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CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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8, 12 e 15: le 3 date speciali del mese di settembre dedicate a Maria 
Pubblicato sul sito Aleteia il 13/09/19

Forse la meno nota è il 12, ma il suo significato è splendido! A settembre celebriamo la Vergine Maria in tre date molto importanti:

8, la sua Natività

12, il suo Santissimo Nome

15, Nostra Signora Addolorata.

La festa del Santissimo Nome di Maria esiste perché lo merita! Il nome di Maria si riferisce alla Madre di Dio, Regina del Cielo e della Terra, colei in cui l’Onnipotente ha compiuto meraviglie, rendendola la più santa delle creature.

Il nome Maria deriva direttamente dal latino Maria, che a sua volta deriva dall’aramaico Maryam o Mariam, la cui versione in ebraico è Myrhiàm.

È interessante notare che non esiste un significato etimologico specifico per questo nome femminile così semplice e bello. Significa semplicemente… “Maria”! E allo stesso tempo è affascinante osservare come un nome così semplice contenga un tale significato cristiano!

La festa del Santissimo Nome di Maria commemora tutti i doni che le sono stati concessi da Dio – e per estensione tutte le grazie che noi stessi riceviamo da Dio per mezzo di Sua Madre, che è anche la nostra.

L’origine storica della festa

Istituita nel 1513 nella città spagnola di Cuenca, la celebrazione è passata poi al 15 settembre, ottava della Natività di Maria (8 settembre). Per decreto di Papa Sisto V, nel 1587 è stata trasferita al 17 settembre. Nel 1622 Papa Gregorio XV l’ha estesa all’arcidiocesi di Toledo. La Congregazione dei Riti ha esitato per qualche tempo prima di permettere nuove estensioni, ma è noto che i trinitari spagnoli la celebravano nel 1640. Con qualche nuovo permesso qui e là, la festa ha finito per essere estesa a tutta la Spagna e al Regno di Napoli il 26 gennaio 1671.

Nel 1683, la grande vittoria ottenuta il 12 settembre dai regni cristiani contro gli invasori ottomani che avevano circondato Vienna ha portato all’estensione della festa a tutta la Chiesa. Con un decreto del 25 novembre di quell’anno, Papa Innocenzo XI l’ha fissata per la domenica successiva alla festa della Natività di Maria. Dal 1908, se la festa non può essere celebrata di domenica per la concomitanza con un’altra festa di grado superiore, dev’essere mantenuta il 12 settembre, data della vittoria nella battaglia di Vienna nel 1683.

Vale la pena di ricordare che oltre a quella battaglia decisiva la Santissima Vergine Maria è celebrata anche in un’altra vittoria della resistenza cristiana a un attacco ottomano: la battaglia di Lepanto, del 1571, ricordata il 7 ottobre con la festa di Nostra Signora del Rosario perché quella preghiera ebbe un ruolo cruciale per il trionfo cristiano. Non a caso Papa Pio XII definiva la Madonna del Rosario la “grande vincitrice di tutte le battaglie di Dio”.

È fondamentale sottolineare che venerando il nome di Maria stiamo dedicando come lei il nostro amore al nome di Gesù, perché è a Lui che Maria ci conduce.


PER PREGARE: Commento al Vangelo dell’8 settembre 
a cura di don Luigi Maria Epicoco 

La festa della Natività della Beata Vergine Maria non risponde alla domanda “come è nata Maria?”, ma bensì risponde a un'altra domanda: “che cosa ne sarebbe stato di noi senza questa donna?”.( Il testo evangelico è Matteo 1,18-23)

La festa della Natività di Maria non risponde alla domanda “come è nata Maria”, ma bensì risponde a un’altra domanda “che cosa ne sarebbe stato di noi senza questa donna?”.

Qualcuno potrebbe scandalizzarsi davanti a questo discorso perché sembra porre eccessivamente l’accento sull’importanza di questa donna quasi a elevarla fino alle vette di Dio.

Ma questa non è un’esagerazione perché nella storia di Maria è racchiusa una verità che non dobbiamo mai dimenticare: non siamo interscambiabili.

Dio per compiere la Sua redenzione si fa bisognoso di questa donna. Il suo si o il suo no non sono senza conseguenze. Dio poteva scegliere chiunque ma affida a questa donna la nascita di Suo Figlio.

