CAMMINIAMO INSIEME

Giornale delle parrocchie di Caviaga e Cavenago d'Adda

Parroco: don Roberto Arcari - cell. 335 6878197
e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  


Domenica 7 marzo
III di Quaresima anno B 

Ore 09.30      CAVENAGO: S. Messa per i ragazzi della catechesi

Int.      Pro populo. 

Ore 10.45    CAVENAGO: S. Messa

Int.      Cremonesi Carlino, Emilia e Defunti Famiglia; Grossato Battista, Segato Clorinda, Storti Giulia 

Ore 16.45   CAVENAGO: Esposizione del Santissimo Sacramento 

Ore 17.00   CAVENAGO: Canto del Vespro e Benedizione Eucaristica 

Ore 17.30   CAVENAGO: S. Messa

Int.      Barbieri Gianfranco; Defunti amici di Diano: Mario, Salvatore, Guido, Augusto e Umbellina, Franca; Montoldi Giacomina e familiari; Agostino Bonizzoni (fatta celebrare dai cugini Vailati). 

 

Lunedì 8 marzo 

Ore 16.00      CAVENAGO: S. Messa

Int.      Vedove di Santa Rita; Sergio Guatterini; Codecà Francesca; Grossi Pino e Gianna; Papetti Angela, Granata Cesare; Donati Lorenzo.

 

Martedì 9 marzo 

Ore 10.00      CAVENAGO: S. Messa alla chiesetta della Persia per il mese di San Giuseppe

Int.      Agnelli Giuseppe; Vailati Angelo   (all’interno possono stare 10 persone, per gli altri prepareremo all’esterno alcuni posti a sedere) 

Ore 15.15     CAVIAGA: Via Crucis 

Ore 16.00   CAVIAGA: S. Messa

Int.      Virginia Senzalari; Grossi Giampaolo.

Al termine preghiera a San Giuseppe

 

Mercoledì 10 marzo 

Ore 15 – 15.45   CAVENAGO: Adorazione Eucaristica 

Ore 16.00   CAVENAGO: S. Messa (inizio della novena di San Giuseppe)

Int.      Tacconi Marino.

 

Giovedì 11 marzo 

Ore 9 – 10    CAVENAGO:  Lodi e ADORAZIONE EUCARISTICA per le Vocazioni Sacerdotali 

Ore 16.00   CAVIAGA: apertura della chiesa, preghiera del Rosario e affidamento a San Giuseppe 

Ore 20.30  CAVENAGO: S. Messa e preghiera a San Giuseppe, Adorazione Eucaristica sino alle 21.30

Int.  Corrù Imelda e Antonio.

 

Venerdì 12 marzo 

Ore 15.00     CAVENAGO: Via Crucis 

Ore 16.00     CAVENAGO: S. Messa

Int.  ad onore di Maria Santissima; Coniugi Doldi e figli; Ferrari Carla (f.c. da Silvio e Graziella)

Al termine preghiera a San Giuseppe 

Ore 20.45     CAVENAGO: Via Crucis

 

Sabato 13 marzo 

Ore   9.00    SANTUARIO: S. Messa    al termine preghiera a San Giuseppe

Int. Pro vivis: per un ammalato; Famiglia Corrù Angelo e Cabrini Giuseppina; Giovanetti Luisa e Famiglia De Stefani Giovanetti; Def. Fam. Tinelli Maria Maddalena e Tiziana, Gherard Hulsenbeck; Maggi Giuseppe. 

Ore 15 - 16   CAVENAGO: Sante Confessioni 

Ore 17.00     CAVIAGA: S. Messa (prefestiva)      al termine preghiera a San Giuseppe

Int.  Gazzola Giacomo, Giuseppina, Antonia, Alberto e Luisa; Guatterini Sergio; Doldi Pasqua; De Stefani Antonio. 

