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Cliccare sul seguente link per visualizzare la Benedizione Eucaristica in Piazza della Chiesa parrocchiale che il Parroco Don Roberto Arcari ha compiuto per le parrocchie di Cavenago d'Adda e Caviaga.
Benedizione Eucaristica Don Roberto
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Cliccare sul seguente link per visualizzare la Benedizione Eucaristica al Santuario della Madonna della Costa che il Parroco Don Roberto Arcari ha compiuto per le parrocchie di Cavenago d'Adda e Caviaga.
Benedizione Eucaristica Don Roberto
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La processione col Crocifisso, il mattino del Venerdì Santo

L'ostensione della Croce durante l'Azione Liturgica del venerdì pomeriggio

La Messa del giorno di Pasqua

La Benedizione Eucaristica data ai paesi, al termine della Messa

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Cliccare sul seguente link per visualizzare la Benedizione Eucaristica al Santuario della Madonna della Costa che il Parroco Don Roberto Arcari ha compiuto per le parrocchie di Cavenago d'Adda e Caviaga.
Benedizione Eucaristica Don Roberto
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In allegato i moduli di iscrizione alla catechesi e il calendario fino a dicembre.
I genitori possano scaricarli, stamparli e consegnarli a Don Roberto.
- SCHEDA_PATTO_DI_RESPONSABILITA.doc
- SCHEDA_PRIVACY.doc
- CALENDARIO _OTTOBRE-DICEMBRE_2020.doc
- SCHEDA_ISCRIZIONE_ALLA_CATECHESI_2020.doc
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Santuario della Madonna della Costa in Cavenago d’Adda
DOMENICA 20 GENNAIO 2019
BENEDIZIONE DEGLI ANIMALI DOMESTICI
Ore 15.30 in Santuario canto dei Secondi Vespri
Ore 16.00 sul sagrato del Santuario
Benedizione degli animali
AVVISO SACRO
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MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 56ª GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI
Il coraggio di rischiare per la promessa di Dio
Cari fratelli e sorelle,
dopo aver vissuto, nell’ottobre scorso, l’esperienza vivace e feconda del Sinodo dedicato ai giovani, abbiamo da poco celebrato a Panamá la 34ª Giornata Mondiale della Gioventù. Due grandi appuntamenti, che hanno permesso alla Chiesa di porgere l’orecchio alla voce dello Spirito e anche alla vita dei giovani, ai loro interrogativi, alle stanchezze che li appesantiscono e alle speranze che li abitano.
Proprio riprendendo quanto ho avuto modo di condividere con i giovani a Panamá, in questa Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni vorrei riflettere su come la chiamata del Signore ci rende portatori di una promessa e, nello stesso tempo, ci chiede ilcoraggio di rischiare con Lui e per Lui. Vorrei soffermarmi brevemente su questi due aspetti – la promessa e il rischio – contemplando insieme a voi la scena evangelica della chiamata dei primi discepoli presso il lago di Galilea (Mc 1,16-20).
Due coppie di fratelli – Simone e Andrea insieme a Giacomo e Giovanni – stanno svolgendo il loro lavoro quotidiano di pescatori. In questo mestiere faticoso, essi hanno imparato le leggi della natura, e qualche volta hanno dovuto sfidarle quando i venti erano contrari e le onde agitavano le barche. In certe giornate, la pesca abbondante ripagava la dura fatica, ma, altre volte, l’impegno di tutta una notte non bastava a riempire le reti e si tornava a riva stanchi e delusi.
