ANNO CATECHISTICO 2024-2025 

Alla cortese attenzione delle famiglie
delle Parrocchie di Cavenago e Caviaga
Cari genitori,

insieme ai catechisti, a voi e ai vostri figli/e ripartiamo per un nuovo anno catechstico all’insegna della Speranza, virtù teologale che ci guida in particolare per il prossimo Giubileo. Innanzitutto chiedo scusa dei ritardi, che sono stati dovuti ad alcuni piccoli problemi di salute che mi hanno accompagnato nei mesi estivi e che hanno di fatto ritardato la programmazione per il nuovo anno pastorale.

Domenica 13 ottobre avrà inizio l’anno catechistico per i vostri figli. Ricordo l’importanza e la necessità di questa formazione cristiana che vede coinvolte in una stessa azione educativa due realtà: la famiglia, in primo luogo, perché ambito naturale e prioritario della crescita integrale dei ragazzi e la Parrocchia (sacerdoti e catechisti) con il supporto che essa offre e con la ricezione dei Sacramenti. Ecco il programma:

ORE 9.15        ritrovo dei ragazzi preghiera, suddivisione in gruppi, e incontro

ORE 10.30     Santa Messa per le famiglie e i ragazzi (cari genitori siete attesi alla celebrazione)

https://www.santuariomadonnadellacosta.it/media/media/images/mime-icon-32/pdf.pngORE 12.00     pranzo in Oratorio (Iscrizioni in Oratorio o da Paola; costo 6 € a persona e comprende: piatto di pasta al pomodoro o bianca + panino (cotto o salame) + bibita in lattina o bottiglietta d’acqua)

Ore 14.00      giochi in Oratorio

Ore  16.00 merenda pane e nutella

Ore 17.00 saluti (per andare a casa a fare i compiti….) 

QUOTA:  Per la catechesi si chiede il contributo di € 15,00 a figlio per quanto riguarda l’acquisto del materiale di cancelleria e per le spese delle utenze di tutto l’anno che l’oratorio sostiene e per la tessera al Circolo NOI che permette la consumazione ai bar degli oratori affiliati e copertura assicurativa per tutto il 2025 per le attività organizzate dagli oratori, Grest compreso. 

Sono previsti, durante l’anno, anche per voi genitori, incontri o momenti comunitari di approfondimento della propria fede ai quali vi chiedo di non mancare; le date saranno comunicate in seguito.

Il modulo di iscrizione, insieme alla quota, vanno consegnati in Oratorio da martedì 8 ottobre dalle 17

Assicuro, insieme ai catechisti, la nostra vicinanza e sostegno a voi, insieme al ricordo nella preghiera, nel non facile compito educativo; siamo al vostro fianco. E che l’intercessione della Beata Vergine Maria della Costa ci accompagni.

A presto!                                                          

don Roberto e i catechisti

MODULO DI ISCRIZIONE 2024-2025

«L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19) 

Cari fratelli e sorelle,

           ogni anno, mediante la Madre Chiesa, Dio «dona ai suoi fedeli di prepararsi con gioia, purificati nello spirito, alla celebrazione della Pasqua, perché […] attingano ai misteri della redenzione la pienezza della vita nuova in Cristo» (Prefazio di Quaresima 1). In questo modo possiamo camminare, di Pasqua in Pasqua, verso il compimento di quella salvezza che già abbiamo ricevuto grazie al mistero pasquale di Cristo: «nella speranza infatti siamo stati salvati» (Rm 8,24).

Questo mistero di salvezza, già operante in noi durante la vita terrena, è un processo dinamico che include anche la storia e tutto il creato. San Paolo arriva a dire: «L’ardente aspettativa della creazione è protesa verso la rivelazione dei figli di Dio»4 (Rm 8,19). In tale prospettiva vorrei offrire qualche spunto di riflessione, che accompagni il nostro cammino di conversione nella prossima Quaresima. 

