
CAMMINIAMO INSIEME
Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda
Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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PER PREGARE…
Signore disarmali. E disarmaci
Disarmali: sappiamo quanto questa violenza estrema sia il sinistro pane quotidiano nel Medio Oriente, Centrafrica, Ucraina….. Ora si è impossessata di noi.
Disarmali Signore: e fa' che sorgano in mezzo a loro profeti che gridano la loro indignazione e la loro vergogna nel vedere come hanno sfigurato l'immagine dell'Uomo, l'immagine di Dio.
Disarmali, Signore dandoci, se necessario, poiché è necessario, di adottare tutti i mezzi utili per proteggere gli innocenti con determinazione. Ma senza odio.
Disarma anche noi, Signore: in Occidente, senza ovviamente giustificare il circolo vizioso della vendetta, la Storia ci ha insegnato alcune cose.
Dacci, Signore, la capacità di ascoltare profeti guidati dal tuo Spirito. Non farci cadere nella disperazione, anche se siamo confusi dall'ampiezza del male in questo mondo.
Disarmaci e fa' in modo che non ci irrigidiamo dietro porte chiuse, memorie sorde e cieche, dietro privilegi che non vogliamo condividere.
Disarmaci, a immagine del tuo Figlio adorato la cui sola logica è la sola veramente all'altezza degli avvenimenti che ci colpiscono: "Non prendono la mia vita. Sono io che la dono".
Preghiera per la pace, pubblicata alcuni anni fa dai vescovi francesi, scritta da frère Dominique Motte domenicano del Convento di Lille, e adattata all’ora presente.
«Oggi, 5 novembre del 1927, mi sono distratta, cioè ho percorso parte della notte fuori di me e molto unita al buon Gesù, e lui mi diceva che io devo darmi da fare perché gli uomini lo conoscano non come padre offeso dall'ingratitudine dei suoi figli, ma come un Padre pieno di bontà che cerca in tutti i modi di poter confortare, aiutare e far felici i suoi figli, e che li segue e li cerca con amore instancabile, quasi che non potesse essere felice senza di loro».
dal Diario di Madre Speranza
Domenica 27 febbraio
VIII del Tempo Ordinario
Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Granata Cesare (anniv.); Leggeri Domenico e Prati Angelo; Lattuada Angelo
Dalle 14.30 in Oratorio festa di Carnevale per grandi e piccini
Ore 17.00 CAVENAGO: Vespro
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. Maresta Franco; Zighetti Angelo, Cipolla Pierina e Forti Marco; Moretti Emilio, Piera, Carlo; Folletti Vittorio, Mezza Maria; Sacco Giuseppina in Boriani; Corrù Santa, Doldi Paolo e Alfredo; Giovanni Scartabellati.
Lunedì 28 febbraio
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Bossi Adriano (anniv.); Carelli Carlo; Ventura Sergio; Cavallanti Maria.
Martedì 1 marzo
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Filini Mariangela e Francesco; Angela Fusari (fatta celebrare da Maria Rosaria).
Mercoledì 2 marzo
Inizio della Santa Quaresima
Mercoledì delle Ceneri, giornata di magro e digiuno
Preghiera di don Roberto Seregni
Ti preghiamo, Signore Gesù,
fa' che questa cenere che scenda sulle nostre teste
con la forza della grandine e ci svegli dal torpore del peccato.
Fa' che questi quaranta giorni
siano un occasione speciale per convertire il nostro cuore a te,
e rimetterti al primo posto della nostra vita.
Donaci di saper riconoscere il tuo passaggio
e di vivere ogni istante con la certezza che tu cammini in mezzo a noi,
che tu sai aspettare il nostro passo lento e insicuro;
che tu sai vedere in noi quello che nemmeno sappiamo immaginare.
In questi quaranta giorni, metti nel nostro cuore desideri
che palpitino al ritmo della tua Parola.
Maria aggiunga ciò che manca alla nostra preghiera. Amen.
