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CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
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DOMENICA DELLA PAROLA DI DIO 

Per vivere la VI edizione della Domenica della Parola di Dio, che si celebra in tutta la Chiesa il 26 gennaio 2025, Papa Francesco ha scelto come motto le parole del Salmista: “Spero nella tua Parola” (Sal 119,74). Si tratta di un grido di speranza: l’uomo, nel momento dell’angoscia, della tribolazione, del non-senso, grida a Dio e mette tutta la sua speranza in lui. 

È una esperienza profondamente umana, come è solito trovare nel Salterio. Tutti sperano, tutti noi abbiamo delle speranze, ma quello che ci viene comunicato in questo Giubileo è “la Speranza”, al singolare. Non si tratta di un’idea astratta o un ottimismo ingenuo, ma di una persona, viva e presente nella vita di ognuno: Cristo crocifisso e risorto, l’unico che non ci abbandona mai. La teologia paolina è estremamente chiara su questo punto: “Cristo Gesù, nostra speranza” (1 Tm 1,1). Questa è una certezza che viene posta sul nostro cammino. In essa dobbiamo crescere senza mai distogliere lo sguardo dalla fedeltà di Dio: “Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché fedele colui che ha promesso” (Eb 10,23). Il fatto che Dio è fedele alle sue promesse ritorna come un ritornello dall'Antico al Nuovo Testamento e per questo possiamo essere ricolmi di gioia e fiducia. Essendo certezza del compimento della promessa, la speranza cristiana “non delude”, perché ci viene data dalla presenza efficace dello Spirito Santo (cfr. Rm 5,5). Ecco perché possiamo sperare nella sua Parola. Lo ha ben capito l’apostolo Pietro, quando affermò “Sulla tua parola getterò la rete” (Lc 5,5), che vuol dire: “confido in te”. La speranza che scaturisce da questa Parola sorge dalla sicurezza della fede e ci affida all'amore di Dio, che non contraddice mai né sé stesso né la promessa fatta. Un giubileo che ogni 25 anni bussa alla porta e provoca a prendere in seria considerazione la vita offre la possibilità di tenere fisso lo sguardo sulla speranza che porta con sé il realismo evangelico. La Domenica della Parola di Dio permette ancora una volta ai cristiani di rinsaldare l'invito tenace di Gesù ad ascoltare e custodire la sua Parola per offrire al mondo una testimonianza di speranza che permetta di andare oltre le difficoltà del momento presente. La Parola di Dio non si trova confinata in un libro, ma resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile. Infatti, provoca ogni comunità non solo ad annunciare la fede di sempre, ma soprattutto a comunicarla con la convinzione che porta speranza a quanti la ascoltano e accolgono con cuore semplice.


Domenica 26 gennaio 2025

III del Tempo Ordinario, anno C        Luca 1,1-4;4,4-21   -   Domenica della Parola di Dio 

La Domenica della Parola di Dio è una iniziativa profondamente pastorale con cui papa Francesco vuole far comprendere quanto sia importante nella vita quotidiana della Chiesa e delle nostre comunità il riferimento alla Parola di Dio, una Parola non confinata in un libro, ma che resta sempre viva e si fa segno concreto e tangibile. 

S.E.R. Mons. Rino Fisichella

Ore  8.00 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Grossi Giuseppe (f. c. dai condomini di Villa Greppi); Moretti Emilio, Zaninelli Albina; Lazzari Nino, Doldi Angela, Cipolla Pierina, Zighetti Angelo; Malusardi Ettore, def. Fam. Leccardi; Tenca Battista, Merli Maria, Gianni e Emiliana; Villa Gianluigi, Ardemagni Francesca, Bignamini Giovanni; 

Ore 9.15 CAVENAGO: ritrovo dei ragazzi della catechesi 

Ore 10.30 CAVENAGO: Santa Messa pro Populo 

Ore 17.00   CAVENAGO: Vespro 

Ore 17.30 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Bergamaschi Franco (f. c. dalla classe 1946); Giupponi Giuseppe, Maria, Angela, Foletti Pietro, Mariuccia, Maddalena, Balbi Francesco; Meneghetti Francesca e Pietro; Giuseppe Zighetti e Fam.; Caobianco Gianni; Zuccari Bassano; Zighetti Felice, Braghini Gaetana, Lazzari Piero e Zighetti Tina; Lazzari Iride, Corrù Agnese.