  1. La redenzione del creato

           La celebrazione del Triduo Pasquale della passione, morte e risurrezione di Cristo, culmine dell’anno liturgico, ci chiama ogni volta a vivere un itinerario di preparazione, consapevoli che il nostro diventare conformi a Cristo (cfr Rm 8,29) è un dono inestimabile della misericordia di Dio.

           Se l’uomo vive da figlio di Dio, se vive da persona redenta, che si lascia guidare dallo Spirito Santo (cfr Rm 8,14) e sa riconoscere e mettere in pratica la legge di Dio, cominciando da quella inscritta nel suo cuore e nella natura, egli fa del bene anche al creato, cooperando alla sua redenzione. Per questo il creato – dice san Paolo – ha come un desiderio intensissimo che si manifestino i figli di Dio, che cioè quanti godono della grazia del mistero pasquale di Gesù ne vivano pienamente i frutti, destinati a raggiungere la loro compiuta maturazione nella redenzione dello stesso corpo umano. Quando la carità di Cristo trasfigura la vita dei santi – spirito, anima e corpo –, questi danno lode a Dio e, con la preghiera, la contemplazione, l’arte coinvolgono in questo anche le creature, come dimostra mirabilmente il “Cantico di frate sole” di San Francesco d’Assisi (cfr Enc. Laudato si’, 87). Ma in questo mondo l’armonia generata dalla redenzione è ancora e sempre minacciata dalla forza negativa del peccato e della morte. 

  1. La forza distruttiva del peccato

           Infatti, quando non viviamo da figli di Dio, mettiamo spesso in atto comportamenti distruttivi verso il prossimo e le altre creature – ma anche verso noi stessi – ritenendo, più o meno consapevolmente, di poterne fare uso a nostro piacimento. L’intemperanza prende allora il sopravvento, conducendo a uno stile di vita che vìola i limiti che la nostra condizione umana e la natura ci chiedono di rispettare, seguendo quei desideri incontrollati che nel libro della Sapienza vengono attribuiti agli empi, ovvero a coloro che non hanno Dio come punto di riferimento delle loro azioni, né una speranza per il futuro (cfr 2,1-11). Se non siamo protesi continuamente verso la Pasqua, verso l’orizzonte della Risurrezione, è chiaro che la logica del tutto e subito, dell’avere sempre di più finisce per imporsi.

           La causa di ogni male, lo sappiamo, è il peccato, che fin dal suo apparire in mezzo agli uomini ha interrotto la comunione con Dio, con gli altri e con il creato, al quale siamo legati anzitutto attraverso il nostro corpo. Rompendosi la comunione con Dio, si è venuto ad incrinare anche l’armonioso rapporto degli esseri umani con l’ambiente in cui sono chiamati a vivere, così che il giardino si è trasformato in un deserto (cfr Gen 3,17-18). Si tratta di quel peccato che porta l’uomo a ritenersi dio del creato, a sentirsene il padrone assoluto e a usarlo non per il fine voluto dal Creatore, ma per il proprio interesse, a scapito delle creature e degli altri.

           Quando viene abbandonata la legge di Dio, la legge dell’amore, finisce per affermarsi la legge del più forte sul più debole. Il peccato che abita nel cuore dell’uomo (cfr Mc 7,20-23) – e si manifesta come avidità, brama per uno smodato benessere, disinteresse per il bene degli altri e spesso anche per il proprio – porta allo sfruttamento del creato, persone e ambiente, secondo quella cupidigia insaziabile che ritiene ogni desiderio un diritto e che prima o poi finirà per distruggere anche chi ne è dominato. 

  1. La forza risanatrice del pentimento e del perdono

           Per questo, il creato ha la necessità impellente che si rivelino i figli di Dio, coloro che sono diventati “nuova creazione”: «Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove» (2 Cor 5,17). Infatti, con la loro manifestazione anche il creato stesso può “fare pasqua”: aprirsi ai cieli nuovi e alla terra nuova (cfr Ap 21,1). E il cammino verso la Pasqua ci chiama proprio a restaurare il nostro volto e il nostro cuore di cristiani, tramite il pentimento, la conversione e il perdono, per poter vivere tutta la ricchezza della grazia del mistero pasquale.