Ore 9.00 – 9.45 CAVENAGO: canto delle Lodi e Adorazione Eucaristica
Ore 10.00 CAVENAGO: S. Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri
Int. Pro Populo
Ore 16.00 CAVIAGA: S. Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri
Int. Per il ritorno dell’umanità a Dio
Ore 17.15 CAVENAGO: preghiera e Imposizione delle Ceneri per i ragazzi della catechesi
Ore 20.45 CAVENAGO: S. Messa, benedizione e imposizione delle Ceneri
Int. Pro Populo
Giovedì 3 marzo
Ore 15.00 – 15.55 CAVENAGO: Adorazione Eucaristica
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Per tutti i Combattenti e Reduci (f. c. dalla locale sezione); Leggeri Giovanna e Cavallanti Maria.
Venerdì 4 marzo
Giorno di magro/astinenza
Ore 15.00 CAVENAGO: Via Crucis
Ore 16.00 CAVENAGO: S. Messa
Int. Coniugi Morelli-Tinelli; Leggeri Domenico e Cavallanti Maria
Ore 20.45 CAVENAGO: Via Crucis
Sabato 5 marzo
Ore 9.00 SANTUARIO: S. Messa
Int. Fam. Grossi Giuseppe e Lumeni Lucia; Sordi Gian Mario (f. c. dalla classe 1945); Montoldi Giacomina, Francesco e Fam.
Ore 15-16 CAVENAGO: Tempo per le Confessioni
Ore 17.00 CAVIAGA: S. Messa pro prefestiva
Int. Gazzola Giacomo (anniv.); Gina, Francesco, Emilio Groppelli; Maraboli Agnese; Capi Luigi, Emilia, Capanni Otello, Claudio; Marchesi Luigi; Vailati Giovanni, Maria e Famigliari.
La Santa Messa delle 20.30 è sospesa
Domenica 6 marzo
I di Quaresima anno C
Ore 9.30 CAVENAGO: Santa Messa pro populo per i ragazzi e le loro famiglie (cui seguirà l’incontro di catechesi alle 10.20).
Ore 10.45 CAVENAGO: S. Messa
Int. Grossi Gabriele, Lino e Pino; Lattuada Angelo; Cavallanti Maria, Bravi Giacomo e Violante.
Ore 17.00 CAVENAGO: Vespro
Ore 17.30 CAVENAGO: S. Messa
Int. Maria Forti De Pieri; Corrù Alessandro; Def. Fam. Giovanetti
OFFERTE RICEVUTE
Pro Parrocchia di Cavenago: N.N. 50 €;
per i lavori: N.N. 20 €;
Ad onore della Madonna della Costa: N.N.50 €; per le spese dei fiori (delle prossime feste) 50 €;
Pro Parrocchia di Caviaga: dalla cassettina presso la panetteria 35 €; per il restauro delle statue di Maria Immacolata e di Gesù Bambino: 10 €; per le candele benedette: 20 €;
SPESE SOSTENUTE
ORATORIO/CIRCOLO NOI: tasse SIAE e SCF (Iva, diritti di segreteria inclusi) 273,43 €;
CARITAS PARROCCHIALE
Gli alimenti di cui abbiamo bisogno sono: PASTA. Grazie a chi potrà e vorrà aiutare! I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago.
CAVIAGA…. Iniziano alcuni lavori….
In settimana saranno rimosse le campane dal campanile di Caviaga per eseguire il lavoro al castello della cella campanaria; opera già annunciata e non più procrastinabile. Per tutto il periodo di esecuzione, sarà installato un impianto provvisorio di amplificazione da esterno.
Saranno poi ritirati dal restauratore i quadri delle 14 stazioni della Via Crucis, per il cui restauro si è partecipato al Bando della Fondazione Comunitaria.
Incontro degli adolescenti italiani con Papa Francesco
Il prossimo 18 aprile (Lunedì dell’Angelo), a Roma, si terrà l’incontro degli adolescenti italiani con Papa Francesco.
