CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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PER SORRIDERE E RIFLETTERE…

Un posto a sedere  
di Stefano Molisso

C'era una volta un uomo che acquistò una casa e impegnò tutto il suo tempo e le sue energie per farla diventare una reggia. Si alzava al mattino presto e subito a lavoro per realizzare la sua reggia.

Passarono gli anni, la casa cambiò d'aspetto, ma questo non gli bastava, la voleva ancora più bella, così continuò con modifiche e ritocchi, tanto che la gente del suo paese diceva: «Ma come è cambiata questa casa» e questo rallegrava il proprietario.

Questo signore aveva a cuore solo il suo progetto tanto che i compaesani bussarono alla sua casa per dirgli: «Il parroco vorrebbe vederti domenica in parrocchia». Ma lui non volle smuoversi dalla sua casa: «Ho da fare, devo finire qui, non mi scocciate». Altre persone gli fecero lo stesso annuncio ed ebbero la stessa risposta. Un giorno andò anche il parroco del paese a parlargli ed ebbe la stessa risposta.

L'uomo terminò la sua villa e un giorno anche la morte bussò alla sua porta: «Stavolta devi venire per forza». E comparve alla presenza dell'Altissimo però non trovò posto dove sedersi e si domandò: «Mi scusi, non trovo un posto per sedermi». E il Signore rispose: «Ti ho mandato tante persone per farti venire ad occupare il tuo posto e tu non sei mai venuto. Ora se vuoi sederti devi usare per forza questa». E gli mostrò la prima pietra che usò per erigere la sua villa. Era una pietra piccola e scomoda e non dava possibilità di sedersi bene.

L'uomo si lamentava e chiese se si poteva avere un'altra sedia. Il Signore gli disse: «Questa è la sedia che ti sei portato, hai fatto tutto tu, io non c'entro nulla».


Nessun'anima si è mai allontanata da Dio senza rinunciare alla preghiera. La preghiera stabilisce il contatto con la Potenza Divina e consente l'accesso alle invisibili risorse celesti.

Per quanto buia sia la strada, nessuna tentazione può impadronirsi di noi quando preghiamo. In qualsiasi anima, il primo passo verso il declino è la rinuncia alla pratica della preghiera, l'interruzione del rapporto con la Divinità e l'affermazione dell'auto-sufficienza.

(Ven. Mons. Fulton J. Sheen, da "Characters of the passion")


Domenica 20 febbraio
VII del Tempo Ordinario
Alle Sante Messe il Gruppo Missionario raccoglie le offerte per la Giornata dei malati di lebbra 

Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).  

Ore 10.45   CAVENAGO:  S. Messa

Int.      Pro vivis: per i giovani e gli ammalati; Grossato Battista e Segato Clorinda; Don Franco Bertolotti e Def. Classe 1951; Fusari Angela (f.c. da Mariuccia e Angela). 

Ore 17.00   CAVENAGO: Vespro 

Ore 17.30  CAVENAGO: S. Messa                                                                                                                                                       

Int.      Fam. Giupponi Giuseppe, fam. Foletti Pietro e Balbi Francesco; fam. Serra, Giovanetti, Raimondi; Negri Vittorio; Fam. Foletti Pasquale e Rosa; Forti Luigi; Mario Guatterini, moglie e figli. 

Ore 18.30  CAVENAGO: Incontro catechesi 2 ͣ - 5 ͣ sup. 

 

Lunedì 21 febbraio 

Ore 16.00   CAVENAGO:  S. Messa

Int.      Barbati Antonio, Paola, Maddalena; Margherita Rancati, Gianmario Sordi; Buratto Enni e Giuseppe; Andreoli Maddalena e Fam.; Cabrini Francesca; Def. Classe 1951. 

 

Martedì 22 febbraio
Festa della Cattedra di San Pietro 

Ore 10.00  CAVENAGO: S. Messa nella festa della Cattedra di San Pietro                                                                                                                  

Int.       Per il Santo Padre e tutta la Chiesa 

Ore 14.30     CAVENAGO: corso di cucito in Oratorio (aperto a tutti coloro che vogliono imparare e  che vogliono passare un pomeriggio insieme) 

Ore 15.30   CAVENAGO:  Incontro di catechesi ragazzi/e di seconda media 

Ore 16.00   CAVIAGA: S. Messa (presso centro “Il Sole”):

Int.      Per le anime del Purgatorio

 

Mercoledì 23 febbraio 

Ore 15-15.55    CAVENAGO:  ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali

(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria) 

Ore 16.00   CAVENAGO: S. Messa

Int.      Cattaneo Aldo; Cabrini Francesca; Cavallanti Maria.