Sono queste le situazioni ordinarie della vita, nelle quali ciascuno di noi si misura con i desideri che porta nel cuore, si impegna in attività che spera possano essere fruttuose, procede nel “mare” di molte possibilità in cerca della rotta giusta che possa appagare la sua sete di felicità. Talvolta si gode di una buona pesca, altre volte, invece, bisogna armarsi di coraggio per governare una barca sballottata dalle onde, oppure fare i conti con la frustrazione di trovarsi con le reti vuote. Come nella storia di ogni chiamata, anche in questo caso accade un incontro. Gesù cammina, vede quei pescatori e si avvicina… È successo così con la persona con cui abbiamo scelto di condividere la vita nel matrimonio, o quando abbiamo sentito il fascino della vita consacrata: abbiamo vissuto la sorpresa di un incontro e, in quel momento, abbiamo intravisto la promessa di una gioia capace di saziare la nostra vita. Così, quel giorno, presso il lago di Galilea, Gesù è andato incontro a quei pescatori, spezzando la «paralisi della normalità» (Omelia nella XXII Giornata Mondiale della Vita Consacrata, 2 febbraio 2018). E subito ha rivolto a loro una promessa: «Vi farò diventare pescatori di uomini» (Mc 1,17).
La chiamata del Signore allora non è un’ingerenza di Dio nella nostra libertà; non è una “gabbia” o un peso che ci viene caricato addosso. Al contrario, è l’iniziativa amorevole con cui Dio ci viene incontro e ci invita ad entrare in un progetto grande, del quale vuole renderci partecipi, prospettandoci l’orizzonte di un mare più ampio e di una pesca sovrabbondante.
Il desiderio di Dio, infatti, è che la nostra vita non diventi prigioniera dell’ovvio, non sia trascinata per inerzia nelle abitudini quotidiane e non resti inerte davanti a quelle scelte che potrebbero darle significato. Il Signore non vuole che ci rassegniamo a vivere alla giornata pensando che, in fondo, non c’è nulla per cui valga la pena di impegnarsi con passione e spegnendo l’inquietudine interiore di cercare nuove rotte per il nostro navigare. Se qualche volta ci fa sperimentare una “pesca miracolosa”, è perché vuole farci scoprire che ognuno di noi è chiamato – in modi diversi – a qualcosa di grande, e che la vita non deve restare impigliata nelle reti del non-senso e di ciò che anestetizza il cuore. La vocazione, insomma, è un invito a non fermarci sulla riva con le reti in mano, ma a seguire Gesù lungo la strada che ha pensato per noi, per la nostra felicità e per il bene di coloro che ci stanno accanto.
Naturalmente, abbracciare questa promessa richiede il coraggio di rischiare una scelta. I primi discepoli, sentendosi chiamati da Lui a prendere parte a un sogno più grande, «subito lasciarono le reti e lo seguirono» (Mc 1,18). Ciò significa che per accogliere la chiamata del Signore occorre mettersi in gioco con tutto sé stessi e correre il rischio di affrontare una sfida inedita; bisogna lasciare tutto ciò che vorrebbe tenerci legati alla nostra piccola barca, impedendoci di fare una scelta definitiva; ci viene chiesta quell’audacia che ci sospinge con forza alla scoperta del progetto che Dio ha sulla nostra vita. In sostanza, quando siamo posti dinanzi al vasto mare della vocazione, non possiamo restare a riparare le nostre reti, sulla barca che ci dà sicurezza, ma dobbiamo fidarci della promessa del Signore. Penso anzitutto alla chiamata alla vita cristiana, che tutti riceviamo con il Battesimo e che ci ricorda come la nostra vita non sia frutto del caso, ma il dono dell’essere figli amati dal Signore, radunati nella grande famiglia della Chiesa. Proprio nella comunità ecclesiale l’esistenza cristiana nasce e si sviluppa, soprattutto grazie alla Liturgia, che ci introduce all’ascolto della Parola di Dio e alla grazia dei Sacramenti; è qui che, fin dalla tenera età, siamo avviati all’arte della preghiera e alla condivisione fraterna. Proprio perché ci genera alla vita nuova e ci porta a Cristo, la Chiesa è nostra madre; perciò, dobbiamo amarla anche quando scorgiamo sul suo volto le rughe della fragilità e del peccato, e dobbiamo contribuire a renderla sempre più bella e luminosa, perché possa essere testimonianza dell’amore di Dio nel mondo.