 

Lunedì 27 gennaio

Ore 16.00 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Per le anime del Purgatorio; Corrù Giovanni, Prati Cecilia; Corrù Giovanni, Veronesi Angelo e Serra Salvatore.

 

Martedì 28 gennaio

Memoria di San Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa 

La Santa Messa a Caviaga è sospesa 

Ore 14.30     CAVENAGO: corso di cucito in Oratorio (aperto a tutti coloro che vogliono imparare e che vogliono passare un pomeriggio insieme) 

Ore 17.15 CAVENAGO: Santa Messa

Int. Pro vivis: per una persona che deve subire un intervento; ad onore di Sant’Ignazio e San Filippo Neri.

 

Mercoledì 29 gennaio 

Ore 15 - 16    CAVENAGO: ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali

(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria) 

Ore 16.00 CAVENAGO: Santa Messa

 Int.      Sergio Caobianco (f. c. da Virginia Maietti e figli);  Corrù Angelo (anniv.).

 

Giovedì 30 gennaio

Ore 14.30     CAVENAGO: corso di cucito in Oratorio (aperto a tutti coloro che vogliono imparare e che vogliono passare un pomeriggio insieme) 

Ore 20.45 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      per le anime del Purgatorio più abbandonate; Mandotti Mario. 

Ore 21.15 CAVENAGO: in Oratorio Riunione del Consiglio Pastorale e Affari Economici

 

Venerdì 31 gennaio

San Giovanni Bosco

Ore 15 - 16    CAVENAGO: ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali

(a chi compie almeno 30 minuti di Adorazione Eucaristica, è concessa l’Indulgenza Plenaria) 

Ore 16.00 CAVENAGO: Santa Messa.

Int.      per i giovani; Agnelli Gaspare; Montoldi Angela, Francesca e Giovanna.

 

Sabato 1° febbraio

Ore  9.00 SANTUARIO: Santa Messa

Int.      Lualdi Gianni, Loredana e Massimiliano; Sordi Roberto e Meazza Piera; Cavallanti Maria e Geroni Umbertina; Leggeri Luciano e Cavallanti Giovanna. 

Ore 15-16 CAVENAGO: SANTE CONFESSIONI 

Ore 17.00 CAVIAGA: Santa Messa prefestiva

Int.      Orlandi Luigi (18° anniv.); Barbati Silvio e Doldi Pasqua; Sordi Roberto e Fabio (f. c. dagli amici); Caobianco Sergio, Gianni e Piera, Leccardi Pietro, Ernesto e Foletti Carolina; Brocchi Giulio e Giulia.

 

Domenica 2 febbraio

Festa della Presentazione al Tempio del Signore – Luca 2,22-40 

Ore  8.00 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Domenico Bruschi (f. c. da Silvia e Vincenzina); Grossi Giuseppe (f. c. dai condomini di Villa Greppi). 

Ore 9.15 CAVENAGO: ritrovo dei ragazzi della catechesi 

Ore 10.30 CAVENAGO: Santa Messa pro Populo e benedizione delle candele 

Ore 17.00   CAVENAGO: Vespro 

Ore 17.30 CAVENAGO: Santa Messa

Int.      Def. Fam. Geroni e Cattaneo; Camia Angelo (f. c. dalla classe 1942).