Ore 20.30    CAVENAGO: S. Messa (prefestiva)    al termine preghiera a San Giuseppe

Int.      Angela Serra e Defunti Famiglia Serra Giovanetti; Cancellieri Rosa, Zacchetti Giacomo e Giuseppe; Foletti Pasquale; Soffientini Natale e Cavenaghi Angela; Famiglia Lampugnani e Sali; Cavenaghi Valter; Malacarne Angela, Grecchi Emilio, Lucia e figli.

 

Domenica 14 marzo 
IV di Quaresima anno B – in Laetare 

Ore 09.30      CAVENAGO:   S. Messa per i ragazzi della catechesi

al termine preghiera a San  Giuseppe

Int.      Pro populo. 

Ore 10.45    CAVENAGO: S. Messa    al termine preghiera a San Giuseppe

Int.      Galletta Angelo.        

Ore 16.45   CAVENAGO: Esposizione del Santissimo Sacramento 

Ore 17.00   CAVENAGO: Canto del Vespro e Benedizione Eucaristica 

Ore 17.30   CAVENAGO: S. Messa      al termine preghiera a San Giuseppe

Int.      Ambrogia Zighetti; Branca Nella; Bonizzoni Agostino (f. c. dalla classe 1942); Corrù Luigi (Giot) e Fam. Bravi; Zighetti Tina (f.c. dal gruppo carnevale); De Angeli Felice;


ESEQUIE

Nei giorni scorsi abbiamo celebrato le esequie di Severina Bracchi ved. Cremonesi, Santa Corrù ved. Doldi e Angelo Lattuada; porgiamo alle famiglie le nostre condoglianze e assicuriamo la preghiera di suffragio. 

OFFERTE RICEVUTE 

Pro Parrocchia di Cavenago: una famiglia si autotassa mensilmente per sostenere la Parrocchia 100 €; N.N. 50  €;    

per i vetri alla cappella del Crocifisso: una famiglia offre 100 € per ricordare un suo congiunto; 

Per il tetto: N.N.  50 €; N.N. 30 €; N.N.  30 € 

Ad onore della Madonna della Costa: N.N. 50 €;                       

Pro Parrocchia di Caviaga: dalla cassettina presso la Panetteria 25 €; per i candelieri di San Giuseppe: dalla cassetta 3,20 € + una famiglia offre un candeliere per 110 € + N.N. 20 €; dalla visita agli ammalati 20 €; 

SPESE SOSTENUTE

Parrocchia di Cavenago: Fattura per coordinamento sicurezza cantiere 5.075,20 €;

7ͣ  rata rifacimento tetto 29.920 € pagata coi fondi 8x1000 della CEI


Anno di San Giuseppe
UN INIMITABILE CAPOLAVORO DI INGEGNERIA 

A Santa Fe, nel New Mexico, c'è una scala a chiocciola costruita al di fuori di ogni regola. L'ha fatta un falegname rimasto sconosciuto. Non dovrebbe stare in piedi, ma da oltre cent'anni è lì. Che l'abbia costruita san Giuseppe?

Siamo nel 1872 in America, precisamente a Santa Fe, capitale del New Mexico. Il vescovo locale, Jean Baptiste Lamy, decide di far costruire una cappella, precisamente la cappella di Loretto (sì, con due T, il nome inglese infatti suona come: Sisters of Loretto) per poter fornire un luogo di culto alle suore appena stabilitesi, dopo una peregrinazione che le vide attraversare il Sud-Ovest degli Stati Uniti, il Kentucky, il Missouri ed il Kansas.

Le suore (quattro, la superiora suor Madeleine, Suor Catherine, Suor Hilaire e Suor Robert) appena giunte sul posto iniziarono dunque ad appaltare i lavori adiacenti alla loro semplice abitazione, affinché, oltre al convento, potesse essere eretta una struttura simile alla "Sainte Chapelle" di Parigi, dunque, la prima cappella gotica ad ovest del Mississippi. Il progetto fu affidato all'architetto P. Mouly, noto per la sua perizia e capacità: aveva, tra l'altro, realizzato la cattedrale di Santa Fe. I lavori durarono cinque anni. La cappella misurava 22,5 metri di lunghezza, era larga metri 7,5 ed alta metri 25,5.