           Questa “impazienza”, questa attesa del creato troverà compimento quando si manifesteranno i figli di Dio, cioè quando i cristiani e tutti gli uomini entreranno decisamente in questo “travaglio” che è la conversione. Tutta la creazione è chiamata, insieme a noi, a uscire «dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). La Quaresima è segno sacramentale di questa conversione. Essa chiama i cristiani a incarnare più intensamente e concretamente il mistero pasquale nella loro vita personale, familiare e sociale, in particolare attraverso il digiuno, la preghiera e l’elemosina.

           Digiunare, cioè imparare a cambiare il nostro atteggiamento verso gli altri e le creature: dalla tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia, alla capacità di soffrire per amore, che può colmare il vuoto del nostro cuore. 

           Pregare per saper rinunciare all’idolatria e all’autosufficienza del nostro io, e dichiararci bisognosi del Signore e della sua misericordia. 

           Fare elemosina per uscire dalla stoltezza di vivere e accumulare tutto per noi stessi, nell’illusione di assicurarci un futuro che non ci appartiene. E così ritrovare la gioia del progetto che Dio ha messo nella creazione e nel nostro cuore, quello di amare Lui, i nostri fratelli e il mondo intero, e trovare in questo amore la vera felicità.

           Cari fratelli e sorelle, la “quaresima” del Figlio di Dio è stata un entrare nel deserto del creato per farlo tornare ad essere quel giardino della comunione con Dio che era prima del peccato delle origini (cfr Mc 1,12-13; Is 51,3). La nostra Quaresima sia un ripercorrere lo stesso cammino, per portare la speranza di Cristo anche alla creazione, che «sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21).

Non lasciamo trascorrere invano questo tempo favorevole!

Chiediamo a Dio di aiutarci a mettere in atto un cammino di vera conversione.

Abbandoniamo l’egoismo, lo sguardo fisso su noi stessi, e rivolgiamoci alla Pasqua di Gesù; facciamoci prossimi dei fratelli e delle sorelle in difficoltà, condividendo con loro i nostri beni spirituali e materiali.

Così, accogliendo nel concreto della nostra vita la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, attireremo anche sul creato la sua forza trasformatrice.

 

PER APPROFONDIRE: “Il senso cristiano del digiuno e dell'astinenza 

Nella Nota Pastorale dei Vescovi Italiani, troviamo alcune disposizioni normative, ispirate al canone 1249 del Codice di diritto canonico che recita: «Per legge divina, tutti i fedeli sono tenuti a fare penitenza, ciascuno a proprio modo; ma perché tutti siano tra loro uniti da una comune osservanza della penitenza, vengono stabiliti dei giorni penitenziali in cui i fedeli attendano in modo speciale alla preghiera, facciano opere di pietà e di carità, sacrifichino se stessi compiendo più fedelmente i propri doveri e soprattutto osservando il digiuno e l’astinenza».

1) La legge del digiuno «obbliga a fare un unico pasto durante la giornata, ma non proibisce di prendere un po' di cibo al mattino e alla sera, attenendosi, per la quantità e la qualità, alle consuetudini locali approvate».

2) La legge dell’astinenza proibisce l’uso delle carni, come pure dei cibi e delle bevande che, ad un prudente giudizio, sono da considerarsi come particolarmente ricercati e costosi.

3) Il digiuno e l’astinenza, nel senso sopra precisato, devono essere osservati il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì della Passione e Morte del Signore Nostro Gesù Cristo; sono consigliati il Sabato Santo sino alla Veglia pasquale .

4) L’astinenza, o “magro”, deve essere osservata in tutti e singoli i venerdì di Quaresima, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità (come il 19 o il 25 marzo). In tutti gli altri venerdì dell’anno, a meno che coincidano con un giorno annoverato tra le solennità, si deve osservare l’astinenza nel senso detto oppure si deve compiere qualche altra opera di penitenza, di preghiera, di carità.

5) Alla legge del digiuno sono tenuti tutti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato; alla legge dell’astinenza coloro che hanno compiuto il 14° anno di età.