OFFERTE RICEVUTE 

Pro Parrocchia di Cavenago: dalla cassettina presso la Cartolibreria Maietti: 80 €; dalla benedizione degli animali: 41 €; dalla benedizione delle cascine: 50 €; 

Pro Parrocchia di Caviaga: N.N. 10 €; dalla benedizione delle cascine: 50 € 

Pro Santuario: ad onore della Madonna della Costa: N.N. 50 €; N.N. 50 €; N.N. ad onore di Santa Rita: 50 €; 

SPESE SOSTENUTE 

Cavenago: addobbo floreale natalizio della chiesa : 300 € (di cui 150 € offerti da una famiglia); contratto manutenzione centrale termica: 1.098 €;

Oratorio: manutenzione caldaia: 122 €; 

Caviaga: addobbo floreale natalizio: 300 €; spese per ripristino contatore acqua: 280,60 €; 

CASSETTINE DI AVVENTO 2024 dei gruppi di catechesi

Sono state consegnate, ad oggi,  36 cassettine, tra personali e di gruppo, l’importo raccolto è stato di: 275 e sarà utilizzato per pagare l’adozione di un seminarista in terra di missione (vedi lettera affissa in bacheca), impegno che le Parrocchie si sono prese in occasione della Ordinazione sacerdotale di don Marco Valcarenghi. (l’anno scorso erano 34 cassettine per 285 €).

GRAZIE AI RAGAZZI E ALLE FAMIGLIE PER L’IMPEGNO. 

SERVIZIO BAR ORATORIO

Chi volesse dare una mano nei turni di assistenza in Oratorio, può contattare il Parroco. L’Oratorio apre tutti i pomeriggi dalle 16.30 alle 18.30. e le sere del venerdì – sabato dalle 21.15 alle 23.

Se in alcune sere o in alcuni pomeriggi, l’Oratorio rimane chiuso è per mancanza di volontari. Altre volte, se chiude prima è per mancanza di avventori (pare che piaccia di più rimanere al freddo sui gradini di alcuni stabili del paese o passare la sera presso i “capannoni” della zona industriale oppure chiusi in casa).

Grazie alle famiglie che scelgono di passare qualche ora durante la settimana in Oratorio e a  chi lo sceglie per le feste o i momenti di ritrovo. 

CARITAS PARROCCHIALE: alimenti che chiediamo

Ecco di cosa abbiamo bisogno: PASSATA DI POMODORO, TONNO IN SCATOLA, OLIO DI SEMI E DI OLIVA, LEGUMI IN SCATOLA (fagioli, piselli, ecc...), RISO, BISCOTTI. Grazie a chi potrà e vorrà aiutare.

Visto l’aumento del numero delle famiglie assistite dalla nostra Caritas (che raccoglie i bisognosi delle Parrocchie di Cavenago, Caviaga, Mairago e Basiasco), e la diminuzione delle donazioni (che vengono da tutte e 4 le Parrocchie), il Parroco ha stabilito che ogni domenica un gruppo di catechesi sia sensibilizzato a contribuire portando un alimento tra quelli indicati dai catechisti.

Grazie perciò alle famiglie dei ragazzi che accolgono l’invito e portano degli alimenti/ beni necessari. 

ESTRAZIONE LOTTERIA 2025 PARROCCHIA DI CAVIAGA

Sabato 1 febbraio, al termine della Messa delle 17 a Caviaga, si terrà l’estrazione dei premi della lotteria parrocchiale. 

TESSERAMENTO NOI Oratorio

NOI Associazione (Nuovi Oratori Italiani) è un’associazione ecclesiale, promossa dalla Chiesa Cattolica Italiana, che riunisce gran parte dei circoli e oratori della Diocesi di Lodi, tra cui anche il nostro, e promuove attività di formazione e svago per tutte le fasce di età.

Invitiamo coloro che hanno a cuore il nostro Oratorio e lo frequentano sia assiduamente che saltuariamente, di iscriversi e di iscrivere i propri figli (i ragazzi che partecipano alla catechesi dalla prima elementare alla terza media, sono già tesserati attraverso il modulo per la catechesi a ottobre). Ciò permette anche di avere una ulteriore assicurazione per ogni evenienza.

