CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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PER RIFLETTERE…

Il frutto della fede è l'amore
Madre Teresa di Calcutta

La peggiore malattia dell'Occidente oggi non è la tubercolosi o la lebbra,
ma è il non sentirsi desiderati né amati, il sentirsi abbandonati.
L'unica cura è l'amore.
Una volta che comprendi quanto Dio sia innamorato di te,
puoi vivere solo irradiando quell'amore.
L'amore non ha senso se non viene condiviso.
Ciò che conta non è quanto fai, ma quanto amore metti
in ciò che fai e condividi con gli altri.
Amare significa anche accettare la sofferenza con gioia.
Dio ama chi dona con gioia.

Lebbrosi  
Raoul Follereau

Signore, ecco i veri lebbrosi: gli egoisti, gli empi….i comodi, i paurosi, coloro che sciupano la vita. 


Domenica 12 febbraio
VI del Tempo Ordinario anno A  - Matteo 5,17-37 

Ore  8.00  CAVENAGO: Santa Messa

Int.       Def. Fam. Boccardi; Fam. Guerini Domenico; Cavenaghi Valter, Angelo, Giuditta, Soffientini Giuseppe, Giuseppina, Donati Enrico, Lamberto, Antonia; Fortini Maria e Fusari Angela (f.c. da Maria Rosaria).

Ore  9.20 CAVENAGO: incontro di preghiera per i ragazzi della catechesi e divisione in gruppi 

Ore 10.30  CAVENAGO: Santa Messa pro populo 

Ore 17.00  CAVENAGO: Vespro                 

Ore 17.30  CAVENAGO: Santa Messa                                                                                                                                   

Int.       Foletti Angela e Defunti Classe 1952, Montoldi Angela; Corrù Agnese, Lazzari Mario e figli; Zuccari Alfredo.

Le Sante Messe da lunedì a mercoledì sono sospese, le intenzioni vanno tutte a giovedì sera.

 

Giovedì 16 febbraio

Ore 20.30 CAVENAGO: Santa Messa                                                                                                                                   

Int.       Devoti di Gesù Bambino di Praga; Papa Benedetto XVI; Crispini Mario; Prati Cecilia; Fellan Rosanna; Vedove di Santa Rita; Corrù Giovanni, Prati Cecilia; Vailati Ernesto, Antonia, Def. Fam. Vailati, Cabrini, Corrù; Pro vivis: per tutti gli ammalati; in ringraziamento per grazia ricevuta; Def. Foletti Angela (f. c. dalla classe 1982);

 

Venerdì 17 febbraio

Ore 15-15.55    CAVENAGO:  ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali

(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria) 

Ore 16.00  CAVENAGO: Santa Messa                 

Int.       Nichetti Battista; Donati Teresa in Fortini.

 

Sabato 18 febbraio

Ore  9.00  SANTUARIO: Santa Messa  

Int.       Per le vocazioni sacerdotali (fatta celebrare dalla Pro Sacerdotio); Giovanetti Luisa e Def. Fam. De Stefani – Giovanetti; Grossato Giovanna, Battista, Segato Clorinda. 

Ore 15-16  CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI     

Ore 17.00  CAVIAGA: Santa Messa prefestiva

Int.      Def. Fam. Passerini Siena; Polenghi Maria Grazia, Boriani Luigi, Mastroni Giulia, Milanesi Giovanna, Savoia Giovanni, Pisati Mario; Chini Angelo e Giulio; Maffezzoni Giovanna e Graziella; Manera Giovanni, Giovanna, Suor Amabilia Fulvia; Mariuccia e Lino Invernizzi (f.c. da Maria e Maurizio).

 

Domenica 19 febbraio
VII del Tempo Ordinario anno A  - Matteo 5,38-48 

Alle Sante Messe il Gruppo Missionario raccoglie le offerte per la Giornata dei malati di lebbra

La lebbra è una delle 20 malattie tropicali dimenticate che ogni anno colpiscono più di un miliardo di persone nel mondo, causando disabilità e stigma. Sono tutte curabili e hanno cause comuni: povertà, mancanza di igiene e di alimentazione adeguata e sistemi sanitari locali molto deboli. In occasione della Giornata Mondiale per i Malati di Lebbra, migliaia di persone si mobilitano in tutta Italia per garantire il diritto alla salute per tutti, a partire dagli ultimi. 

Ore  8.00  CAVENAGO: Santa Messa

Int.       Zighetti Angelo, Cipolla Pierina, Forti Marco; Maietti Giuseppina; Cagni Giovanni e Mariuccia; padre Cagni Giuseppe. 

