PER RIFLETTERE……. Tempo tridimensionale 

 

MEDITAZIONE DI PAPA FRANCESCO
Lunedì, 3 dicembre 2018 

(da: L'Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLVIII, n.276, 4/12/2018) 

Un Avvento tridimensionale, tra «passato, presente e futuro», per non dimenticare che «a Natale si celebra la nascita di Gesù» e non un albero decorato: un avvenimento che riguarda ciascun uomo e la sua vita concreta, sia «oggi» sia al momento dell’incontro col Signore «faccia a faccia». È un forte invito a non cedere alla mondanità e all’«abitudine della fede» quello di Papa Francesco.

«L’Avvento, che è incominciato ieri, è un tempo tridimensionale per così dire, un tempo per aggiustare lo spirito, per purificare lo spirito, per far crescere la fede con questa purificazione».

 «Noi — ha proseguito facendo riferimento al passo evangelico di Matteo (8, 5-11) — siamo tanto abituati alla fede che dimentichiamo la vivacità della fede e tante volte, forse, il Signore guardando qualche comunità nostra potrebbe dire, come abbiamo sentito: ora, io vi dico che molti verranno da un’altra parte, perché io vi dico che in questa parrocchia, in questo quartiere, in questa diocesi, non so, non ho trovato nessuno con una fede così grande». Sono parole che tante «volte il Signore può dire non perché noi siamo cattivi» ma «perché siamo abituati e quando siamo abituati perdiamo quella forza della fede, quella novità della fede che sempre si rinnova».

«L’Avvento è proprio per rinnovare la fede, per purificare la fede perché sia più libera, più autentica…Ho detto che è tridimensionale perché l’Avvento è un tempo di memoria, è la purificazione della memoria». Si tratta di «purificare la memoria del passato, la memoria di cosa è successo quel giorno di Natale: ritrovarci con Gesù appena nato cosa significa?». Una domanda da fare a se stessi, «perché la vita ci abitua» a considerare il Natale come una «festa: ci incontriamo in famiglia — bello, bello — andiamo alla messa — bello, bello — ma ti ricordi bene cosa è successo quel giorno? La tua memoria è chiara?».

«L’Avvento purifica la memoria del passato, cosa è successo quel giorno: è nato il Signore, è nato il Redentore che è venuto a salvarci» ha rilanciato il Pontefice. «Sì, la festa»; ma «noi sempre abbiamo il pericolo, avremo sempre in noi la tentazione di mondanizzare il Natale». E questo avviene «quando la festa» non è più «contemplazione, una bella festa di famiglia con Gesù al centro, e incomincia a essere festa mondana: fare le spese, i regali, e questo e l’altro, e il Signore rimane lì da solo, dimenticato». Tutto ciò avviene «anche nella nostra vita: sì, è nato, a Betlemme», ma rischiamo di perderne la memoria. «E l’Avvento è il tempo propizio «per purificare la memoria di quel tempo passato, di quella dimensione».

L’Avvento «ha anche un’altra dimensione: è per purificare l’attesa, purificare la speranza, perché quel Signore che è venuto là, tornerà, tornerà». E, ha aggiunto, «tornerà a chiederci: “com’è andata la tua vita?”. Sarà un incontro personale: noi l’incontro personale con il Signore, oggi, lo avremo nell’Eucaristia e non possiamo avere un incontro così, personale, con il Natale di duemila anni fa», ma «abbiamo la memoria di tale avvenimento». Però «quando lui tornerà avremo quell’incontro personale». Questo «è purificare la speranza: dove camminiamo noi, la strada dove ci porta? Ma, non so, hai sentito è morto, poveretto! Preghiamo per lui. È morto, sì, ma domani morirò anche io, incontrerò il Signore, questo incontro personale, e anche tornerà il Signore dopo, per aggiustare il mondo».

Il Pontefice, dunque, ha invitato a «purificare la memoria di cosa è successo a Betlemme, purificare la speranza, purificare il fine». Perché «noi non siamo animali che muoiono, ognuno di noi incontrerà faccia a faccia il Signore: faccia a faccia». Ed è opportuno chiedersi: «Tu ci pensi? Cosa dirai?». Ecco, ha spiegato Francesco, «l’Avvento serve a pensare a quel momento, all’incontro definitivo con il Signore». E questa «è la seconda dimensione».

Invece «la terza dimensione è più quotidiana: purificare la vigilanza». Del resto, ha fatto notare, «vigilanza e preghiera sono due parole per l’Avvento, perché il Signore è venuto nella storia a Betlemme e verrà, alla fine del mondo e anche alla fine della vita di ognuno di noi». Però, ha affermato il Pontefice, il Signore «viene ogni giorno, ogni momento, nel nostro cuore, con l’ispirazione dello Spirito Santo». E così è bene domandare a se stessi: «Io ascolto, io conosco cosa succede nel mio cuore ogni giorno? O sono una persona» che cerca «le novità», con «l’aspettativa» degli «ateniesi che andavano in piazza quando è arrivato Paolo: quale novità c’è oggi?». E dunque «vivere sempre delle novità, non della novità».

«Purificare questa attesa è trasformare le novità in sorpresa» ha insistito il Papa, spiegando che «il nostro Dio è il Dio delle sorprese: ci sorprende sempre». Su questi temi Francesco ha chiesto di riflettere con parole chiare: «“Hai finito la giornata, oggi?” — “Sì, sono stanco, ho lavorato tanto e ho avuto questo problema e adesso guardo un poco la tv e vado a letto” — “E tu non sai cosa è successo nel tuo cuore oggi?”». L’auspicio è proprio «che il Signore ci purifichi in questa terza dimensione di ogni giorno: cosa succede nel mio cuore? È venuto, il Signore? Mi ha dato qualche ispirazione? Mi ha rimproverato qualcosa?».

In fondo, ha spiegato il Pontefice, si tratta di «prendere custodia della nostra casa interiore; e l’Avvento è pure un po’ per questo». Di qui l’importanza di vivere in pienezza tutte e tre le dimensioni dell’Avvento. Anzitutto «purificare la memoria per ricordare bene che non è nato l’albero di Natale lì, no: è nato Gesù Cristo! L’albero è un bel segno, ma è nato Gesù Cristo, è un mistero». Poi «purificare il futuro: un giorno io mi troverò faccia a faccia con Gesù Cristo e cosa gli dirò? Gli sparlerò degli altri?». Infine la «terza dimensione: oggi». E cioè «cosa succede oggi nel mio cuore quando il Signore viene e bussa alla porta? È l’incontro di tutti i giorni con il Signore».