- Informazioni riguardanti il viaggio organizzato dall’UPG della Diocesi di Lodi:
Destinatari: ragazzi dai 12 ai 17 anni
Proposta per la nostra diocesi: partenza in pullman lunedì 18 al mattino presto e rientro martedì 19 aprile in serata. Quota di partecipazione di euro 150,00 comprensiva di viaggio, cena, pernottamento, prima colazione, pranzo del martedì e kit del pellegrino. Lunedì 18 è previsto il pranzo al sacco.
Ringraziamo il Noi Lodi Associazione che ci permette di mantenere la quota di 150,00 euro coprendo una piccola differenza di costi: un piccolo segno di cura nei confronti dei nostri ragazzi.
Per chi fosse interessato contattare don Roberto, entro l’8 marzo
Mercoledì delle Ceneri
Il Mercoledì delle Ceneri segna l’inizio della Quaresima, in cui il fedele è chiamato in modo speciale alla penitenza, soprattutto in tre forme, come ricorda il Catechismo: «... il digiuno, la preghiera, l’elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a sé stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri»
Il Mercoledì delle Ceneri segna, nel Rito romano, l’inizio della Quaresima, cioè del tempo liturgico “forte” e di speciale chiamata alla penitenza che si conclude prima della Messa in Coena Domini del Giovedì Santo.
Le ceneri indicano la caducità dell’uomo e quindi la sua condizione mortale, conseguenza del peccato originale. Meménto, homo, quia pulvis es, et in púlverem revertéris, cioè: «Ricordati (uomo) che sei polvere e in polvere tornerai», recita infatti la prima formula liturgica, fondata sulla Genesi (Gn 3,19) e declamabile dal sacerdote durante il rito di imposizione delle ceneri. In alternativa il celebrante può pronunciare una seconda formula, introdotta con la riforma liturgica del 1969, che fa riferimento agli inizi della predicazione di Gesù: «Convertitevi, e credete al Vangelo» [Paenitémini, et crédite Evangélio (Mc 1, 15)].
Per tradizione, le ceneri poste sul capo dei fedeli si ricavano bruciando i rami d’ulivo benedetti nella Domenica delle Palme dell’anno precedente. Oltre che nel racconto che segue il compimento del peccato originale, più volte nelle Sacre Scritture ricorre il tema delle ceneri quale segno della supplica che l’uomo, riconoscendosi creatura fragile e bisognosa di grazia, rivolge a Dio. Così, per esempio, dopo la predicazione di Giona a Ninive - che chiamava la città a convertirsi per non essere distrutta da Dio - non solo i comuni cittadini bandirono un digiuno ma anche il re «si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere». Nel libro di Giuditta, quando gli Israeliti sono assediati dalle truppe di Oloferne e sono ormai tentati di cedere, è l’eroina che confida nel Signore a portare il suo popolo alla liberazione, dopo aver fatto penitenza ed essersi cosparsa il capo di cenere. E anche la regina Ester divenne, in modo simile, strumento di salvezza.
Il Mercoledì delle Ceneri richiama dunque la necessità per l’uomo di ritornare a Dio, come esorta la liturgia nella prima lettura («Ritornate a me con tutto il cuore…», Gl 2, 12), e di fortificarsi in Lui, rinunciando alle cose effimere per aprirsi a quelle eterne. Il fedele è chiamato a conformarsi al suo Signore e in questo senso il tempo quaresimale ricorda i 40 giorni trascorsi da Gesù - in digiuno e preghiera - nel deserto. Dove, subito prima dell’inizio del suo ministero pubblico, venne tentato dal diavolo, uscendone vincitore.
La penitenza, sempre meno compresa dal mondo eppure quanto più indispensabile, aiuta quindi il cristiano ad accettare le croci e superare le prove quaggiù, in attesa della ricompensa eterna. Nello specifico del tempo quaresimale lo aiuta a prepararsi e partecipare degnamente ai misteri della Morte, Passione e Risurrezione di Gesù. In che modo praticarla? Insegna il Catechismo: «La penitenza interiore del cristiano può avere espressioni molto varie. La Scrittura e i Padri insistono soprattutto su tre forme: il digiuno, la preghiera, l’elemosina, che esprimono la conversione in rapporto a sé stessi, in rapporto a Dio e in rapporto agli altri» (CCC 1434).