L'opera terminata era esteticamente ammirevole. La galleria, gli archi, la navata riuscivano a dare il senso del divino, a coinvolgere e a creare l'idoneo raccoglimento. Ciò che sconvolse le suore fu il doversi accorgere, di colpo, che il coro non era accessibile, dal momento che non era stata né progettata né dunque costruita una scala apposita per potervi accedere dalla tribuna. D'acchito si cercò l'architetto progettista, nel tentativo di riuscire a tamponare l'errore, ma questi era da poco deceduto.

Vennero a questo punto contattati diversi ingegneri, i quali emisero unanimemente un triste verdetto: il danno era irreparabile, lo spazio non era sufficiente alla costruzione di una scala. L'unica alternativa era costituita dalla edificazione di una nuova galleria, o, altrimenti, la costruzione di una scala a chiocciola, sicuramente inusuale.

Le suore si comportarono nell'unico modo nel quale può comportarsi un cristiano dinanzi alle difficoltà: ossia, memori dell'aforisma: «Quando pare non ci sia più nulla da fare, si può ancora pregare», decisero di iniziare una novena a San Giuseppe (sotto il cui patronato era stata posta la cappella), nella sicura speranza che il Cielo non le avrebbe abbandonate in una situazione così incresciosa. Per nove giorni e nove notti, senza sosta, elevarono preghiere al patrono dei falegnami, affinché potesse intercedere in loro favore.

Il nono giorno, inaspettatamente, si presentò alla porta del loro convento un uomo strano, con i capelli grigi, accompagnato da un asino carico di piccoli e semplici strumenti da lavoro. Questi chiese di poter conferire con suor Maddalena, la superiora, e manifestò la volontà di costruire lui stesso la scala mancante. La religiosa accolse di buon grado la proposta di quest'uomo, anche se non era stato da loro interpellato.

Il falegname iniziò a lavorare dentro la cappella e chiese di essere lasciato solo mentre si adoperava per la riuscita della sua opera. Ogni tanto, però, qualche consorella riusciva a sbirciare e la perplessità era pressoché di tutte: l'uomo, infatti, si serviva soltanto di una sega, un goniometro e un martello. Invece dei chiodi utilizzava cavicchi. Tra le stranezze notavano poi che immergeva dei pezzi di legno in secchi d'acqua: insomma, oggetti poveri e usati in maniera quantomeno atipica. Per rispetto, non vollero intromettersi e restarono ad attendere la conclusione dell'operato.

Dopo tre mesi la scala poteva dirsi pronta e se fino ad ora si poteva parlare di coincidenze, stranezze, atipicità, adesso bisognava ammettere l'inspiegabile. La scala consisteva appunto in una doppia spirale apparentemente sospesa senza punti d'appoggio, assemblata senza alcun chiodo e realizzata con un tipo di legno assolutamente sconosciuto.

Quando madre Maddalena volle pagare il carpentiere per il lavoro svolto, non riuscì a trovarlo, essendo scomparso.

Le suore volevano sdebitarsi e fecero tutto il possibile per rintracciarlo, senza alcun esito positivo. Nessuno, infatti lo conosceva né l'aveva mai visto prima di allora.

Torniamo alla scala, denominata, non dunque senza motivo "scala santa".

Essa è composta da trentatré gradini (gli anni di Gesù) che girano su due spirali di 360° esatti. Il fatto inconcepibile è che il tutto è senza alcun sostegno centrale. Non avendo alcun pilastro centrale per sostenerla, significa che tutto il peso deve gravare necessariamente sul primo gradino, un controsenso, assolutamente impensabile secondo le più elementari leggi della fisica e della statica. Le stesse suore temevano non poco a salire, consce del prodigio che le vedeva coinvolte.