Quote del 2025 ( non mutate dal 2018):

Adulti dai 18 ai 150 anni                                   6 €

Ragazzi dalla prima elementare ai 17 anni          5 €     ritira il foglio di iscrizioni presso l’Oratorio

NUOVA RUBRICA: Il Giubileo, cos’è, quali sono le parole chiave, curiosità.


Il logo del Giubileo 

Il Logo rappresenta quattro figure stilizzate per indicare l’umanità proveniente dai quattro angoli della terra. Sono una abbracciata all’altra, per indicare la solidarietà e fratellanza che deve accomunare i popoli. Si noterà che l’apri-fila è aggrappato alla croce. È il segno non solo della fede che abbraccia, ma della speranza che non può mai essere abbandonata perché ne abbiamo bisogno sempre e soprattutto nei momenti di maggiore necessità. È utile osservare le onde che sono sottostanti e che sono mosse per indicare che il pellegrinaggio della vita non sempre si muove in acque tranquille. Spesso le vicende personali e gli eventi del mondo impongono con maggiore intensità il richiamo alla speranza. È per questo che si dovrà sottolineare la parte inferiore della Croce che si prolunga trasformandosi in un’ancora, che si impone sul moto ondoso. Come si sa l’ancora è stata spesso utilizzata come metafora della speranza. L’ancora di speranza, infatti, è il nome che in gergo marinaresco viene dato all’ancora di riserva, usata dalle imbarcazioni per compiere manovre di emergenza per stabilizzare la nave durante le tempeste. Non si trascuri il fatto che l’immagine mostra quanto il cammino del pellegrino non sia un fatto individuale, ma comunitario con l’impronta di un dinamismo crescente che tende sempre più verso la Croce. La Croce non è affatto statica, ma anch’essa dinamica, si curva verso l’umanità come per andarle incontro e non lasciarla sola, ma offrendo la certezza della presenza e la sicurezza della speranza. È ben visibile, infine, con il colore verde, il Motto del Giubileo 2025, Peregrinantes in Spem. 

Pellegrinaggio

Il giubileo chiede di mettersi in cammino e di superare alcuni confini. Quando ci muoviamo, infatti, non cambiamo solamente un luogo, ma trasformiamo noi stessi. Per questo, è importante prepararsi, pianificare il tragitto e conoscere la meta. In questo senso il pellegrinaggio che caratterizza questo anno inizia prima del viaggio stesso: il suo punto di partenza è la decisione di farlo. L’etimologia della parola ‘pellegrinaggio’ è decisamente eloquente e ha subìto pochi slittamenti di significato. La parola, infatti, deriva dal latino per ager che significa “attraverso i campi”, oppure per eger, che significa “passaggio di frontiera”: entrambe le radici rammentano l’aspetto distintivo dell’intraprendere un viaggio. Abramo, nella Bibbia, è descritto così, come una persona in cammino: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre” (Gen 12,1), con queste parole incomincia la sua avventura, che termina nella Terra Promessa, dove viene ricordato come «arameo errante» (Dt 26,5). Anche il ministero di Gesù si identifica con un viaggio a partire dalla Galilea verso la Città Santa: “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme” (Lc 9,51). Lui stesso chiama i discepoli a percorrere questa strada e ancora oggi i cristiani sono coloro che lo seguono e si mettono alla sua sequela. Il percorso, in realtà, si costruisce progressivamente: vi sono vari itinerari da scegliere, luoghi da scoprire; le situazioni, le catechesi, i riti e le liturgie, i compagni di viaggio permettono di arricchirsi di contenuti e prospettive nuovi. Anche la contemplazione del creato fa parte di tutto questo ed è un aiuto ad imparare che averne cura “è espressione essenziale della fede in Dio e dell’obbedienza alla sua volontà” (Francesco, Lettera per il Giubileo 2025). Il pellegrinaggio è un’esperienza di conversione, di cambiamento della propria esistenza per orientarla verso la santità di Dio. Con essa, si fa propria anche l’esperienza di quella parte di umanità che, per vari motivi, è costretta a mettersi in viaggio per cercare un mondo migliore per sé e per la propria famiglia.


