCIA…. PER LA GIOIA DI TUTTI I BAMBINI”
Dopo lo stop dello scorso anno dovuto alla pandemia, DOMENICA 12 DICEMBRE dalle ore 17.30 in poi (il segnale sarà il suono delle campane) passerà per le vie di Cavenago Santa Lucia, e con il suo carrettino porterà un piccolo dono ai bambini del paese (scuola dell’Infanzia e Elementari) …. “sempre che questi abbiano fatto i bravi”....
Alla Santa si può lasciare un pensiero, chiediamo però che non siano date bottiglie di vetro.
Occorre effettuare l’iscrizione presso la Cartolibreria Maietti entro giovedì 9 dicembre, si chiede si lasciare un contributo di 2 €. Grazie!!!
In chiesa parrocchiale è collocata la statua di Santa Lucia ed anche la cassetta della posta per raccogliere le letterine scritte per domandare i doni…
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia di Cavenago: N.N. 40 €; N.N. 50 €; una famiglia si autotassa mensilmente 100 €; dalla cassettina presso Cartolibreria: 50 €;
Per il tetto: N.N. 50 €; dalla classe 1942 in ricordo di Alfredo Mazzoleni 80 €;
ad onore della Madonna della Costa: N.N. in riparazione all’atto sacrilego compiuto alla cappellina: 20 €; N.N. 20 €;
Pro Parrocchia di Caviaga: N.N. 50 €; dalla cassettina presso la panetteria 10 €; per la sistemazione delle statue di Maria Immacolata e di Gesù Bambino: N.N. 20 €;
per le spese di stampa del Bollettino: N.N. 5 €; N.N. 10 €; N.N. 5 €;
SPESE SOSTENUTE
Parrocchia di Cavenago: rata assicurativa 304,65 €; carta per fotocopiatrice 220 €;
Grazie a chi ha donato uno zerbino per l’Oratorio; grazie a chi si mette sempre a disposizione per le necessità delle Parrocchie; grazie a chi sostiene il cammino delle due Comunità, con la preghiera e l’offerta a Dio delle sofferenze; grazie a chi ogni giorno visita le chiese e si ferma per una preghiera;
PER SOSTENERE LE PARROCCHIE, sono proposte due iniziative:
UNA STELLA PER I LAVORI…
Sono aperte le prenotazioni (entro venerdì 10 dicembre), presso la Cartolibreria Maietti e l’Oratorio, per acquistare piante in vaso “Stelle di Natale”; si potranno ritirare presso il cinema dell’Oratorio sabato 11 e domenica 12 dicembre.
ARANCE SALUTARI…
Sabato 18 e Domenica 19 dicembre al termine delle Sante Messe, saranno messe in vendita arance provenienti dalla Sicilia.
Il ricavato delle due iniziative andrà a sostenere le spese dei lavori effettuati nelle Parrocchie (per Cavenago il tetto della chiesa, per Caviaga il tetto della casa ex sacrestano).
L’intercessione onnipotente di san Giuseppe
di Ermes Dovico – tratto dal sito lanuovabq.it
Nell’ultimo secolo e mezzo il magistero ha onorato più volte il ruolo di san Giuseppe nella storia della salvezza, definendo quel che è implicito nelle Sacre Scritture e insito nel sensus fidei. Non solo lo sposo di Maria è stato riconosciuto (sotto il beato Pio IX) patrono della Chiesa, ma la sua intercessione è stata anche qualificata da Pio XI come «onnipotente».
Dalla solenne proclamazione di san Giuseppe a patrono della Chiesa fino alla lettera apostolica Patris Corde, 150 anni dopo il decreto Quemadmodum Deus, il magistero ha più volte onorato la missione dello sposo di Maria nella storia della salvezza. A volte con una semplice menzione, altre - come nella Quamquam Pluries di Leone XIII, la prima enciclica sul padre verginale di Gesù, e poi nell’esortazione apostolicaRedemptoris Custos di san Giovanni Paolo II - con un’esposizione organica delle virtù e dei privilegi giuseppini.