Gli enigmi legati a quell'episodio non sono mai stati risolti: chi era quell'uomo? Da dove veniva? Come faceva a conoscere le necessità del convento? Come fece, da solo, a progettare e a realizzare la scala, una scala con la perfezione delle curve dei montanti irrealizzabile in quell'epoca? (il legno è raccordato sui lati dei montanti da nove spacchi di innesto sull'esterno, e da sette sull'interno).

Come riuscì nella sua impresa senza servirsi di chiodi e altri utensili indispensabili alla realizzazione? Come mai nessuno ebbe a sapere chi fosse? Da dove proveniva quel legno unico, che, ad oggi, nessuno sa classificare e appare sconosciuto agli studiosi? Come può una scala reggersi in equilibrio senza sostegno centrale e non crollare istantaneamente ma, al contrario, portare per decenni il peso quotidiano di centinaia di persone senza mostrare il benché minimo cedimento?

Di più, senza presentare la minima traccia di usura inevitabile dopo quasi un secolo e mezzo? Le testimonianze parlano inoltre di una sorta di "leggerezza" che si avverte nel percorrere gli scalini.

La ragione non può dare risposta; forse, più semplicemente, bisogna ammettere, con Pascal, che l'ultimo stadio della ragione è riconoscere che vi sono una quantità infinita di cose che la superano.

Che sia stato veramente S. Giuseppe ad edificare quest'opera? Ciò che, in ogni caso, non lascia dubbi è l'inspiegabilità del susseguirsi degli eventi e il fatto che, ad oggi, resta un capolavoro vivente, visitato anche da non credenti i quali non possono che constatare l'oggettiva inspiegabilità della costruzione.

IMPEGNO: collocate in casa una immagine di San Giuseppe, e nella novena che si apre il 10 marzo, pregatelo con fervore!! 

PREGHIERA A SAN  GIUSEPPE 

A te, o beato Giuseppe,

stretti dalla tribolazione ricorriamo  e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio,

insieme con quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità,  che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio,

e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù,

riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno,

 la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue,

e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia,  l’eletta prole di Gesù Cristo;

allontana da noi, o Padre amantissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo;
assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre,

 o nostro fortissimo protettore;

e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù,

 così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità;

e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio,

affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso

possiamo virtuosamente vivere,

 piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo.  Amen!

(Papa Leone XIII)


TERZA SETTIMANA DI QUARESIMA 

Davanti al Crocifisso di casa, accendete un cero e raccoglietevi in preghiera. (si può fare prima di cena oppure in un momento in cui tutti siano presenti; se qualcuno manca o non vuole esserci, tu rendilo presente nel cuore e prega per lui). 

Lunedì, 08 Marzo 2021

È bello come Gesù si presenta, è la carta identitaria di Gesù nella sinagoga di Nazaret! Ascoltiamo come lo fa: «Lo Spirito del Signore è sopra di me, per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio» (Lc 4,18). Gesù si presenta nella sinagoga del suo villaggio come l’Unto, Colui che è stato unto dallo Spirito.   Gesù è pieno di Spirito Santo ed è la fonte dello Spirito promesso dal Padre (cfr Gv 15,26). Nel giorno di Pentecoste la forza dello Spirito discende sugli Apostoli in forma straordinaria (cfr At 2,1-4), come noi conosciamo. Il “Respiro” del Cristo Risorto riempie di vita i polmoni della Chiesa; e in effetti le bocche dei discepoli, «colmati di Spirito Santo», si aprono per proclamare a tutti le grandi opere di Dio (cfr At 2,1-11). Nel momento di fare l’unzione, il Vescovo dice questa parola: “Ricevi lo Spirito Santo che ti è stato dato in dono”: è il grande dono di Dio, lo Spirito Santo. E tutti noi abbiamo lo Spirito dentro. Lo Spirito è nel nostro cuore, nella nostra anima. E lo Spirito ci guida nella vita perché noi diventiamo sale giusto e luce giusta agli uomini. Se nel Battesimo è lo Spirito Santo a immergerci in Cristo, nella Confermazione è il Cristo a colmarci del suo Spirito, consacrandoci suoi testimoni, partecipi del medesimo principio di vita e di missione, secondo il disegno del Padre celeste. La testimonianza resa dai confermati manifesta la ricezione dello Spirito Santo e la docilità alla sua ispirazione creativa.