6) Dall’osservanza dell’obbligo della legge del digiuno e dell’astinenza può scusare una ragione giusta, come ad esempio la salute. Inoltre, «il parroco, per una giusta causa e conforme alle disposizioni del Vescovo diocesano, può concedere la dispensa dall’obbligo di osservare il giorno (…) di penitenza, oppure commutarlo in altre opere pie…».

L’insieme di queste riflessioni, destinate a rimotivare e a rinvigorire la prassi penitenziale del digiuno e dell’astinenza all’interno della comunità cristiana, non può concludersi senza un appello particolare alle famiglie e a quanti hanno responsabilità educative.

I genitori e gli educatori avvertano l’importanza e la bellezza di formare i fanciulli, i ragazzi e i giovani al senso dell’adorazione di Dio e all’atteggiamento della gratitudine per i suoi doni: da questa radice religiosa scaturirà la forza per l’autocontrollo, la sobrietà, la libertà critica di fronte ai bisogni superflui indotti dalla cultura consumista, il dono sincero di sé attraverso il volontariato, l’impegno a costruire rapporti solidali e fraterni.

I genitori, per primi, sentano la responsabilità di essere testimoni con la loro stessa vita, segnata da sobrietà, apertura e attenzione operosa agli altri. Non indulgano alla diffusa tendenza di assecondare in tutto i figli, ma propongano loro coraggiosamente forti ideali e valori di vita, e li accompagnino a conseguirli con convinzione e generosità e senza temere l’inevitabile fatica connessa. Spingano verso uno stile di vita contrassegnato dalla gratuità e da uno spirito di servizio che sa vincere l’egoismo e l’indolenza.

 

Quest’opera educativa ha motivazioni evangeliche e risorse originali: è parte integrante di quella formazione alla fede, alla preghiera personale e liturgica e al coinvolgimento attivo e responsabile nella vita e missione della Chiesa che i genitori cristiani sono chiamati ad assicurare ai loro figli in forza del ministero ricevuto con il sacramento del Matrimonio.

I giovani siano istruiti anche circa l’obbligo morale e canonico del digiuno, che ha inizio con i 18 anni. Ai fanciulli e ai ragazzi si propongano forme semplici e concrete di astinenza e di carità, aiutandoli a vincere la mentalità non poco diffusa per la quale il cibo e i beni materiali sarebbero fonte unica e sicura di felicità e a sperimentare la gioia di dedicare il frutto di una rinuncia a colmare la necessità del fratello: «Vi è più gioia nel dare che nel ricevere» (At 20,35). 

Cosa fare in concreto? Qualche suggerimento….

La preghiera che ti può accompagnare in ogni dove, è quella del Rosario, che si può recitare sempre; se non si conoscono i Misteri a memoria si possono imparare…, poi porta sempre con te il Rosario; anche la Liturgia delle Ore e quindi la recita delle Lodi e dei Vespri (ore maggiori dell’Ufficio Divino), si può utilmente usufruire dell’applicazione per il cellulare chiamata: “Liturgia delle Ore”.

Sul bollettino sono sempre riportati i vari appuntamenti di preghiera, gli orari e i luoghi delle celebrazioni, un invito a vincere la pigrizia e a partecipare. Sarà pubblicato ogni settimana un piccolo sussidio per la preghiera personale. Poi la chiesa di Cavenago e il Santuario sono sempre aperti….una visita al Santissimo Sacramento è una buona cosa, anche nelle chiese vicino ai luoghi di studio o di lavoro.

Sobrietà ci viene chiesta per vivere la Quaresima; prova a pensare quali cose (abitudini, cibi, bevande, ecc…) possono essere messe da parte; ma anche quali atteggiamenti del nostro carattere possiamo rivedere e cercare di trasfigurare alla luce di Dio?

Carità: la Caritas parrocchiale indica sempre di quali alimenti  ha bisogno per sostenere le persone delle nostre due Comunità; di cosa possiamo privarci e a cosa possiamo rinunciare per seguire più da vicino il Signore? Quale gesto di perdono, di riconciliazione possiamo realizzare?