Per il Mercoledì delle Ceneri i fedeli sono tenuti a osservare l’astinenza dalle carni e il digiuno. Come indica il Codice di diritto canonico, l’astinenza dalle carni o da altro cibo è richiesta in tutti i venerdì dell’anno, eccetto che nei giorni in cui si celebra una solennità (can. 1251). Il digiuno, che fa parte del quarto precetto della Chiesa, favorisce «il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore» (CCC 2043): esso fortifica la volontà, la libera dalla sazietà delle cose effimere, orientandola sempre più a Dio. Perciò, è segno di vigilanza del cristiano e, come insegna Gesù, di attesa dello Sposo.
MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2022
«Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo
a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione,
operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a)
Cari fratelli e sorelle,
la Quaresima è tempo favorevole di rinnovamento personale e comunitario che ci conduce alla Pasqua di Gesù Cristo morto e risorto. Per il cammino quaresimale del 2022 ci farà bene riflettere sull’esortazione di San Paolo ai Galati: «Non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione (kairós), operiamo il bene verso tutti» (Gal 6,9-10a).
- Semina e mietitura
In questo brano l’Apostolo evoca l’immagine della semina e della mietitura, tanto cara a Gesù (cfr Mt 13). San Paolo ci parla di unkairós: un tempo propizio per seminare il bene in vista di una mietitura. Cos’è per noi questo tempo favorevole? Certamente lo è la Quaresima, ma lo è anche tutta l’esistenza terrena, di cui la Quaresima è in qualche modo un’immagine. [1] Nella nostra vita troppo spesso prevalgono l’avidità e la superbia, il desiderio di avere, di accumulare e di consumare, come mostra l’uomo stolto della parabola evangelica, il quale riteneva la sua vita sicura e felice per il grande raccolto accumulato nei suoi granai (cfr Lc 12,16-21). La Quaresima ci invita alla conversione, a cambiare mentalità, così che la vita abbia la sua verità e bellezza non tanto nell’avere quanto nel donare, non tanto nell’accumulare quanto nel seminare il bene e nel condividere.
Il primo agricoltore è Dio stesso, che con generosità «continua a seminare nell’umanità semi di bene» (Enc. Fratelli tutti, 54). Durante la Quaresima siamo chiamati a rispondere al dono di Dio accogliendo la sua Parola «viva ed efficace» (Eb 4,12). L’ascolto assiduo della Parola di Dio fa maturare una pronta docilità al suo agire (cfr Gc 1,21) che rende feconda la nostra vita. Se già questo ci rallegra, ancor più grande però è la chiamata ad essere «collaboratori di Dio» (1 Cor 3,9), facendo buon uso del tempo presente (cfr Ef 5,16) per seminare anche noi operando il bene. Questa chiamata a seminare il bene non va vista come un peso, ma come una grazia con cui il Creatore ci vuole attivamente uniti alla sua feconda magnanimità.
E la mietitura? Non è forse la semina tutta in vista del raccolto? Certamente. Il legame stretto tra semina e raccolto è ribadito dallo stesso San Paolo, che afferma: «Chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà» (2 Cor 9,6). Ma di quale raccolto si tratta? Un primo frutto del bene seminato si ha in noi stessi e nelle nostre relazioni quotidiane, anche nei gesti più piccoli di bontà. In Dio nessun atto di amore, per quanto piccolo, e nessuna «generosa fatica» vanno perduti (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 279). Come l’albero si riconosce dai frutti (cfr Mt 7,16.20), così la vita piena di opere buone è luminosa (cfr Mt 5,14-16) e porta il profumo di Cristo nel mondo (cfr 2 Cor 2,15). Servire Dio, liberi dal peccato, fa maturare frutti di santificazione per la salvezza di tutti (cfr Rm 6,22).