Udienza generale, Piazza San Pietro, 23 Maggio 2018

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…

Impegno

In questa giornata recita il Santo Rosario, o almeno una decina e affidando alla Vergine quanti abbiamo nel cuore.

Martedì, 09 Marzo 2021

Il re della parabola è un uomo generoso che, preso da compassione, condona un debito enorme – “diecimila talenti”: enorme – a un servo che lo supplica. Ma quello stesso servo, appena incontra un altro servo come lui che gli deve cento denari – cioè molto meno –, si comporta in modo spietato, facendolo gettare in prigione. L’atteggiamento incoerente di questo servo è anche il nostro quando rifiutiamo il perdono ai nostri fratelli. Mentre il re della parabola è l’immagine di Dio che ci ama di un amore così ricco di misericordia da accoglierci, e amarci e perdonarci continuamente. Fin dal nostro Battesimo Dio ci ha perdonati, condonandoci un debito insolvibile: il peccato originale. Ma, quella è la prima volta. Poi, con una misericordia senza limiti, Egli ci perdona tutte le colpe non appena mostriamo anche solo un piccolo segno di pentimento. Dio è così: misericordioso. Quando siamo tentati di chiudere il nostro cuore a chi ci ha offeso e ci chiede scusa, ricordiamoci delle parole del Padre celeste al servo spietato: «Io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?» (vv. 32-33). Chiunque abbia sperimentato la gioia, la pace e la libertà interiore che viene dall’essere perdonato può aprirsi alla possibilità di perdonare a sua volta.

Angelus, Piazza San Pietro, 17 settembre 2017

Angelo di Dio…

PREGHIERA A SAN MICHELE

San Michele Arcangelo, difendici nella lotta: sii il nostro aiuto contro la malvagità e le insidie del demonio. Supplichevoli preghiamo che Dio lo dòmini e Tu, Principe della Milizia Celeste, con il potere che ti viene da Dio, incatena nell’inferno satana e gli spiriti maligni, che si aggirano per il mondo per far perdere le anime. Amen.

Impegno

Oggi mi impegno ad ascoltare gli altri, non nelle chiacchiere ma nella condivisione delle gioie o dolori. 

