
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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Tutto ciò che possiamo decidere è come disporre del tempo che ci è dato". John Ronald Reuel Tolkien, l'autore de: Il Signore degli Anelli.
Domenica 30 gennaio 2022
IV del Tempo Ordinario anno C
Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).
RICONSEGNA DELLE CASSETTINE DI AVVENTO, dove i ragazzi/e e le loro famiglie hanno raccolto i risparmi; il denaro sarà utilizzato dal Gruppo Missionario parrocchiale per sostenere i progetti dell’anno.
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Pro vivis: per tutti i giovani; Leggeri Domenico, Luciano, Cavallanti Giovanna.
Ore 17.00 CAVENAGO: Vespro
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. De Angeli Felice; Zuccari Bassano; Lazzari Nino, Doldi Paolo e Luigi; Meneghetti Francesca e Pietro; Angelo Corda.
Ore 18.30 CAVENAGO: Incontro catechesi 3 ͣ media - 1 ͣ sup. e 2 ͣ - 5 ͣ sup.
Lunedì 31 gennaio
San Giovanni Bosco
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Pro vivis: per tutti i giovani; Corrù Angelo, Piccinin Gina; Margherita Rancati
Martedì 1 febbraio
Ore 14.30 CAVENAGO: corso di cucito in Oratorio (aperto a tutti coloro che vogliono imparare e che vogliono passare un pomeriggio insieme)
Ore 15.30 CAVENAGO: Incontro di catechesi ragazzi/e di seconda media
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Messa (presso centro “Il Sole”):
Int ……………………..
Mercoledì 2 febbraio
Festa della Presentazione al Tempio di Gesù
Ore 17.00 CAVENAGO: S. Messa solenne
Int. Pro vivis: per tutte le anime consacrate al Signore con i voti religiosi: in particolare ricorderemo: suor Rosangela De Stefani, suor Maria Luisa Cernuschi e suor Giuseppina Grazioli, appartenenti all’Istituto delle Suore di “Maria Bambina”; Per le anime del Purgatorio.
N.B. Al termine si potranno ritirare le candele benedette.
Giovedì 3 febbraio
San Biagio, Vescovo e Martire
Ore 16-17 CAVENAGO: Adorazione Eucaristica per le Vocazioni sacerdotali
Ore 17.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. In onore del Santo Bambino di Praga; in suffragio di Corrù Gaetano; Corrù Lino.
Al termine della celebrazione, secondo tradizione sarà benedetta la gola ai fedeli, seguendo le norme liturgiche e le indicazioni sanitarie suggerite della Diocesi in questo tempo di pandemia.
Venerdì 4 febbraio
Primo del mese
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa ad onore del Sacro Cuore di Gesù
Int. Gianfranco Barbieri e fam.
Sabato 5 febbraio
Santa Agata, Vergine e Martire
Ore 9.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Corrù Antonio e fam.; Sordi Gian Mario (f. c. dalla classe 1945).
Ore 15-16 CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa pro prefestiva
Int. Orlandi Luigi (15° anniv.); Prati Gianangelo.
LA S. MESSA DELLE 20.30 è SOSPESA
Domenica 6 febbraio
V del Tempo Ordinario anno C – Giornata per la vita
Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa (al termine benedizione alle mamme in attesa di un figlio)
Int…………………………..
Ore 15.30 CAVENAGO: Santo Battesimo di Belloni Riccardo
Ore 17.00 CAVENAGO: Vespro
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. Corrù Alessandro; Donati Teresa; Biffi Enrico e Flora; Agnelli Mario, Grecchi Luigia; Lazzari Nino e coniugi Doldi; Def. Fam. Perini, Quaranta, Scarabellati, Longari, Filini; Foletti Pasquale e Rosa.
Suor Chiara: anche il mio tumore è parte del centuplo promesso da Gesù.