 

Giovedì 24 febbraio 

Ore  9 - 10    CAVENAGO:  Lodi e ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali
(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria)

Ore 20.30 CAVENAGO: S. Messa.

Int.      Per le anime del Purgatorio; Valente Angelina, Antonio e Currà Fortunato; Fiolini Assunta e Bernasconi Angelo.

 

Venerdì 25 febbraio 

Ore 16.00   CAVENAGO: S. Messa

Int.      Donati Rosa; Negroni Angela; Bersani Paola e Carlo; Gelmi Rita e Corrù Bassano; Marescotti Emilia e Alfredo; Baroni Pierina, Luigi e Fam.

 

Sabato 26 febbraio 

Ore  9.00 SANTUARIO: S. Messa

Int.      Corrù Antonio e Imelda; Maria Cavallanti e Umbertina Geroni. 

Ore 15 -16 CAVENAGO: Sante Confessioni 

Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa pro prefestiva

Int.      Polenghi Maria Grazia, Boriani Luigi, Mastroni Giulia, Milanesi Giovanna, Savoia Giovanni, Pisati Mario; Cremonesi Angela e Polenghi Giovanni; Sordi Roberto (f.c. dagli amici del Fanfulla); Emilia Cipolla, Roberto Rovida, Alma Uggetti, Teresa Porchera, Pietro Cipolla, Mariuccia Madonnini, Rinaldo. 

La S. Messa delle 20.30 è sospesa 

 

Domenica 27 febbraio
VIII del Tempo Ordinario 

Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).  

Ore 10.45   CAVENAGO:  S. Messa

Int.      Granata Cesare (anniv.); Leggeri Domenico e Prati Angelo; Lattuada Angelo 

Dalle 14.30 in Oratorio festa di Carnevale per grandi e piccini 

Ore 17.00   CAVENAGO: Vespro 

Ore 17.30  CAVENAGO: S. Messa                                                                                                                                                       

Int.      Maresta Franco; Zighetti Angelo, Cipolla Pierina e Forti Marco; Moretti Emilio, Piera, Carlo; Folletti Vittorio, Mezza Maria; Sacco Giuseppina in Boriani; Corrù Santa, Doldi Paolo e Alfredo; Giovanni Scartabellati. 


OFFERTE RICEVUTE

Pro Parrocchia di Cavenago:  N.N. in memoria di Maria Cavallanti 50  €; 

per i lavori: N.N. 40 €; N.N. 20 €; 

Ad onore della Madonna della Costa: N.N. 100 €; 

Pro Parrocchia di Caviaga: dalla cassettina presso la panetteria 40 €; 

Pro Bollettino: N.N. 5 €;

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Grazie a chi ha lasciato delle offerte per la Caritas e per sostenere le spese farmaceutiche di chi è nel bisogno; grazie ai volontari che hanno sistemato e pulito il sagrato della chiesa di Cavenago e dell’oratorio;


AMARE LA CHIESA….?!?!?
di Padre Thomas Weinandy,  frate francescano cappuccino, teologo, già membro della Commissione Teologica Internazionale, articolo tratto dal sito Messa in latino 

A volte è difficile amare la Chiesa Cattolica Romana. Con i suoi scandali sessuali e finanziari apparentemente senza fine, non solo possiamo diventare scoraggiati e cinici riguardo allo stato attuale della Chiesa; possiamo anche arrabbiarci per la sua apparente incapacità di riformarsi. Ma c’è una ragione più profonda di preoccupazione.

Molti cattolici oggi danno l’impressione di non amare la Chiesa, non a causa dei suoi membri peccatori, ma perché non amano la Chiesa come è stata tradizionalmente.

Trovano le sue dottrine antiquate – dogmi morti del passato, la cui presenza soffocante blocca l’autentico rinnovamento. Allo stesso modo, trovano l’insegnamento morale tradizionale della Chiesa – specialmente riguardo al matrimonio e alla sessualità – rigido, leggi spietate e canoni inflessibili che non permettono alle persone di essere “chi sono veramente”.

Tali leggi, credono, limitano la libertà degli uomini e delle donne e il loro diritto intrinseco di scegliere ciò che è meglio per loro. Per loro, i principi morali della Chiesa favoriscono semplicemente una vita infelice e piena di sensi di colpa. Una tale Chiesa non può essere amata. Per essere amata, credono, la Chiesa deve cambiare ai livelli più profondi del suo essere. E coloro che sono svegli nello Spirito sono chiamati a usare la loro forza politica e finanziaria per assicurare che tale cambiamento sia attuato. 