Mercoledì, 10 Marzo 2021          inizio della novena a San Giuseppe

Il nostro peggior nemico non sono i problemi concreti, per quanto seri e drammatici: il pericolo più grande della vita è un cattivo spirito di adattamento che non è mitezza o umiltà, ma mediocrità, pusillanimità. Un giovane mediocre è un giovane con futuro o no? No! Rimane lì, non cresce, non avrà successo. La mediocrità o la pusillanimità. Quei giovani che hanno paura di tutto: “No, io sono così…”. Questi giovani non andranno avanti. Mitezza, forza e niente pusillanimità, niente mediocrità. Il Beato Pier Giorgio Frassati - che era un giovane - diceva che bisogna vivere, non vivacchiare.[2] I mediocri vivacchiano. Vivere con la forza della vita. Bisogna chiedere al Padre celeste per i giovani di oggi il dono della sana inquietudine. Ma, a casa, nelle vostre case, in ogni famiglia, quando si vede un giovane che è seduto tutta la giornata, a volte mamma e papà pensano: “Ma questo è malato, ha qualcosa”, e lo portano dal medico. La vita del giovane è andare avanti, essere inquieto, la sana inquietudine, la capacità di non accontentarsi di una vita senza bellezza, senza colore.   Com’è bello essere uomini e donne! Com’è preziosa la nostra esistenza! Eppure c’è una verità che nella storia degli ultimi secoli l’uomo ha spesso rifiutato, con tragiche conseguenze: la verità dei suoi limiti. Chi, potendo scegliere fra un originale e una copia, sceglierebbe la copia? Ecco la sfida: trovare l’originale della vita, non la copia. Gesù non offre surrogati, ma vita vera, amore vero, ricchezza vera! Come potranno i giovani seguirci nella fede se non ci vedono scegliere l’originale, se ci vedono assuefatti alle mezze misure? È brutto trovare cristiani di mezza misura, cristiani – mi permetto la parola – “nani”; crescono fino ad una certa statura e poi no; cristiani con il cuore rimpicciolito, chiuso. È brutto trovare questo. Ci vuole l’esempio di qualcuno che mi invita a un “oltre”, a un “di più”, a crescere un po’. Sant’Ignazio lo chiamava il “magis”, «il fuoco, il fervore dell’azione, che scuote gli assonnati».

Udienza generale, Piazza San Pietro, 13 giugno 2018

Preghiera a san Giuseppe 

Ave o Giuseppe uomo giusto, Sposo verginale di Maria e padre davidico del Messia; Tu sei benedetto fra gli uomini, e benedetto è il Figlio di Dio che a Te fu affidato: Gesù. San Giuseppe, patrono della Chiesa universale, custodisci le nostre famiglie nella pace e nella grazia divina, e soccorrici nell'ora della nostra morte. Amen. 

Impegno

Se puoi aiuta chi è in difficoltà, offri qualche alimento per il cesto della Caritas, fai digiuno degli occhi dalle cose superflue e dalle immagini inutili.

Giovedì, 11 Marzo 2021

La misericordia di Dio si capisce soltanto se tu sei capace di aprire il tuo cuore, perché possa entrare. E questo va avanti, va avanti: il cuore si indurisce e vediamo la stessa storia nel passo del Vangelo di Luca (11, 14-23) proposto oggi dalla liturgia. C’era quella gente che aveva studiato le Scritture, i dottori della legge che sapevano la teologia, ma erano tanto tanto chiusi. La folla era stupita: lo stupore! Perché la folla seguiva Gesù. Qualcuno dirà: “Ma lo seguiva per essere guarito, lo seguiva per questo”.     La realtà era che la gente aveva fede in Gesù! Aveva il cuore aperto: imperfetto, peccatore, ma il cuore aperto. Invece questi teologi avevano un atteggiamento chiuso. E cercavano sempre una spiegazione per non capire il messaggio di Gesù. Tanto che in questo caso specifico, come racconta Luca, dicono: «Ma no, questo caccia i demoni in nome del capo dei demoni». E così cercavano sempre altri pretesti, continua il brano evangelico, per metterlo alla prova: gli domandavano un segno del cielo. Il problema di fondo era il loro essere «sempre chiusi». E così era Gesù che doveva giustificare quello che faceva. Questa è la storia, la storia di questa fedeltà fallita la storia dei cuori chiusi, dei cuori che non lasciano entrare la misericordia di Dio, che hanno dimenticato la parola “perdono” — “Perdonami Signore!” — semplicemente perché non si sentono peccatori: si sentono giudici degli altri». Ed è «una lunga storia di secoli.

Meditazione mattutina, 3 marzo 2016

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria…

Impegno

Fare la visita al Santissimo Sacramento, in parrocchia o la Santuario, fermarsi qualche momento in silenzio.