Un’intervista di Annalisa Teggi rilasciata il 15/6/2018
tratta dal sito: Aleteia
La prima volta che mi scrisse (commentando una riflessione sul mio blog) pensai a uno scherzo, si firmò Suor Chiara di Assisi. Invece no, era proprio una persona in carne e ossa! Fa servizio nella Sacrestia della Porziuncola ed è stata catturata da Gesù per quella promessa del centuplo.
Nello scambio di messaggi che ci fu, accennò alla malattia che l’aveva messa a dura prova, però me ne parlava pervasa da una strana gioia sincera. Perciò le ho chiesto di condividere qui la sua storia, e non resisto alla tentazione di anticipare due «perle» linguistiche e umane di cui mi ha fatto dono. Lo sapete che «convento» e «convenienza» hanno la stessa origine e perciò hanno un significato quasi identico? Lo sapete che esiste un intervento chirurgico chiamato «allargamento margini» (si ripulisce la zona da cui si è asportato un tumore)? E che cosa sono le prove della vita se non questo allargamento margini del cuore per ospitare un sì sempre più grande a Dio?
Cara Chiara, grazie di aver accettato la proposta di Aleteia di raccontarci la storia della vocazione e anche della malattia, che ha approfondito il senso della vocazione stessa.
Io spero che questa sia un’occasione bellissima per parlare di Lui, del Padre.
Sei Suor Chiara e vivi ad Assisi. Un destino scritto nel nome, uno scherzo audace di Dio? Come sei arrivata in convento?
Di solito si chiede sempre a una suora: «Cosa facevi prima?» e questo pone la questione in un modo che enfatizza ancora di più la rinuncia al mondo.
Ho 49 anni, sono entrata in convento quando ne avevo 19: andavo a messa la domenica, sono nata e cresciuta in una parrocchia francescana e ho succhiato fin da sempre l’insegnamento e la compagnia di Don Giussani. Tenevo in cuore quella che io ho sempre chiamato la «nostalgia del cielo», volevo rispondere al Signore nella maniera più bella possibile per quanto la mia persona ne fosse capace. Di San Francesco d’Assisi mi colpiva la sua adesione profonda a Gesù con questi due aspetti: povero e crocifisso. Dietro questa povertà e crocifissione, Francesco ha provato la gioia. È una proposta attraente.
La tua famiglia cos’ha detto della tua scelta?
Un anno prima di entrare in convento morì, all’improvviso, mio padre a soli 52 anni. Noi non avevamo mai perso nessuno, neppure un pesciolino rosso. Non avevamo idea di cosa fosse quella che Francesco chiama “sorella morte”, e fu un dolore immenso che però, inaspettatamente, abbiamo vissuto con una lucidità incredibile. Non è stato facile per mia madre fare i conti con la mia decisione di prendere i voti, mi disse: “Ma ti pare, Chiara? Vuoi andartene adesso?”.
Io ho fatto il grande passo col cuore in lacrime, perché vedere soffrire la propria mamma fa soffrire. Eppure meditavo da sempre il pensiero di quel che Gesù dice a proposito del centuplo.
Sai che convento e convenienza sono parole molto simili? Ecco, parlano di qualcosa che è opportuno e ti viene incontro: mi ha sempre impressionato l’idea che fosse conveniente lasciare qualcosa per guadagnare il Signore, lasciare il noto per un ritorno di bene ignoto e più grande. Il punto davvero cruciale è che il Signore chiede di lasciare se stessi.
Cos’è per te il centuplo?
È sentirsi al centro di un amore enorme. Al mattino, prima che io mi svegli, il Signore ha già detto di me – e di tutti noi -: “Ti amo, vivi bene oggi perché sei bella e io ti voglio bene nonostante tutte le sciocchezze che farai oggi”.
Siamo tutti dentro questo abbraccio che ci rende preziosi.
Di giorno in giorno mi accorgo della quantità di spazio che c’è nel nostro cuore per accogliere chiunque.