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Un invito per vivere la Quaresima in famiglia  

Vito Groppelli

- Lunedì: rilettura in famiglia della Parola di Dio ascoltata in chiesa la domenica precedente.
- Martedì: giorno della carità. Avvicinarsi ad una persona bisognosa di conforto, collega di lavoro, anziani, amici di scuola, ammalati, orfani ecc.
- Mercoledì: giorno della rinuncia a qualche cosa che ci costa: sigaretta, alcolici, dolci, bibite ecc. Una rinuncia che fa bene.
- Giovedì: giorno del dialogo con tutti, specialmente con chi non ci è simpatico e ci ha offeso.
- Venerdì: giorno della conversione, della confessione, del ritorno a Dio. Astenersi dalla TV e magari fare quello che dovrebbe ma che non ha mai voglia di fare (rifare il letto; sistemare…)
- Sabato: giorno a vivere in compagnia della Madonna. La preghiera del rosario può essere fatta in ogni momento.
- Domenica: giorno in cui la famiglia incontra l'Eucaristia e la comunità cristiana. Giorno in cui si porta l'offerta della settimana destinata al Signore ed ai nostri fratelli bisognosi.


 

Cliccare sul link seguente per visualizzare su Facebook la 

Messa in cappellina del 20 marzo 2020


 

 


Il significato dell'Avvento:

intervista per il quotidiano"Avvenire" di Mons. Guido Marini 

Qual è il significato dell’Avvento ?

L’Avvento è il tempo dell’attesa. Dell’attesa che fa riferimento a una venuta, quella del Signore Gesù, il Figlio di Dio, l’unico Salvatore del mondo. Il popolo cristiano, in questo tempo forte dell’anno liturgico, vive la propria fede rinnovando la consapevolezza gioiosa di una triplice venuta del Signore, quella di cui parlano anche i Padri della Chiesa.

Una prima venuta, della quale fare grata memoria, è quella del Figlio di Dio nella storia degli uomini, al momento dell’Incarnazione. Una seconda venuta è quella che si realizza nell’oggi della vita, e che è incessante. Essa prende forma in una molteplicità di modi, a cominciare dall’Eucaristia, presenza reale del Signore in mezzo ai suoi, per continuare con i sacramenti, la parola della divina Scrittura, i fratelli, soprattutto se piccoli e bisognosi. Una terza venuta, da attendere nella speranza, è quella che si realizzerà alla fine dei tempi, quando il Signore ritornerà nella gloria e tutto sarà ricapitolato in lui.

Così, nel tempo dell’Avvento il popolo cristiano è chiamato a rinnovare la consapevolezza che la sua vita è tutta contenuta nel mistero di Cristo, Colui che era, che è e che viene. Anche per questo, l’Avvento è un tempo marcatamente “mariano”. La SS. Vergine è colei che in modo unico e irripetibile ha vissuto l’attesa del Figlio di Dio, è colei che in modo singolare è tutta contenuta nel mistero di Cristo.

 

In che modo i singoli fedeli e le comunità cristiane possono aiutarsi a vivere meglio questo momento forte del tempo liturgico della Chiesa?

Entrando in questo tempo con l’atteggiamento interiore di chi si prepara a vivere un periodo di conversione e di rinnovamento, orientando con decisione la propria vita al Signore Gesù.
La Chiesa, con l’anno liturgico, ci offre periodicamente la grazia di vivere momenti spiritualmente forti, occasioni propizie per ritrovare lo slancio del cammino verso la santità. Nell’Avvento un tale slancio ha un tono singolare, che è quello della gioia. La gioia al pensiero che il Signore si è già mostrato nel suo volto di amore misericordioso e inimmaginabile. La gioia al pensiero che il Signore è nostro contemporaneo e vicino oggi, nel presente della nostra esistenza, nella quotidianità semplice delle nostre giornate. La gioia al pensiero che il futuro non è avvolto nell’oscurità, ma risplende della luce del Cielo di Dio in Cristo.