Venerdì, 12 Marzo 2021

Lo scriba non era un santo, e andava un po’ a mettere alla prova Gesù o anche a farlo cadere in una trappola. Insomma le sue intenzioni non erano delle migliori, perché quando Gesù risponde con la parola di Dio vuol dire che c’è di mezzo una tentazione. E questo si vede anche quando lo scriba gli dice: hai detto bene maestro, dando l’impressione di approvarne la risposta. Per questo Gesù gli risponde non sei lontano dal Regno di Dio. Tu sai bene la teoria, tu sai bene che questo è così, ma non sei lontano. Ancora ti manca qualcosa per arrivare al Regno di Dio. Questo significa che c’è da intraprendere un cammino per arrivare al Regno di Dio; occorre mettere in pratica questo comandamento. La confessione di Dio si fa nella vita, nel cammino della vita; non basta dire: io credo in Dio, l’unico; ma bisogna chiedersi come si vive questo comandamento. In realtà, spesso si continua a vivere come se lui non fosse l’unico Dio e come se ci fossero altre divinità a nostra disposizione. È il pericolo dell’idolatria, la quale è portata a noi con lo spirito del mondo. E Gesù su questo è sempre stato chiaro: «Lo spirito del mondo no». Tanto che nell’ultima cena chiede al Padre che ci difenda dallo spirito del mondo, perché esso ci porta all’idolatria. Anche l’apostolo Giacomo, nel quarto capitolo della sua lettera, ha idee molto chiare: chi è amico del mondo è nemico di Dio. Non c’è un’altra opzione. Lo stesso Gesù aveva usato parole simili, ha ricordato il Santo Padre: «O Dio o il denaro; non si può servire i soldi e Dio».

Meditazione mattutina, 6 giugno 2013

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria… 

Impegno

Digiuno dalla tv o dal cellulare. Oggi c’è la Via Crucis ed è giorno di magro.

Sabato, 13 Marzo 2021

Il fariseo prega Dio, ma in verità guarda a sé stesso. Prega se stesso! Invece di avere davanti agli occhi il Signore, ha uno specchio. Pur trovandosi nel tempio, non sente la necessità di prostrarsi dinanzi alla maestà di Dio; sta in piedi, si sente sicuro, quasi fosse lui il padrone del tempio! Egli elenca le buone opere compiute: è irreprensibile, osservante della Legge oltre il dovuto, digiuna «due volte alla settimana» e paga le “decime” di tutto quello che possiede. Insomma, più che pregare, il fariseo si compiace della propria osservanza dei precetti. Eppure il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dal modo di agire e di parlare di Dio, il quale ama tutti gli uomini e non disprezza i peccatori. Al contrario, quel fariseo disprezza i peccatori, anche quando segnala l’altro che è lì. Insomma, il fariseo, che si ritiene giusto, trascura il comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo. Non basta dunque domandarci quanto preghiamo, dobbiamo anche chiederci come preghiamo, o meglio, com’è il nostro cuore: è importante esaminarlo per valutare i pensieri, i sentimenti, ed estirpare arroganza e ipocrisia. Ma, io domando: si può pregare con arroganza? No. Si può pregare con ipocrisia? No. Soltanto, dobbiamo pregare ponendoci davanti a Dio così come siamo. Non come il fariseo che pregava con arroganza e ipocrisia. Siamo tutti presi dalla frenesia del ritmo quotidiano, spesso in balìa di sensazioni, frastornati, confusi. È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Soltanto a partire da lì possiamo a nostra volta incontrare gli altri e parlare con loro. Il fariseo si è incamminato verso il tempio, è sicuro di sé, ma non si accorge di aver smarrito la strada del suo cuore.

Udienza generale, 1 giugno 2016

Padre Nostro, Ave Maria, Gloria… 

Impegno

La vista al Santuario della Madonna della Costa, oppure raccogliersi in preghiera e affidarsi all’intercessione di Maria.


Fine del Bollettino Parrocchiale settimana dal 7 al 14 marzo 2021