Ore 10.30  CAVENAGO: Santa Messa pro populo 

Ore 14.30  CAVENAGO: festa di carnevale organizzata in collaborazione con la Pro Loco                                                  

Ore 17.30  CAVENAGO: Santa Messa                                                                                                                                   

Int.       Gabriele Grossi e Angelo Galletta; Corrù Pino, Corrù Giovanni e Angelo; Famiglia Foletti Pasquale e Rosa; Mirani Luigi; Mario Guatterini, moglie e figli; Angelo Bossi; Maraschi Domenico.


CARITAS PARROCCHIALE

Gli alimenti di cui abbiamo bisogno sono: BISCOTTI, OLIO DI SEMI E DI OLIVA, PASTA ecc…. Grazie a chi potrà e vorrà aiutare! I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago. 

OFFERTE RICEVUTE

Pro Parrocchia di Cavenago: N.N. 50 €; dalla lotteria di San Giovanni Bosco: 1.287 € (tolte le spese dei premi e del mago); dalla merenda insieme: 600 €; 

Per la scala dell’Oratorio: N.N. 150 €; N.N. 30 €; N.N. 20 €; 

Ad onore della Madonna della Costa: N.N. 75 €; 

Pro Parrocchia di Caviaga: N.N. 10 €; 

Pro bollettino: N.N. 5 €; 

SPESE SOSTENUTE

Parrocchia di Cavenago: rata mutuo: 549,66 €; quote SIAE  per Oratorio: 278,94 + 235,07 €; carta e spese fotocopiatrice per bollettino: 330 €; canone RAI: 203,70 €; 

Grazie ad una famiglia che ha donato due mazzi di carte da gioco per l’Oratorio; grazie a tutti coloro che hanno dato una mano alla festa di don Bosco (servizio, preparazione, dono dei premi o dei cibi –cotechini-farina-pane-torte-zola-raspadura-salami-, dono della legna da ardere, pulizie, vendita biglietti…) e a chi ha partecipato, in particolare alle famiglie coi bimbi piccoli; grazie a chi ha donato e a chi ha confezionato i para spifferi per le porte del cinema.


Terremoto in Turchia e Siria: la CEI stanzia 500mila € come primo aiuto per la popolazione 

La Conferenza Episcopale Italiana ha deciso lo stanziamento di 500mila euro dai fondi 8xmille, che i cittadini destinano alla Chiesa cattolica, come prima forma di aiuto alle vittime del violento terremoto che ha devastato la Turchia e la Siria. Centinaia le vittime, migliaia le persone ancora intrappolate sotto le macerie, numerosi gli edifici colpiti. Un bilancio ancora provvisorio che, secondo le Caritas locali, crescerà drammaticamente: in Turchia la zona interessata è molto vasta e difficile da raggiungere, anche per le rigide condizioni climatiche. “La Cattedrale di Iskenderun è crollata, scuole ed episcopio non sono agibili, anche la chiesa della comunità siriaca e quella ortodossa sono andate totalmente distrutte. La situazione è in continuo divenire”, fa sapere il Vescovo Paolo Bizzeti, Vicario apostolico dell’Anatolia e Presidente della Caritas in Turchia.

In Siria il sisma ferisce un Paese già dilaniato dalla guerra e dove oltre l’80% della popolazione vive in povertà.

A nome della Chiesa che è in Italia esprimo profondo cordoglio e vicinanza alla popolazione provata da questo tragico evento, assicurando preghiere per le vittime, i loro familiari e i feriti. Mentre ci stringiamo a quanti sono stati colpiti da questa calamità, auspichiamo che la macchina della solidarietà internazionale si metta subito in moto per garantire una rapida ricostruzione”, afferma il Card. Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI.

Lo stanziamento della Conferenza Episcopale Italiana aiuterà a far fronte alle prime necessità. Caritas Italiana, impegnata da anni nei due Paesi, è in costante contatto con le Caritas locali e la rete internazionale per offrire aiuto e sostegno.


«Vi racconto mio figlio Simone e le sue confidenze sul Paradiso»

Articolo tratto dal sito Lanuovabussolaquotidiana 

La storia del piccolo Simone, morto dopo due anni di sofferenze a seguito di un tumore maligno al cervello. Il dolore della famiglia che trova senso nella fede e serenità del bambino, il quale racconta di parlare con Gesù e Maria e di aver ricevuto una promessa da Padre Pio… La Bussola intervista Paola Mariangeli, mamma di Simone e autrice del libro "In punta di piedi".