Tutto questo diventa esperienza di vita anche in virtù di un cammino personale e comunitario di conversione, fatto di una più intensa e prolungata preghiera, di una qualche forma penitenziale e di distacco dalla mentalità del secolo presente, di una carità più generosa e autenticamente cristiana. 

 

Quali sono le caratteristiche delle celebrazioni in questo periodo?

La liturgia, per il tramite dei riti e delle preghiere, conduce alla partecipazione attiva del mistero celebrato. Pertanto, nella celebrazioni del tempo di Avvento, deve trasmettere il senso dell’attesa tipico dell’Avvento.

Lo deve fare con le sue preghiere, con il suo canto, con il suo silenzio, con i suoi colori e con le sue luci. In tutto deve farsi presente il mistero del Signore che viene, lui che è il Principio e la Fine della storia; in tutto deve rendersi in qualche modo toccabile la gioia vera e sobria della fede; in tutto deve trasparire l’impegno per il cambiamento del cuore e della mente per un’appartenenza più radicale a Dio. 


L'Avvento in terra, l'Avvento in cielo

Tonino Bello,Omelia per l'Avvento, 27 Novembre 1988 

Mi viene da pensare che anche in cielo oggi comincia l'Avvento, il periodo dell'attesa. Qui sulla terra è l'uomo che attende il ritorno del Signore; lassù nel cielo è il Signore che attende il ritorno dell'uomo, ritorno che si potrà realizzare con la preghiera, con una vita di povertà, di giustizia, di limpidezza, di purezza, di amore, con la testimonianza evangelica e con una forte passione di solidarietà. 


PER LA PREGHIERA E LA RIFLESSIONE: 

  • Messa di Avvento, il martedì mattina alle 6.30 a Cavenago; il 4 – 11 – 18 dicembre
  • 5 dicembre, ore 20.30 Santa Messa in latino al Santuario della Madonna della Costa
  • 14 dicembre, ore 21,oo catechesi per giovani e adulti, in sala San Luigi, sul tema: “Cercare Dio …attraverso l’arte”.
  • 17 dicembre, ore 21,oo Rosario proposto dall’Azione Cattolica presso la famiglia Currà – Occhiato
  • Novena dell’Immacolata, da lunedì 3 a venerdì 7 dicembre, al termine della Santa Messa
  • Novena di Natale da lunedì 17 dicembre durante la Messa
  • Partecipazione alla Messa feriale, e ai momenti di Adorazione
  • Qualche buona lettura
  • La recita del Rosario (personale o comunitaria), la preghiera dell’Angelus 

PER LA CARITA’

  • Attenzione ai propri cari
  • Riguardo verso chi abbiamo accanto (a scuola, al lavoro, in comunità)
  • Riguardo verso chi ha meno di noi, e aiuto per chi è nel bisogno; sostegno alla Caritas parrocchiale donando generi alimentari 

DA VIVERE IN CASA

  • Realizzare il presepe, se possibile, cercando di coinvolgere tutti i familiari
  • Avere un atteggiamento di fiducia e di speranza; uno spirito sobrio, che permetta il silenzio e il raccoglimento.

 

I SIMBOLI DELL’AVVENTO: significato e invito alle coscienze 

Il tempo di Avvento, è tempo di attesa, di conversione e di speranza. La società contemporanea ci ha abituati a percepire questo periodo solo come preparazione alla memoria liturgica del 25 dicembre, nel quale si celebra la venuta del Signore Gesù nella storia.

L’avvento però racchiude in sé una valenza di preparazione al ritorno glorioso del Signore alla fine dei tempi. Egli verrà per giudicare e restaurare quel regno di giustizia e di pace, di cui ci parlano i profeti. Non siamo solo in cammino verso il giorno in cui si celebra la nascita del Salvatore, noi viviamo in attesa del suo ritorno, in un giorno che non conosciamo. Per questo motivo risuona spesso nella Chiesa l’invito alla conversione, come atteggiamento di preparazione alla sua venuta.