La vita cristiana, poi, trova la sua espressione in quelle scelte che, mentre danno una direzione precisa alla nostra navigazione, contribuiscono anche alla crescita del Regno di Dio nella società. Penso alla scelta di sposarsi in Cristo e di formare una famiglia, così come alle altre vocazioni legate al mondo del lavoro e delle professioni, all’impegno nel campo della carità e della solidarietà, alle responsabilità sociali e politiche, e così via. Si tratta di vocazioni che ci rendono portatori di una promessa di bene, di amore e di giustizia non solo per noi stessi, ma anche per i contesti sociali e culturali in cui viviamo, che hanno bisogno di cristiani coraggiosi e di autentici testimoni del Regno di Dio.
Nell’incontro con il Signore qualcuno può sentire il fascino di una chiamata alla vita consacrata o al sacerdozio ordinato. Si tratta di una scoperta che entusiasma e al tempo stesso spaventa, sentendosi chiamati a diventare “pescatori di uomini” nella barca della Chiesa attraverso un’offerta totale di sé stessi e l’impegno di un servizio fedele al Vangelo e ai fratelli. Questa scelta comporta il rischio di lasciare tutto per seguire il Signore e di consacrarsi completamente a Lui, per diventare collaboratori della sua opera. Tante resistenze interiori possono ostacolare una decisione del genere, così come in certi contesti molto secolarizzati, in cui sembra non esserci più posto per Dio e per il Vangelo, ci si può scoraggiare e cadere nella «stanchezza della speranza» (Omelia nella Messa con sacerdoti, consacrati e movimenti laicali, Panamá, 26 gennaio 2019).
Eppure, non c’è gioia più grande che rischiare la vita per il Signore! In particolare a voi, giovani, vorrei dire: non siate sordi alla chiamata del Signore! Se Egli vi chiama per questa via, non tirate i remi in barca e fidatevi di Lui. Non fatevi contagiare dalla paura, che ci paralizza davanti alle alte vette che il Signore ci propone. Ricordate sempre che, a coloro che lasciano le reti e la barca per seguirlo, il Signore promette la gioia di una vita nuova, che ricolma il cuore e anima il cammino.
Carissimi, non è sempre facile discernere la propria vocazione e orientare la vita nel modo giusto. Per questo, c’è bisogno di un rinnovato impegno da parte di tutta la Chiesa – sacerdoti, religiosi, animatori pastorali, educatori – perché si offrano, soprattutto ai giovani, occasioni di ascolto e di discernimento. C’è bisogno di una pastorale giovanile e vocazionale che aiuti la scoperta del progetto di Dio, specialmente attraverso la preghiera, la meditazione della Parola di Dio, l’adorazione eucaristica e l’accompagnamento spirituale. Come è emerso più volte durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Panamá, dobbiamo guardare a Maria. Anche nella storia di questa ragazza, la vocazione è stata nello stesso tempo una promessa e un rischio. La sua missione non è stata facile, eppure lei non ha permesso alla paura di prendere il sopravvento. Il suo «è stato il “sì” di chi vuole coinvolgersi e rischiare, di chi vuole scommettere tutto, senza altra garanzia che la certezza di sapere di essere portatrice di una promessa. E domando a ognuno di voi: vi sentite portatori di una promessa? Quale promessa porto nel cuore, da portare avanti? Maria, indubbiamente, avrebbe avuto una missione difficile, ma le difficoltà non erano un motivo per dire “no”. Certo che avrebbe avuto complicazioni, ma non sarebbero state le stesse complicazioni che si verificano quando la viltà ci paralizza per il fatto che non abbiamo tutto chiaro o assicurato in anticipo» (Veglia con i giovani, Panamá, 26 gennaio 2019).
In questa Giornata, ci uniamo in preghiera chiedendo al Signore di farci scoprire il suo progetto d’amore sulla nostra vita, e di donarci il coraggio di rischiare sulla strada che Egli da sempre ha pensato per noi.