In realtà, ci è dato di vedere solo in piccola parte il frutto di quanto seminiamo giacché, secondo il proverbio evangelico, «uno semina e l’altro miete» (Gv 4,37). Proprio seminando per il bene altrui partecipiamo alla magnanimità di Dio: «È grande nobiltà esser capaci di avviare processi i cui frutti saranno raccolti da altri, con la speranza riposta nella forza segreta del bene che si semina» (Enc. Fratelli tutti, 196).
Seminare il bene per gli altri ci libera dalle anguste logiche del tornaconto personale e conferisce al nostro agire il respiro ampio della gratuità, inserendoci nel meraviglioso orizzonte dei benevoli disegni di Dio.
La Parola di Dio allarga ed eleva ancora di più il nostro sguardo: ci annuncia che la mietitura più vera è quella escatologica, quella dell’ultimo giorno, del giorno senza tramonto. Il frutto compiuto della nostra vita e delle nostre azioni è il «frutto per la vita eterna» (Gv 4,36), che sarà il nostro «tesoro nei cieli» (Lc 12,33; 18,22). Gesù stesso usa l’immagine del seme che muore nella terra e fruttifica per esprimere il mistero della sua morte e risurrezione (cfr Gv 12,24); e San Paolo la riprende per parlare della risurrezione del nostro corpo: «È seminato nella corruzione, risorge nell’incorruttibilità; è seminato nella miseria, risorge nella gloria; è seminato nella debolezza, risorge nella potenza; è seminato corpo animale, risorge corpo spirituale» (1 Cor 15,42-44). Questa speranza è la grande luce che Cristo risorto porta nel mondo: «Se noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto per questa vita, siamo da commiserare più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risorto dai morti, primizia di coloro che sono morti» (1 Cor 15,19-20), affinché coloro che sono intimamente uniti a lui nell’amore, «a somiglianza della sua morte» (Rm 6,5), siano anche uniti alla sua risurrezione per la vita eterna (cfr Gv 5,29): «Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro» (Mt 13,43).
- «Non stanchiamoci di fare il bene»
La risurrezione di Cristo anima le speranze terrene con la «grande speranza» della vita eterna e immette già nel tempo presente il germe della salvezza (cfr Benedetto XVI, Enc. Spe salvi, 3; 7). Di fronte all’amara delusione per tanti sogni infranti, di fronte alla preoccupazione per le sfide che incombono, di fronte allo scoraggiamento per la povertà dei nostri mezzi, la tentazione è quella di chiudersi nel proprio egoismo individualistico e rifugiarsi nell’indifferenza alle sofferenze altrui. Effettivamente, anche le migliori risorse sono limitate: «Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono» (Is 40,30). Ma Dio «dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. […] Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi» (Is 40,29.31). La Quaresima ci chiama a riporre la nostra fede e la nostra speranza nel Signore (cfr 1 Pt 1,21), perché solo con lo sguardo fisso su Gesù Cristo risorto (cfr Eb 12,2) possiamo accogliere l’esortazione dell’Apostolo: «Non stanchiamoci di fare il bene» (Gal 6,9).
Non stanchiamoci di pregare. Gesù ha insegnato che è necessario «pregare sempre, senza stancarsi mai» ( Lc 18,1). Abbiamo bisogno di pregare perché abbiamo bisogno di Dio. Quella di bastare a noi stessi è una pericolosa illusione. Se la pandemia ci ha fatto toccare con mano la nostra fragilità personale e sociale, questa Quaresima ci permetta di sperimentare il conforto della fede in Dio, senza la quale non possiamo avere stabilità (cfr Is 7,9). Nessuno si salva da solo, perché siamo tutti nella stessa barca tra le tempeste della storia; [2] ma soprattutto nessuno si salva senza Dio, perché solo il mistero pasquale di Gesù Cristo dà la vittoria sulle oscure acque della morte. La fede non ci esime dalle tribolazioni della vita, ma permette di attraversarle uniti a Dio in Cristo, con la grande speranza che non delude e il cui pegno è l’amore che Dio ha riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo (cfrRm 5,1-5).