In conclusione, Francesco ha suggerito di pregare «che il Signore ci dia questa grazia della purificazione del passato, del futuro e del presente per trovare sempre la memoria, la speranza e l’incontro quotidiano con Gesù Cristo».

 

L’AVVENTO: SEGNO CHE DIO È VICINO 

Entriamo nel tempo liturgico dell’Avvento. Nella Prima Lettera ai Tessalonicesi, l’apostolo Paolo ci invita a preparare la “venuta del Signore nostro Gesù Cristo” (5,23) conservandoci irreprensibili, con la grazia di Dio. Paolo usa la parola “venuta”, in latino adventus, da cui il termine Avvento. Riflettiamo sul significato di questa parola, che può tradursi con “presenza”, “arrivo”, “venuta”. Nel linguaggio del mondo antico era un termine tecnico utilizzato per indicare l’arrivo di un funzionario, la visita del re o dell’imperatore in una provincia.

Ma poteva indicare anche la venuta della divinità, che esce dal suo nascondimento per manifestarsi con potenza, o viene celebrata presente nel culto. I cristiani adottarono la parola “avvento” per esprimere la loro relazione con Gesù Cristo: Gesù è il Re, entrato in questa povera “provincia” che è la terra per rendere visita a tutti; alla festa del suo avvento fa partecipare quanti credono in Lui, quanti credono nella sua presenza nell’assemblea liturgica. Con la parola adventus si intendeva sostanzialmente dire: Dio è qui, non si è ritirato dal mondo, non ci ha lasciati soli. Anche se non lo possiamo vedere e toccare come avviene con le realtà sensibili, Egli è qui e viene a visitarci in molteplici modi. Il significato dell’espressione “avvento” comprende anche quello di visitatio, che vuol dire semplicemente e propriamente “visita”; in questo caso si tratta di una visita di Dio: Egli entra nella mia vita e vuole rivolgersi a me. Tutti facciamo esperienza, nell’esistenza quotidiana, di avere poco tempo per il Signore e poco tempo pure per noi. Si finisce per essere assorbiti dal “fare”. Non è forse vero che spesso è proprio l’attività a possederci, la società con i suoi molteplici interessi a monopolizzare la nostra attenzione? Non è forse vero che si dedica molto tempo al divertimento e a svaghi di vario genere? A volte le cose ci travolgono. L’Avvento, ci invita a sostare in silenzio per capire una presenza. E’ un invito a comprendere che i singoli eventi della giornata sono cenni che Dio ci rivolge, segni dell’attenzione che ha per ognuno di noi.

Benedetto XVI—Avvento 2009 

 

PER PREGARE IN CASA

Vergine dell'attesa

Tonino Bello, Alla finestra la speranza, San Paolo 

Santa Maria, vergine dell'attesa,
donaci del tuo olio perché le nostre lampade si spengono.
Le riserve si sono consumate, non ci mandare ad altri venditori.
Santa Maria, vergine dell'attesa,
donaci un'anima vigiliare,
facci capire che non basta accogliere: bisogna attendere.
Sentinella del mattino, ridestaci nel cuore la passione di giovani annunci da portare al mondo.
Rendici ministri dell'attesa perché il Signore che viene, ci sorprenda,

anche per la tua materna complicità, con la lampada in mano.

 

 preghiera dell’Angelus

Se puoi, di’ questa preghiera in famiglia coi tuoi cari, se non puoi quando ti disponi a pregare, presenta al Signore tutti coloro che ami, ma non dimenticare quelli che fai fatica ad amare. 

V/. L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria,

R/. ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

 Ave, o Maria...

 

V/. "Ecco sono la serva del Signore."

R/. "Avvenga in me secondo la tua parola."

Ave Maria...

 

V/. E il verbo si fece carne.

R/. E venne ad abitare in mezzo a noi.

Ave Maria...

V/. Prega per noi santa madre di Dio.

R/. Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.

 

Preghiamo:

Infondi nel nostro spirito la tua grazia, o Padre,  tu che, all'annuncio dell'Angelo, ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

Gloria al Padre - L'Eterno riposo  

 

UNA ESPERIENZA…. 

Il mio cammino con Gesù crocifisso e abbandonato 

E.l. 

E' iniziato così il mio cammino con Gesù Crocifisso e abbandonato.

Ero seduta di fronte al mio neurologo che con il volto preoccupato leggeva i risultati degli accertamenti da me eseguiti perché da tempo avevo dei problemi alla vista e alle articolazioni, tanto da non riuscire a camminare bene. Mi aveva accompagnato una mia carissima amica.

Il neurologo mi guardava e comincia a parlare con termini medici a me poco chiari. Allora lo interrompo e gli dico: "Senti, parlami chiaramente, non ho problemi ad accettare qualunque sia la diagnosi". Mi guarda ancora quasi impacciato e mi dice: "Purtroppo è una forma di sclerosi multipla".

La mia amica rimane quasi senza respiro, io non faccio certo salti di gioia, ma in quel momento guardo un piccolo crocifisso posto nel muro dietro la scrivania del dottore. Non ascolto più le sue parole, il mio dialogo è con Gesù crocifisso e abbandonato che in quel momento mi chiama a condividere con Lui la croce della sofferenza, come il Cireneo che sulla strada del Calvario prende la croce di Gesù.

Quella sera non dissi niente a mia figlia e mio marito, ma ho preso il Vangelo e leggo il discorso della montagna che Gesù fa alla folla e dice: "...beati i poveri, beati gli afflitti, beati gli operatori di pace, beati i poveri di spirito perché di loro sarà il regno de cieli...". Con queste parole ho messo nelle mani di Gesù le mie preoccupazioni, la mia sofferenza e la croce è diventata "un giogo leggero e soave" perché Gesù dice ancora: "venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò".