Con specifico riguardo al patrocinio sulla Chiesa, è evidente il legame che questo ha con il ruolo di san Giuseppe come capo della Santa Famiglia. Già il beato Pio IX, attraverso il già citato Quemadmodum Deus pubblicato l’8 dicembre 1870 dalla Sacra Congregazione dei Riti, riproponeva il parallelismo (già fatto da san Bernardo) con l’antico Giuseppe, figlio di Giacobbe e assurto ad amministratore di tutti i beni del faraone. E illustrava sinteticamente la preminenza del nuovo Giuseppe, che Dio ha costituito quale «Signore e Principe della casa e possessione sua e lo elesse Custode dei precipui suoi tesori», cioè Gesù e Maria.
Leone XIII, poi, fu ancora più esplicito e nella QP si soffermò sulle ragioni del patrocinio, chiarendo tra l’altro che «la casa divina, che Giuseppe con quasi patria potestà governava, era la culla della nascente Chiesa».
Per l’eccelsa dignità di cui è stato rivestito, «ne consegue che il beatissimo Patriarca si consideri protettore, in modo speciale, della moltitudine dei cristiani di cui è formata la Chiesa, cioè di questa innumerevole famiglia sparsa in tutto il mondo sulla quale egli, come sposo di Maria e padre di Gesù Cristo, ha un’autorità pressoché paterna. È dunque cosa giusta e sommamente degna del beato Giuseppe che, come egli un tempo soleva tutelare santamente in ogni evento la famiglia di Nazaret, così ora col suo celeste patrocinio protegga e difenda la Chiesa di Cristo» (QP).
Alla luce di queste verità, Pio XI poté insegnare, nel 1926, che il titolo di patrono della Chiesa appartenesse di fatto a san Giuseppe fin dall’inizio della sua missione terrena a capo della Santa Famiglia. Anche qui, insomma, come in altre circostanze, il magistero dei papi è andato definendo pian piano quel che è implicito nelle Sacre Scritture e coerente con il sensus fidei. Si può notare che il solenne riconoscimento del patrocinio sulla Chiesa abbia rappresentato una risposta e un’àncora di salvezza di fronte a un’epoca di galoppante secolarizzazione (tuttora in corso). Lo stessoQuemadmodum Deus, emesso a stretto giro dalla Presa di Roma, evidenziava l’urgenza di istituire e affidarsi al potentissimo patrocinio di san Giuseppe «poiché in questi tempi tristissimi la stessa Chiesa, da ogni parte attaccata dai nemici, è talmente oppressa dai più gravi mali, che uomini empi pensarono avere finalmente le porte dell’Inferno prevalso contro di lei». E se questo era vero nel 1870, tanto più lo è oggi, con la Sposa di Cristo che sembra in balìa di forze sempre più soverchianti e la fede cattolica, soffocata dal laicismo, non conta quasi più nulla nella sfera pubblica.
A ragione, quindi, nell’ultimo scorcio del XX secolo, Giovanni Paolo II rilevava che il patrocinio di san Giuseppe «deve essere invocato ed è necessario tuttora alla Chiesa non soltanto a difesa contro gli insorgenti pericoli, ma anche e soprattutto a conforto del suo rinnovato impegno di evangelizzazione nel mondo e di rievangelizzazione» in quei Paesi in cui il cristianesimo prima prosperava e ora soffre (cfr. RC, 29).
Nell’intera storia della devozione a san Giuseppe si scorge l’operare invisibile, ma concreto, della Provvidenza. Alla sua intercessione sono ricorsi santi e peccatori incalliti, alti prelati e semplici fedeli, gente di umili origini e sovrani. È vero che non mancano i Padri e Dottori della Chiesa che hanno scritto di lui, ma spesso è stata una trattazione a sprazzi. Perciò, uno josefologo come padre Tarcisio Stramare osservava: «Considerando il persistente influsso della “delirante” letteratura apocrifa nella presentazione della figura di san Giuseppe e che non c’è mai stata un’azione organizzata e tanto meno un impegno teologico che spieghino uno sviluppo così ampio e persistente della sua devozione e del “rispetto” che egli gode nel popolo cristiano, si può ritenere, come affermò Pio IX, che la devozione a san Giuseppe “poté essere inserita nei fedeli solo in modo celeste”».