Dal Vaticano, 31 gennaio 2019, Memoria di San Giovanni Bosco Franciscus
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Parrocchie di San Giacomo in Caviaga e San Pietro in Cavenago d’Adda
Apertura dell’Anno Catechistico
CARISSIMI GENITORI, si apre un nuovo anno pastorale, e inizia la catechesi per tutti. In particolare la nostra Parrocchia di Cavenago, in questo anno vedrà il dono di un suo figlio che diventa sacerdote; Marco Valcarenghi, alunno del Seminario diocesano, il prossimo 15 ottobre sarà ordinato diacono e a giugno 2024 sarà consacrato sacerdote. È certamente un evento di grazia che tutti ci deve interpellare, anche per questo ci saranno degli appuntamenti durante i prossimi mesi. Come credenti vogliamo lasciarci prendere per mano dal Signore e tutti insieme; genitori-catechisti-educatori-sacerdoti desideriamo far viva esperienza di fede. Saremo anche aiutati dalle Suore Francescane Alcantarine, che insieme ad una 20ina di giovani, verranno per noi qui a Cavenago e faranno una Missione nei prossimi 20-22 ottobre.
Iscrivendo vostro figlio alla catechesi, voi VI IMPEGNATE in un cammino, dicendo: “il Signore è importante”, confermando quello che avete PROMESSO il giorno del suo Battesimo. Non può mancare la Messa domenicale (specialmente per chi si prepara a ricevere i Sacramenti), la preghiera, la carità per crescere forti nella fede, nella speranza.
Troverete gli appuntamenti qui sotto indicati per praticità.
Il Signore vi conceda tanta pace e benedizione con l’abbondanza che voi desiderate e di cui avete bisogno.
Grazie per la collaborazione che saprete esprimere e per la presenza che saprete offrirci.
Don Roberto e i catechisti/e
Ecco ora alcune indicazioni per iniziare il nostro cammino:
SANTE CONFESSIONI:
- VENERDI’ 6 OTTOBRE dalle 17.15 Sante Confessioni per i ragazzi (5ͣ – 3ͣ media)
- VENERDI’ 13 OTTOBRE dalle 17.15 Sante Confessioni per i ragazzi (5ͣ– 3ͣ media)
DOMENICA 8 OTTOBRE 2023
Ore 10.15 ritrovo sul sagrato della chiesa, suddivisione in gruppi e partecipazione alla Santa Messa. Chiediamo come gesto di carità, di portare un pacco di pasta per la nostra Caritas.
Da dopo la Messa e per tutta settimana in Oratorio, raccolta iscrizioni dalle 16.30 alle 18.30
DOMENICA 15 OTTOBRE 2023 a Cavenago d’Adda
Ore 9.30 Incontro di preghiera per i ragazzi e suddivisione in gruppi
Ore 10.30 Santa Messa
SABATO 21 OTTOBRE 2023 a Cavenago d’Adda - MISSIONI
Ore 10.00 incontro in Oratorio per i genitori e i bimbi dei gruppi della prima, seconda e terza elementare.
Ore 21.00 in Oratorio serata di festa con le Suore e i giovani, aperta a tutti:
DOMENICA 22 OTTOBRE 2023 a Cavenago d’Adda - MISSIONI
Ore 9.30 incontro in Oratorio per i genitori e i ragazzi dei gruppi dalla quarta elementare alla terza media. (i bimbi dalla prima alla terza elementare, si divideranno nei gruppi).