Quella di Simone Patacchiola è la storia di un bambino speciale che ha sofferto con dignità e, nella sua semplicità, ha dato tanto amore agli altri e a Dio. Simone ha vissuto un calvario di ospedali e di operazioni che non lo hanno mai scoraggiato: lui stesso, al contrario, dava forza e sostegno a chi gli stava accanto. Ricordando il momento in cui si avvicinava la sua morte, sua madre, Paola Mariangeli, racconta: «Una mattina, mentre lo vestivo, disse serio: “Madonnina mia portami in Paradiso”». Questo era Simone.

In punta di piedi è il titolo del libro scritto dalla signora Mariangeli e dedicato alla straordinaria testimonianza di fede del figlio Simone. La prefazione al libro è stata scritta da don Fabrizio Borrello, attuale direttore della Caritas di Rieti, mentre la premessa è firmata da Santina Proietti, presidente dell’associazione Alcli “Giorgio e Silvia”. I proventi del volume vanno interamente a sostegno della stessa Alcli che, oltre ad ospitare gratuitamente chi riceve le cure oncologiche a Rieti, offre il servizio pulmino e un gruppo di volontari che vanno a domicilio dei malati più gravi.

Signora Mariangeli, che bambino era Simone prima della malattia?

Simone è nato a distanza di 9 anni dalla primogenita ed è stato amato da tutta la famiglia e tra lui e la sorella si era creato un legame profondo. È stato un bambino solare che amava giocare all’aria aperta con i suoi amici, sia con giochi di gruppo che in bicicletta. Gli piacevano le coccole sul lettone.

Simone come ha affrontato la malattia?

 Il primo sintomo della malattia fu il tremore alle mani che lui paragonava ai sintomi della nonna paterna affetta da Parkinson e chiedeva aiuto dicendo: “Sto diventando vecchio?”. Purtroppo il suo pediatra non ritenne necessaria una risonanza magnetica che avrebbe rivelato la vera causa dei suoi disturbi: un tumore maligno, un “astrocitoma anaplastico”, scoperto mesi dopo al Bambino Gesù a Roma. Simone voleva guarire! Spiegai al mio piccolo uomo che gli avrebbero rasato i capelli come Ronaldo, il giocatore in voga nel 2000, e avrebbero fatto un taglietto in testa per togliere una pallina che premeva su di un nervo che era la causa del tremore alle mani. Questo lo tranquillizzò e andò sereno in camera operatoria.

Simone, a un certo punto, non si sa perché, entrò in coma...

Sì, dopo l’intervento Simone entrò in coma, fu l’ennesimo tonfo al cuore di noi genitori. Alcuni giorni dopo dal risveglio dal coma, iniziò a farmi delle confidenze, alle quali dapprincipio non detti peso, considerando la sua età di 7 anni scarsi, ma la sua insistenza mi fece ricredere. “Sai, mamma, io parlo con Gesù e la Madonnina”. E io: “Cosa ti dicono?”. E lui: “Non te lo posso dire, altrimenti non mi parlano più!”.

Ai genitori dei bimbi ricoverati diceva “pregate sempre!” e lo diceva anche ai familiari, tanto da far recitare il Rosario al suo papà. Ad un evento culturale dove era presente il sindaco di Cantalice, che conosceva bene, le disse “prega per me!”. Una mattina, mentre eravamo in macchina, un’auto mi tagliò la strada e mi uscì una parola fuori posto. E lui: “Ora dici un Padre nostro e un’Ave Maria”.

Ci furono molti altri episodi. A tutti coloro con cui instaurava un dialogo diceva qualcosa di importante. A una compagna di scuola fece un rimprovero perché non conosceva l’Ave Maria. Mi confidò che mentre era in Paradiso aveva giocato con gli angeli in un giardino bellissimo, c’erano Gesù, la Madonnina e Padre Pio. Quest’ultimo gli aveva promesso che, se si fosse comportato bene mentre era con noi, lo avrebbe riportato in quel posto meraviglioso, dove c’era un sole grande.

Nonostante gli interventi, i ricoveri, le radio e le chemioterapie, la situazione fisica di Simone non era semplice. Perché?