Guardando all’estensione e alla potenza dell’intercessione di san Giuseppe, si può considerare innanzitutto quel che insegna san Tommaso d’Aquino, ossia che «i santi sono in condizione di meritare per noi, o meglio di aiutarci a motivo del merito precedente, giacché, mentre vivevano, meritarono davanti a Dio che le loro orazioni fossero esaudite dopo la morte». Più grande è il merito conseguito in Terra più efficace, chiaramente, è l’intercessione del santo in Cielo: ne consegue che nessuna creatura, eccetto Maria Santissima, è in grado di impetrare grazie tanto quanto san Giuseppe, il cui patrocinio si estende su tutte le necessità. Ce lo ricorda, in mezzo a tanti, la sua devota più celebre, santa Teresa d’Ávila, che nella sua Vita racconta delle straordinarie grazie - materiali e spirituali - ricevute per aver invocato san Giuseppe, senza mai rimanere inesaudita.
Anzi, testimoniando come il glorioso patriarca l’abbia sempre guidata in accordo alla volontà di Dio, la grande riformatrice del Carmelo precisa: «Se la mia richiesta esce un po’ dalla retta via, egli la raddrizza per il mio maggior bene». Del resto, quanto sperimentato da Teresa d’Ávila e innumerevoli altri santi e devoti ha avuto, per così dire, un ‘sigillo’ pontificio. Parlando con un gruppo di sposi, il 19 marzo 1938, Pio XI spiegò che insieme all’«onnipotente intercessione» tradizionalmente e giustamente riconosciuta alla Madre di Dio, alla quale il Figlio non può negare nulla, bisogna riconoscere similmente anche quella di san Giuseppe che «è l’intercessione dello sposo, del padre putativo, del capo di casa della famiglia di Nazaret». Prosegue papa Ratti: «(…) perciò questa intercessione non può a meno di essere onnipotente, perché che cosa possono negare a lui - a san Giuseppe - Gesù e Maria, ai quali egli ha consacrato letteralmente tutta la sua vita, e che realmente gli devono i mezzi della loro esistenza terrena?». Ricorriamo allora a questo mezzo sicuro per la salvezza eterna, nella certezza che la devozione per Giuseppe accresce l’amore per Maria, che a sua volta è la via più diretta per Gesù. Per porci sotto la protezione del capo della Santa Famiglia, un buon modo è recitare la preghiera - A te, o beato Giuseppe - che Leone XIII ci ha lasciato. La si può scandire dopo il Rosario, o anche a sé. San Giuseppe non mancherà di assisterci «in questa lotta contro il potere delle tenebre», aiutandoci «a vivere virtuosamente, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Così sia».
APPROFONDIMENTI SUL SINODO…..
CATECHESI: “I segni dei tempi ” prima parte
A cura di don Attilio Mazzoni, professore del Seminario diocesano
La fede offre al credente un modo nuovo di leggere e interpretare ciò che accade nella storia. Il Concilio Vaticano II lo ha chiamato discernimento dei “segni dei tempi” (GS 4), vale a dire lo sforzo di comprendere e di giudicare alla luce del Vangelo quegli eventi e quelle tendenze che indicano la direzione nella quale si muove l’umanità. Tra queste, ad esempio, il Concilio vede l’accrescersi delle disponibilità e della potenza tecnica ed economica, il senso sempre più acuto della libertà, il processo di una maggiore unità e interdipendenza dei popoli, lo scambio delle idee che continuamente si amplifica. Nello stesso tempo, operano tuttavia delle contro-tendenze che contrastano questi mutamenti in atto: fame e miseria che rimangono ancora largamente diffuse, nuove forme di schiavitù sociale e psichica, gravi contrasti politici, economici, razziali e ideologici in seno alla comunità internazionale. A questi “segni dei tempi” appartengono anche secondo il Concilio le profonde mutazioni che avvengono nella comprensione del mondo e dell’uomo: il crescente e ormai prevalente peso della scienza e della tecnica nella cultura, la conoscenza storica come metodo di indagine e il progresso delle scienze psicologiche e sociali.