Questo dialogo con Gesù scaturisce dalla preghiera e meditazione della sua Parola, mi aiuta a liberare lo spirito da ogni cosa che mi impedisce di entrare in comunione con il Padre sempre pronto ad ascoltarci e risollevarci. L'apostolo Luca nella prima domenica di avvento ci dice "vegliate e pregate, alzate il capo non lasciatevi appesantire dagli eventi della vita". Ma gettiamo ogni preoccupazione nelle mani di Dio ed egli ci solleverà. Solo così si può accogliere Gesù che per amore nostro nasce nella povertà e umiltà, Dio mi ama e ci ama di un amore infinito, sono felice di averlo incontrato, in modo particolare, in questo momento di prova.

Ogni giorno offro a Lui la mia malattia, la mia sofferenza per tutti gli ammalati, chi si sente solo, i giovani, affinché possiamo riscoprire la tenerezza dell'amore di un Padre che non ci abbandona mai.


 


Parrocchia di San Pietro Ap. in Cavenago d’Adda 

Solennità di San Pietro apostolo patrono della Parrocchia 

 

MOMENTI DI PREGHIERA IN PREPARAZIONE: 

  • venerdì 26 giugno, ore 20.30 Santa Messa in chiesa parrocchiale; a seguire Adorazione Eucaristica notturna sino alla mattina seguente, (dalle 21.00 alle 22.00 il parroco è a disposizione per le Confessioni). 
  • sabato 27 giugno, (in chiesa parrocchiale) ore 8.30 Benedizione Eucaristica e alle 9.00 celebrazione della Santa Messa 

 

CELEBRAZIONI LITURGICHE: 

  • Domenica 28 giugno, ore 10.30 in chiesa parrocchiale SANTA MESSA SOLENNE; presiede S. E. Rev. Mons. Maurizio Malvestiti vescovo di Lodi.
  • Lunedì 29 giugno, ore 20.30 in chiesa parrocchiale SANTA MESSA 
  • Mercoledì 1 luglio, ore 20.30 in chiesa parrocchiale, Santa Messa e UFFICIO GENERALE per tutti i defunti; 

 

AVVISO SACRO


 

SUSSIDIO PER LA PREGHIERA IN FAMIGLIA  NEL TEMPO DI QUARESIMA

 V settimana di Quaresima

 

Davanti al Crocifisso di casa, accendete un cero e raccoglietevi in preghiera. (si può fare prima di cena oppure in un momento in cui tutti siano presenti; se qualcuno manca o non vuole esserci, tu rendilo presente nel cuore e prega per lui). 

Lunedì  

Tu Signore sei venuto a portare la pace nei nostri cuori.

Il cuore dell'uomo spesso vive in aperto conflitto. L'apostolo Paolo parla di un conflitto interiore tra la legge dello spirito e quella della carne. Tutti gli uomini passano attraverso queste fasi di contraddizioni interne. Vogliamo il bene a tutti i costi ma spesso, inesorabilmente e quasi fatalmente, compiamo il male. La stessa lotta interiore diventa causa di lotta esteriore e i conflitti del nostro animo diventano causa di conflitti con quanti vivono con noi. Non c'è pace tra gli uomini. Dovunque ci sono guerre: odi, dispetti, rivalità, ingiustizie, critiche, maldicenze. E noi stessi o ne siamo vittime o ne siamo i promotori. Soltanto Gesù può darci la pace. Non si ha la pace solo quando tacciono le armi, ma quando il cuore è in pace. Pace, è concordia, armonia, benevolenza, bontà, comprensione, solidarietà, condivisione con tutti. Quando diciamo che Gesù ha riconciliato le cose del cielo con quelle della terra vogliamo dire che il divino Maestro effettivamente ha messo in noi la capacità piena di vivere sulla terra in prospettiva e in dimensione di cielo. Le guerre, le contese, le divisioni cessano col cessare dei sentimenti negativi che producono la morte nel cuore. "Solo in Dio riposa l'anima mia", afferma il Salmista, perché soltanto lui è il mio rifugio stabile e il "suo amore per noi è forte" (Sal 117). Un vero cristiano deve diventare operatore di pace stabilendosi nella pace che è Cristo Gesù. 

PREGHIERA A SAN GIUSEPPE

A Te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione, ricorriamo,

e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio dopo quello della tua santissima Sposa.
Per quel sacro vincolo di carità, che Ti strinse all'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio,

e per l'amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, Te ne preghiamo,

con occhio benigno la cara eredità, che Gesù Cristo acquistò col suo Sangue,

e col tuo potere ed aiuto sovvieni ai nostri bisogni.
Proteggi, o provvido custode della divina Famiglia, l'eletta prole di Gesù Cristo:

allontana da noi, o Padre amatissimo, gli errori e i vizi, che ammorbano il mondo;

assistici propizio dal cielo in questa lotta col potere delle tenebre,

o nostro fortissimo protettore;

e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del pargoletto Gesù,

così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità;

estendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio

e mediante il tuo soccorso, possiamo virtuosamente vivere,

piamente morire e conseguire l'eterna beatitudine in cielo.

Cosi sia

Pater, Ave, Gloria…

 

IMPEGNO:

Cerco di partecipare alla Messa in onore di San Giuseppe

 

Martedì 

Venga il tuo regno, Signore e si faccia la tua volontà.

La preghiera del Padre nostro insegnataci da Gesù ci esorta a dire sempre: "Venga il tuo regno, Signore e si faccia la tua volontà, come in cielo così in terra". Due richieste partite dal cuore di Gesù che ogni cristiano deve fare sue. Le due richieste sono collegate tra di loro. Il regno di Dio avverrà solo se si compirà la sua volontà. Il regno di Dio non si impone con la forza. Dio ha creato l'uomo libero e lo ha reso artefice della sua stessa felicità. Nella "volontà di Dio è la nostra pace". Avere gli stessi sentimenti di Gesù e tendere alla "conformità" con lui comporta che ci si adoperi perché si compiano le due attese del Signore Gesù. Egli ci ha insegnato che il regno di Dio sta "in noi", nell'intimo di ciascun uomo. Dovrebbe, per questo, concretizzarsi nel cuore di tutti. "Il regno di Dio sta in noi" perché in noi e con noi sta Gesù. È molto strano che quanti affermano di credere in Gesù non compiano sempre la volontà del Padre e non offrano una visione chiara e trasparente del regno di Dio con la propria vita. Se dobbiamo parlare di fede in Gesù, se dobbiamo dire che è nostro desiderio giungere alla "conformità" con Lui, dobbiamo deciderci a compiere sempre la sua volontà e a costituirci suo "regno visibile", terreno, umano. Regno visibile è la Chiesa, la istituzione nella quale noi crediamo e alla quale siamo fieri di appartenere. Ma tutti dobbiamo essere Chiesa, corpo di Cristo rivestito con gli abiti della giustizia, dell'amore, della pace. 