Il tumore cerebrale era posizionato sopra l’ipotalamo ed era grande 7x7x5 centimetri: considerando la testa di un bambino, era veramente invasivo. Poggiava sui centri nervosi che governano il nostro corpo e Simone, da bambino sano qual era, stava diventando un bambino con disabilità. Lui era conscio del suo stato e, man mano che perdeva controllo del suo corpo, diceva sempre più spesso di voler andare in Paradiso, dove era andato mentre era in coma, perché lì non soffriva.

Da madre, com’è stato questo percorso di sofferenza vissuto accanto a Simone?

Solo la fede, rafforzata dalla testimonianza del mio ometto, mi ha sostenuta. È stata dura trattenere tutte le emozioni di rabbia verso la sanità reatina, il dolore nel prendere coscienza che il mio bambino aveva i giorni contati, come molti altri ricoverati nel nostro reparto, lo sconforto nell’apprendere che era stata fatta una sperimentazione, pur sapendo che non vi era una cura per quel tipo di tumore; privando dei suoi ultimi giorni di vita un bambino e costringendolo a terapie invasive e lunghi ricoveri. Era straziante apprendere della morte dei bimbi che avevano condiviso con noi il ricovero: con quei bimbi e con le loro mamme avevamo condiviso momenti di vita… e avevamo la tremenda consapevolezza che la stessa sorte sarebbe toccata anche a noi. Per darmi forza e per essere di sostegno a mio figlio e al resto della famiglia, avevo indossato la maschera della serenità, non potevo far trasparire l’angoscia che mi soffocava.

A fare effetto a Simone fu una nuova cura. Di che si trattava?

Grazie alla sorella di mio marito venni a conoscenza che a Radio Radio si promuoveva la cura Di Bella e vi era un medico di riferimento. Riuscimmo a metterci in contatto con questo medico che, vista la situazione avanzata di Simone, non ci dette speranza, ma non volevamo lasciare nulla di intentato.

La cura Di Bella era a base di vitamine e di somatostatina; quest’ultima andava somministrata di notte con un temporizzatore che iniettava il liquido, pochi millilitri per volta, tramite un ago a farfalla che inserivo nel braccio di mio figlio, su indicazione delle infermiere volontarie dell’Alcli che mi hanno istruita e che giornalmente controllavano le terapie. Con questa cura il mio ometto aveva ripreso le energie, venute meno con la somministrazione delle chemio e radioterapie. Aveva ritrovato la sua vitalità, quella di un bambino di 7 anni con voglia di correre, giocare e fare sport. Era un piacere vederlo di nuovo vitale, speravo di svegliarmi dall’incubo dei mesi precedenti. Purtroppo i sintomi dell’inesorabile crescita del tumore non tardarono ad arrivare e Simone accusava stanchezza e dormiva molte ore al giorno. In quel periodo ci venne a trovare Etheldreda, la bimba che aveva condiviso con Simone un periodo di ricovero e alla quale mio figlio aveva dedicato il disegno del Titanic, fatto con la mano sinistra, perché la destra tremava di più, dicendo che lui era Jack e lei Rose (come nella storia di amore narrata nel film omonimo). In quei giorni Ethel e la sua famiglia dovettero muoversi da soli, mentre noi eravamo paralizzati dall’assenza di reazioni di Simone.

Simone ha lasciato questa terra dopo due anni di sofferenze nei vari ospedali. Il suo desiderio era quindi andare in Paradiso?

Con l’avanzare della malattia quasi tutti i giorni ci ripeteva che voleva andare in Paradiso, perché lì non soffriva. Una mattina, mentre lo vestivo, disse serio: “Madonnina mia portami in Paradiso”. Il mio cuore si è fermato per un momento e quando ho ripreso a respirare dissi: “Perché mi vuoi lasciare sola?”. E lui: “No… anche se vado in Paradiso rimango sempre accanto a te”. Per darmi conferma che non mi avrebbe lasciato, nei mesi dopo il funerale ho percepito dei rumori inconsueti, i suoi giocattoli si accendevano e dovetti togliere le batterie per non far impressionare sua sorella che dormiva nella sua stanza.

La sera del 14 agosto 2001 eravamo pronti per la processione al Santuario di San Felice all’Acqua. Una zia si era messa seduta accanto a lui e gli disse di stare tranquillo, perché le preghiere a san Felice lo avrebbero fatto guarire. Ma lui replicò: “Nooo, io sono rimasto d’accordo con Padre Pio che, se mi comporto bene, mi porta in Paradiso, dove c’è una luce grande!”.


BEATO CARLO ACUTIS cenni biografici

seconda parte

Per conoscere la vita del Beato il cui quadro è stato collocato in chiesa a Cavenago, e alla cui intercessione sono affidati i nostri ragazzi e ragazze. 