Il secondo intervento che ho fatto per curare il mio tumore si chiamava «allargamento margini»: si ripulisce la zona che si spera non sia più tumorale. Usando una metafora si può dire che il centuplo sia un costante allargamento margini del cuore e dell’anima.
Hai introdotto il tema della tua malattia, come l’hai scoperta e cosa è successo?
Ho scoperto di avere un carcinoma mucinoso nelle cellule mammarie nel maggio 2014. Era una forma tumorale già a uno stadio abbastanza avanzato, ho fatto gli esami necessari e poi il 3 giugno sono partita per un pellegrinaggio in Terra Santa che era stato programmato da tempo.
Era la seconda volta che vedevo quei luoghi, è stato un viaggio diverso dal primo: da un certo punto di vista era come tornare a casa, però – pensando alla mia malattia – portavo in cuore questa domanda: “Signore, cosa vuoi da me?”. Sentivo anche l’alba di una risposta: quel che mi stava accadendo era una Sua richiesta per appartenergli ancora di più.
Si può dire che hai fatto la Via Crucis a Gerusalemme con una tua via crucis nel corpo …
Sì, avvertivo che era un cammino ferito in cui si giocava tutto di me; era un richiamo a vivere più a fondo la mia vocazione, non ridurla a “essere una suora che fa certi gesti quotidiani”. È stata quindi una via crucis nella Via Crucis, ma nel senso interessante del termine: l’irruzione di un imprevisto dentro il caos che può essere il cuore di un uomo.
Al tuo ritorno in Italia cosa è accaduto, come hai affrontato la malattia e le cure?
È stata tosta. La chemioterapia mi ha provocato due shock anafilattici nel giro di una settimana. È accaduto tutto a dicembre ed è stato come l’irrompere di Dio nella mia vita, per dirmi: «Sei mia!».
Mi è diventato ancora più chiaro che la vita è un dono, non tanto perché può esserci tolta da un momento all’altro, ma in modo oggettivo e positivo: nessuno al mattino chiede il permesso di aprire gli occhi, così come nessuna creatura chiede il permesso di entrare nel grembo di sua madre. È un dono.
Durante questi due shock non ho mai perso conoscenza, mi stavo accorgendo di morire e vedevo attorno a me gli infermieri che mi praticavano il massaggio cardiaco. Naturalmente non lo auguro a nessuno, ma devo però annoverarla – lo dico con grande pudore – tra le esperienze più piene di bellezza che ho avuto.
Mi accorgevo che la vita veniva da fuori, e che l’aria non voleva entrare nei polmoni. C’è stato un momento estremo in cui ho formulato questa preghiera: «Signore fa che io non muoia bestemmiandoti».
Non so spiegare perché ho detto così. Lo medito spesso.
Possiamo azzardarci a ipotizzare che sia stato un atto di affidamento totale, una sfida vinta di fronte alla tentazione del tradimento che può esserci fino all’ultimo istante di vita?
Sì, il buio della fede può arrivare fin lì. Noi siamo incredibilmente liberi e possiamo capovolgere tutto fino all’ultimo respiro che ci è dato. Ma dal quel momento ho cominciato a segnare le tappe e le date della mia degenza, scoprendo in modo sorprendente una compagnia del cielo. Ti faccio qualche esempio: il primo intervento l’ho fatto nel giorno di San Giacomo di Compostela; la prima chemioterapia l’ho cominciata nel giorno delle Stimmate di San Francesco; ho dovuto tagliare a zero i capelli ed è accaduto nella festa di San Francesco; ho potuto rimettere il velo il 13 maggio, nel giorno della Madonna di Fatima.
A proposito di compagnia, mi racconti chi hai incontrato sulla strada della malattia (e della guarigione)?
Ho conosciuto medici e pazienti che sono diventati amici, perciò questa malattia, oltre ad essere un percorso di sofferenza, è un’esperienza che non posso considerare solo negativa, perché ho incontrato tanta benevolenza.