PILLOLE DI CATECHESI: 

1      Perché non tutte le anime traggono gli stessi benefici dai sacramenti?

Tratto dal sito: Il Cammino dei Tre Sentieri,  9 Novembre 2024 

I singoli sacramenti hanno tutti il loro intrinseco valore. Ma allora perchè ci sono anime che ne traggono maggiori benefici ed anime che ne traggono di meno? A Cosa si deve questo?

Ci risponde molto chiaramente padre Antonio Royo Marin nel suo classico Teologia della perfezione cristiana, al n.102: “I sacramenti, istituiti da Gesù Cristo, conferiscono la grazia “ex opere operato”, cioè per la loro virtù intrinseca, indipendentemente dalle disposizioni del soggetto; è una verità di fede definita dal Concilio di Trento. (…) Non va (però) dimenticato che l’effetto “ex opere operato” si associa all’effetto “ex opere operantis”, con le disposizioni, cioè, di colui che li riceve. (…) E’ classico l’esempio della fonte e del vaso: la quantità di acqua che si attinge non dipende soltanto dalla fonte, ma anche dall’ampiezza del vaso che la riceve. La nostra anima accresce la sua capacità ricettiva con l’intensità”.

2      La Parola di Dio: fonte di Speranza

Dom Mauro-Giuseppe Lepori O.Cist. Abate Generale dell'Ordine Cistercense 

Forse l’uomo che meglio capì il rapporto fra parola di Dio e speranza fu un pagano, il centurione romano che, dopo aver supplicato Gesù di guarire il suo servo malato, di fronte all’immediata disponibilità del Signore si dichiarò indegno che egli andasse a casa sua e gli disse: “Di' soltanto una parola e il mio servo sarà guarito!” (Mt 8,8). Gli bastava una parola di Cristo per avere speranza certa nella salvezza da Lui operata. La fede ha permesso al centurione di capire che ciò che suscita speranza nella parola di Dio è che è, appunto, una parola di Dio, cioè la parola che colui che fa tutte le cose rivolge personalmente al nostro bisogno di salvezza e di vita eterna. Lo ha capito anche Pietro in un momento che poteva essere di disperazione perché tutti avevano abbandonato il Signore e restavano con Lui solo pochi discepoli impacciati e insicuri: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna” (Gv 6,68). Le parole di Gesù rimanevano per Pietro e i suoi compagni come l’ultimo filo di speranza in una pienezza di vita che potevano attendere solo da Dio. Ma perché e come la speranza di Pietro, come quella del centurione, poteva aggrapparsi alla parola di Cristo? Cosa dà alla parola del Signore questa potenza, questa solidità per cui ci si può abbandonare ad essa con tutto il peso della vita, con tutto il peso della nostra vita in pericolo di scivolare nella disperazione, nella morte, nel nulla? Cosa permette a chi ascolta questa parola di riconosce che a Colui che la pronuncia ci si può abbandonare con totale fiducia?

Questo è possibile se la parola del Signore raggiunge il cuore non come promessa di qualcosa ma come promessa di qualcuno, e di qualcuno che ama la nostra vita di un amore onnipotente, che può tutto per coloro che ama e si affidano a Lui. Molti hanno abbandonato Gesù, dopo il discorso sul pane di vita nella sinagoga di Cafarnao, dicendo “Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?” (Gv 6,60). Come mai la parola di Gesù era per loro una ragione di partire quando per Pietro e gli altri discepoli era l’unica ragione di  restare con Lui?