Non seguiremo il Concilio nella descrizione dei “segni dei tempi” (bisogna rileggere con attenzione i numeri dal 4 al 10 del documento Gaudium et spes), ma cercheremo di portare avanti questo tentativo di comprensione dei tempi che stiamo vivendo, uno sforzo che va sempre da capo ripreso. Preferiamo indicare tre questioni a cui i credenti di oggi devono essere sensibili nel leggere gli eventi della storia: la questione dei poveri, quella del creato e il cammino della fraternità tra i popoli del mondo. La loro descrizione si trova nei tre documenti di Papa Francesco, rispettivamente Evangelii gaudium, Laudato si’ e Fratelli tutti. La sorte dei poveri, il grido della terra ferita e lo sviluppo della fraternità universale sono come delle lenti o dei filtri che i credenti fanno valere quando guardano i fatti storici che accadono e riflettono sulle grandi trasformazioni in atto. Allo stesso modo, dovrebbero essere anche le priorità della loro azione collettiva e della loro testimonianza evangelica. Per ciascuna di esse proponiamo qualche considerazione ripresa dai documenti di Papa Francesco.
La sorte dei poveri sempre in primo piano
Quando un credente guarda gli eventi della storia personale e collettiva, la domanda che subito dovrebbe farsi è: dove sono qui i poveri e quale è la loro sorte? Ecco tre affermazioni fondamentali di Evangelii gaudium (EG):
EG 186: “Dalla nostra fede in Cristo, fattosi povero, e sempre vicino ai poveri e agli esclusi, deriva la preoccupazione per lo sviluppo integrale dei più abbandonati della società”.
EG 198: “Per la Chiesa l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica”. “Per questo desidero una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci”.
EG 199: “Il nostro impegno non consiste esclusivamente in azioni o in programmi di promozione e assistenza; quello che lo Spirito mette in moto non è un eccesso di attivismo, ma prima di tutto un’attenzione rivolta all’altro”, una “attenzione d’amore”. Si tratta di ascoltarne il grido (EG 187, 191).
Papa Francesco ci aiuta anche a dare un volto più concreto ai poveri, in modo che possiamo riconoscerli quando cerchiamo di comprendere come credenti ciò che accade intorno a noi. In EG 210 si dice: “E’ indispensabile prestare attenzione per essere vicini a nuove forme di povertà e di fragilità in cui siamo chiamati a riconoscere Cristo sofferente, anche se questo apparentemente non ci porta vantaggi tangibili e immediati: i senzatetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati, i migranti”; le persone vittime di tratta (211); le donne che “soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza, perché spesso si trovano con minori possibilità di difendere i loro diritti” (212); le madri “che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta come una rapida soluzione alle profonde angustie” (214). Non è evidentemente un elenco esaustivo, ma un aiuto al discernimento che deve continuare. Per esempio: dove sono oggi i poveri nell’attuale situazione di pandemia? Sono le nazioni povere del mondo che non hanno risorse per procurarsi i vaccini e mettere in sicurezza i loro popoli.
Lo sguardo del credente sull’attuale condizione storica dei poveri non deve essere sensibile soltanto al profilo “interpersonale” ma anche “sociale”; il credente deve cioè saper vedere le istituzioni, le forze collettive, che discriminano e impoveriscono fasce sempre maggiori di persone: EG 202: “La necessità di risolvere le cause strutturali della povertà non può attendere… Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri, rinunciando all’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria e aggredendo le cause strutturali della inequità, non si risolveranno i problemi del mondo e in definitiva nessun problema. L’inequità è la radice dei mali sociali”.
Per questo i quattro famosi “no” di Evangelii gaudium suonano come altrettanti giudizi a proposito di come è organizzato il mondo dell’economia attuale e che un credente deve fare suoi (EG, nn. 53-60):
1) no a un’economia dell’esclusione, dello scarto, alla convinzione di una automatica “ricaduta favorevole”, alla globalizzazione dell’indifferenza;
2) no alla nuova idolatria del denaro; ad una visione dell’uomo che lo riduce al solo consumo; alla tirannia dell’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria; alla corruzione e all’evasione fiscale egoistica; al sacrificio dell’ambiente;
3) no al rifiuto dell’etica che chiede la condivisione dei beni: il denaro deve servire, non governare;
4) no alla disuguaglianza accettata che genera violenza da parte dei più poveri. Questo accade perché il sistema sociale ed economico è ingiusto alla radice (n. 59); la corsa agli armamenti non risolve né risolverà mai questa violenza generata dalla disparità sociale.
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 5 al 12 dicembre 2021