Ho visto anche tante donne impazzire dentro la malattia, famiglie spaccarsi per i pesi insopportabili da portare. Anche in relazione a ciò, ho avuto l’idea di proporre a tutte quelle che io chiamo onco-amiche una Messa da celebrare di tanto in tanto a Santa Maria degli Angeli, per affidare chi fa le cure, i loro parenti e chi è già in Cielo.
È buffo da guardare il nostro gruppo, siamo l’armata Brancaleone: partecipa gente che non è mai venuta messa, gente che parla al sacerdote durante l’omelia. Guardando questa strana compagnia, mi accorgo che c’è in tutti un bisogno urgentissimo di speranza, di un più che non può venire da noi e dalle nostre capacità. Cadiamo tutti in ginocchio a chiedere aiuto a Chi ha in mano le redini della nostra vita e le tiene, per portarci a compimento.
Suor Chiara ha raggiunto lo Sposo celeste alle 15.25 di mercoledì 26 gennaio 2022.
“L'ora di fare il bene è subito” - Santa Caterina da Siena
LE CANDELE BENEDETTE
Per la festa della Presentazione del Signore, chiamata anche “candelora” vi è la bella e significativa usanza di benedire le candele che poi i fedeli possono portare a casa. Ma di queste candele cosa farne? È un segno di fede, che richiama il Cristo quale “luce delle genti” per cui è buona cosa accendere la candela in tutte quelle occasioni, liete e tristi, che la famiglia affronta, oppure accenderla durante un momento di preghiera, sia personale che familiare.
CARITAS PARROCCHIALE
Gli alimenti di cui abbiamo bisogno sono: PASTA, BISCOTTI SECCHI, TONNO E LEGUMI IN SCATOLA, ecc….
I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago.
Grazie a chi potrà e vorrà aiutare!
PILLOLE DI CATECHESI…..LA PAROLA DI DIO
Caro Padre, data la mia poca preparazione una cosa mi ha colpito in particolare e devo confessare tutta la mia ignoranza: ho sempre pensato (o meglio non mi sono mai istruito su ciò) che Parola di Dio fosse solo la S. Scrittura, la Bibbia. Per questo le chiedo: quando è Parola di Dio? E anche, quale rapporto c’è con la Tradizione e il Magistero?
Risposta:
1. la Parola di Dio è stata comunicata attraverso due strade: la Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura.
Come vedi, ho messo per prima la sacra Tradizione. Perché la Tradizione è antecedente alla Scrittura. Questo è manifesto nell’Antico Testamento dove la Parola di Dio è stata trasmessa per secoli e secoli via orale e anche nella vita del popolo d’Israele. Solo alcuni secoli prima di Cristo qualcosa di quanto è stato trasmesso è stato scritto. Non possiamo dimenticare che in antico era preminente la cultura della memoria sulla cultura dello scritto. Pertanto noi possediamo la Parola di Dio scritta (la Sacra Scrittura) e la Parola di Dio non scritta (la sacra Tradizione).
2. La stessa cosa è avvenuta anche nel Nuovo Testamento, soprattutto per i Vangeli. Prima sono stati predicati, vissuti, trasmessi, poi è stato scritto qualcosa. San Giovanni al termine del suo Vangelo dice: “Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù, che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere” (Gv 21,25). La Tradizione dunque è antecedente alla Scrittura. Ed è proprio ancora secondo la Tradizione che va intesa la Sacra Scrittura per non alterarne il significato. Custode di questa interpretazione inalterata è il Magistero della Chiesa.