 Il fatto è che i primi avevano ascoltato la sua parola separandola dalla sua fonte, Cristo stesso. Pietro e i discepoli, invece, non potevano astrarre nessuna parola di Gesù dalla sua presenza, cioè dal rapporto con Lui, dalla sua amicizia. La parola di Dio può essere fonte di speranza se per noi Dio rimane la fonte della parola stessa. Solo se ascoltiamo la parola dalla voce del Verbo presente, che ci guarda con amore, essa può alimentare in noi una speranza incrollabile, perché fondata su una presenza che non viene mai meno. La parola di Dio è una promessa in cui non solo colui che promette è fedele, ma rimane incluso nella promessa stessa, perché Cristo ci promette se stesso. “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo!” (Mt 28,20). L’ultima parola di Gesù, l’ultima promessa prima di ascendere in cielo, è la promessa di se stesso alla nostra vita, non solo alla fine dei tempi ma ogni giorno, ogni istante della vita. Questo legame indelebile della parola di Dio con la sua presenza, così radicale da quando “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14) fino a morire in croce per noi, è la coscienza e la promessa di tutto l’Antico Testamento. Come quando il salmo 27 grida al Signore: “Se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa!” (Sal 27,1). L’uomo ha in sé la coscienza profonda, ontologica, che se Dio non gli parla, se Dio non lo crea ad ogni istante con la sua parola, per lui è inevitabile la morte, il dissolvimento della vita, perché Dio crea dicendo tutto nel Verbo per mezzo del quale esistono tutte le cose (cfr. Gv 1,3). Uno può vivere senza ascoltare la Parola che lo fa con amore, ma così fa esperienza, come tanti oggi, di una vita inconsistente, di una vita dissipata, che sfugge dalle nostre mani incapaci di trattenerla. Invece, ci è data la grazia di vivere ascoltando, di vivere tesi ad ascoltare il Signore che sta costantemente alla porta della nostra libertà, bussando e chiedendo di entrare. Ci è dato di vivere ascoltando la sua voce che ci chiama alla comunione con Lui (cfr. Ap 3,20), a un’amicizia infinita, permettendo così allo Spirito di generare in noi e fra noi una vita nuova, traboccante di speranza, non in qualcosa, ma in Dio che adempie la promessa della sua presenza nell’istante stesso in cui la sua parola la esprime.


DATE DA RICORDARE:

 

·       DOMENICA 23 MARZO 2025                               FIERA DEL FIORE

·       DOMENICA 27 APRILE 2025                               MESSA DELLA CRESIMA

·       DOMENICA 11 MAGGIO 2025                             PRIME CONFESSIONI

·       DOMENICA 25 MAGGIO 2025                             MESSA DI PRIMA COMUNIONE

·       DOMENICA 29 GIUGNO 2025                             FESTA PATRONALE A CAVENAGO

·       VENERDI’ 18 LUGLIO 2025                                 363° ANNIVERSARIO DELLA APPARIZIONE

·       DOMENICA 27 LUGLIO 2025                               FESTA PATRONALE A CAVIAGA

 Un invito a prendere nota e a non mancare……

È sempre significativa una festa che riguarda la Comunità tutta, e che richiama eventi importanti, invitando alla preghiera e alla partecipazione. Sono occasioni per riaffidarsi all’intercessione della Beata Vergine Maria e dei Santi e sentirsi famiglia.


 

PER SORRIDERE E RIFLETTERE….         Ho regalato il Monte Bianco ad una signora…. antipatica

Quando ho raccontato l'episodio agli amici tutti hanno sentenziato che mi ero comportato da scemo. Poco male. Era già accaduto altre volte. E capiterà ancora. Stavolta però mi sentivo intimamente soddisfatto di essere stato stupido.

Dunque: mi presento all'aeroporto con discreto anticipo e riesco a farmi assegnare un posto per fumatori e, soprattutto, vicino all'oblò. Salgo sul DC9 dell'Alitalia, controllo: Sì il mio posto è proprio quello: 8E=WINDOW, vicino all'oblò. Un posto di osservazione stupendo, non disturbato dall'ala. Mi allaccio la cintura e guardo mi direzione del cielo. E' una giornata bellissima, il cielo terso, di un azzurro incredibile. La rotta prevede il passaggio delle Alpi, Monte Bianco incluso. Sarà uno spettacolo sensazionale, perfino la mia macchina fotografica sembra fremere d'impazienza.