Ore 10.30 Santa Messa animata dalle Suore e dai giovani
LETTERA ISCRIZIONE CATECHESI 2023-2024
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30 Marzo, Lunedì
Quinta settimana di quaresima
Si chinò (Gv 8,6)
Tutta la compassione che Gesù prova quando si imbatte davanti ad un ammalato nel corpo, la prova quando si ritrova di fronte ad un ammalato nel cuore, ad un peccatore. Bellissima l’immagine di Gesù ammutolito di fronte alla donna peccatrice. Non si lascia ammutolire dal peccato dell’adultera, ma dall’amore e dalla compassione che prova per lei, non c’è bisogno di proferire chissà quali parole. L’amore sa tacere e comprendere. E sa anche scusare il tradimento. È l’esperienza che la donna adultera fa oggi. Si ritrova gettata per terra, perché spintonata malamente dai rigoristi morali. Ma non è sola, Gesù, anch’egli, per sua spontanea volontà si china e si mette allo stesso livello dell’adultera. Non la guarda dall’alto in basso. Come fanno gli scribi e i farisei. Il Maestro di Nazareth non mette ulteriormente in difficoltà quella donna, umiliandola ancora. L’amore sa chinarsi. Si china, senza dire nulla. Così facendo, aita l’adultera a non sentirsi sola e a prendere consapevolezza del suo limite, che quello che ha dato fino a quel momento non era amore, ma sfruttamento, desiderio disordinato. Vedendosi di fronte Gesù che si china, finalmente può comprendere che cosa sia l’amore. Non è un atto fisico, come non è soddisfazione degli istinti, ma è la capacità di mettersi allo stesso livello, volontà di comprendere, maturità per fare silenzio, volontà di perdonare. È tutto questo che permette alla’mante di percepirsi amata. Oggi Gesù si china dinanzi a te. Non ti guarda dall’alto in basso, non ti giudica, non ti condanna. Ti fa sentire amato e perdonato. E lo fa in silenzio, mettendosi di fronte a te. Fissalo negli occhi e lasciati amare da lui. E ti sentirai amato.
PREGHIERA
Il Signore è il mio pastore: non manco di nulla;
su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce.
Mi rinfranca, mi guida per il giusto cammino, per amore del suo nome.
Se dovessi camminare in una valle oscura,
non temerei alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza.
(Salmo 22)
31 Marzo, Martedì
Quinta settimana di quaresima
Disse Gesù: “quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora conoscerete che Io Sono” (Gv 8, 28)
Nel momento drammatico che precede quelli della crocefissione e morte di Gesù, lo stesso Maestro di Nazareth ci mette nelle condizioni di lasciarci ancora interrogare dall’eterno dilemma: chi sei? Dunque, chi è Gesù per me? Questa domanda, una domanda di fede che mai dobbiamo smettere di ripetere, fatta alla vigilia dell’evento culminante della storia divina, orienta la nostra attenzione al mistero della croce. Gesù, infatti, ci dice che quando lo avremo innalzato, cioè quando lui sarà appeso alla croce, allora comprenderemo chi è veramente, solo allora lo conosceremo e scopriremo la sua vera identità di figlio di Dio. L’evangelista non dice: quando sarà crocifisso, ma quando sarà innalzato. Il momento della crocefissione è il momento sublime della storia di Gesù, è l’atto di gloria più forte che poteva escogitare Dio. È il suo momento di gloria. Ciò che per il popolo poteva significare la croce, con la sua accezione fortemente e solamente negativa, ossia una condanna infame, per Dio è, invece, l’atto di amore più forte di sempre. Per conoscere Gesù, dobbiamo avvicinarci sempre più alla Croce: non c’è conoscenza del Figlio senza la Croce. La Croce ci educa ad alzare lo sguardo. Chi ha detto che la Croce fa abbassare lo sguardo, piegando l’uomo, rendendolo curvo? A l contrario, la Croce ci orienta a guardare sempre più in alto e, l’essere conficcati sulla croce, non è per noi cristiani un atto infame, ma la capacità di essere tirati verso la parte più superiore, la vetta della fede. La Croce ci educa a guadare la vita dalla parte di Dio, che sta sopra e non sotto.
PREGHIERA
Ho detto: «Di me non godano, contro di me non si vantino quando il mio piede vacilla».
Poiché io sto per cadere e ho sempre dinanzi la mia pena.
Ecco, confesso la mia colpa, sono in ansia per il mio peccato.
I miei nemici sono vivi e forti, troppi mi odiano senza motivo,
mi pagano il bene col male, mi accusano perché cerco il bene.
Non abbandonarmi, Signore, Dio mio, da me non stare lontano;
accorri in mio aiuto, Signore, mia salvezza.