La carne e il sangue di Gesù sono la carne e il sangue di Maria. Il cognome (la stirpe) di Gesù è certamente quella di Giuseppe, ma la sua fattualità è quella di Maria. In questo senso la vita di Maria non è interscambiabile, è vita unica, irripetibile, preziosa.

Ma se questo è vero per lei allora è vero anche per ciascuno di noi. Non siamo frutto del caso e se siamo nati è perché come Maria ci portiamo addosso un motivo che solo noi possiamo compiere.

In un certo senso noi guardiamo la storia di questa donna perché ogni nostra storia assomigli alla Sua: così come ella ha messo al mondo il “motivo della storia”, Gesù, così noi abbiamo il dovere di mettere al mondo con la nostra vita scelte e situazioni che siano carichi di senso.

Oggi festeggiamo Lei dicendo che è unica, e così diciamo qualcosa di noi stessi: anche noi siamo unici e chiamati a compiere qualcosa di unico


Domenica 3 settembre
XXII del Tempo Ordinario anno A – Matteo 16,21-27

Ore  8.00 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Cisari Mario, monsignor Attilio e monsignor Virginio Fogliazza; Pastori Pietro (anniv.), Franco Maria e Negri Vittorio; Agnelli Gino (f. c. dai residenti di Villa Greppi); Vailati Tacconi Cecilia;

Ore 10.30 CAVENAGO: Santa Messa Pro Populo 

La Santa Messa delle 17.30 è sospesa.

Le Sante Messe dal 4 al 6 settembre sono sospese e le intenzioni vanno all’8

 

Giovedì 7 settembre
Memoria di San Giovanni da Lodi antica

Ore  20.30 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Nichetti Battista. 

A seguire riunione del Consiglio Pastorale Parrocchiale.

 

Venerdì 8 settembre
Festa della Natività di Maria

Ore 20.30 SANTUARIO: Santa Messa

Int.:     Vistarini Antonia e def. Fam.; Donati Lorenzo; Vailati Cecilia; Miragoli Antonio e Famiglia, Folletti Mariuccia, Pietro, Maddalena, Balbi Francesco; Gianfranco Barbieri e Famiglia; Viganò Gioisa e Silvia; Agnelli Mario e Grecchi Luigia; Pastori Angelo, Boriani Luigi, Libè Albino, Bonacina Paolo, Agnesi e Viganò. 

 

Sabato 9 settembre

Ore  9.00 SANTUARIO: Santa Messa

Int.      Per le anime del Purgatorio più sofferenti; Davide Marchesi. 

Ore  15-16  CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI 

Ore 17.00 CAVIAGA: Santa Messa prefestiva.

Int.      Gazzola Giacomo, Giuseppina, Antonia, Alberto e Luigi; Barbati Silvio e Doldi Pasqua; Daghetti Sergio, Giovanni e Maddalena; Sordi Roberto (f. c. dagli Amici del Fanfulla); Galluzzi Primina, Battista, Francesca e Maria.

 

Domenica 10 settembre
XXIII del Tempo Ordinario anno A – Matteo 18,15-20 

Ore  8.00 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Agnelli Gino (f. c. dalla sorella e nipoti); Soffientini Giuseppe, Giuseppina, Cavenaghi Angelo, Giuditta, Valter, Cagni Giusy. 

Ore 10.30 CAVENAGO: Santa Messa Pro Populo 

Ore 15.30 CAVENAGO: Battesimo di Noah Montanari 

Ore 17.30 SANTUARIO: Santa Messa

Int. Pro vivis: Vailati Gianfranco e Doldi Cristina; Def. Fontana Daniele (anniv.) e Maria; Corrù Alessandro; Mantegazza Giuditta (anniv.), Brivio Maria (anniv.), Dedè Giuseppe e Def. Fam.; Defunti della Villa Greppi (f. c. dai residenti della Villa); Def. Fam. Cerri e Grossi; Invernizzi Giuseppina, Vailati Maria e Def. Fam. Agnelli; Longhi Bruno e Liliana.


ESEQUIE

Nei giorni scorsi, a Caviaga abbiamo celebrato le esequie di Giuseppina Cavalleri ved. Monico, mentre eleviamo preghiere di suffragio, porgiamo alla famiglia le nostre condoglianze. 

CARITAS PARROCCHIALE

Chiediamo di portare: TONNO IN SCATOLA, OLIO DI SEMI E DI OLIVA, BISCOTTI, LATTE A LUNGA CONSERVAZIONE, ecc….  Grazie a chi potrà e vorrà aiutare! I cesti per la raccolta si trovano sia in chiesa a Caviaga che a Cavenago. 