Non stanchiamoci di estirpare il male dalla nostra vita. Il digiuno corporale a cui ci chiama la Quaresima fortifichi il nostro spirito per il combattimento contro il peccato. Non stanchiamoci di chiedere perdono nel sacramento della Penitenza e della Riconciliazione, sapendo che Dio mai si stanca di perdonare. [3]
Non stanchiamoci di combattere contro la concupiscenza, quella fragilità che spinge all’egoismo e ad ogni male, trovando nel corso dei secoli diverse vie attraverso le quali far precipitare l’uomo nel peccato (cfr Enc.Fratelli tutti, 166). Una di queste vie è il rischio di dipendenza dai media digitali, che impoverisce i rapporti umani.
La Quaresima è tempo propizio per contrastare queste insidie e per coltivare invece una più integrale comunicazione umana (cfr ibid., 43) fatta di «incontri reali» ( ibid., 50), a tu per tu.
Non stanchiamoci di fare il bene nella carità operosa verso il prossimo. Durante questa Quaresima, pratichiamo l’elemosina donando con gioia (cfr 2 Cor 9,7). Dio «che dà il seme al seminatore e il pane per il nutrimento» (2 Cor 9,10) provvede per ciascuno di noi non solo affinché possiamo avere di che nutrirci, bensì affinché possiamo essere generosi nell’operare il bene verso gli altri. Se è vero che tutta la nostra vita è tempo per seminare il bene, approfittiamo in modo particolare di questa Quaresima per prenderci cura di chi ci è vicino, per farci prossimi a quei fratelli e sorelle che sono feriti sulla strada della vita (cfr Lc 10,25-37). La Quaresima è tempo propizio per cercare, e non evitare, chi è nel bisogno; per chiamare, e non ignorare, chi desidera ascolto e una buona parola; per visitare, e non abbandonare, chi soffre la solitudine. Mettiamo in pratica l’appello a operare il bene verso tutti, prendendoci il tempo per amare i più piccoli e indifesi, gli abbandonati e disprezzati, chi è discriminato ed emarginato (cfr Enc. Fratelli tutti, 193).
- «Se non desistiamo, a suo tempo mieteremo»
La Quaresima ci ricorda ogni anno che «il bene, come anche l’amore, la giustizia e la solidarietà, non si raggiungono una volta per sempre; vanno conquistati ogni giorno» (ibid., 11). Chiediamo dunque a Dio la paziente costanza dell’agricoltore (cfr Gc 5,7) per non desistere nel fare il bene, un passo alla volta. Chi cade, tenda la mano al Padre che sempre ci rialza. Chi si è smarrito, ingannato dalle seduzioni del maligno, non tardi a tornare a Lui che «largamente perdona» (Is 55,7). In questo tempo di conversione, trovando sostegno nella grazia di Dio e nella comunione della Chiesa, non stanchiamoci di seminare il bene. Il digiuno prepara il terreno, la preghiera irriga, la carità feconda. Abbiamo la certezza nella fede che «se non desistiamo, a suo tempo mieteremo» e che, con il dono della perseveranza, otterremo i beni promessi (cfr Eb 10,36) per la salvezza nostra e altrui (cfr 1 Tm 4,16). Praticando l’amore fraterno verso tutti siamo uniti a Cristo, che ha dato la sua vita per noi (cfr 2 Cor 5,14-15) e pregustiamo la gioia del Regno dei cieli, quando Dio sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28).
La Vergine Maria, dal cui grembo è germogliato il Salvatore e che custodiva tutte le cose «meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19) ci ottenga il dono della pazienza e ci sia vicina con la sua materna presenza, affinché questo tempo di conversione porti frutti di salvezza eterna.
Roma, San Giovanni in Laterano, 11 novembre 2021, Memoria di San Martino Vescovo.
Papa Francesco
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[1] Cfr S. Agostino, Serm. 243, 9,8; 270, 3; En. in Ps. 110, 1.
[2] Cfr Momento straordinario di preghiera in tempo di epidemia (27 marzo 2020).
[3] Cfr Angelus del 17 marzo 2013.
Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 27 febbraio al 6 marzo 2022