(Salmo 37)
1 Aprile, Mercoledì
Quinta settimana di quaresima
Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8, 31-32)
Continuando il discorso della Croce, oggi alla luce della Parola proposta, possiamo affermare che solo la Croce di Gesù ci rende liberi. La Croce ci mette a nudo, ci fa essere noi stessi, ci espone a presentarci così come siamo. Chi è crocifisso è se stesso. La Croce, dunque, ci rende liberi, ci rende noi stessi, ci educa alla verità e alla libertà. Sì, perché la Croce ti fa fare un salto di qualità, ti fa lasciare le cose della terra, e ti impone di alzare lo sguardo. Per questo, la Croce ci rende liberi e veri. Le cose della terra ci imprigionano, ci rendono schiavi, ci ingabbiamo. Ecco perché Gesù ci chiede di restare nella sua parola, cioè di accogliere la sua proposta e di fare del vangelo il nostro stile di vita. È il vangelo delle Croce, il vangelo dell’amore. Bisogna imparare a lasciarci inchiodare sula parola d’amore di Gesù. La nostra Croce è la parola del Signore e, la croce d Gesù, è la sua parola d’amore per ciascuno di noi.
PREGHIERA
Benedici il Signore, anima mia, quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia, non dimenticare tutti i suoi benefici.
Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia,
sazia di beni la tua vecchiaia, si rinnova come aquila la tua giovinezza.
Il Signore compie cose giuste, difende i diritti di tutti gli oppressi.
(Salmo 102)
Ore 20.45 nelle case CORONA PRAYER – Rosario insieme
2 Aprile, Giovedì
Quinta settimana di quaresima
Chi credi di essere? (Gv 8,53)
Il dibattito tra Gesù e i Giudei si fa sempre più aspro: ciò che ancora non va giù ai Giudei è la nuova visione del volto di Dio e del Messia; erano troppo imprigionati e irrigiditi nella loro “visione teologica”, per cui Dio è e resta l’Onnipotente, l’Assoluto, l’Intoccabile, l’Inguardabile, l’Impronunciabile. Gesù viene a rivelare il volto vero del Padre, che, per mezzo del Figlio, non è più Assoluto irraggiungibile, l’Onnipotente intoccabile, l’Eterno distante, il Nome (“Io Sono”) impronunciabile. Al contrario Dio desidera lasciarsi toccare dall’uomo, stabilire una relazione filiale, accorciare le distanze, rendere il suo nome pronunciabile, qualificandosi come Padre, lasciarsi raggiungere dai bisogni dell’umanità ferita. Dio è questo, continua a ripetere Gesù ai cuori induriti. In realtà, a quei Giudei stava bene pensare Dio come l’Assoluto irraggiungibile, non fosse altro che per tenerlo a debita distanza dai propri affari poco trasparenti, perché Dio non s’impicci nello loro cose troppo personali, sapendo che quando interviene scombina letteralmente i progetti umani. A quei Giudei piace cullarsi nell’inamovibilità della coscienza, mentre, a Dio piace la dinamica della mobilità, del movimento per poter andare incontro all’uomo e raggiungerlo. L’invito per noi oggi è lasciarsi raggiungere da questo Dio onnipotente, ma desideroso di condividere il nostro percorso esistenziale. Spesso, abbiamo la presunzione di avere fede, di viverla adeguatamente, ma senza lasciarci sconvolgere e coinvolgere dal progetto divino, che non scombina semplicemente i piani, ma li orienta sulle strade del bene.
PREGHIERA
Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?
Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore?
Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto»; il tuo volto, Signore, io cerco.
Non nascondermi il tuo volto, non respingere con ira il tuo servo.
Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi, non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.
(Salmo 26)
3 Aprile, Venerdì
Quinta settimana di quaresima
Raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. (Gv. 10,31)
Il cerchio comincia seriamente a stringersi intorno alla figura di Gesù: si sta trovando ogni modo e mezzo per “farlo fuori”. I capi d’accusa rivolti verso lui non hanno un fondamento.