Ogni anno la Comunità cristiana vive questo tempo nella vigilanza, pronta ad accogliere lo Sposo che arriva all’improvviso. La liturgia di questi giorni ci riempie il cuore di speranza: la sua venuta nella carne ci offre la certezza che Gesù tornerà nella gloria, verrà a portarci la salvezza e noi lo vedremo così come egli è (cfr. 1 Gv 3,2). 

Il colore liturgico: viola

La Chiesa usa in questi giorni il colore liturgico viola, che esprime l’attesa e la penitenza, e ripete costantemente la medesima invocazione: Vieni, Signore Gesù! 

L’ invocazione: Vieni, Signore Gesù!

Questa invocazione, vieni, rivolta dalla Comunità radunata al suo Signore, non si riferisce all’imminente celebrazione liturgica del Natale, ma indica la presenza del Signore attraverso i Sacramenti, specialmente l’Eucaristia, in cui Gesù si fa nostro cibo e diventa parte di noi.

Maranathà nel contesto della liturgia di Avvento si riferisce specialmente al ritorno del Messia nella gloria, per restaurare il suo Regno, asciugare ogni lacrima e consolare ogni sofferenza. Vieni Signore, invoca la Chiesa nella celebrazione eucaristica ogni giorno dopo il Padre nostro: Nell’attesa che si compia la beata speranza e venga il nostro Salvatore. La comunità cristiana vive in una dimensione di perenne contemplazione, volgendo la speranza verso i cieli nuovi e la terra nuova che il Signore viene a instaurare.

Vieni Signore, invoca di nuovo la Chiesa in questo tempo di Avvento, non come giudice che punisce, vieni, come ti videro i discepoli, Risorto, per mostrarci ancora una volta il tuo volto amorevole, le tue mani trafitte per noi, il tuo cuore che ci ama. La prima venuta nella carne e la manifestazione ai discepoli dopo la Pasqua sono il fondamento di una grande certezza: il Signore tornerà alla fine dei tempi. 

La corona d’Avvento

Nelle case e nelle comunità parrocchiali si sta diffondendo sempre più l’abitudine di preparare in questo tempo liturgico un segno visibile dell’attesa. Una corona di rami sempre verdi, su cui si dispongono quattro ceri: la corona di avvento.

Con il suo progressivo illuminarsi, domenica dopo domenica fino al giorno di Natale, è il segno di un cammino percorso nella vigilanza, espressa dalle candele accese. I rami e la loro fragranza di resina profumata sono il segno della vitalità della Chiesa e testimoniano il desiderio e l’entusiasmo con cui la comunità attende il suo Signore. La forma circolare è sempre stata sin dall’antichità l’immagine della vita eterna. La corona rappresenta l’eternità in pienezza, un itinerario senza divenire e senza crescita, opposto all’idea di una trasformazione progressiva, perché simbolo dell’eterno e del divino. Il cerchio ritorna sempre in se stesso e nel contempo è in tensione in ogni direzione. 

Il presepe

Certamente è molto più diffusa l’abitudine di allestire in casa o per le strade la scena della natività. Il presepe, scaturito da una lettura attenta dei testi evangelici, raffigura in modo plastico ciò che accadde al momento della nascita del Salvatore. Permette a tutti, specialmente ai più piccoli, di ricostruire nella propria mente gli avvenimenti storici dell’incarnazione.

Tuttavia il presepe non può ridursi all’esposizione artistica di alcune figure in un angolo della casa. Acquista significato nella misura in cui diviene vero polo di attrazione per la famiglia, spazio di preghiera intorno a cui adulti e bambini innalzano una preghiera speciale, in attesa della nascita del Salvatore. 

La novena di Natale

La novena in preparazione al Natale, preparata utilizzando le antifone maggiori e alcuni inni o salmi proposti nella Liturgia delle Ore, deve assumere la valenza di una preghiera familiare e domestica, che ha il potere di educare i più piccoli e di confermare tutti nella fede.