Ti voglio, ti dichiaro, ti eleggo mio Re, Signore Gesù e ti prometto che mi adopererò perché venga, in me, il tuo regno vivendo nella giustizia e nella pace con amore.

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA 

Gesù,
il tuo pensiero mi illumini, la tua parola mi guidi,
i tuoi occhi mi seguano, le tue orecchie mi ascoltino.
Le tue braccia allargate sulla croce
mi aprano all’amore universale,
i tuoi piedi crocifissi mi spingano a donarmi
senza misura di stanchezza ai fratelli.
Il tuo cuore aperto sia per me
fonte di grazia nel cammino
e luogo di riposo nella stanchezza.
Amen.

Pater, Ave, Gloria… 

IMPEGNO:

compio un gesto di carità in famiglia/sul lavoro/verso chi il Signore mi mette accanto

 

Mercoledì 

Amo la tua Chiesa, Signore, che è il tuo unico corpo vivo.

Una promessa certa di Gesù, fatta a tutta l'umanità da lui redenta, è che un giorno ci sarà un solo ovile sotto un solo pastore e che saranno distrutte tutte le divisioni. Non sappiamo quanto tempo durerà il processo di trasformazione ma non possiamo dubitare della promessa del Signore. Intanto il primo muro di separazione è stato abbattuto da lui stesso. Soltanto lui, in quanto Dio, poteva abbatterlo. Tra cielo e terra non ci sono più distanze. La terra è cielo e il cielo è terra. Egli, il Figlio di Dio, è diventato Uomo rimanendo sempre Dio. In lui è avvenuta l'unità indistruttibile. Non ci sarà più un giorno in cui l'uomo potrà dire che il cielo è chiuso sulla sua testa. L'uomo potrà anche non guardare il cielo, ma il cielo non potrà mai smettere di guardare la terra. "Nulla potrà nuocere ai figli di Dio". Gesù, con la sua opera, ha anche abbattuto il muro della divisione tra gli uomini. Tutti gli uomini sono un solo corpo. Nel giorno di Pentecoste, con la discesa dello Spirito Santo, si ebbe la visione reale della nuova umanità. Uomini di tutti i popoli erano presenti. Ascoltarono, videro, si ritrovarono tutti insieme nel nome di Gesù. L'opera di Gesù si è estesa su ogni singola persona. 

Anche se il mio corpo è debole e fragile, io sono certo che tu mi hai voluto associare a te come tu sei associato al Padre tuo.

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

In questo istante, o mio Dio,
liberamente e senza alcuna riserva,
io consacro a te il mio volere.
Purtroppo, Signore, la mia volontà
non sempre si accorda con la tua.
Tu vuoi che ami la verità
e io spesso amo la menzogna.
Tu vuoi che cerchi l’eterno
e io mi accontento dell’effimero.
Tu vuoi che aspiri a cose grandi,
e io mi attacco a delle piccolezze.
Quello che mi tormenta, Signore,
è di non sapere con certezza
se amo te sopra ogni cosa.
Liberami per sempre da ogni male,
la tua volontà si compia in me:
solo tu, Signore, sii il mio tutto.

(Santa Teresa d’Avila) 

Pater, Ave, Gloria… 

IMPEGNO:

compio un gesto di rinuncia

 

Giovedì 

Donaci, o Signore, di vedere il Padre tuo.

Non è la nostra una preghiera presuntuosa. Conosciamo anche la risposta data da Gesù a chi gli rivolse per primo questa nostra supplica. Certo, chi vede Gesù, vede il Padre. E noi, oggi, non vogliamo vedere il volto fisico di Gesù perché anche gli Apostoli, che lo avevano visto tante volte, dopo la risurrezione non lo riconobbero. Chissà come sarà il suo volto! Continuiamo a chiedere a Gesù che ci faccia vedere il volto del Padre. Non vogliamo che siano appagati solo i nostri occhi o la nostra fantasia. Vorremmo vederlo, ma senza vederlo! Senza vederlo con i nostri occhi ma con gli occhi della mente, del cuore, della intelligenza, di tutto il nostro essere. Vorremmo raggiungerlo, incontrarlo, possederlo, conquistarlo, abbracciarlo e soprattutto stabilirci in lui. "È cosa bella per noi stare qui" disse un giorno Pietro. Noi ripetiamo le parole di Pietro come nostro auspicio anche perché questo è il desiderio di Gesù e la sua promessa. "Un giorno lo vedremo così come egli è". Saremmo egoisti se volessimo tutto questo solo per noi. Dobbiamo adoperarci perché possano incontrarsi con Gesù tutti i "ciechi" nati e, soprattutto, tutti coloro che si sono bendati gli occhi per non vedere. Solo se si incontra Gesù che è la luce, possiamo vedere. Ne siamo certi: senza Gesù, conosciuto, posseduto, amato, imitato, seguito, l'umanità continua a camminare nelle tenebre.  

Se avrò gli occhi puri e la mente libera Ti vedrò, o mio Signore. Signore purificami.

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Lode a te Signore.
Tu che sempre perdoni, guarisci,
e senza stancarti, ogni volta, ricostruisci.
Circondami sempre di tanto amore,
anche se so di non meritarlo.
Sai quanto sono fragile! Impotente creatura,
incapace di resistere al male.
Mi abbandono a te, Signore Gesù,
che sempre perdoni, sempre guarisci,
sempre ricostruisci. 

Pater, Ave, Gloria…

 

Anima di Cristo, santificami. Corpo di Cristo salvami, Sangue di Cristo inebriami, acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami. 

Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi.

Non permettere che io sia separato da Te. Dal nemico maligno difendimi.

Nell'ora della mia morte chiamami,  e comandami di venire a Te, 

perché con i tuoi Santi ti lodi,  nei secoli dei secoli.  Amen. 

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Questa sera c’è il “cammino del dolore”, alle 20.30 con partenza da via dei Caduti.

Ricorda che il venerdì è giorno di magro e di astinenza

II settimana di Quaresima

Davanti al Crocifisso di casa, accendete un cero e raccoglietevi in preghiera. (si può fare prima di cena oppure in un momento in cui tutti siano presenti; se qualcuno manca o non vuole esserci, tu rendilo presente nel cuore e prega per lui).