3. Questo con buona pace dei protestanti, i quali affermano che la Parola di Dio consiste solo nella Sacra Scrittura. Ma la Sacra Scrittura non l’abbiamo ricevuta dalla Tradizione? E il canone dei libri ispirati non è stato fissato dal Magistero della Chiesa, il quale fin dall’inizio non ha riconosciuto come ispirati i libri apocrifi? Per questo giustamente il Concilio Vaticano II afferma: “È chiaro che la Sacra Tradizione, la S. Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti da non poter indipendentemente sussistere, e tutti insieme, secondo il proprio modo sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” (Dei Verbum, 10). Come vedi, anche loro la devono ammettere almeno in un primo momento. E con questo cade anche la loro affermazione: che la Parola di Dio è solo quella che è scritta nella Bibbia.
INTENZIONI DELLE SANTE MESSE
Quando si prenotano Sante Messe in suffragio di qualche defunto o per intenzioni pro vivis, si ricorda di:
controllare le date, perché capita che siano segnate intenzioni per il martedì, quando si celebra solo a Caviaga; indicare l’orario della Messa che si è scelta (perché al sabato e alla domenica ve ne sono diverse); scrivere in modo leggibile i fogli che si consegnano; ricordarsi di consegnare per tempo le intenzioni – almeno 10 giorni prima (per riguardo a chi compila il bollettino e l’Amico);
Grazie a chi ha confezionato e donato alla Parrocchia di Caviaga una tovaglia nuova per l’altare maggiore e a chi ha donato altre tovaglie ricamate; grazie a chi ha sistemato la strada “alta” che porta al Santuario, grazie ai volontari che hanno ripulito i canali pluviali del Bar-Santuario;
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia di Cavenago: vendita lavori gruppo ricamo 20 €; N.N. 50 €;
Ad onore della Madonna della Costa: N.N. 100 €
Pro Parrocchia di Caviaga: per il tetto casa ex sacrestano N.N. 100 €; dalla cassettina presso la panetteria 20 €; per il restauro delle statue di Maria Immacolata e di Gesù Bambino: N.N. 10 € ; N.N. 10 €;
Pro Bollettino: N.N. 10 €;
SPESE SOSTENUTE
Cavenago: rate assicurazioni incendio e infortuni 304,65 €;
APPROFONDIMENTI SUL SINODO…..
CATECHESI: “I segni dei tempi” terza e ultima parte
A cura di don Attilio Mazzoni, professore del Seminario diocesano
Il sogno della fratellanza tra i popoli
Vedere i poveri e ascoltare il grido della Terra: un credente, quando si pone davanti ai fatti che accadono nella storia, cerca di comprenderli alla luce di questi due filtri. Ce n’è un terzo a cui ci invita la più recente enciclica di Papa Francesco, Fratelli tutti (FT): individuare il cammino della fraternità universale, l’aspirazione mondiale alla fraternità, le possibilità di “una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita” (FT 1). Per questo discernimento, il credente si lascia aiutare da un sogno, che non è un’illusione o un’ispirazione utopistica, ma una visione che spinge a comprendere e a trasformare il presente: “di fronte a diversi modi attuali di eliminare o ignorare gli altri, siamo in grado di reagire con un nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale che non si limiti alle parole” (6).
Per questo sogno di “un’unica umanità, come viandanti fatti della stessa carne umana, come figli di questa stessa terra che ospita tutti noi” (8), il Papa ci aiuta anzitutto a riconoscere quelle forze e quei processi che nel mondo attuale ostacolano lo sviluppo della fraternità universale (capitolo primo dell’enciclica). È una lezione non solo di contenuto, ma anche di metodo, dalla quale possiamo imparare la forza critica di una visione ispirata alla fede che non ha paura di riconoscere la complessità e l’ambivalenza del mondo che abbiamo costruito. Ogni credente dovrebbe leggere, comprendere e lasciarsi ispirare nella propria lettura dei segni dei tempi dai numeri che vanno dal 10 al 53 dell’enciclica. Ne citiamo uno per tutti: un cristiano deve riconoscere e criticare tutti quei processi, costituiti di correnti di opinione pubblica o di progetti politici, che si oppongono al sogno di una fraternità universale attraverso il meccanismo di “esasperare, esacerbare e polarizzare. Con varie modalità si nega ad altri il diritto di esistere e di pensare, e a tale scopo si ricorre alla strategia di ridicolizzarli, di insinuare sospetti su di loro, di accerchiarli. Non si accoglie la loro parte di verità, i loro valori, e in questo modo la società si impoverisce e si riduce alla prepotenza del più forte” (15). E al n. 44, che riflette sull’illusione di una comunicazione tra le persone ricercata attraverso gli strumenti digitali, si invita a riconoscere che “proprio mentre difendono il proprio isolamento consumistico e comodo, le persone scelgono di legarsi in maniera costante e ossessiva.