Come verso la donna adultera,quella che Gesù ha riabilitato con la misericordia di Dio, ora qui benpensanti dei Giudei, tengono tra le mani, strette in un pugno, le pietre da lanciare contro Gesù. Quelle pietre più che essere sassi raccolti da terra, sono macigni che appesantiscono il cuore dell’uomo. Sono macigni del pregiudizio, dell’incoerenza, dell’infedeltà, dell’ipocrisia, della diffidenza, dell’ingiustizia, dell’ottusità, del rigidismo morale. In realtà, quei Giudei sono l’icona dell’uomo religioso che vivono sotto il dominio tenebroso proprio del pregiudizio (per cui si fa fatica ad accettare la novità del Vangelo), dell’incoerenza (diciamo di avere fede, ma non viviamo secondo la sua proposta), dell’infedeltà (pur essendo cristiani, magari vivendo pure una vita impegnata nella comunità, facciamo ben altro), dell’ipocrisia (fingiamo di essere cristiani, perché nel cuore coltiviamo sentimenti cattivi verso gli altri), della diffidenza (siamo credenti, ma non abbiamo fiducia in Dio e nel prossimo), dell’ingiustizia (giusto verso se stessi, ma ingiusti verso gli altri), dell’ottusità (per cui facciamo fatica ad entrare nella logica paradossale del Vangelo), del rigidismo morale ( quando accusiamo il prossimo senza pietà e senza giudizio oggettivo).
Sono queste le pietre che teniamo spesso strette nel pugno della nostra coscienza, pronti a lanciarle verso gli altri e verso Dio stesso. Oggi siamo chiamati a gettare per terra queste pietre, a liberarci dal loro inutile peso, per recuperare la libertà di spirito, senza avere paura di gettare il nostro sguardo oltre quella visuale imposta dai paraocchi della nostra testardaggine.
PREGHIERA
Mi circondavano flutti di morte, mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi, già mi stringevano agguati mortali.
Nell'angoscia invocai il Signore, nell'angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce, a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.
(Salmo 17)
Ore 20.45 nelle case CORONA PRAYER – Rosario insieme
4 Aprile, Sabato
Quinta settimana di quaresima
Che cosa facciamo? (Gv 11,47)
“Che cosa facciamo?”, è la domanda di chi accusa Gesù. Questa domanda è indice dello “scombussolamento” che ha portato il Maestro di Nazareth nella coscienza personale, sociale e religiosa, per cui, pur di difendere i propri interessi (“Verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione”), è bene farlo fuori, liberarci da ciò che mette in discussione tutto un determinato sistema omologato. In realtà, Gesù è venuto per scombussolare la nostra coscienza, spesso intiepidita.
Il cristiano è colui che non di da pace. Il non darsi pace in senso cristiano, non è sintomo di incostanza, quanto, al contrario, di dinamismo interiore, che genera una fede creativa, movimentata, protesa, sa guardare avanti, mettersi in discussione, lasciasi interrogare dalla vita propria e altrui, non resta indifferente dinanzi ai movimenti della stessa vita, sa accogliere ogni giorno la Parola del Signore, chiede continuamente di cambiare, fa entrare il suo messaggio, recepirlo in maniere sempre nuova e rinnovata.
La pace di Dio è una pace dinamica, che ti mette di fronte al cambiamento: non c’è fede senza cambiamento interiore, senza capacità propositiva del cammino, senza una revisione costante, se non quotidiana, del cammino che si sta facendo.
Ci avviciniamo all’evento più scombussolante della fede e della storia, quello della crocifissione di Gesù. Tra qualche ora entreremo nella Settimana Santa, quella cruciale, quella paradossale. Entriamo con questo spirito, non abbiamo paura di lasciarci scompigliare dalla logica eversiva della Croce, lasciamoci, invece, coinvolgere dal suo messaggio per farlo letteralmente nostro, senza che il tempio e la roccaforte della nostra coscienza vengano distrutte dal messaggio della Croce, del Crocifisso.
PREGHIERA
Rallegra la vita del tuo servo, perché a te, Signore, innalzo l'anima mia.
Tu sei buono, Signore, e perdoni, sei pieno di misericordia con chi ti invoca.
Porgi l'orecchio, Signore, alla mia preghiera e sii attento alla voce della mia supplica.
Nel giorno dell'angoscia alzo a te il mio grido e tu mi esaudirai.
Fra gli dèi nessuno è come te, Signore, e non c'è nulla che uguagli le tue opere. (Salmo 85)
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