L’albero

La tradizione di ornare anche un abete con luci e sfere colorate vuol esprimere un atteggiamento di gioiosa attesa e racchiude in sé la valenza di “albero dei doni”. I colori e le luci, infatti, indicano la molteplicità di carismi che abbiamo ricevuto da Dio nella nostra vita: diversi gli uni dagli altri, ma tutti belli, risplendenti, luminosi. Ai piedi di questo albero troveranno posto alcuni regali, che vogliono esprimere l’amore vicendevole tra i membri della famiglia e verso gli amici… 

I doni

Quanta gioia porta un dono che è frutto di attenzione e cura, preparato amorevolmente, piuttosto che acquistato frettolosamente come obbligo. Ogni pacchetto pensato per gli altri deve contenere qualcosa che ci caratterizza, che è frutto dell’abilità delle nostre mani, della creatività della nostra mente. Non importa il valore economico o commerciale che racchiude, deve invece esprimere la sensibilità e l’amore di cui ciascuno è capace. Infine, se alla base dell’albero ci saranno doni che sono segno d’amore, non potremo dimenticare chi vive senza il calore di una famiglia, di una casa.

Questo non perché è Natale, ma perché il Signore viene per cambiare il mondo. E quel cambiamento lo opera anche attraverso di noi, attraverso il tanto bene che noi possiamo operare ogni giorno. Può essere un sorriso, o un gesto liberante di perdono…..


 

Ecco finalmente il sito ufficiale del Santuario della Madonna della Costa di Cavenago d'Adda.
Sarà semplice ed essenziale, principalmente utile a informare i Pellegrini interessati sopratutto riguardo il programma delle liturgie e degli eventi.

SITO IN LAVORAZIONE

       

 

Cari genitori e cari ragazzi/e,

coi catechisti vi scrivo per aggiornare sulla situazione in merito alla partecipazione alla Santa Messa e alla catechesi, alla luce del nuovo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e secondo quanto la nostra Diocesi ha indicato.

Sappiamo che è un momento difficile per tanti, e vanno seguite le  cautele del caso; la normativa che abbiamo imparato ad applicare circa l’uso della mascherina, del distanziamento, della igienizzazione delle mani resta sempre valida e anche in chiesa  abbiamo avuto modo di sperimentarla.

Sappiamo altresì che la fede per essere viva, deve essere alimentata dalla preghiera, dai sacramenti e dalla carità verso gli altri, ma anche dalla testimonianza di voi genitori. Quanto sono significative le vostre parole e le vostre scelte agli occhi dei vostri figli, parlano e dicono molto di più di quello che potete immaginare.

Per quanto riguarda la Santa Messa, la si celebra in presenza, ed E’ CONSENTITA LA PARTECIPAZIONE, con i protocolli sopra descritti, occorre solo portare con sé l’autocertificazione che vi invieremo tramite whatsapp e che troverete a breve sul sito e sulla pagina Facebook della Parrocchia.

Per quanto riguarda la catechesi in modalità di presenza, si è scelto di sospenderla, sino a nuova indicazione; i catechisti cercheranno di starvi vicino attraverso i mezzi di comunicazione e i gruppi.

Rimangono sospesi per ora anche tutti gli incontri coi genitori e i ritiri spirituali che erano programmati nel mese di novembre e di dicembre. Circa la celebrazione della Prima Confessione, vedremo ai primi del prossimo mese come sarà l’andamento della pandemia e quali saranno le indicazioni.

Gli orari delle Messe festive rimangono quelli: sabato a Caviaga ore 17 e a Cavenago ore 20.30. Domenica  a Cavenago alle 9.30 – 10.45 – 17.30.

Possiamo immaginare la paura che abita i cuori di tanti, ma non può bloccarci.

Spero vivamente di poter vedere voi e i vostri figli alle celebrazioni; la chiesa viene sanificata dopo ogni Messa, e sono seguiti i protocolli. Troverete sul bollettino di questa settimana un proposta per vivere la preghiera quotidiana in casa. 

Col ricordo al Signore, vi siamo vicini

Don Roberto e i Catechisti

Cavenago, 6 novembre 2020

23 agosto 2023

Sua Eminenza il Cardinale Willem Eijk arcivescovo di Utrecht
in visita al nostro Santuario della Madonna della Costa
dove ha presieduto la S. Messa alla presenza di moti fedeli.