Quando pregava nella chiesa pericolante di San Damiano, San Francesco d’Assisi sentì Gesù crocifisso parlargli: “Francesco, vai, ripara la mia casa che, come vedi, sta cadendo in rovina”. Francesco, nella sua semplice innocenza, cominciò a raccogliere pietre e a ricostruire questa chiesa e altre. Solo più tardi si rese conto che era la Chiesa stessa, il Corpo di Cristo, che aveva bisogno di una ricostruzione spirituale. 

Quindi, cosa fece Francesco? Si mise a cambiare l’insegnamento dottrinale e morale della Chiesa, culminando nel rifiuto della Chiesa stessa? Questo è, dopo tutto, ciò che alcuni “movimenti di rinnovamento” all’interno della Chiesa del suo tempo proponevano. No. Francesco, come figlio fedele della Chiesa, sapeva che essa poteva essere riparata solo se la verità vivificante delle sue dottrine diventava ancora una volta la pietra su cui essa è costruita. Così Francesco, con le parole e con le opere, fece rivivere nella Chiesa questi misteri della fede. 

L’Incarnazione fu la dottrina fondamentale della sua predicazione. Il Figlio di Dio venne effettivamente ad esistere come uomo nel grembo di Maria. Si è fatto povero della nostra umanità affinché noi potessimo diventare ricchi della sua divinità. E quale modo migliore per manifestare questa impressionante verità che metterla in pratica? E così fece. Mise in scena la rappresentazione del presepe nella città collinare di Greccio. Circondato da pecore, mucche e asini, l’incarnazione prese vita. Perché si dice che il bambino Gesù, figlio di Maria e Figlio eterno del Padre, sia apparso tra le braccia di Francesco. 

La vita delle persone fu trasformata. Ascoltarono la chiamata al pentimento del peccato e alla fede nel loro Salvatore. Ancora una volta divennero pietre vive nella Chiesa di Cristo. 

Se l’Incarnazione fu fondamentale per l’impresa di Francesco di ricostruire la Chiesa, il suo amore per Gesù crocifisso divenne la pietra angolare. Sulla croce, il povero Gesù offrì la sua vita santa e senza peccato per il perdono del peccato, e così meritò la sua gloriosa risurrezione. In questo duplice atto, Gesù, attraverso il sangue e l’acqua che sgorgarono dal suo costato trafitto, diede vita alla sua santa e pura sposa – la Chiesa. 

Francesco, per amore di questa stessa sposa, la stessa Chiesa, ha dato la sua vita, per renderla santa ancora una volta. Le stimmate, i segni fisici dei chiodi e della lancia, non sono semplicemente un segno che Francesco era l’immagine vivente di Gesù crocifisso, ma piuttosto che egli, a imitazione di Gesù, ha offerto completamente se stesso per il bene del rinnovamento della Chiesa. Come Cristo è l’eterno, amorevole, sposo crocifisso della sua Chiesa, così Francesco fu l’amorevole sposo crocifisso della Chiesa del suo tempo. 

Mentre i falsi sostenitori del rinnovamento disprezzavano i sacramenti carnali, Francesco si gloriava della loro materialità. Perché la materia manifestava la gloria di Dio: Fratello sole e sorella luna, fratello fuoco e sorella acqua. L’Eucaristia, il più materiale di tutti i sacramenti, era la più grande gioia di Francesco. Il pane stesso e il vino stesso erano trasformati nella carne e nel sangue risorti di Gesù risorto. 

Così, si entrava in comunione corporea vivente con lo stesso Gesù vivente. La povertà della nostra carne è arricchita dalla carne risorta di Gesù – una reciproca dimora fino alla vita eterna. Per Francesco, l’Eucaristia non era una dottrina obsoleta, ma la fonte e il culmine della vita della Chiesa. 

Nel contesto di queste dottrine portatrici di verità e vivificanti, Francesco esortava la gente del suo tempo a pentirsi dei propri peccati e a vivere una vita santa. Francesco non vedeva l’insegnamento morale della Chiesa come decreti rigidi e impossibili da rispettare. Piuttosto, come sperimentò nella sua stessa vita, Francesco sapeva che credere nel Signore Gesù e osservare i suoi comandamenti, come professato dalla Chiesa, porta alla libertà piena di Spirito, alla santità e alla felicità. 