OFFERTE RICEVUTE

Pro Parrocchia di Cavenago: N.N.: 50 €; 

Ad onore della Madonna della Costa: N.N. 100 €; N.N. offrono alla Madonna in memoria dei loro compagni di classe: 50 €; 


CENNI BIOGRAFICI SU SAN GIOVANNI DA LODI ANTICA

San Giovanni da Lodi nacque nell’antica Laus Pompeia (attuale Lodi Vecchio) intorno al 1025. Nella città natale ricevette un’ottima preparazione culturale, che gli varrà più avanti il curioso titolo di “il grammatico”. Sin da ragazzo Giovanni si mostrò molto serio, caritatevole, pio e virtuoso, ma dimostrò anche una ferrea fermezza nel richiamare gli amici ad una condotta di vita cristiana. Giovane austero, dormiva presso una chiesa in Lodi Vecchio, sulla nuda terra, poggiando il capo sulla ruvida pietra. Nel 1059 il Papa inviò il celebre monaco San Pier Damiani, cardinale e vescovo di Ostia, per risolvere alcune questioni a Milano: nell’ultima tappa verso Mediolanum il santo fece una sosta a Lodi Vecchio, ove si scontrò con il clero lodigiano uxorato. E’ assai probabile che proprio in tale occasione Giovanni abbia aperto il suo cuore a Pier Damiani ed infatti non molto tempo dopo entrò nel monastero camaldolese di Fonte Avellana, dove anche il santo vescovo con il consenso del pontefice si ritirò per riprendere la vita eremitica. Il profondo affetto che il priore nutrì per il novello monaco Giovanni è documentato da una dedica “al dilettissimo Giovanni, che non è più Laudense ormai, e, per ciò stesso, è uomo degno di ogni lode”, in cui non è affatto velata la nota polemica verso i sacerdoti lodigiani ribelli. Giovanni, eremita esemplare, ricevette ben presto l’ordinazione presbiterale: viveva in una celletta vicina alla chiesa, proprio come già faceva nella sua città. Era solito fare digiuni, continue penitenze e camminare scalzo anche d’inverno. Come faceva sin da fanciullo, proseguì nell’importante ruolo di pacificatore dei confratelli in lite. Uomo di grande preghiera, appena terminate le orazioni si cimentava al lavoro manuale con grande impegno. Allo scrittoio lavorava di suo pugno i testi e divenne un eccellente amanuense. L’antica cultura, unita alla nuova abilità di trascrittore, gli guadagnò ben presto la fiducia dei confratelli. Diventa correttore anche dei codici copiati dagli altri monaci ed in seguito supervisore di tutti i libri e manoscritti prodotti nell’eremo. San Pier Damiani, solito far rileggere i propri scritti ad alcuni abati e vescovi suoi amici, non appena si accorse dell’erudizione e della preparazione di Giovanni, gli domandò di correggere la sua corrispondenza e di fargli da segretario. Morto il grande santo, il fedele discepolo ne scrisse la Vita e ne raccolse nella Collectanea i commenti biblici.
Tra il 1082 ed il 1084 divenne priore ed un secondo mandato gli venne affidato dal 1100 al 1101, in un terribile periodo di carestia che colpì l’Italia intera. Giovanni si dedicò completamente ai poveri che bussavano all’eremo. Quando non gli rimase più nulla, ormai anziano, scese di persona in Puglia, allora granaio d’Italia, per poi risalire dopo essersi spogliato di tutto carico di cereali per i suoi poveri. Meritò così di essere paragonato ai grandi “santi della carità” quali Pietro “telonario” e Paolino da Nola, che erano arrivati al punto di vendersi come schiavi pur di guadagnare qualcosa per i miseri. Nel 1104, quasi ottantenne e malandato in salute, Giovanni fu eletto vescovo della vicina Gubbio e ricevette dunque la consacrazione episcopale. Anche nella città umbra non tardò a mostrare, seppur con le poche forze superstiti, la sua immensa carità difendendo i contadini dalle angherie dei feudatari. Muore purtroppo dopo pochi mesi, il 7 settembre 1105, carico d’anni e circondato dall’affetto del popolo eugubino. Il suo corpo è conservato nella cattedrale della città umbra, ove è oggetto di venerazione da parte dei fedeli. 

Tratto dal sito: Santi e Beati, testo a cura di Fabio Arduino


 Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 3 al 10 settembre 2023