A un tratto, una ruvida manata sulla spalla mi scuote dalla contemplazione. Una robusta signora che garganzza un tedesco aspro, mi ordina perentoriamente di sloggiare. Mi sventola sotto il naso, accompagnando il gesto con crepitio secco di parole-comandi, il suo biglietto. Do un'occhiata: 8C=AISLE. Non ci sono dubbi: è lei che deve accomodarsi sulla poltroncina che dà sul corridoio. Invece quella insiste per sistemarsi accanto all'oblò.

Mi viene voglia di invitare la signora, dal volto aggrondato e paonazzo, a studiare un po' l'inglese. Così, imparerà che "WINDOW" vuol dire finestrino (mio) e "AISLE" corridoio (suo). Mi vien voglia di buttarle in faccia - una faccia senza un tratto che la renda simpatica - che avere il marco forte non significa acquisire il diritto di essere prepotenti. Mi vien voglia di invocare l'intervento della hostess.

Ma improvvisamente mi vien voglia di essere stupido, di passare per cretino. Ed è quella che vince. Lascio il mio posto e mi accomodo in quello sgradito senza borbottare, anzi regalando un sorriso, non ricambiato naturalmente, alla usurpatrice che inalbera l'aria trionfante di chi ha fatto valere i suoi sacrosanti diritti.

Allorché sono alle viste le cime delle montagne ed il comandante invita ad ammirare la catena del Monte Bianco, il mio nemico-invasore scatta a ripetizione dozzine di foto, quasi con rabbia. Negli intervalli appoggia il testone rubizzo all'oblò, come per impedirmi il più fugace lampo azzurro, la più minuscola briciola di neve, il più piccolo frammento di ghiaccio. Ma io che avevo già deciso, senza pentimenti, di essere stupido fino all'ultimo, il cielo ce lo avevo dentro. Provavo una sensazione benefica di pace profonda, di compiaciuta soddisfazione. All'apparenza aveva vinto l'arroganza, La giustizia era stata calpestata dal sopruso. L'ignoranza villana aveva avuto il sopravvento…..Mi aveva rubato il Monte Bianco.

lo però non mi sentivo affatto sconfitto. Al contrario. Mi sorprendevo che le Grandes Jorasses rappresentassero uno spettacolo impagabile, ma la pace ha un valore superiore. Riflettevo che è meglio farsi dar ragione dal Vangelo piuttosto che da un miserabile biglietto con su stampigliato "E=WINDOWS". Beh mi rallegravo per il fatto che, in un pianeta incendiato in continuazione da troppe guerre e guerriglie, quel giorno io ero riuscito ad evitare un, se pur ridottissimo, conflitto.

Si. In terra e pure in cielo - eravamo a diecimila metri di quota - quel giorno una stupida e piccolissima guerra - ma anche le guerre di grosse dimensioni sono stupide - non era scoppiata soltanto perché uno scemo aveva compiuto, senza dire una parola, un gesto semplicissimo: spostarsi dì mezzo metro.

No. Non è stata la signora villana a rubarmi il Monte Bianco: gliel'avevo regalato io. Io ero più ricco di lei, anche se non potevo disporre del marco forte. Ciò che conta non è possedere la moneta forte, ne sapere quattro parole d'inglese: ma non avvelenare l'aria che tutti respiriamo con le nostre beghe meschine. E' possibile contemplare, anzi costruire un pezzetto di cielo, anche stando affacciati al corridoio...

Amico non aspettare che siano i furbi, gli arroganti, i prepotenti, a fare la pace. La pace, se mi credi, la fanno gli ingenui gli stupidi - stupidi secondo la mentalità corrente - ossia quelli capaci di spostarsi di mezzo metro per regalare un po' d'azzurro all'individuo titolare di un volto neppure troppo simpatico. Non è il gesto dei vili, dei deboli. Per compierlo bisogna essere i più forti.


Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 26 gennaio al 2 febbraio 2025