Francesco riconobbe, alla luce della sua follia giovanile, che sostenere che l’insegnamento morale della Chiesa deve cambiare, significa offrire al mondo la morte – una vita di tormento qui sulla terra e un’agonia eterna all’inferno. Francesco, nel suo amore sacrificale, desiderava riparare la Chiesa di Gesù, renderla un santuario di luce e vita in un mondo oscurato dal peccato e dalla morte 

È difficile amare la Chiesa malandata di oggi. Tuttavia, le parole che Gesù crocifisso ha detto a Francesco risuonano nelle nostre orecchie: Ripara la mia Chiesa, che, come vedi, è caduta in rovina. Francesco e tutti i santi sono i nostri esempi. Non dobbiamo costruire una “nuova chiesa” fondata sulle menzogne ingannevoli di Satana. Piuttosto, dobbiamo ricostruire la Chiesa antica ma sempre nuova di Gesù, un tempio costruito con le pietre vive della vera dottrina apostolica, i misteri della fede che promuovono la santità della vita. 

Fare questo è amare la sposa di Cristo – la Chiesa sposata da Gesù.


San Giuseppe e la buona morte (quella vera)di Ermes Dovico, tratto dal sito La nuova Bussola Quotidiana, 19/05/2021 

Con la secolarizzazione si è perso il senso cristiano della morte, in favore di una concezione materialista che vede nel trapasso la fine di tutto e inganna con l’eutanasia. San Giuseppe, patrono della buona morte perché spirato tra Gesù e Maria, ci ricorda invece la necessità di vivere e morire in grazia di Dio, dandoci un insegnamento attualissimo in tempo di Covid. 

«Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora». (Mt 25,13) 

In linea con le Sacre Scritture, la Chiesa ricorda la necessità di prepararsi alla morte e arrivarci in grazia di Dio. Uno dei maggiori inganni del demonio, come avverte tra gli altri sant’Alfonso Maria de’ Liguori, è quello di farci rimandare l’attuazione del proposito di confessare i nostri peccati e di liberarci da una condotta di vita che offende il Creatore. Questo e altri inganni sono particolarmente pericolosi nella società contemporanea, che con la secolarizzazione ha perso di vista i fondamenti della fede e, quindi, anche il senso cristiano della morte. 

Oggi è in voga un diffuso materialismo che considera il trapasso come fine di tutto e mera liberazione dalle sofferenze, di cui non si coglie il valore redentivo (che nasce dall’unirle a quelle di Gesù). La confusione diabolica si è estesa pure sul piano linguistico, con le varie campagne invocanti leggi sull’eutanasia, letteralmente «buona morte», che, lungi dall’essere una liberazione, è un peccato grave contro il Quinto Comandamento.

Trasmettere allora il vero significato della morte (entrata nel mondo a causa del peccato e vinta da Gesù) è indispensabile per una nuova evangelizzazione. E anche per questo fine ci viene in soccorso san Giuseppe, che è il patrono della buona morte, quella autentica, poiché apre, prima o poi, le porte del Regno dei Cieli. Perciò, nel 1920, Benedetto XV pubblicava il motu proprio Bonum Sane, in cui esortava i fedeli a fronteggiare i tempi «burrascosi» per la cristianità, accrescendo la devozione verso il capo della Sacra Famiglia, perché «attraverso Giuseppe noi andiamo direttamente a Maria, e, attraverso Maria, all’origine di ogni santità, Gesù […]». 

Incoraggiando tutte le pie pratiche in onore di san Giuseppe, Benedetto XV ne raccomandava in particolare una: «Poiché Egli è meritamente ritenuto come il più efficace protettore dei moribondi, essendo spirato con l’assistenza di Gesù e di Maria, sarà cura dei sacri Pastori di inculcare e favorire con tutto il prestigio della loro autorità quei pii sodalizi che sono stati istituiti per supplicare Giuseppe a favore dei moribondi, come quelli “della Buona Morte”, del “Transito di San Giuseppe” e “per gli Agonizzanti”».

Anche in virtù di questo speciale patrocinio sui morenti, san Giuseppe è invocato quale «Terrore dei demoni». L’invocazione del suo nome, per i meriti che ha acquistato presso Dio, è un potentissimo aiuto per vincere gli assalti delle forze infernali nella definitiva battaglia che l’anima affronta nel momento della morte. E la meditazione sul suo transito, in mezzo a Gesù e Maria, è stata frutto di grazie per i fedeli di ogni tempo. 