Lunedì
La tua parola Signore è come lama affilata ed io voglio ascoltarla.

Quando la parola di Dio scende nel profondo dell'animo agisce come lama a doppio taglio. Ed è un bene. Guai se dovesse lasciare il marcio dove sta senza estirparne perfino le radici. Il primo taglio, molto incisivo, che Gesù ci rivolge è: "Se il tuo occhio ti è di scandalo, cavatelo. E' meglio entrare nel regno dei cieli con un solo occhio piuttosto che con tutti e due essere condannati nel fuoco della Geenna". Duro e perentorio sembra, a prima vista, il comando del Signore. In effetti, è giusto e salutare. A che serve una integrità materiale o corporea se poi manca una integrità morale? Per giungere alla integrità morale è bene imparare la rinuncia. Il bene è sempre qualcosa di molto costoso. Deve essere rapportato alla grandezza. Costa poco ciò che vale poco! C'è bisogno di purezza e di profondità di sguardo. C'è bisogno di udito attento e docile per ascoltare e seguire il cammino di "conformità". Non si può barattare come non si possono addurre scuse ed attenuanti. Ci vuole grande forza e grande coraggio per attuare l'esortazione divina. Nello stesso tempo, quando qualcuno mette in pratica la parola di Dio, dimostra di amare veramente se stesso. Svendere la propria dignità è sempre un male. Ascoltare Dio è fonte di saggezza e garanzia di bontà.

Dimmi, Signore, dove posso attingere acqua pura per lavarmi
e collirio prezioso per ridare alla mia vista capacità di vedere Te e seguirti senza indugio.

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Eccomi davanti a Te!
Eccomi inginocchiato davanti al tuo altare.
Io sono fragile e piccolo
Come potrò parlare a Te, Signore,
accostarmi alla tua mensa,
ricevere la tua divina maestà in me?
Tu richiedi un cuore puro, umile: io ti porto
un cuore superficiale, freddo....
Ma se Tu non vieni in me, che cosa sarà di me?
Vieni, Signore Gesù, non guardare i miei peccati:
perdonami e fammi nuovo. 

Pater, Ave, Gloria…

In questa Quaresima è bene scegliere un “fioretto” che indichi rinuncia e impegno verso Dio e verso gli altri. Se non l’ho ancora fatto ci penso. Se già l’ho scelto, chiedo al Signore di aiutarmi a portarlo avanti con perseveranza.

Martedì
Insegnami, Signore a seguirti.

E' ben noto che ci sono sempre due vie nel nostro cammino. Una è stretta, l'altra è larga. Gli scrittori antichi dicevano che lungo la strada larga passavano i carri pesanti che sollevavano molta polvere mentre quella stretta era percorsa da uomini che si affaticavano per giungere alla meta. La via che conduce alla "conformità" è decisamente molto stretta anche se tutti sono chiamati a percorrerla. Dio non parte da privilegi preconcetti. Dio è Padre di tutti e sa bene che cosa i suoi figli facciano. Molti cercano di incamminarsi sulla via larga perché più comoda. Gesù interviene mettendoci in guardia dall'atteggiamento farisaico che a volte si può assumere nel dialogo con lui. Sono molti quelli che cercano la esteriorità. Gesù insegna la differenza tra ciò che l'uomo vede e ciò che produce. Afferma che non sono le cose che entrano nell'uomo che possono contaminarlo ma ciò che esce dal suo intimo. La mente ed il cuore degli uomini potrebbero essere dei centri produttivi di altissimo valore. Ma bisogna vedere che cosa producono. Dio valuta quello che gli uomini producono. Chiunque può essere produttore di bontà ma anche produttore di empietà. Il cuore e la mente sono le forze produttrici del bene e del male. 

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Vieni Signore Gesù, cerca il tuo servo,
cerca la tua pecora stanca.
Lascia andare le tue novantanove pecore
e vieni a cercare la sola pecora che ha errato.
Vieni senza cani, vieni senza il servo mercenario.
Già da tempo aspetto la tua venuta.
Vieni con spirito di amore.
Vieni da me, che sono tormentato
dall’attacco di lupi pericolosi.
le cui piaghe sono penetrate dai veleni del serpente.
Il lupo notturno mi ha allontanato dai tuoi ovili.
Cercami, poiché io ti cerco,
cercami, trovami, prendimi, portami.
Non ti infastidisce un peso che ti ispira pietà.
Vieni dunque, Signore, poiché anche se ho errato,
tuttavia, non ho dimenticato i tuoi comandamenti,
e conservo la speranza della medicina.
Vieni, Signore, perché tu solo sei in grado
di far tornare indietro la pecora errante.
Vieni ad attuare la salvezza sulla terra, la gioia nel cielo.
Portami sulla croce che da la salvezza agli erranti,
nella quale vivranno tutti quelli che muoiono.

(Sant’Ambrogio)

 Pater, Ave, Gloria…

 Cerco di pensare e di agire secondo il cuore di Dio. Anche se costa…

 

Mercoledì
Quando sarò veramente piccolo allora sarò grande come Dio.

E' molto conosciuta la scena dei discepoli che litigavano per contendersi i primi posti. E' quanto avviene spesso tra gli uomini, ancora oggi. Gesù, prendendo fra le braccia un bambino, disse: "Se non diventerete come questo bambino, non entrerete nel regno dei cieli". L'insegnamento è molto chiaro. La vita nuova esige che si sia come "bambini" ossia che si pratichi la via della "infanzia spirituale". Gesù aveva anche detto che è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli. Il messaggio sulla "piccolezza" è difficile ma indispensabile se si vuole mirare alla "conformità" a Cristo. È un messaggio di grande coerenza: colui che è disceso dal cielo, facendosi piccolo, potrà accogliere nel suo regno soltanto coloro che si sono fatti piccoli. In cielo, nel regno della grande sapienza e felicità, non contano né le ricchezze, né i titoli, né le benemerenze. Vogliamo interrogarci sulla "piccolezza" o sulla "infanzia spirituale". Piccolezza non è assolutamente infantilismo né svenevolezza. Piccolezza è una grande conquista dello spirito umano. Quando si è consapevoli di quello che si è, si comprende che per raggiungere la "statura del Cristo" occorre farsi piccoli, occorre "svuotarsi". Dio si è fatto piccolo per potere offrire a tutti la possibilità di stare con lui. Non è facile farsi piccoli. “È necessario che Lui, Gesù, cresca ma che io diminuisca" (Gv 3, 10). 