Tutto questo è una continua "scuola" di dedizione così che non gli basta essere onesto e buono, ma sente che deve donarsi a Dio e servire i fratelli: tendere alla santità, essere santo! Nasce di lì, il suo zelo per la salvezza delle anime. Non si limita a pregare, ciò che è già grande cosa, ma parla spesso di Gesù, della Madonna, dei Novissimi (=le ultime cose: morte, giudizio di Dio, inferno, paradiso) e del rischio di potersi perdere con il peccato mortale nella dannazione eterna.

Carlo cerca di aiutare soprattutto coloro che vivono lontani da Gesù immersi nell’indifferenza per Lui e nel peccato. Spesso si offre, prega e ripara i peccati e le offese compiute contro l’Amore divino, contro il Cuore di Gesù, che sente vivo e palpitante nell’Ostia consacrata. Come S. Margherita Maria Alacoque, anche lui alimenta dentro di sé il desiderio di condurre le anime al Cuore di Gesù, nel quale confida e si abbandona ogni giorno. In particolare, si comunica tutti i primi venerdì del mese per riparare i peccati e meritarsi il Paradiso, secondo la "grande promessa" di Gesù, nel 1675, a S. Margherita Maria. Tra i suoi scritti, le sue "note d’anima", forse l’affermazione più bella è proprio questa: "L’Eucaristia? E’ la mia autostrada per il Cielo!".

Questa sua assidua e quotidiana abitudine di accostarsi all’Eucaristia, vivifica e rinnova il suo ardore verso Gesù e fa di lui un suo intimo amico, come confermano i sacerdoti che lo hanno conosciuto da vicino e anche i suoi compagni. Gesù gli fa bruciare le tappe nel suo cammino di ascesa.

Ora ne conosciamo il perché: la sua esistenza sarebbe stata breve e la via della perfezione doveva essere percorsa da lui in poco tempo. Carlo non si sottrae e non si tira indietro e, pur sapendo di essere così diverso dalla società che lo circonda, sa anche che la santità è in realtà la norma della vita: si lascia condurre per mano, sicuro che Gesù ha scelto per lui "la parte migliore", che non gli verrà tolta. Prova dentro di sé la certezza di essere amato da Dio e tanto gli basta per essere a sua volta apostolo della Verità e dell’amore, che è Gesù stesso.


Annunciatore di Gesù

E’ apprezzato e stimato dai suoi compagni di scuola, che lui aiuta sempre, anche se talvolta viene canzonato per la sua fede vivissima. Non è mai un alieno, ma è solo consapevole di aver incontrato Gesù e, per essergli fedele, è pronto anche a sfidare la maggioranza, "che ha solo ragione quando è nella Verità, mai perché è maggioranza". Quindi non teme le critiche e le derisioni, ma sa che sono ineluttabili per conquistare alla causa di Gesù compagni e amici. Sì, Carlo intende conquistare anime e ci sono dei non-cristiani, uomini di altre religioni, che per averlo conosciuto e parlato con lui, hanno chiesto il Battesimo nella Chiesa Cattolica.

E’ un genio del computer, nonostante e suoi versi anni, e un campione dello spirito, per la sua fede salda e operosa. I suoi compagni lo cercano per farsi insegnare a usare al meglio il computer, e Carlo, mentre spiega programmi e comandi, dirige il discorso verso le Verità eterne, verso Dio. Mobilitato e posseduto da Gesù Eucaristico, non perde occasione per evangelizzare e catechizzare. Il suo esempio trascina, la sua parola suadente spiega i Misteri della salvezza. Emana un fascino singolare, ha un ascendente straordinario, diremmo, un’autorevolezza che non è della sua età anagrafica. I suoi compagni sono ora concordi nel dire che Carlo è stato un vero testimone di Gesù e annunciatore del suo Vangelo.

Ha capito che è indispensabile un grande sforzo missionario per annunciare il Vangelo a tutti. Apprezza l’intuizione del Beato Giacomo Alberione (1884-+1971) a usare i mass-media a servizio del Vangelo. Il suo obiettivo è quello dei missionari più veri: giungere a quante più persone possibili per far loro conoscere la bellezza e la gioia dell’amicizia con Gesù.

In questa visione della realtà, prende come modello S. Paolo, l’apostolo delle genti, che impegna tutto se stesso per portare il Vangelo a ogni creatura, fino al sacrificio della vita.