Questo favorisce il pullulare di forme insolite di aggressività, di insulti, maltrattamenti, offese, sferzate verbali fino a demolire la figura dell’altro, con una sfrenatezza che non potrebbe esistere nel contatto corpo a corpo perché finiremmo per distruggerci tutti a vicenda. L’aggressività sociale trova nei dispositivi mobili e nei computer uno spazio di diffusione senza uguali… Non va ignorato che operano nel mondo digitale giganteschi interessi economici, capaci di realizzare forme di controllo tanto sottili quanto invasive, creando meccanismi di manipolazione delle coscienze e del processo democratico. Il funzionamento di molte piattaforme finisce spesso per favorire l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio” (44 e 45).
Il credente giudica la storia a partire da un’altra logica: “Se non ci si sforza di entrare in questa logica – dice il Papa al n. 127 della Fratelli tutti -, le mie parole suoneranno come fantasie. Ma se si accetta il grande principio dei diritti che promanano dal solo fatto di possedere l’inalienabile dignità umana, è possibile accettare la sfida di sognare e pensare ad un’altra umanità. È possibile desiderare un pianeta che assicuri terra, casa e lavoro a tutti”. In questa “immaginazione critica e positiva” viene “pensato e generato un mondo nuovo” (capitolo terzo di FT). La parabola del Buon samaritano (lungamente commentata dal Papa nel capitolo secondo di FT) spinge a riconoscere il principio fondamentale che consente di camminare verso la fraternità universale: “rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza” (106). “Quale reazione – si chiede Papa Francesco – potrebbe suscitare oggi questa narrazione, in un mondo dove compaiono continuamente, e crescono, gruppi sociali che si aggrappano a un’identità che li separa dagli altri? Come può commuovere quelli che tendono a organizzarsi in modo tale da impedire ogni presenza estranea che possa turbare questa identità e questa organizzazione autodifensiva e autoreferenziale? In questo schema rimane esclusa la possibilità di farsi prossimo, ed è possibile essere prossimo solo di chi permetta di consolidare i vantaggi personali. Così la parola ‘prossimo’ perde ogni significato, e acquista senso solamente la parola ‘socio’, colui che è associato per determinati interessi” (102).
Conclusione
L’enciclica Fratelli tutti rappresenta il frutto più maturo di questo discernimento dei segni dei tempi che Papa Francesco propone a tutta la Chiesa e ad ogni credente. Egli la propone anche alla nostra Chiesa di Lodi e l’acquisizione paziente di questa capacità di leggere la storia alla luce del Vangelo sarà senz’altro una delle vie su cui la nostra Chiesa locale potrà rinnovarsi. Questo discernimento non è mai infatti puramente individuale, ma cresce e matura dentro la comunità cristiana e diventa un esercizio e una testimonianza collettiva della fede. Per superare l’attuale rischio di insignificanza che il cristianesimo corre proprio nel mondo occidentale, è necessario che i credenti esercitino con maggiore impegno e con sempre migliore evidenza la “ripresa critica”, autorizzata dal Vangelo, di ogni dimensione dell’esistenza e della storia per aprirla al “nuovo” del Regno, “già in mezzo a noi” per la risurrezione di Cristo.
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 30 gennaio al 6 febbraio 2022