Aiutami, o Signore, a sbarazzarmi di tutte le mie pretese di grandezza e di importanza.
Insegnami la sublimità della via dell'infanzia per raggiungere te che sei l'immenso.

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Il mio cuore, è davanti a te, o Signore,
si sforza ma da solo non può farcela:

ti prego fa’ Tu ciò che egli non può.

Introducimi nella cella del tuo amore:

te lo chiedo, te ne supplico,
busso alla porta del tuo cuore.
E Tu che mi fai chiedere, concedimi di ricevere.

Tu che mi fai cercare, fa’ che ti trovi.

Tu che mi esorti a bussare, apri a chi bussa.

A chi darai se non dai a chi ti chiede?

Chi troverà se chi cerca, cerca inutilmente?
A chi darai se non ascolti chi ti prega?
O Signore, da Te mi viene il desiderio,

da Te mi venga anche l’appagamento.

Anima mia, sta unita a Dio,
e tu Signore non la rigettare,

essa si consuma d’amore per Te.

Ristorala, confortala, saziala
con il tuo amore e il tuo affetto.
Il tuo amore mi possieda totalmente,
perché con il Padre e con lo Spirito Santo,

tu sei il solo Dio benedetto nei secoli dei secoli.

(Sant’Anselmo d’Aosta)

 

Pater, Ave, Gloria…

 

Giovedì
Sei soltanto tu, Signore, il compimento della felicità

Il più grande segreto della vita sta nell'amore. È l'energia che fa vivere ogni cosa. Dio, sommo ed infinito Creatore, principio e fonte di ogni bene, è Amore. La sua stessa essenza è Amore. In lui "noi tutti viviamo, esistiamo, ci muoviamo" (At 17, 28). La grande e nuova legge del Maestro divino consiste nell'amore. Un amore puro, grande, immenso, come il suo. Un amore finalizzato soltanto ad una meta, ad uno scopo: chi vuole raggiungere la "conformità" a lui, deve amarlo al di sopra del "padre o della madre o anche della propria vita" (Mt 10, 37). L'amore assoluto e totale diventa legge e mezzo per giungere alla "conformità" piena perché occorre entrare nella dimensione dell'amore che si ritrova in Dio santissima Trinità. Le tre divine persone, infatti, sono consumate nell'unità di natura perché collegate strettamente e vitalmente tra di loro per la forza dell'amore. La conformità, che significa comunione di natura tra l'uomo e Dio esige, come condizione essenziale, il legame totale di amore. Quando si parla dell'amore che si deve portare verso gli uomini, come misura massima, si fa riferimento al comandamento di Gesù che ha insegnato l'amore verso i nemici. È evidente che l'amore verso Dio diventa autentica forza trasformante, unificante. 

Non Ti dirò più soltanto "ti amo" ma mi sforzerò di dirti:
"Aiutami a consumarmi nell'unità con Te".

 

PREGHIERA PER LA QUARESIMA

Inclina verso di te, o Dio,
quel poco che hai voluto che io sia.
Della mia povera esistenza,
ti supplico di prendere gli anni
che mi restano da vivere.
Quanto a quelli perduti,
ne provo umiliazione e pentimento.
Non disdegnare i miei rimpianti.
Ormai non vi è più in me
che il desiderio della tua saggezza
e un cuore, che ti offro.

(San Bernardo di Chiaravalle)

 Pater, Ave, Gloria…

 

Anima di Cristo, santificami, Corpo di Cristo, salvami. Sangue di Cristo, inebriami, acqua del costato di Cristo, lavami. Passione di Cristo, confortami.
Oh buon Gesù, esaudiscimi. Nelle tue piaghe, nascondimi.
Non permettere che io sia separato da Te. Dal nemico maligno difendimi.
Nell'ora della mia morte chiamami,  e comandami di venire a Te,
perché con i tuoi Santi ti lodi,  nei secoli dei secoli.  Amen.

Al venerdì c’è la Via Crucis alle 17.15 per i ragazzi, e alle 20.30 per tutti.


 

Solennità della Apparizione della Beata Vergine Maria alla Costa di Cavenago d’Adda
presieduta da Mons. Gabriele Bernardelli, parroco di Castiglione d’Adda e Cancelliere Vescovile

A COLORO CHE NON TROVANO PACE  tratto da un testo di Mons. Tonino Bello 

Carissimi,

l'idea di rivolgermi a voi mi è venuta stasera quando, recitando i vespri, ho trovato questa invocazione: «Metti, Signore, una salutare inquietudine in coloro che si sono allontanati da te, per colpa propria o per gli scandali altrui».

Per prima cosa mi son chiesto se, nel numero delle mie conoscenze, ci fosse qualcuno che poteva essere raggiunto da questa preghiera.