E’ un vero figlio della Chiesa, Carlo Acutis: per la Chiesa, prega e offre sacrifici. Il suo pensiero continuo è rivolto al Papa, nel quale, Giovanni Paolo II o Benedetto XVI che sia, crede e vede il Vicario di Cristo: per il Papa offre penitenze e preghiere. Si appassiona a ascoltare il Magistero del Papa e a seguirlo. Matura così una conoscenza della Fede, fuori dal comune, tanto più se si considera la sua età: comprende e illustra concetti di fede con parole semplici e comprensibili, che neppure un teologo potrebbe utilizzare meglio.

Meraviglia e incanta sia il suo parroco sia i religiosi e le persone che incontra e lo ascoltano. Chi lo avvicina, se ne va con una certezza di fondo: che Gesù è davvero l’unico Salvatore atteso dall’umanità anche oggi e il solo che sa riempire a pieno il cuore dell’uomo.

 

Consacrato alla Madonna

L’altra colonna fondamentale su cui costruisce la sua vita è la Madonna: a Lei consacra più volte tutta la sua vita; a Lei ricorre nei momenti della necessità, certo che Maria SS.ma nulla rifiuta. E’ impossibile parlare di Carlo, senza considerare la sua forte devozione alla Madonna. E’ affascinato dalle sue apparizioni a Lourdes e a Fatima e ne vive il messaggio di conversione, penitenza e preghiera. Da Fatima, impara a amare il Cuore Immacolato di Maria, a pregare e a offrire sacrifici per riparare le offese che molti le arrecano.

Maria SS.ma è la sua Avvocata, la sua Mamma: è fedele, per amor suo, alla recita quotidiana del Rosario, diffonde la devozione mariana tra i conoscenti, visita i suoi santuari, Lourdes e Fatima compresi. Tra i "suoi" santi, predilige S. Bernardette Sobirous e i Beati Pastorelli di Fatima e parla di loro assai volentieri, per invitare molti a vivere i messaggi della Madonna. È impressionato dal racconto della visione dell’inferno, come riferito da suor Lucia di Fatima, e pertanto decide di aiutare più persone che può a salvarsi l’anima. Sembra impossibile per un ragazzo, eppure Carlo legge il Trattato del Purgatorio di S. Caterina Fieschi da Genova (1447-1510), in cui la santa descrive le pene delle anime in Puragatorio. Carlo offre preghiere, penitenze e Comunioni in loro suffragio.

In un mondo chiuso alla grande Verità della fede, Carlo scuote le coscienze e invita a guardare spesso all’"Aldilà", che non tramonta. In famiglia, nella scuola, in mezzo alla società, diventa testimone dell’Eternità. Vive puro come un angelo, affidando la sua purezza alla Madonna e chiedendo preghiere per la sua purezza alle monache di clausura che frequenta, interessatissimo alla loro vita di preghiera. Difende la santità della famiglia contro il divorzio, e la sacralità della vita contro aborto e eutanasia, nei dibattiti in cui si trova coinvolto.

Non conosce compromessi. E’ umile e ardente. Contagioso nella fede, come un fuoco che si appicca dovunque e incendia di Verità e di amore a Cristo.

"Voglio subito il Paradiso"

Non possiamo scriverne di più, tanto è affascinante. La sua storia bellissima è narrata nel libro di Nicola Gori, Eucaristia, la mia autostrada per il Cielo. Biografia di Carlo Acutis, S. Paolo, Milano, 2007.

Questo angelo in carne, all’inizio d’ottobre 2006, è colpito da una gravissima forma di leucemia, incurabile. E’ ricoverato in ospedale. Non si spaventa, ma dice: "Offro tutte le sofferenze che dovrò patire, al Signore, per il Papa e per la Chiesa, per non fare il Purgatorio e andare dritto in Paradiso". Si Confessa molto sovente, ma ora è Gesù che lo accoglie nel suo abbraccio. Riceve l’Unzione degli infermi, Gesù-Ostia come Viatico per la vita eterna. Sorride a tutti con uno sguardo bellissimo, con un coraggio senza pari. Alle 6,45 del 12 ottobre 2006, Carlo Acutis, di appena 15 anni, contempla per sempre Iddio. Piccolo grande meraviglioso intimo amico e apostolo di Gesù Cristo.

Solo il divino Redentore e la sua Chiesa possono formare ragazzi così, segno che "anche oggi, come scrisse Montalembert, Colui che pende dalla croce continua ad attirare a Sé la gioventù e l’amore”. 




 Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 12 al 19 febbraio 2023