I santi, non a caso, sono stati i primi a favorire le confraternite dedicate al patrono dei moribondi. Tra loro, il beato Bartolo Longo, che costituì la “Pia unione degli agonizzanti sotto il patrocinio di san Giuseppe” (a cui si iscrisse per primo Leone XIII) e si adoperò per ottenere dalla Santa Sede l’istituzione di una festa liturgica dedicata al Transito, da celebrarsi il 20 luglio.

Santa Teresa d’Ávila testimoniava la serenità interiore nell’ultima agonia delle suore devote a san Giuseppe: «Ho osservato che nel momento di rendere l’ultimo respiro esse godevano ineffabile pace e tranquillità; la loro morte era simile al dolce riposo dell’orazione. Nulla indicava che il loro interno fosse agitato da tentazioni. Quei lumi divini liberarono il mio cuore dal timore della morte. Morire mi pare adesso la cosa più facile per un’anima fedele». 

Di qui risulta chiaro che recuperare il senso della morte, insieme all’esercizio delle tre virtù teologali (fede, speranza, carità), ci aiuta a vivere già in terra la libertà dei figli di Dio. Infatti, la società odierna rifiuta spesso di affrontare il discorso sulla fine della vita terrena perché non sa più guardare all’eternità. Anche la paura che ha investito il mondo al tempo del Covid…si spiega in buona parte con l’incapacità di sollevare lo sguardo verso il Padre celeste. E a ciò si lega il digiuno di verità sulle cose ultime: Morte, Giudizio (particolare e universale), Inferno, Paradiso. Insegnare che grazie a Gesù Crocifisso e Risorto la morte è stata vinta - ed è stata offerta, a chi accoglie la sua Misericordia, la salvezza eterna - ribalta totalmente il modo di vedere le croci e i timori terreni, restituendo consolazione e speranza.

«Se moriamo con Lui, vivremo anche con Lui» (2 Tm 2,11), ricorda infatti san Paolo.

Un classico della letteratura cristianail De imitatione Christi, esprime in poche parole, citate pure dal Catechismo (CCC 1014), quale deve essere la cura prioritaria delle nostre giornate: «In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; se avrai la coscienza retta, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che fuggire la morte. […]». Il corollario è che la salute del corpo va sì curata ma prima ancora bisogna pensare alla salute dell’anima. 

Una famosa orazione di Leone XIII esorta a chiedere l’aiuto di san Giuseppe affinché, come lui, «possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo». Verso questa meta siamo chiamati ad attingere al tesoro di grazie, quali i sacramenti e le indulgenze, che la Chiesa amministra per mandato divino. Al riguardo bisogna ricordare che la Penitenzieria Apostolica, proprio per questo Anno di San Giuseppe, ha emanato un decreto attraverso il quale - rivolgendosi sia ai sani che a tutti quei malati impossibilitati ad uscire di casa - ha concesso il dono dell’indulgenza plenaria [1] a quanti faranno uno degli atti di pietà indicati dalla stessa Penitenzieria, adempiendo inoltre, non appena possibile, le solite tre condizioni [2]. Una via sicura per la gioia eterna, dunque, come lo è pure questa semplice giaculatoria: «Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell’ultima agonia».

[1] L’indulgenza plenaria, come insegna la Chiesa, libera in tutto dalla pena temporale dovuta per i peccati. Come dire: se la consegue un moribondo, va in Paradiso senza dover passare dalla purificazione in Purgatorio.

[2] Confessione, Comunione, preghiera (Pater, Ave, Gloria) secondo le intenzioni del Santo Padre.


DATE DA RICORDARE: 

  • DOMENICA 27 MARZO 2022   FIERA DEL FIORE
  • DOMENICA 22 MAGGIO 2022 SANTE CRESIME A CAVENAGO
  • DOMENICA 29 MAGGIO 2022 MESSA DI PRIMA COMUNIONE A CAVENAGO
  • DOMENICA 26 GIUGNO 2022 FESTA PATRONALE A CAVENAGO
  • LUNEDI’ 18 LUGLIO 2022        360° ANNIVERSARIO DELLA APPARIZIONE
  • DOMENICA 24 LUGLIO 2022  FESTA PATRONALE A CAVIAGA

 Un invito a prendere nota e a non mancare……

È sempre significativa una festa che riguarda la Comunità tutta, e che richiama eventi importanti, invitando alla preghiera e alla partecipazione. In particolare, le feste patronali e l’anniversario, quest’anno poi il 360° del Santuario, sono occasioni per riaffidarsi all’intercessione della Beata Vergine Maria e dei Santi.


 


Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 20 al 27 febbraio 2022