E mi sono ricordato di te, Giampiero, che, dopo essere passato per tutta la trafila dei gruppi giovanili della parrocchia, un giorno te ne sei andato e non ti sei fatto più vedere. L'altra sera ti ho incontrato per caso. Pioveva. Eri fermo sul marciapiede e ti ho dato un passaggio. In macchina mi hai chiesto con sufficienza se durante la quaresima continuavo a predicare le «solite chiacchiere» ai giovani, riuniti in cattedrale. Ci son rimasto male, perché mi hai detto chiaro e tondo che tu ormai a quelle cose non ci credevi più da un pezzo, e che al politecnico stavi trovando risposte più utili di quelle che ti davano i preti. Mi hai raccontato che a Torino hai conosciuto Gigi, ex seminarista e mio alunno di ginnasio, il quale ti parla spesso di me. Ho notato che avevi una punta d'ironia e sembrava che ti divertissi quando hai aggiunto che ora sta con una ragazza, bestemmia, e fuma lo spinello. Quando all'improvviso ti ho chiesto se eri felice, mi hai risposto che ne avremmo parlato un'altra volta, perché dovevi scendere e poi era troppo tardi. Addio, Giampiero! L'invocazione del breviario stasera la rivolgo al Signore per te. E per Gigi. E la rivolgo anche per te, Maria, che ti sei allontanata senza una plausibile ragione. Facevi parte del coro. Ora a messa non ci vai nemmeno a Pasqua. Tu dici che hai visto troppe cose storte anche in chiesa, e che non ti aspettavi certe pugnalate alle spalle proprio da coloro che credono in Dio. Non so che cosa ti sia successo di preciso. Ma l'altro giorno, quando sei venuta da me per implorare un ricovero urgente al Gemelli a favore del tuo bambino che sta male, e io ti ho esortata ad aver fiducia in Dio, e tu sei scoppiata a piangere dicendomi che in Dio non ci credi più... mi è parso di leggere in quelle lacrime, oltre alla paura di poter perdere il figlio, anche l'amarezza di aver perduto il Padre. Non temere, Maria. Pregherò io per il tuo bambino, perché guarisca presto. Ma anche per te, perché il Signore ti metta nel cuore una salutare inquietudine. Vedo che non afferri il senso di una preghiera del genere. Di inquietudini nei hai già tante e non è proprio il caso che mi metta anch'io ad aumentartene la dose. Tu sai bene, però, che in fondo io imploro la tua pace. Ecco, infatti, come il breviario prolunga l'invocazione su coloro che si sono allontanati da Dio: «Fa' che ritornino a te e rimangano sempre nel tuo amore». E ora, visto che mi sono messo ad assicurare preghiere un po' per tutti, vorrei rivolgermi anche a voi che, pur non essendovi mai allontanati da Dio, non riuscite ugualmente a trovar riposo nella vostra vita. Per sè parrebbe un controsenso. Perché Dio è la fontana della pace, e chi si lascia da lui possedere non può soffrire i morsi dell'inquietudine. Però sta di fatto che, o per difetto di affido alla sua volontà, o per eccesso di calcolo sulle proprie forze, o per uno squilibrio di rapporti tra debolezza e speranza, o chi sa per quale misterioso disegno, è tutt'altro che rara la coesistenza di Dio con l'insoddisfazione cronica dello spirito. Mi rivolgo perciò a voi, icone sacre dell'irrequietezza, per dirvi che un piccolo segreto di pace ce l'avrei anch'io da confidarvelo. A voi, per i quali il fardello più pesante che dovete trascinare siete voi stessi. A voi, che non sapete accettarvi e vi crogiolate nelle fantasie di un vivere diverso. A voi, che fareste pazzie per tornare indietro nel tempo e dare un'altra piega all'esistenza. A voi, che ripercorrete il passato per riesaminare mille volte gli snodi fatali delle scelte che oggi rifiutate. A voi, che avete il corpo qui, ma l'anima ce l'avete altrove. A voi, che avete imparato tutte le astuzie del «bluff» perché sapete che anche gli altri si sono accorti della vostra perenne scontentezza, ma non volete farla pesare su nessuno e la mascherate con un sorriso quando, invece, dentro vi sentite morire. A voi, che trovate sempre da brontolare su tutto, e non ve ne va mai a genio una, e non c'è bicchiere d'acqua limpida che non abbia il suo fondiglio di detriti.

A tutti voi voglio ripetere: non abbiate paura. La sorgente di quella pace, che state inseguendo da una vita, mormora freschissima dietro la siepe delle rimembranze presso cui vi siete seduti.

Non importa che, a berne, non siate voi. Per adesso, almeno. Ma se solo siete capaci di indicare agli altri la fontana, avrete dato alla vostra vita il contrassegno della riuscita più piena. Perché la vostra inquietudine interiore si trasfigurerà in «prezzo da pagare» per garantire la pace degli altri. O, se volete, non sarà più sete di «cose altre», ma bisogno di quel «totalmente Altro» che, solo, può estinguere ogni ansia di felicità. Vi auguro che stasera, prima di andare a dormire, abbiate la forza di ripetere con gioia le parole di Agostino, vostro caposcuola: «O Signore, tu ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». 

PER APPROFONDIRE: “Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza 

Nella Nota Pastorale dei Vescovi Italiani, troviamo alcune disposizioni normative, ispirate al canone 1249 del Codice di diritto canonico che recita: «Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza».

1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate».

2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.

3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale .

4) L’astinenza, o “magro”, deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.

5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.

6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie…».

L’insieme di queste riflessioni, destinate a rimotivare e a rinvigorire la prassi penitenziale del digiuno e dell’astinenza all’interno della comunità cristiana, non può concludersi senza un appello particolare alle famiglie e a quanti hanno responsabilità educative.

I genitori e gli educatori avvertano l’importanza e la bellezza di formare i fanciulli, i ragazzi e i giovani al senso dell’adorazione di Dio e all’atteggiamento della gratitudine per i suoi doni: da questa radice religiosa scaturirà la forza per l’autocontrollo, la sobrietà, la libertà critica di fronte ai bisogni superflui indotti dalla cultura consumista, il dono sincero di sé attraverso il volontariato, l’impegno a costruire rapporti solidali e fraterni.

I genitori, per primi, sentano la responsabilità di essere testimoni con la loro stessa vita, segnata da sobrietà, apertura e attenzione operosa agli altri. Non indulgano alla diffusa tendenza di assecondare in tutto i figli, ma propongano loro coraggiosamente forti ideali e valori di vita, e li accompagnino a conseguirli con convinzione e generosità e senza temere l’inevitabile fatica connessa. Spingano verso uno stile di vita contrassegnato dalla gratuità e da uno spirito di servizio che sa vincere l’egoismo e l’indolenza. 

Quest’opera educativa ha motivazioni evangeliche e risorse originali: è parte integrante di quella formazione alla fede, alla preghiera personale e liturgica e al coinvolgimento attivo e responsabile nella vita e missione della Chiesa che i genitori cristiani sono chiamati ad assicurare ai loro figli in forza del ministero ricevuto con il sacramento del Matrimonio.

I giovani siano istruiti anche circa l’obbligo morale e canonico del digiuno, che ha inizio con i 18 anni. Ai fanciulli e ai ragazzi si propongano forme semplici e concrete di astinenza e di carità, aiutandoli a vincere la mentalità non poco diffusa per la quale il cibo e i beni materiali sarebbero fonte unica e sicura di felicità e a sperimentare la gioia di dedicare il frutto di una rinuncia a colmare la necessità del fratello: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). 

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PER LA PREGHIERA DI QUESTI PRIMI GIORNI DI QUARESIMA
26 Febbraio -  Mercoledì delle Ceneri

Profumati la testa e lavati il volto.  (Mt 6,17) 

Non vi è augurio più significativo e più incoraggiante di quello che ascolteremo oggi tra le righe della pagina evangelica di Matteo. Un auspicio che sa di un profumo particolare. Nella Scrittura tante sono le pagine che ci parlano di profumi, di vasi contenenti particolari e pregiati unguenti, di crisma, di balsamo, di nardo. La Parola emana il profumo di Dio e cosparge il suo delicato aroma coinvolgendo chi l’ascolta l’assimila e  la fa propria. La Quaresima è un tempo profumato. E’ il tempo dei profumi di primavera: i profumi del pesco in fiore; del mandorlo rosaceo; del fiore di magnolia; della camelia in germoglio. Non passi inosservata una “Dio-incidenza”: la Quaresima corrisponde con una stagione primaverile. Sbocciano nuovi fiori r nuovi frutti. Sboccia Dio nel cuore dell’uomo che a lui si apre per accogliere il dono della sua misericordia. Il Signore il Padre che perdona, infonde nel tuo cuore il profumo della sua misericordia. Lasciati avvolgere dalla delicatezza del profumo dell’amore di Dio. Aprigli le finestre del tuo cuore e fa entrare un’aia nuova. E’ l’inizio di una nuova stagione per la tua vita. La Quaresima segna questo inizio per te. 

Parteciperò alla celebrazione con il rito di imposizione delle Ceneri. 

27 Febbraio - Giovedì dopo le Ceneri 

Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. (Lc 9,23) 

L’invito di Gesù è chiaro: “prendere la nostra croce ogni giorno”. Ovvero metterci alla scuola dell’amore senza se e senza ma: o si ama sul serio e per sempre, oppure non è amore. La Quaresima, in realtà, è un tempo scolastico, nel senso che è una scuola, o se vuoi, diciamo pure la palestra, dove, giorno dopo giorno, guardando al mistero della sofferenza e della morte in croce di Gesù, impariamo a vivere una vita intrisa di amore, una vita le cui trame s’innervano in un vortice di carità pure e genuina. “amare, voce del verbo infinito morire” diceva don Tonino Bello. Dunque, non c’è amore che non contempli la croce, che non viva di movimento di allargare le braccia, di stenderle sulla via del prossimo in segno di abbraccio e di generosa accoglienza. Come ha fatto Gesù sulla croce, per manifestarci un amore senza limiti, che si lascia inchiodare sulla vita di chi ne ha bisogno. Così come è stato per Maria di Nazareth, la quale stava sotto la croce, non a guardare, ma a lasciarsi inchiodare dall’Amore.

PREGHIERA 

Lodate il Signore, popoli tutti, voi tutte, nazioni, dategli gloria;

perché forte è il suo amore per noi e la fedeltà del Signore dura in eterno.       (Salmo 116) 

28 Febbraio - Venerdì dopo le Ceneri 

Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro?   (Mt 9, 15) 

C’è una domanda che riecheggia dalla Parola del Vangelo di oggi: perché in Quaresima dobbiamo digiunare? Che senso ha digiunare? Chiediamocelo pure, perché quello che noi chiamiamo “tradizione”, possa divenire una stile di vita. Il digiuno quaresimale è un “digiuno prossimo”, che come obiettivo l’altro, il mio fratello o la mia sorella di fede. Digiunare dunque è un “digiuno estatico”, che ti trasporta verso il prossimo. Non c’è prossimità senza digiuno da sé stessi, dai propri calcoli, dai propri limitati interessi, dalle proprie comodità. Per questo anche il profeta Isaia nella prima lettura ci esorta: “non digiunate più come fate oggi […] non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare il giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti?”. 

PREGHIERA 

Rendimi la gioia di essere salvato, sostieni in me un animo generoso.

Tu non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti.
Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi.   (Salmo 50) 

29 Febbraio - Sabato dopo le Ceneri 

Gesù vide un pubblicani di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: “Seguimi!”.  Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì. Poi Levi li preparò un grande banchetto nella sua casa.  (Lc 5, 27-29) 

La sequela delle orme di Gesù, non mortifica la vira di chi accoglie l’invito a seguirlo, ma la rende diversa, la rinnova, la trasforma, la rigenera. Ce lo insegna Levi con il racconto del Vangelo proposto per oggi: Gesù lo chiama a mettersi dietro di lui, a ricalcare le sue stesse orme, gli fa una proposta di vita, lo invita a liberarsi di tutti quegli spiccioli che fanno rumore sul banco di legno e che snerva tutta la povera gente i coda per versare le loro tasse, con tutti gli interessi possibili ed immaginabili. La chiamata di Gesù è sempre una chiamata di libertà e di liberazione. È la chiamata alla festa della vita. Ecco perché si spiega la festa che successivamente all’accoglienza, Levi organizza in casa sua. Alla presenza di Gesù. Chissà quante volte Levi aveva festeggiato fino a quel momento, con tutti i suoi amici, dopo aver usurpato, magari, le tasche dei poveri cittadini. Ora continua a festeggiare, ma con la presenza di Gesù. È tutt’altra cosa! La presenza del maestro dà un senso nuovo alla festa, alla vita di ogni giorno di Levi. Gesù chiama ciascuno di noi anche oggi, chiama me, chiama te…ci chiama a seguirlo. Quale la risposta? Soprattutto come rispondiamo, con gioia e con festa, oppure con noia e indifferenza? Sappiamo fare festa perché siamo cristiani? O siamo cristiani tristi e depressi, criticoni ed egoisti, ingiusti e corrotti? 

PREGHIERA 

Celebrate il Signore, perché è buono; perché eterna è la sua misericordia.
Dica Israele che egli è buono: eterna è la sua misericordia.
Lo dica la casa di Aronne: eterna è la sua misericordia.
Lo dica chi teme Dio: eterna è la sua misericordia.

Nell'angoscia ho gridato al Signore, mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.  (Salmo 117)

PREGHIERA DEL SANTO ROSARIO
presieduta da S. E. R. Mons. Maurizio Malvestiti
Vescovo di Lodi 

 Santuario della Beata Vergine Maria,
Madre di Grazia e di Misericordia 

Località Costa di Cavenago d’Adda (Lo)  -  13 maggio 2020